L’ultima volta che ho visto i krishna, loro giravano per le strade di ostenda, vestiti di arancio e suonando tamburini, io non avevo neanche dieci anni. Tutt’attorno galeggiava un’aura fatta di mistero, di emarginazione e d’incomprensione. Poi non gli ho visti più e me ne sono un po’ scordata. Finché un giorno qualcuno mi disse che i krishna sono ancora tra noi, e che da quelli del ghetto si può pure mangiare …Mangiare? Mavva??
E così, varcata la soglia del centro Govinda (e lo choc della statua del maestro Bhaktivedanta Swami Prabhupada grandeur nature) ci siamo fatti il menu del giorno. Krishna avrebbe detto di portargli in offerta un foglio, un fiore e un frutto. Applicando queste parole in cucina si arriva a una gastronomia lacto-vegetariana di ispirazione vedica e indiana. E devo dire che ho assaggiato un fagottino di patate molto buono così come un budino alla carruba (mai cucinato in vita mia!) dal sapore davvero interessante. Il tutto fatto a base di verdure coltivate in proprio a Mazzano Romano, pane fatto in casa in bonus. E seguito un tè alle spezie (tipo masala) e una piccola conversazione con Ragubir, uno degli abitanto dell’ashram romano (non che fosse obligatori, ce la siamo cercata :-)) Comunque sia, questa filosofia tutta loro, fatta di purificazione, di meditazione, di energia vitale e di una morale basata sul fatto che tutto ciò che fai ritornerà a te (sembra spicciolo ma forse andrebbe tenuta presente anche senza vestirsi d’arancio) non mi è affatto dispiaciuta. E quindi: spizzicamenti per il corpo e l’anima e, sul sito dell’associazione, una bella selezione di ricette vegetariane
Govinda, Associazione ritorno a Krishna, via Santa Maria del Pianto 15/17, 00186 Roma
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Categorie: recensioni, ristoranti & affini, roma
Scritto da Sigrid domenica 9 aprile 2006
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