Il pane che non era greco

Si chiama pain à la grecque ma non è greco e non è tantomeno un pane vero e proprio. E invece una delle specialità dolciarie più antiche di Bruxelles (ehvipareva!), che deve il nome a una storiella abbastanza interessante che per ricordarla.

Nel centro di Bruxelles, vicino alla Monnaie c’è tutt’ora una via che si chiama rue fossé aux loups, in fiammingo Wolvengracht (gracht e fossé stanno per ‘fossato’, ‘fossato dei lupi’ insomma). In questa zona, nel XVIesimo, si trovava una communità di frati. Pare che un giorno un frate francese in visita cucinò dei pani tipo baguette (i quali in Belgio vengono chiamati pain français), facendole poi rotolare, forse per caso, nella granella di zucchero. Questo pane dolce e goloso fu da allora chiamato bruut van de grecht, cioè brood van de gracht (ovvero ‘pane del fossato’). Saranno poi i francesi, quando occuperanno Bruxelles, a tradurre foneticamente gracht con grecque, cosa che si spiegerebbe anche perché per tagliare questi pani si usa un coltello a seghetto chiamato pure lui la grecque. Oggi i veri pains à la grecque si trovano ancora, sempre uguali, a la pasticceria Dandoy (se ci capitate, vi supplico, provate anche i loro speculoos e i pains d’épices).

La ricetta, tratta da Biscuits di Philippe Berkenbaum e Frédéric Mahoux, ed. Casterman, 1994 (ndc: ho ridotto la quantità di latte)

farina 500g
latte 2,5dl
zucchero 50g
burro 150g
lievito fresco 50g
uovo 1
sale 8g
cannella 1 cucchiaino scarso
granella di zucchero

Sciogliere il lievito nel latte tiepido. In una ciotola capiente, setacciare la farina, lo zucchero, la cannella e il sale. Aggiungere il latte e l’uovo, mescolare bene in modo da ottenere un’impasto omogeneo e lasciar riposare per una decina di inuti. Aggiungere poi il burro fuso, mescolare bene e lasciar lievitare per un’ora. Riprendere l’impasto e reimpastare con poca farina in modo che non sia troppo appiccicosa (rimane comunque molto morbisa).
Versare abbondante granella di zucchero sulla spianatoia e dividere l’impasto in dieci pezzetto. Srotolare ogni pezzetto nello zucchero in modo da formare dei salsicciotti lunghi 25cm e disporli su due teglie da forno rivestite con carta da forno, lasciando abbastanza spazio fra un pane e l’altro. Lasciar lievitare coperto di nuovo per un’oretta. Scaldare il forno a 200°, appiattire leggermente i pani con la mano e infornare per 10-15 minuti fino a quando saranno belli dorati. Togliere dal forno e tagliare subito a pezzetti (gli originali vengono venduti a pezzi lunghi anche 20vm) e far intiepidire su una griglia.
Unico svantaggio di questi biscotti è che non si conservano un granché, meglio consumarli lo stesso giorno.

Patisserie Dandoy, rue au beurre 31, 1000 Bruxelles

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  • Lauretta

    Gabriella, puoi cercare moltissime ricette con ‘pain à la grecque recette’, sono scritte in francese ma procedimento è similare.
    Levure è lievito, oeuf è uovo, c. à café significa cucchiaino da caffè, e questo sito mi sembra più simile a quello che cerchi tu: http://www.cuisineaz.com/recettes/pain-a-la-grecque-42559.aspx, meno lievito e senza burro. Oppure questi ingredienti: 250g farina – 2 uova sabttute – 5g cannella – 10g lievito sciolto in 2 cucchiai di latte tiepido – un pizzico di sale – 100g burro morbido – 100g de zucchero – granella di zucchero.
    In generale, se diminuisci la quantità di lievito occorre maggior tempo di lievitazione.
    Ti auguro un buon lavoro… e ti rispondo qui perchè voglio evitare le risposte indispettite e saputelle di una certa triestina :-)

  • Gabriella

    scusate, ho fatto il pain a la grecque, buono, ma forse c’è quelcosa che non va. Ha un retrogusto di lievito di birra, magari era un po’ troppo? ne ho messo 2 panetti (50 GR.)…mi aiutate???
    Anche qui se volete gabriella.r@inwind.it
    Grazie, Gabriella.

