
Nella seria Rosso Rustico Calabrese, ecco le pizze fritte: la pasta di pizza fritta, a forma di pallina o ciambelle, viene chiamata vussunieddu. Questa versione, ripiena con poca ‘nduja, me la sono scopiazzata dal ristorante La Kamastra a Civita, una piccola località di tradizione albanese (dove tutt’ora si parla un dialetto che deriva dall’albanese) sito nel Parco del Pollino. La Kamastra del resto propone piatti della tradizione locale: salumi del Pollino notevoli, eccellente pasta fatta in casa, secondi di selvaggina strepitosi, insomma, davvero un bel posto.
Per realizzare queste pizze fritte, basta fare un impasto da pizza, formare delle palline e farcirle con una punta di ‘nduja (meglio se è di Spilinga). Lasciare lievitare di nuovo sotto un panno per una quarantina di minuti e friggere per qualche minuto in olio bollente.
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Categorie: calabria, finger food, lieviti, tradizioni d'italia
Scritto da Sigrid domenica 21 agosto 2005
7 Commenti a “Pizze fritte con la ‘nduja”
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21 agosto 2005 alle 5:00
da provare subito tanto oggi si resta a casa x diluvia! e gli ingredienti facili da recepire
21 agosto 2005 alle 14:54
J’aimerais pouvoir répondre en Italien, mais hélas!
Joli blog!
22 agosto 2005 alle 4:10
pesto di pomodorini “pronto” sul blog….ma non è una vera e propria ricetta…mi vergogno un po’ ad averla messa sul blog…
24 agosto 2005 alle 13:44
Ciao,
la prossima serttimana voglio sperimentare questa ricetta, ma con una variante:
Al posto del salame della nduja calabro, voglio utilizzare il lomellino salam d’la duja, salamino sotto grasso.
Per intenderci, quello che si vede qui:
http://www.saporidilomellina.it/prodotti/page4.html
Giorgio
26 agosto 2005 alle 7:00
Argh, lo sapevo che non dovevo visitare il tuo blog a quest’ora :) Mi hai fatto *esplodere* la fame!
Effettivamente e’ una combinazione che sicuramente merita molta attenzione.
Scopro che in Calabria la pasta fatta a palline e fritta viene chiamata vussunieddu. E li’ non potevano che accompagnarla con la ‘nduja.
A Ferrara mi feci infinite scorpacciate di pinzini (il loro nome per i vussunieddu) insieme a vari affettati. E allora mi vien da pensare che i vussunieddu possono sposarsi benissimo anche con una bella soppressata calabrese :)
E credo che l’idea di Giorgio di usare il salam d’la duja sia altrettanto ottima.
Basta, scappo a casa, e’ ora di pranzo :)
20 ottobre 2009 alle 20:16
[...] Ispirato da Sigrid, ho fatto le pittule con la ‘nduja. Buone da commuovere! Qualche pittula l’ho fatta mettendo un peperoncino intero al posto della ‘nduja. Effetto altrettanto esplosivo A parte la quantità d’acqua (la pittula va fatta con una pasta più “liquida” di quella della pizza, per intenderci), le uniche differenze tra la ricetta delle pittule di cookaround e quella che faccio io sta nella durata della lievitazione (io tengo la pasta a lievitare per un’ora abbondante, non tre) e nella “creazione” della pittula, che va riempita con la ‘nduja. Allora con un cucchiaio prendo un po’ di pasta, e con l’altra mano un pezzettino di ‘nduja, lo metto nel cuore della pasta, lo avvolgo e metto a friggere le pittule. Mangiate le pittule quando sono ancora caldissime! [...]
25 ottobre 2010 alle 22:59
domani proviamo a farla anche noi..