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Visto lo sfondo della foto, l’avrete già capito: questo è cibo da pasquetta, da gita in campagna insomma. L’idea era di cucinare qualcosa di gustoso, magari con gli ingredienti pasquali (romani?) tradizionali, ma che non richiedesse, per essere consumato, uno smisurato impiego di piatti, piattini e posate… Così ho pensato alle empanadas sarde, costituite appunto da un ripieno cucinato in un scrigno comestibile: non sporca, è pratico e semplice, si può mangiare mentre con l’altra mano si regge un libro o si gioca a badmington, e sopratutto, è buono. Più geniale di così…

per la pasta:
farina 300g
sale 1 cucchiaino
olio d’oliva 3 cucchiai
acqua 120g

per il ripieno:
carne d’agnello 200g
carciofi 3
patata 1
pecorino grattugiato 2 cucchiai
mentuccia 2 rametti
olio d’oliva
sale & pepe

Impastare gli ingredienti per la sfoglia e lasciar riposare la pasta, avvolta nella pellicola, per mezz’ora. Tagliare la carne d’agnello a dadini e farli saltare brevemente in padella con un filo d’olio, condire con sale e pepe. ((io uso il filetto neo-zelandese, potete anche utilizzare degli avanzi di carne d’agnello già cotta, in questo caso non serve ricuocerla). Pulire i carciofi, tagliarli a dadini e farli cuocere per 20 minuti in un pentolino con mezzo bicchiere d’acqua e mezzo bicchiere d’olio. Sbucciare la patata, tagliarla a dadini a farla cuocere in acqua salata, scolare. Riunire l’agnello, i carciofi e i dadini di patata in una ciotola, aggiungere il pecorino e la mentuccia tritata, mescolare e aggiustare il condimento. Stendere l’impasto col matarello e ricavarci 12 dischi di 12 cm. Disporre 6 dischi in stampini da crostatina o da muffin precedentemente unti, farcire con abbondante ripieno, chiudere con i dischi rimanenti, piegando i bordi. Spenellare infine con un po’ di tuorlo sbattuto insieme a un cucchiaio di acqua. Infornare a 180 gradi per 15 minuti. Dopo questo tempo togliere le empanadas dagli stampini e ripassarli a forno per 5 minuti.

Categorie: brunch & picnic, carne, tradizioni d'italia
Scritto da Sigrid martedì 18 aprile 2006

30 Commenti a “Empanadas con agnello, carciofi e mentuccia”

1 apprendistacuoca ha scritto:
18 aprile 2006 alle 5:30

geniale veramente! m’ispira tantissimo il profumo della mentuccia insieme agli altri ingredienti. è un abbinamento classico delle tue parti o una tua intuizione?

2 Teapottina ha scritto:
18 aprile 2006 alle 5:37

Ciao Cenzina!
Leggo sempre il Cavoletto, anche se spesso resto “dietro le quinte”…
Volevo ringraziarti per le tue “dritte” in campo di ristorazione e le tue consulenze culinarie (vedi post 27 febbraio)!
Un GRAZIE anche a tutti i foodblogger che mi hanno ottimamente consigliato!
CiaOoOoO! :))
Teapottina

3 Germana ha scritto:
18 aprile 2006 alle 7:35

@apprendista cuoca: direi che è un abbinamento romano o al massimo sardo eppoi cenzina sta diventando romana a tutti gli effetti, la mentuccia è termine proprio romano ! coi carciofi poi !

@cenzina: cosa è badmington ? e comunque grazie per avermi risposto

4 Germana ha scritto:
18 aprile 2006 alle 7:38

dimenticavo.. il ripieno apparte l’agnello è quello dei culurgionis !!!

