
Giocchetti surrealisti a parte, sono la rabbia e la delusione che mi fanno parlare di questa cosa che tutto sarà, tranne un millefoglie. Non perché è una foto ma proprio perché l’oggetto della foto non mi sembra degno dell’appellazione conferitogli. Eppur questo è, sissignori, il tanto blasonato millefoglie della pasticceria Cavalletti. Un posto segnalato mille volte, l’indirizzo che tutti i romani gourmet si rifilano e dove in effetti – per esserci stato una domenica in fine mattinata – i millefoglie vengono contesi a gomitate. O quasi. Insomma, un alto luogo della pasticceria romana che fa cosa? Beh, dunque, vediamo: una pasta sfoglia spessa 2 centimetri, grezza da non crederci, con un ripieno dal vago sapore di zabaione generosamente ispessito a gran rinforzi di panna montata. Ed è mai possibile che questo coso (col dito puntato sull’oggetto del delitto) sia da collocare nel panteon della pasticceria capitolina??? Intanto, che i Cavalletti si faccessero un giro a Parigi, da Paul e da Fauchon, per prendere due posti scontatissimi dove si fa un millefoglie nelle regole dell’arte, e si prendessero degli appunti.
Millefoglie? Mah, amme’ me me pare ‘na mapazza…
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Categorie: recensioni, umori
Scritto da Sigrid giovedì 22 dicembre 2005
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