
Qualche tempo fa il conte di Pianogrillo – suppongo annoiato di veder ripetere sempre gli stessi comment ammirativi – ci chiese di far vedere, per una volta, un piatto andato male. Ora, non è che non volessi accontentare tale signorile invito, soltanto che se una cosa mi viene proprio male, la elimino in modo più o meno brutale – e alla fatidica tappa ‘fotografia’ non ci arriva mai. Detto ciò, manco a farlo apposto, oggi ho partorito una ciofeca spettacolare. Mi era venuta voglia di provare a fare gli gnocchi di zucca (suppongo sia inutile spiegarvi che io, in materia di gnocchi, sono perfettamente ignorante – sempre belga sono) solo che – le teste di cavolo non si rifanno – volevo farli sodi, insomma volevo che avessero una forma di gnocchi, piuttosto che buttare delle cucchiaiate d’impasto molle nell’acqua per ripescare gnocchi dalle forme improbabili (e questo nonostante il 99% delle ricette trovate consigliavano l’impasto morbido – quando ve lo dicevo che sono una testa di cavolo…). Quindi, ho aggiunto alla polpa di zucca il qb di farina che ci voleva per ottenere un impasto sodo (ovvero, qualcosa come due volte il peso di zucca, forse anche qualcosa in più), cosa di cui mi stavo già pentendo prima ancora di aver finito. Perché, proprio mentre stavo compiendo l’obbrobrio con le mie stesse mani, mi è pure venuto il dubbio – vabbe ma qua finisce che la zucca non si sente più e che mi viene uno gnocco tutto farina. Già. Troppo tardi, ovvio. Eccoqua, una rimescolata col burro e salvia piu tardi, gli gnocchi come sono stati serviti a tavola. E a tavola sono rimasti. Leggeri, digesti e profumati quanto mattoncini di terracotta miniaturizzati, dopo aver penosamente masticato tre esemplari il marito ha cacciato una espressione sofferente e ha respinto la mia amorevole opera. L’unico che ha amato era il cane (sempre in agguato sotto ai fornelli ha afferrato al volo uno gnocco saltato fuori dalla padella), solo che poi non avremmo mai osato dargli pure quelli nostri, convinti che la povera bestia sarebbe finita al pronto soccorso veterinario con un mal di pancia violente quanto inspiegabile …
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Categorie: chiacchiere distintive
Scritto da Sigrid sabato 3 febbraio 2007
29 Commenti a “Eventus docet:stultorum iste magister est”
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3 febbraio 2007 alle 11:43
Sigrid, ma almeno un uovo lo hai usato?
Oppure, in alternativa, le patate?
Sono cosi’ arancioni che mi sa la zucca prevale troppo, ecco perche’ sono cosi’ morbidi.
P.S. Olive e` cmq un tesoro: e` quello che da` maggiori soddisfazioni :))
3 febbraio 2007 alle 13:16
Puoi provare a fare i gnocchi di patate e zucca, hanno consistenza e aspetto (eccetto il colore, ovviamente) simili a quelli di patate ma il gusto della zucca si sente perfettamente e non è soffocato dal gusto di patate e farina.
Purtroppo non ho la ricetta a portata di mano, ma sicuramente su Internet se ne troveranno diverse.
– Marco Barisione
3 febbraio 2007 alle 13:24
A volte anche i migliori sbagliano…
A très bientot.
Enrico
3 febbraio 2007 alle 13:41
…Molto blasè questa ciofeca :-)
Eppur sempre ciofeca.
Una… Prova d’artista?
Spiace per la povera bestiolina che crede ancora tu sappia cucinare.
Vabbè.
:-))
L.
3 febbraio 2007 alle 13:57
Con una foto così belle sarebbe facile far credere che questi gnocchi erano buoni!
3 febbraio 2007 alle 14:01
Non c’è scampo : zucca, un uovo e poca farina, sale e noce moscata… poi via di cucchiaini. La forma sarà bruttarella, ma il sapore e la consistenza sono da urlo! E te lo dice una che li fa un giorno sì e uno sì :)
3 febbraio 2007 alle 15:11
caso vuole che anche io abbia tentato i gnocchi di zucca proprio ieri sera, però mi è andata bene: zucca cotta in forno (fondamentale), 1 patata, 1 uovo intero e farina d’avena il minimo per rapprendere il tutto (quella bianca era scaduta così ho azzardato la variante salutistica) e sale. Ho fatto tutto a occhio quindi non posso essere precisa con le dosi (ma la zucca era più del doppio della patata). Niente cucchiaino ma i classici rotolini tagliati e poi il passaggio sulla grattugia, come i gnocchi normali. Li ho poi conditi con un porro rosolato al burro e rosmarino, mantecati con parmigiano e raschera, spruzzati di pepe e noce moscata e passati in forno caldissimo 3 -4 minuti. Ottimi!
3 febbraio 2007 alle 17:56
Sei talmente brava che i tuoi piatti sono belli anche quando sono ciofeche!!!!!!
