In dieci giorni di giri per Parigi, ho incrociato dei ristoranti italiani, greci, spagnoli, portoghesi, belghi, un numero spropositato di giapponesi, qualche cinese, e ovviamente ristoranti francesi di tutte le regioni possibili e immaginabili. Ma poi anche thai, vietnamita, brasiliani, messicani, armeni, russi, libanesi, marocchini, turchi, algerini, senegalesi, americani, indiani, mauriziani, peruviani. E, anche, un tibetano.
Cqfd: La prossima volta che dirò che di cucina etnica, a roma, nun ce n’è, il recalcitrante di turno è pregato di starsene buono :-P.
Il Dalai lama quindi, ha presidiato la cenetta di ieri, sotto forma di foto gigante ornata di sciarpine bianche appesa proprio sopra al tavolo nostro. A dire il vero, è stato una soluzione di ripiego, faceva freddo, eravamo stanchi, ed avevamo adocchiato già da qualche giorno questo posto tutto incenso e bandierine per le preghiere appese al soffitto, proprio a due passi di casa. E, quasi per assurdo, abbiamo mangiato proprio benino, a cominciare da una zuppa di orzo, manzo e spinaci, poi stufatino sempre di manzo, con melanzane, e questo strambissimo pane tibetano che si vede nella foto, una specie di chioccola di mollica, pesante ma utile per ripulire il fondo del piatto :-) Ad accompagnare tutto ciò, ovvio, il mitico tè salato col burro di yak. Beh in realtà non era di yak ma di mucca, che ovviamente il burro di yak qui non è che risulti tanto reperibile, anche se sinceramente non mi stupirei se da qualche parte in questa Francia dalle mille risorse qualcuno avesse pensato di mettersi a produrre pure quello. Intanto, nulla di cui spaventarsi, si tratta di una specie di tè al latte ma più grasso, appena lievemente salato, che sinceramente, in una freddolosa serata di pioggia come quella di ieri, riscalda perfettamente.
lithang, 318 rue Saint-Jacques, 75005
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