
Sono ancora jetlaggata per via dell’istanbul-zurich-roma (hum…), però siccome sono le ultime ore di riposo prima di tornare alle cose serie, vi mollo un po’ di robine mangerecce turche scoperte negli ultimi giorni. Molte, quasi tutte, sono autentici street food. (notare che la trascrizione dei nomi turchi è alquanto sballata che ci vogliono una serie di accenti che qui e ora non ho ne il tempo ne l’energia di tirar fuori… :-)

Ayran: bibita a base di yoghurt allungato con acqua e leggermente salato, si beve tipicamente con il pide (v. pide) e il kebab (v. sis kebab), convinta che fosse anche benefico per l’organismo (in riferimento a certe batterie e altri simpatici organismi viventi ai quali noi non siamo abituati…) e in assenza di meglio (vino nada, birra insomma, e alla lunga uno si annoia dell’acqua liscia – gassata connais pas…), è diventata la mia bibita feticcia :-)

Balik ekmek: balik sta per pese, ekmek invece designa il pane, i due messi insieme designano un tipicissimo panino (è sempre un pezzone di pane farcito con un filetto di sgombro arrostito, un po’ di cipolla, da condire con limone e sale), in vendita sulla punta di eminonu, all’estremità del ponte di Galata, su una specie di lungo fiume da dove partono i traghetti e che è quasi sempre pieno di una marea umana. Specie di sera quel luogo si riempie letteralmente di bancarelle di fortuna, sul serio, ce ne sarà una ogni paio di metri, con annessa massiva produzione di fumo di pesce arrosto (a questo proposito, devo pensare di portare la giacca in lavanderia… :-).

Baklava: entrare in una baklaveria è un po’ come andare a comprare cioccolatini, ce ne sono di tutti i tipi, in formato mignon, con noci, pistacchi, castagne, molta sfoglia, poco sfoglia, fili di pasta al posto della sfoglia ecce ecc, sempre tremendamente scirupposi e con un sapore di burro che non assommiglia a quello che si trova qui (io lo trovo più… bestiale?)

çai: è la bibita nazionale, quella che bevono gli uomini che giocano a backgammon fra di loro, o in qualunque altra circostanza (persino i pescatori del ponte di Galata fanno i giri col thermos), e quindi che çai sia, sempre nel bicchierino dalla forma tipica di qui sopra (nota: pare che l’apple tea che tanto piace ai turisti… piaccia solo a loro, boh?)

Ekmek: pane. Quello turco in genere è piuttosto molliccio, dalla crosta fine e non tanto croccante, anzi ho il forte sospetto che sia tutta lievitazione hyperboostata. Insomma i panettieri non vanno tanto per il sottile, detto ciò, passare davanti a un forno in attività è un’esperienza olfattiva niente male…

Ispanakli borek: Borek ai spinaci. Il borek è una specie di sfoglia, a metà strada fra una pasta sfoglia e una lasagna (viene bollita poi farcita poi cotta su una piastra con tanto burro immagino), si presenta a lunghi strudel che poi vengono affettati al momento. Buonissimissimo!

Içli kofte: icli sta per carne e kofte è una polpetta fritta o arrostita. La cosa curiosa di questo tipo di kofte qui è che ha, attorno alla carne, uno strato di bulgur, poi viene impanato e fritto, proprio come…. un arancino! E quindi in perfetto stile darwiniano mi sto chiedendo quale sarebbe il modello originario che ha dato nascita a queste due interpretazioni nazionali… mumble? (nota: molto probabilmente i turchi ancora non sono ancora tanto familiari di quella stramba patologia chiamata foodblogging, cosa che si deduce dal fatto che ogni volta che sono stata sorpresa a fotografare del cibo pubblicamente ho causato una certa ilarità – ah che s’ha da fa’… :-)

Kahve: il caffè turco. Na schifezza! Praticamente è acqua bollita con polvere di caffè dentro, cosa che si presta bene in effetti a leggersi l’avvenire nella melma che rimane in fondo alla tazza ma per il resto… (e così abbiamo anche apurato perché i turchi bevono il té … :-)