Io fossi stata in te avrei costretto il marito, già solo per il fatto che tutti i santi giorni gli sforni manicaretti da ristorante di primissima categoria!! (sono ironica sul costringere il marito, specifico perchè si sa mai nèèèè :) )
3 febbraio 2007 alle 18:21
credo che oggi ci fosse una congiunzione astrale sfavorevole per gli esperimenti in cucina… da parte mia ho prodotto orribili bignè che non si sono gonfiati, un pane che a furia di sgonfiare e far rilievitare è rimasto piatto, ed una gallinella al potacchio che meno male era passabile… bleark!
resistiamo
3 febbraio 2007 alle 19:36
Per pietà… GLI gnocchi!!
Vabbè che ormai “I gnocchi” si trova scritto pure su giornali e, ahimé, libri, però insomma…
:-)
Daniela
3 febbraio 2007 alle 20:27
…Io di gnocchi diciamo che non ne capisco un gran che!…sono molto brava a mangiarli…quello sì! L’importante è che ha passato lo step fotografia devo dire egregiamente bene…
Interessante il qb di farina ;-)))
Bacioni.
3 febbraio 2007 alle 20:51
perche’ nn prepari per colazione dei bigne’ alla crema?
ci vuole 20 minuti nn di piu’
la famiglia sara’ sicuramente contenta
durante la cottura potresti impastare una bella pagnotta per pranzo
e se ti avanza tempo(e’ difficile lo so) potresti pulire un bel 2 kg. di calamaretti cosi da preparare per cena una bella pasta artigianale (se nn hai tempo) oppure farla tu (ci vuole 20 min. nn di piu’)con calamaretti e olive taggiasche
nn dimenticarti di fare anche una bella torta al kamut ,pistacchi e fava di tonga vedrai come e’ contento il marito che torna a casa dopo una lunga giornata di lavoro
ciao
simona
PS: sei la migliore!!!
4 febbraio 2007 alle 3:34
Gli gnocchi sono il trauma culinario di mia madre. Dopo una figura orrenda anni fa in cui le si sono quasi disintegrati in cottura, non ha più avuto il coraggio di rifarli. Ormai solo comprati, anche se in famiglia le perdoneremmo altri esperimenti falliti.
Patty
4 febbraio 2007 alle 4:37
Sigrid, la prima volta che ho fatto gli gnocchi di zucca ho fatto dei sassolini gommosi..eheh, mica mi avevano detto che l’impasto va lasciato molle e buttato in acqua a cucchiaiate :))
Ora li faccio sempre (solo zucca e farina,altrimenti che gnocchi di Z U C C A sono) e li sparo in pentola con la sac a poche..perfetti (vedi flickr)! anch’io sono una folle e inguaribile perfezionista XD
4 febbraio 2007 alle 6:45
daniela hai ragione per il “gli”, ma ho sempre trovato talmente cacofonico il suono GLi GNocchi da violare di proposito la lingua italiana! non avertene a male
4 febbraio 2007 alle 7:18
tuki: appena finisco di pulire il sac à poche dell’impasto dei bignè fritti (hehehe), mi rimetto a fare gnocchi :-))) (grazie della dritta!)
api & daniela: C’è qualcosa che mi sfugge (mumble?)… A meno che… ormai sia talmente diffuso il pregudizio per cui io su queste cose sbaglio sempre, a prescindere e senza neanche leggere il testo… Insomma ma dov’è che avete letto ‘i gnocchi’? (e se anche fosse, visto che ‘gli gnocchi’ l’ho scritto comme il faut almeno 10 volte nel post, si tratterebbe più di una tipo che di palese ignoranza, no? :-P)
4 febbraio 2007 alle 8:13
Sigrid: nessun pregiudizio, infatti non mi riferivo a te! C’e’ scritto “i gnocchi” in più di uno degli interventi qui sopra, ma nessuno è a tua firma :-)
In verità questa faccenda dell’articolo “gli”, l’ho scritta un po’ per gioco e un po’ no, nel senso che spesso vedo o sento usare l’articolo “i” al posto del corretto “gli” davanti alla parola gnocchi, e mi pare che l’abitudine si stia diffondendo.
api: ci mancherebbe, non me la prendo mica. Forse sono stata un po’ antipatica, ma non volevo.
Sono d’accordo sull’argomento del cacofonico, infatti a me risulta cacofonico “i gnocchi”, ed è proprio per questo motivo che sono intervenuta.
Del resto io, fin dalla prima elementare, ho sempre trovato cacofonico “il pneumatico”, che invece era giusto. Ora pare che si possa usare indifferentemente anche “lo” davanti a pneumatico, ma questa è un’altra storia.
Comunque, tanto per tornare all’argomento originale: anche a me non piacciono gli gnocchi di zucca fatti con il cucchiaino; ho risolto, come diceva anche Tuki, con il metodo del sac-a-poche: pratico, veloce e vengono bellissimi!