5 RoVino ha scritto:
18 aprile 2006 alle 8:17

Bellissima foto Cenzina (è una delle mie passioni)!
Senti, non so se conosci il sudoku, ma oggi ho voluto offrire l’opportunità di giocare con un sudoku fatto di faccine, indovina di chi? Dei nostri politici da strapazzo!
Il primo che mi invia la soluzione (un’immagine del sudoku completata), riceverà due bottiglie di vino di qualità!
Dai, non essere pigra…
Rob

6 apprendistacuoca ha scritto:
18 aprile 2006 alle 8:46

@germana: grazie per l’informazione!
ma i culurgionis che ho imparato a fare in sardegna sono con il formaggio e le patate. Ce ne sono tante versioni? Al supermercato li visti anche con la ricotta e gli spinaci…

7 Sigrid ha scritto:
18 aprile 2006 alle 9:40

euhm, il badmington è…., eh già, ma cos’è??? cioè, non saprei come ci dice in italiano.. one moment… bah, non lo sa manco il garzanti… vabbe’ dai è quel gioco con le rachette e una robina con punts di gomma e piume al posto della palla (del resto non deve rimbalzare per terra). PEr me tipica distrazione da picknick all’aperto… Bo allora chi me lo dice come si chiaa in italiano???

invece: i culurgionis che sono?? i ravioli sardi???

apprendista: infatto, non c’è nulla di creativo nel agnello + carciofi + mentuccia (anzi, nepitella mi dicono), apunt in questo periodo e a roma te li tirono dietro ;-)

8 Lucia ha scritto:
18 aprile 2006 alle 9:44

sono veramente bellissime, io a pasquetta ho pulito casa…sigh

9 Gloria ha scritto:
18 aprile 2006 alle 10:13

davvero li dentro ci sono agnello e manta?ma sono fatti così bene che sembrano finti!
Non apprezzo l’agnello ma penso si possa fare con qualche altro tipo di carne no?

10 danielad ha scritto:
18 aprile 2006 alle 10:38

Cenzi, in Italia il Badminton si chiama Volano. M amolti non sanno che è una specialità olimpica e non un gioco da pic nic :-))))))))))

11 apprendistacuoca ha scritto:
18 aprile 2006 alle 10:43

sì sono ravioli sardi.
questa discussione mi sta facendo venir voglia di fare esperimenti su piatti tipici regionali. a parte la cucina milanese tramandata di mia nonna e quella sarda che una gentile signora m’insegna in estate conosco ben poco…e la tradizione italiana è ricchissima! lo so, è un discorso banale, ma sono affascinata da questa preziosa varietà!

12 danielad ha scritto:
18 aprile 2006 alle 10:47

I culurgionis sono tipici del nuorese e si fanno con patae, olio, menta eun formaggio leggermente acido chje si chiama “viscidu”.
Quelli con la ricotta si chiamano culungionis e si fanno in altre zone come il Logudoro (zona natìa di mio padre) e credo la Gallura.
Quelli logudoresi hanno l’impasto fatto con semola rimacinata di grano duro senza uova e il ripieno con ricotta, prezzemolo e scorza di arancia e si condiscono con un sugo leggero di pomodoro e pecorino.

@ Cenzi mi hai battuta sul tempo, stavo per farle anche io, però scusa le empanadas sono argentine, quelle sarde si chiamano panadas o panade.

13 orizzontidelgusto ha scritto:
18 aprile 2006 alle 11:26

Ciao Sigrid,
realizzare dei tortini ripieni di agnello è un’abitudie consueta un po’ dappertutto, soprattutto per riutilizzare gli avanzi del pranzo di Pasqua. Questi tortini sono chiamati “Chaniotiki arnotourta” a Creta e “pita tou voskou” nel resto della Grecia, mentre in Gran Bretagna e negli stati del sud degli USA è detta “Shepherd’s Pie”. Addirittura in Gran Bretagna ci sono in commercio delle bustine che promettono “impasti miracolosi” per realizzare la pasta della Shepherd’s Pie.
Bella foto!

14 Sigrid ha scritto:
18 aprile 2006 alle 11:28

ma sul serio??? ma io li o trovati varie volte con la denominazione empanadas… sicura eh?? Buh, comunque sia, per quanto riguarda i ripieni, e allontanandosi un po’ dalla sardegna, credo che c’è modo di sbizzarirsi e di metterci un po’ ciò che vi piace (anche la coda alla vaccinara, per dire… del resto quella pare che qualcuno l’abiamesosnei suoi arancini… -)))

15 La Ballera ha scritto:
18 aprile 2006 alle 11:47

Ricetta meravigliosa! Una volta ho fatto le panade con 300 gr di farina e 90 gr di strutto. Pesanti, ma assolutamente da provare!

