

Stavolta siamo finite al forte prenestino, un centro sociale occupato e autogestito dal 1986, da una coloratissima popolazione alternativa. Il posto ospitava questo weekend la manifestazione terraterra (così come, in precedenza, critical wine):
per sviluppare una critica al consumo e alla distribuzione dei beni che, a partire dalla materialità della produzione agricola offra prospettive e strumenti di circolazione alternativi. L’obiettivo è quello di dare continuità e stabilità a forme di scambio slegate dalle logiche di mercato, replicabili e adattabili a seconda dei contesti di attuazione e orizzontali nelle modalità di partecipazione e interrelazione. Ma anche ribadire la natura politica di queste forme di scambio alternative e l’importanza di autocostruire la propria qualità della vita senza assecondare modelli di “benessere” preconfezionati.
… e visto che siamo curiose, specie quando c’è il cibo di mezzo, ci siamo inoltrate fino a centocelle.

Che dire? Beh, che gli alternativi, in extremis e leggera sensazione di spaesamento a parte, sono come la gente normale :-D, e quindi: vini, frutta e verdure bio, pane a lievitazione naturale, formaggi fatti in casa, succhi depurativi, prodotti del commercio equosolidale e … tortini di patate e cicoria. Da segnalare sopratutto il piatto in cui veniva servito, fatto esclusivamente di foglie e in provenienza dal Nepal (sarebbe il loro piatto usa e getta): questo sì che si chiama coerenza!

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