Kunefe: immaginatevi un caciocavallo piuttosto fresco fatto scaldare sopra un velo di semola, in teglia, finché questo diventi croccante, poi girato e annaffiato di abbondante sciroppo di zucchero. Eccoqua, è lui! (non so nemmeno se è un classico oppure se si trova solamente in questo periodo, di ramadam, fatto sta che io l’ho beccato in mezzo al milliaio di baracchine mangerecce dove i musulmani vanno a rompere il digiuno al calar del sole…)

Misir: la panocchia arrostita è uno dei street food più diffusi, due note: 1) avendo assistito nel mio primo giorno a istanbul à un furto di stuzzicadenti (stavo seduta a un tavolino, è passato un tizio che ha preso un paio di stuzzicadenti e se n’è andato via…), poi ho capito perché (provate un po’ a mangiarla ‘na panocchia arrostita) 2) dopo aver girato per mezz’ora per la città con ciò che rimaneva della mia panocchia avanzata, ho notato che non c’è in tutta istanbul una singola pattumiera (suppongo che le abbiano tolte per motivi di sicurezza, resta che uno fa proprio ‘na bella figura, a girare con un rimasuglio di panocchia in mano…)

Meze: forma di antipasto canonico, sono piccoli piatti di verdure, pesce o, meno spesso, carne. Qui yoghurt con aneto e melanzane fritte con peperoni (euhm…. ‘na caponata?!)

Nescafe: è l’altro café turco, diffussissimo al punto di essere diventato un sostantivo. E che si fa quando si sta su un traghetto in mezzo al bosforo e che non ci si sente tanto svegli e che si ingurgiterebbe tutto tranne che un caffe turco? Beh, uno si beve un nescafé, no? :-)

Pide: è la pizza turca, in versione ‘bianca’ (sopra) o in versione ‘condita’ (sotto). Questi già li conoscevo (perversano anche a bruxelles), possono essere conditi anche con della polpa di agnello macinato, e vengono serviti con dell’insalata, dei pomodori e delle fettine di cipolla cruda, da buttare a piacere sopra la pizza. Notare la tipica forma a barchetta (per il pide al formaggio). So che urlerete ma… la pizza turca non è per niente male :-)

Peynir pide: pizza al formaggio (v.pide)

Simit, anche questi sono omnipresenti per strada, nei carretti ma anche semplicemente su vassoi, all’uscita della metro o sui ponti (e pensare che c’è gente che passa il giorno in piedi a vendere dei panini che costano si e no 1 lira turca da anche una certa idea del tasso di disoccupazione ecc ecc), c’è persino una specie di catena che li propone farciti in tutti i modi e uno se li ritrova persino in albergo, a colazione. Sono semplici annelli di pane cosparsi di sesamo, un po’ dolci. E molto belli anche :-)

Sis kebab: sis (ci pronuncia chich’) sta per spiedino (la versione durum invece è quella in cui la carne viene avvolta nel pane e mangiata per strada), qui si tratta di carne di agnello mescolata a pistacchi, servita con dei peperoncini arrostiti e del bulghur.

Sutlac: finalmente un dolce turco non affogato nello sciroppo, probabilmente il mio dolce preferito. Oddio ce n’è un altro di dolce non scirupposo, il special, solo che… contiene pezzetti di pollo (!!!??), insomma spiacente ma non ho poprio avuto il fegato… Trattasi di un semplicisismo budino, qui al riso, piuttosto liquido, molto cremoso.

Tulumba: ancora una cosa che si trova per strada (anche qui credo che il ramadam ci sia per qualcosa), presso venditori ambulanti o chioschetti. Il tulumba è una specie di gnocco fritto, dalla fattura molto semplice e poi, di nuovo, condito con abbondante sciroppo che in gran parte assorbe. ( e basta con sto sciroppo suuuuu!)

Yoghurt: curiosamente, mentre lo yoghurt che si usa nei mezze è molto simile a quello greco (cioè molto denso e molto cremoso), questo qui, che viene da Kanlika, un paesino sul Bosforo proprio a metà strada fra il mar di marmara e quello nero, è più liquido, con una punta acida freschisisma (la mapazza sopra è dello zucchero a velo…)

Yaprak sarma: le famose foglie di vigna ripiene di riso, queste sono probabilmente le più buone che io abbia mai mangiate e… non venitemi a dire che è un piatto greco… :-P
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