
Ecco, il bello di questo posto è che, pur non essendo io cresciuta a roma, sa di infanzia. Tantissimo. Proprio tutto: dall’odore zuccherino dentro al negozio, alle scritte antiquate che sono rimaste appese ai muri, i macchinari e le enorme bilance, la luce al neon, lo spazio, le chiacchiere e la calda lentezza dei gesti. Perfino il sigillo delle buste sembra arrivare dritto dagli anni 50. Insomma, se la mia infanzia ( o quella di chiunque) fosse stata romana, avrebbe sicuramente il sapore del biscottificio Innocenti.

Nessun intento stavolta di polemicare sul biscotto romano vs. quello belga o francese che sia, più che altro è il luogo che è interessante. Accessoriamente mi sono piaciute molto le fave dei morti (che non conoscevo!) e i brutti ma buoni, non male anche le paste di mandorla, il resto però si confonde un po’ nell’anonimato, vale a dire nulla di straordinario ma nemmeno nulla da ritenere ‘cattivo’ e per un luogo che non ha nessunisisma altra pretese che di essere un biscottificio non mi farei altri problemi.

In realtà poi fanno anche le torte: ho provato quella di ricotta e cioccolato, semplice e rustica, mi è piaciuto la crosta, molto ( e la figlia della titolare aveva ragione: è più buona l’endomani :-). Ecco, quindi, un posto da visitare, per l’ambiente totalmente fuori dal tempo, per un paio di biscottini da collazione ma anche per fare due chiacchiere con la titolare – sempre se avete la fortuna di trovarla nel negozio (pare sia abbastanza un fenomeno, ne ha fatto le spese pure il povero David Lebovitz)
Biscottifio Innocenti, via della luce 21 (trastevere) 06/5803926
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