
Qualche post fa vi chiedevo di indovinare cos’era mai quella specie di pettine fotografato nella cucina di mia suocera. In effetti, si trattava di un pezzo di un vecchio telaio, pettine del resto appartenuto alla nonna di mia suocera (la quale non è più esattamente giovanissima), insomma, roba da antiquari o quasi :-) Il pettine in questione serve appunto a rigare uno dei dolcetti tipici natalizzi calabresi che dalle parti di Cassano allo Ionio vengono chiamati Turdiddu (però ecco 10 km più in là, a Castrovillari, cambiano già nome quindi anche qua credo che volendo potremmo raccoglierne un bel po’, di nomi designando lo stesso oggetto, se ne avete, fateci sapere :-)

Anche stavolta la cosa va un po’ per le lunghe anche se l’impasto base è semplice: basta impastare 1 kg di farina con 8 uova e 6 mezzi gusci di olio d’oliva (si usa il guscio dell’uovo per misurare la quantità dell’olio), lavorare bene questo impasto poi staccarne dei pezzi e srotolarli in modo da formare dei bastoncini lunghi 20-25cm, di 1 cm di diametro.

Questi salsicciotti di pasta vengono poi arrotolati su un bastoncino di legno (anticchissimo pure lui!), a spirale che scende poi risale (è un po’ complessa la manovra :-) e infine il turdiddu crudo così ottenuto viene schiacciato sul pettine in modo che i denti ci rimangano impressi. A questo punto basta friggere i dolcetti, farli scolare e passarli, freddi, nel miele bollente (in questo caso abbiamo usato il miele di fichi fatto da me :-). Infine si spolverano con i soliti zuccherini colorati e si sistemano in pirottini individuali.

Con lo stesso impasto si prepara anche la cicerata, tagliando i bastoncini di pasta a pezzettini piccoli, anch’essi fritti poi passati nel miele. Ecco, con questo avrei chiusa la mia panoramica dei dolcetti tipici che si fanno a casa nostra, e scappo che mi aspetta il pranzo di Natale (100% calabrese pure lui ;-)
Auguri di un Natale sereno (e nondimeno goloso) a tutti!
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Categorie: calabria, chiacchiere distintive
Scritto da Sigrid lunedì 25 dicembre 2006
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