Embeh, sembra che io sono arrivata troppo tardi, la recensione di Alberto Cauzzi stava già in rete mentre ancora stavo digerendo… Men male, così eviterò di scrivervi un ditirambico pamfletto a favore di Antony Genovese.
In due parole quindi, la cucina del Pagliaccio mi piace, mi seduce, forse più per la technicità dello chef che per i suoi accostamenti. E che un piatto, qualsiasi, che vi viene servito qui fa un immancabile effetto di giardinetto zen: una piccolo paesaggio curato, ammirevolmente bello, colorato, popolato di elementi bonzai, ovvero realizzati alla perfezione nei dettagli. Insomma una piccola opera di amorosa maestria, e non è poco.
I sapori ovviamente non sono di meno, gli abbinamenti sono azzeccati, senza mai sconvolgere, elegante è la parola che mi viene spontanea, anche se a momenti gradirei togliere una o due cose dal piatto in modo da ottenere una costruzione magari più semplice, più evidente. Ma quello poi è una questione di gusto personale, così come del resto la questione estetica a cui accennavo prima. Sui dolci raggiungo il coro di eloggi a Marion Lichtle: dovrebbero sempre essere così, leggeri e fantasiosi, pieni di uno style favoloso e quasi discreto che è complessivamente quello della casa.
Ristorante Il Pagliaccio, via dei Banchi Vecchi 129a, 00186 Roma
06/68.80.95.95
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Categorie: recensioni, ristoranti & affini, roma
Scritto da Sigrid venerdì 24 febbraio 2006
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