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Tout le monde se lève pour…

Non so se la pubblicità italiane era uguale a quella francese ma, il seguito di quel claim è… Danette! Ed è proprio a quelle cremine industriale che queste qui assomigliano, almeno per quanto riguarda la consistenza, se non fosse che la danetta alla vaniglia di vaniglia c’ha solo l’aroma e per di più è giallissima (e non credo solanto per causa dei tuorli che ci mettono dentro). Quindi, trattasi di falsa danette con vera vaniglia (o di una via dei mezzo fra crema pasticciera senza uova e pannacotta moscia, vedete un po’ voi :)

Mentre le preparavo mi stavo chiedendo se sarà mica che ci scegliamo gli alimenti anche in funzione del colore che hanno? Perché curiosamente, mentre non è che io non ami il cioccolato (sono belgaaaaaaaa, noi facciamo i cioccolatini più buoni al mondooooooo, anche se il cioccolato non mi piacesse lo ingurgiterei a tonnellate lo stesso, fosse soltanto per orgoglio nazionale – euhm, sto forse esagerando un po’ ultimamente con le referenze nazionalistiche no?), fatto sta che in genere, quando esistono due varianti di uno stesso alimento (l’una scura e eventualmente cioccolatosa, l’altra no), preferisco la versione chiara, anzì quella scura non la considero proprio. Esempi? Quanti ne volete: i grisbi al limone, le danette alla vaniglia, i muffin, i cheesecake, la nutella che per fortuna mia una variante chiara non ce l’ha (non la mangio e basta), i gelati (so che il cioccolato kentuky della fata morgana è buono, e non lo prendo mai), insomma i dolci in genere (è pur vero che di ricette cioccolatosissime [1] qua ce n’è una valanga ma in realtà sono cose che tendo a non fare pensando a me, l’ultimo brownie [2], che tanto è piaciuto, per dire, lo scambierei anche subito contro una crostatatina al limone [3]). La stessa cosa si può dire anche di ciò che non è dolce, anche si lì ovviamente la cosa diventa meno netta (così ciò che è verde scuro non viene colpito dallo stesso disamore, mentre ciò che è tutto rosso forse un po’ si). Curiosa sta cosa, no? (se qualcuno ha sotto mano un fornito studio scientifico sulla discriminazione cromatica applicata all’alimentazione umana, benvenga :-)

Ah, un appunto sulla fecola di mais: anticipo perché in genere sulla gelatina e addensanti vari poi arrivono mille domande… insomma qualcosa doveva pur farle addensare ste cremine, e ho sempre il fondatisismo sospetto che l’agar agar [4] risolverebbe tutte queste situazioni (ma purtroppo sono lustri che non vado da castroni e comunque resta un ingrediente per nulla facile da reperire). Detto questo, qui di amido ce n’è relativamente poco, la crema non si trasforma in un qualche cosa di gelatinoso né si sente troppo l’addensante (ero anche un po’ terrorizzata dal ricordo di un certo biancomangiare che in pratica era tutta fecola – si lo so, lo è anche il gelo di mellone :-( – mangiato qui [5], tanto per non lo nominare :-P)

Cremine alla vaniglia

latte 5dl
panna fresca 2,5dl
zucchero 120g
amido di mais 30g
vaniglia 1 bastoncino

Tenere da parte 1 bicchiere di latte, versare il resto in un pentolino, aggiungere la panna, lo zucchero e la vaniglia aperta (con la punta di un coltello si tolgono i semini e si aggiungono nel latte). Portare a ebollizione, lentamente, su fuoco basso. Nel mentre sciogliere l’amido nel latte freddo. A ebollizione, aggiungere il latte + amido, e mescolare per un paio di minuti con una frusta finché il tutto non si addensi, sempre a fuoco basso. Versare la crema in una ciotola capiente, coprire con della pelicola faccendola aderire direttamente alla crema, e lasciar intiepidire. Versare infine nei recipientini individuali e servire.

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