16 Tulip ha scritto:
18 aprile 2006 alle 11:55

Questa è proprio una bella foto!!!

e dai colori sembra quasi tu abbia trovato bel tempo….
come hai fatto..
io ero in zona castelli ed è stato sempre nuvolo!!

:(

17 pimms ha scritto:
18 aprile 2006 alle 11:57

infatti, noi (secondo la ricetta di mia nonna, sarda) la pasta la facciamo con lo strutto…pesantelle, ma buonissime!

18 Gloricetta ha scritto:
18 aprile 2006 alle 12:00

Danieled, mi hai battuto sul tempo…volevo partecipare anch’io al “quiz” sul Badminton.
Certo da noi il Volano non è molto diffuso, e nei parchi a Pasquetta si gioca più a frisbee o a bocce.
Ad ogni modo, complimenti come al solito al cavoletto per le tortine con ripieno (comunque si chiamino).
La pasta è molto povera… e se provassi una cosa tipo pasta dello strudel? Glo’

19 RoVino ha scritto:
18 aprile 2006 alle 16:33

Il badminton in italiano è il gioco del volano, ovvero quell’oggettino a forma di canestro rovesciato con una pallina che lo chiude e gli dà peso affinché cada in piedi.
Ciao
Rob

20 apprendistacuoca ha scritto:
18 aprile 2006 alle 17:40

alla fine per cena ho fatto le empanadas e ho finito gli avanzi dell’agnello.siccome mi era rimasto qualche ritaglio di pasta, l’ho trasformata in una spadellata di gnocco fritto…Mmmm!!

21 Germana ha scritto:
18 aprile 2006 alle 18:14

@rovino: ti ringrazio per la spiega ma mi sembra che fosse già stato chiarito ore fà :-)

@cenzina: ora che ho capito qual’è il gioco mi fà ridere pensarti mentre rincorri la strana pallina e nell’altra mano tieni la empanadas e ogni tanto gli dai un morso.. grande !

22 veronica ha scritto:
19 aprile 2006 alle 11:00

@cenzina le panadas dove vivevo io non le conoscevno.. cel e portavano dal Campidano (Cagliari) i colleghi con mamme ferventi fuoche: la più buona panadas (sic, anche io l’ho smepr chiamata così!) era con piselli e carne macinata…

@daniela a forza di paralre di sardegna mi state facendo enire la nostalgia.. e oggi per pranzo ho preparato i culurgiones come me l’ha insegnato la signora Angela! Ho fatto anche le foto!

23 Anonymous ha scritto:
20 aprile 2006 alle 1:01

le panadas, mitiche! :-)
ma dove lo trovi il filetto neozelandese? fa’ pure i nomi, abito a roma…
Cecilia

24 Sigrid ha scritto:
20 aprile 2006 alle 3:25

@Cecilia: alla metro :-))

25 Anonymous ha scritto:
20 aprile 2006 alle 4:09

metro? ma è anche supermercato? :-o

Cecy

26 Anonymous ha scritto:
20 aprile 2006 alle 4:28

ho visto il sito di metro…è la fine! se ci vado ci lascio mezzo stipendio! :-)
Ciao e grazie
Cecy

27 Germana ha scritto:
20 aprile 2006 alle 17:47

peccato che non tutti possano andare alla metro, credo solo chi ha partita iva :(

28 Sigrid ha scritto:
20 aprile 2006 alle 18:11

beh, dai, si trova sempre un amico tesserato no??

29 pimms ha scritto:
21 aprile 2006 alle 5:57

già, empanada è quella “sudamericana” (argentina, cilena, messicana). quelle sarde si chiamano panadas, al massimo impanadas

[...] ricetta è un vecchio suggerimento del cavoletto. L’ho notata anni fa e ho sempre pensato che prima o poi avrei dovuto provare a farla, ed [...]

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