  • Pingback: Il pane allo zucchero (la mia ricetta d’infanzia? :-) | il cavoletto di bruxelles()

  • Marina

    Vicino proprio alla Grand ‘Place in una panetteria, le mie figlie hanno visto come si tagliava il pane con la macchina affettatrice e lo si poneva nelle buste di carta che tante volte si ripiegavano e si riportavano al forno ;notevole esempio di risparmio che anche noi italiani dovremo adottare.
    E poi le gaufres gustate morbide o dure nei chioschi della Rue Neuve.
    Che bei momenti!

  • Anonymous

    li ho fatti sono buonissimi tanto che sono durati una giornata
    Patrizia

  • Sigrid

    Veronica: sissi, son loro :-)) un po’ migliori della prima volta (cioè più simili all’originale) e, sopratutto, con la granella stavolta :-))) (castroni forever! ;-)

    anonimo : non sono gli ollandesi che hanno ribattezzato ‘pain à la grecque’ in ‘grieks brood’, ma i belghi stessi (qualcuno da noi è anche fiammingo, remember?? :-D

    Golosastro: non rompono i denti affatto, sono tipo biscotti ma panosi nel senso che sono lievitati e piuttosto morbidi dentro mentre fuori sono un po’ caramellati per via dello zucchero… Del resto non so se Baudelaire era cliente affezionato ma visto ciò che ha scritto dopo (Pauvre Belgique non suona a nessuno?) evidentemente non sono bastati i dolcetti per addolcirlo…

  • veronica

    sigrid ma nonm è quell oche hai portato a me tempo fa????
    e la granella di zucchero dove l’hai presa? Da castroni?

  • Paola

    In Francia sono figues de Barbarie.

  • Flavio Milton

    Non c’e’ solo il pane che non era greco (mi sento tirato in causa per il greco… sai com’e’). Perche’ non vai a mettere il naso anche nei fichi d’india (attenzione alle spine), in Grecia si chiama Francosico (fico francese), ci sarebbe da scrivere un romanzo se ti fai un giretto solo tra le lingue europee. Brava come sempre.

  • Anonymous

    cmq, la palma degli smemorati se la contendono, pari merito, i belgi e gli olandesi (che pure hanno ritradotto… in griekse brood)
    beh, qualcuno potrebbe pure inventarci una barzelletta… c’erano un francese, un belga, un olandese, un italiano ed un tedesco…
    (questi ultimi due non c’entrano, ma di solito servono a fare colore, nelle barzellette “europee”)

  • Anonymous

    naaaa…
    great! mai assaggiati ma la storia, l’avevo già sentita ;-)
    del resto, se baudelaire era cliente affezionato della maison dandoy… bisogna proprio passare di là.
    Ma sono biscottoni friabili o causano la caduta dei denti buoni??
    golosastro

  • Tulip

    mmm.. mi sembrano proprio buoni!!
    Nonostante l’errore nel nome!!
    ;)

  • jojo

    Che storia! Mi piacciono sempre molto ‘ste storie di nomi capiti male!

  • Sigrid

    eheheh, se è per questo abbimao pure la rue du marché aux herbes, des bouchers, de l’étuve, des brasseurs, du marché aux poulets, de la fourche, des fripiers…
    Ma certo è che Dandoy s’è scelta la via giusta :-)

  • Chiara

    Rue au beurre … un nome una garanzia!

  • Gloricetta

    Trovo i tuoi post sempre molto interessanti, pieni di notizie curiose e di spunti per nuove sperimentazioni in cucina…ma purtroppo la mia comunicazione è a senso unico. Peccato!

  • Nina

    Mmmmmmmm… il pain d’épices!!!