
L’occasione era troppo ghiotta. Vero, non ho mai partecipato al vino dei blogger, e in linea di massima me ne astengo proprio, del parlare dei vini, così come uno in genere si astiene, o almeno dovrebbe, di pontificare su ciò che non conosce (beh, oddio, …). Detto ciò, tema di questa dodicesima puntata del vino del blogger sono i passiti e, non so se lo sapete ( pure retorica questa, ovvio), me ne sono appena stata per un po’ a Salina (teeeh, maddavverooo?), dove fra le numerose specialità locali (hum) figura anche la malvasia. Per cui, eggià, il mio passito sarà la Malvasia delle Lipari 2005 di Fenech.
Ho già accennato in precedenza a vino e produttore, rimane che mi fa piacere tornarci, perché è stato un bel incontro. Per situarvi il personaggio, Fenech è uno capace di sbottare con frasi del tipo A me non me ne frega niente, Io sono Fenech! oppure, verso mezzanotte, dopocena, scolando le ultime gocce di passito, Però, sta malvasia è proprio buona!, e tutto ciò senza sbilanciarsi minimamente e, nel contempo, senza prendersi sul serio più di tanto, un personaggio un po’ truculento, un po’ eccessivo e insieme terribilmente umano, buono come il pane, esattamente quel tipo di persone alle quali uno s’affeziona senza neanche accorgersene. E così anche la sua malvasia, che non sarà perfetta né tanto conosciuta e che però è proprio buona, proprio come dice lui (nell’occorenza, buona = frutta gialla matura – albicocca e una punta di banana – e frutta secca – sopratutto fichi – ecc, cfr post precedente…).
Comunque, per i fanatici fra di voi: la malvasia delle lipari è prodotta con 95% di uva malvasia delle lipari e 5% di corinto nero, vendemmia tardiva (dopo il 20 settembre) e appassimento al sole per circa 15 giorni sui cannizzi (suppongo ora non siano più fatti di canna, comunque), poi macerazione a bassa temperatura per 10/12 ore e fermentazione in silos d’acciaio per almeno 6 mesi.
La morte sua è secondo me – noi! – una degustazione improvvisata in fine mattinata, verso le 12h, accompagnata da apparizioni spontanee di salame crudo Dho e di pane siciliano. Da sballo. L’aperitivo quindi, se vogliamo dare un nome a questo momento (solo che poi dura un’ora e mezzo e diventa il pranzo). Variante: malvasia a fine cena insieme alle classiche ciambelline siciliane con le nocciole tritate, specie se il pasto si è organizzato intorno al caminetto e che a tavolo c’erano tanti ospiti di origine geografiche diverse. Effetto federatore garantito. Nei due casi, la malvasia sparisce davvero in fretta (come documentato dalla foto, mano e bicchiere e malvasia – o quel che ne rimane – di Fenech :-)
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Categorie: prodotti
Scritto da Sigrid giovedì 22 novembre 2007




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