

Anche se in proporzioni meno cliniche rispetto all’eroina di Sophie Kinsella, è vero, lo ammetto, sono una shopping addict. Solo che… alle scarpe di Manolo Blahnik o le borsette Gucci preferisco, per una strana mia perversione, i sali raccolti a mano in posti mai sentiti nominare prima, i cioccolati costosi, i caprini fragranti che sanno di erba e non di vaschette plastiche, e in modo generale tutte le robine un po’ ricercate e sopratutto molto buone che non si trovano nel volgarissimo supermercato sotto casa :-). E quindi, tanto vale dirlo subito, Eataly è un po’ come il Lafayette Gourmet o la grande épicerie de Paris, quasi in meglio e sopratutto in V.I. (versione italianissima). In due parole: un parco giochi da sogno!

E vi ammetterò pure che ero scettica. Pensavo trovare una specie di supermercato con pretenzioni pseudodemocratiche, invece ho trovato un posto pieno di chicche stimolanti per lo sguardo e per le papille, esteticamente bello, arredato con gusto minimal (e anche un po’ di finto rustico/autentico, ma sufficientemente discreto da essere perdonato) ma anche con attrezzi e accessori veri, alcuni quasi antichi e davvero belli (dalle berkel alle barriques), un po’ pedagogico e un po’ ironico, insomma un luogo simpatico e divertente.

Eataly in fondo è un po’ concepito come un parco giochi, con tante isolette e zone da scoprire, dedicate non ai puffi o al far west, ma più pragmaticamente a pane, pasta, verdure, salumi & formaggi, carne, pesce, vino e birra, poi ancora caffè, spezie, una dispensa gigante piena di barattoloni, infiniti scaffali carichi di pasta, di olio d’oliva e via dicendo. Tutta roba italianissima, di produttori noti per la qualità dei loro prodotti, igp, presidi, bio ecc. E il vero bello è: si ritrovano tutti i prodottini di nicchia (per dire, quelli che a roma li trovi in due-tre posti che metteresti una vita ad arrivarci per cui non ci vai mai…), come le scatolette di Moreno Cedroni, le marmellate del Caffè Sicilia, i babbini, le mitiche farine del mulino Marino ecc. Tutti nello stesso luogo. Uno sballo indecente, non so se mi spiego? :-)

Infine, ogni isolotto è corredato di bancone – piuttosto affolati all’ora di pranzo, dove sedersi con un piatto (in tema a secondo della zona scelta) e un calice, poi, accanto al reparto vino (c’è pure un wine bar dove stappare le bottiglie comprate sul posto, accompagnandole di qualche stuzzichino – senza neanche un droit de bouchon), si trova il ristorante, Guido per Eataly (c’è una storia o piuttosto un mito alle spalle di Piero Alciati che lo gestisce). Se ci passate (passateci!), provate la bagna cauda in bicchiere, composta di tanti strati colorati, una libidine… :-) E mo’ viene la nota dolorosa: io a Eataly ho fatta una spesa davvero light (per motivi di peso e di volume da trascinarmi dietro), però in fin dei conti, Torino è a solo a 7 ore di macchina da Roma (ammesso che soltanto per andare a prendere la farina da liberati mi ci ne vogliono 2, di ore), quasiquasi, mi organizzo una gita mirata alla spesa… :-)))
ps: stessa storia, altro sguardo, qui.
Eataly - Via Nizza, 230 int. 14 (di fronte a “8 Gallery”) Torino Lingotto
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Categorie: travel
Scritto da Sigrid mercoledì 16 maggio 2007
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