
Era tanti anni fa, era una dei miei primi soggiorni a roma, era una sera di passeggiata amorosa nelle stradine buie di una trastevere ancora tutta da scoprire. E li a un tratto la scritta Rigatone democratico, che ci piacque subito, un po’ per il suo charme ingenuo di un altro tempo, un po’ per una curiosa identità quasi proletare che difficilmente s’immaginava finta. Insomma, quella scritta appesa sopra quel ristorantino chiuso ci rimase impressa.
Del rigatone democratico, dopo anni di guide maniacalmente sfogliate, studiate e discusse, non ne avevo mai più sentito parlare, e – già – solo quel dettaglia avrebbe dovuto dirmi tutto. Invece è successo che una sera d’inverno, passeggiando di nuovo, questa volta attenagliati dalla fame, per lo stesso quartiere, ci venne chissàperché in mente di cercarlo, quel curioso rigatone che in qualche modo continuava a gallerggiarci nella mente.
Beh, eccoloqua. Il rigatone democratico in realtà è un piatto, anzì è la specialità di un ristorante che temo a uso esclusivo del turista, e prevede praticamente panna, formaggio e poca pancetta. Assolutamentente niente di ché. Anzì. Da dimenticarsi subito. Sperando invece che il ricordo di allora, divertito e naif, rimanga. Che anche stavolta era decisamente meglio il mito della realtà.
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Categorie: recensioni, roma, umori
Scritto da Sigrid giovedì 16 febbraio 2006
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