Daniela
4 febbraio 2007 alle 8:26
aaaaaahhhhhh…. uuuuufffffffff…… meno male!! ci sono scampato stavolta :-))) (scusate ma sto diventando un pochino nervosetta/paranoica su queste questioni ortografiche :-))
4 febbraio 2007 alle 8:51
Come Daniela avevo notato pure io “i gnocchi” che detesto in quanto cacofonico, ma non ho detto nulla altrimenti sembro la solita “pitichina” :)
Però quel che dice Daniela è giusto: alcuni errori oramai si leggono pure sui libri e questo, evoluzioni linguistiche a parte, indica quanto poco gli italiani conoscano la propria lingua. Alcuni errori tipo “qual’è, un’altro, pasticciere” oramai sono accolti come “varianti” e magari finiremo che l’errore sostituirà la forma corretta.
Se poi vediamo errori ortografici commessi dagli stranieri, non ci lamentiamo perché non fanno altro che imparare leggendo quel che scriviamo noi.
P.S. qui in Lombardia “i gnocchi” è espressione diffusissima, ma vorrei ricordare che al famoso concorso grazie al quale moltissimi precari hanno avuto, dopo anni, la possibilità di diventare professori di ruolo, proprio la Lombardia fece davvero una magra figura.
E ora tutti i lombardi mi daranno addosso :))
4 febbraio 2007 alle 11:31
io li ho provati una volta per caso fatti perchè m’è avanzato il ripieno dei tortelli di zucca.
il ripieno era quello per i tortelli di zucca parmigiani che non prevedono nè mostarda nè amaretti tritati, solo passato di zucca, parmigiano, noce moscata e 1 uovo intero (sale, ovvio).
a questo ripieno ho aggiunto un tot di farina, non mi chiedere quanto non saprei, insomma fino a quando la consistenza non mi ha permesso di fare i rotolini e tagliati passarli nel rigagnocchi.
buttati in acqua salata con un fremito appena di bollore.
da allora li ho sempre fatti così.
una precisazione…sigrid quelli da lasciare morbidi e buttare in acqua alla come viene viene o addirittura usando l’apposito attrezzo si chiamano spaetzle.
4 febbraio 2007 alle 11:33
li ho anche pubblicati (e fotografati) in un forum di cucina che frequento e dove ci sono anche gli spaetzle alla zucca.
ma per questioni di discrezione vorrei che decidessi tu se autorizzare o meno il link.
4 febbraio 2007 alle 11:49
Oh, Sigrid, e pensa che io appena sono entrata nel blog e ho visto la foto senza leggere niente di quello che c’era scritto intorno ho pensato: “uh, che bel colorino che hanno ’sti ammassetti di roba”, salvo poi stroncare l’acquolina che mi stava già venendo quando ho letto la didascalia: “ciofeca day”.
Vabè, ma è anche colpa tua che con una foto riusciresti a rendere appetitosi anche dei calzini bolliti.
4 febbraio 2007 alle 16:44
Sigrid, sarà anche una ciofeca ma la foto rende benissimo!
5 febbraio 2007 alle 6:05
sigrid,
per fortuna ogni tanto anche a te qualcosa va storto !
anni fa ho passato la stessa trafila, quando la farina è troppa sono veramente immangiabili però l’aspetto ne guadagna, invece proprio giovedi li ho fatti rassegnandomi all’impasto da maneggiare con i cucchiaini: erano veramente buoni ma inguardabili, ora spero, con la prossima esperienza, di giungere ad un onorevole compromesso…
ciao !
sara.
5 febbraio 2007 alle 11:01
anche tu ciofechi, allora!!
io ciofeco
tu ciofechi
egli ciofeca…
tutti ciofechiamo…. sono soddisfazioni, no?
:)
lol
5 febbraio 2007 alle 17:47
Le tue ciofeche sono sempr e bellissime…
6 febbraio 2007 alle 17:30
Ciao, io mi sono inventata un metodo tutto personale e senza uova per ottenere gnocchi morbidi, molto gustosi e lavorabili con i rebbi. La ricetta la trovi sul mio blog (via profilo), guarda caso postata ieri. Premetto che è indispensabile seguire con scrupolo la procedura indicata per ottenere un buon risultato. Con metodo alternativo a quello che descrivo, poi, ottengo gnocchi da molti altri cibi a consistenza fibrosa, zucca compresa, che lascio come protagonisti quasi unici del sapore. Perdono leggermente di incisività, però. Fammi sapere, sempre che tu voglia, se ti sono stata utile. :-) P.S. La ciofeca, nel mio caso, è la foto. Ho usato il palmare che ha una pessima fotocamera (anche con selezione della qualità dello scatto impostata su *eccellente*… :( ).
24 aprile 2008 alle 18:30
[...] personale, me la segno qua nel blog di cucina, va bene? A proposito, mi sono ricordata di un certo Ciofeca’s Day che forse si potrebbe simpaticamente rilanciare, nel qual caso io un altro paio di assi nascosti [...]
21 febbraio 2009 alle 0:51
[...] Pianogrillo, la deliziosa tenuta di Lorenzo, omonimo produttore dell’omonimo olio che ormai veramente non presentiamo più :-) Intanto, a Lorenzo e Davide, i miei due Ciceroni/(barra) futuri editori e [...]