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Baklava

Posted By Sigrid On 18/03/2009 @ 11:59 In al cucchiaio,mondo | 108 Comments

Mi dispiace molto per chi è a dieta e chi cerca ricette leggere e primaverili ma, capite, io questi baklava dovevo proprio farli! Non avevo scelta: avevo aperto una confezione di pasta filo [1]! :-) Dovete sapere che la pasta filo, a parte una derrata di una certa rarità (vabbe ce l’ha castroni :-), è fragilissima, per cui aprire la confezione, usarne due sfoglie (come serviva a me l’altro giorno) e riporre il tutto al frigorifero, praticamente non esiste, le sfoglie essendo sottilissime, si seccano in un niente (a voglia di panno umido), dopodiché si spezza e si sbriciola tutto. E quindi o si usa o si butta. Visto che non avevo esattamente voglia di buttare la preziosissima confezioncina religiosamente conservata al congelatore per almeno due mesi, beh, di corsa, ho messo su un po’ di sciroppo e ho costretto – oh, era una situazione di emergenza, che volete? :-) – una povera vittima a sgusciare mezzo chilo di noci sorrentine mentre tiravo fuori pistacchi e mandorle siciliane…

Il baklava [2] per il resto è uno di quelle cose che hanno girato mezzo mediterraneo. Certo, è greco, e me lo ricordo perfettamente, grondante e profumato di quel loro miele denso e resinoso, sul suo piattino di ferro dei caffé di Atene. Ma poi c’è chi dice che la cucina greca non esiste, per cui magari il baklava veniva dalla turchia, e infatti anche a istanbul erano soste dolci mooolto dolci e mooolto sciruppose. Ma per me in realtà, questa tipologia di dolce qui mi riporta dritto alla cucina magrebina, e manco tanto a quella del marocco (dove semmai sono più i fritti – sempre con l’inevitabile carico di sciroppo che sa di rosa o di fiori d’arancio, ovviamente), ma… alle pasticcerie marocchine di bruxelles, quelle della zone della Gare du midi, dove ogni tanto prendevo un vassoietto di robine mignon in mille varianti, con la filo, con la kataifi, con solo pistacchi dentro, ecc (e chiaramente, sistemando i dolcetti nella teglietta, delle volte che non ce ne fosse abastanza, ti ci riversavano sopra… una generosa mestolata di sciroppo :-), per non dire di quei baretti dove la domenica mattina dopo esser stati al mercato si andava a prendere in tè alla menta in mezzo a autoctoni che non parlavano affatto francese :-). Insomma il baklava è anche tutto questo, come dire che più che un dolce è una madeleine per viaggiatori melancolici. E infatti farlo ed assaggiarlo dopo anni di astinenza è stato… illuminante? :-)

Ah, una cosetta, nel ripieno ci può andare pressoché qualsiasi forma di noce, e la cosa che in assoluto è odiosa, ed è la stessa dalla quale si riconoscono i cattivi baklava, quelli fati a risparmio di ingredienti, è quando dentro ci metotno gli arachidi (non salati ovviamente). Badateci, la prossima volta che ne incontrate uno… :-)

Baklava

pasta filo 1 confezione
mandorle spellate 200g
pistacchi 200g
noci 200g
burro 200g
zucchero 400g
miele 100g
acqua di fiori d’arancio mezzo bicchierino
limone 1
cannella 1 cucchiaino

Far sciogliere il burro e usarlo per spenellare la pasta: sovraporre metà delle sfoglie filo dela consfezione spenellando ognuna generosamente con il burro, porre il tutto in una teglia da forno delle stesse dimensioni e rivestita di carta da forno. Tritare grossolanamente i pistacchi, le mandorle e le noci, mescolare, aggiungere un po’ di buccia di limone e la cannella e distribuire su tutta la superficie della pasta. Sovraporre l’altra metà di sfoglie filo spenellando anche queste con abbondante burro e sistemare il tutto sopra il trito di frutta secca. Tagliare il tutto a rombetti e infornare a 180° per 30-40 minuti o finché il baklava non sia dorato. Nel mentre scaldare 50cl di acqua con lo zucchero, il miele e il succo di mezzo limone, far bollire per 10-15 minuti o fino a ottenere uno sciroppo. Spegnere e aggiungere l’acqua di fiori d’arancio. Lasciar riposare. Al momento di sfornare il baklava, versare a filo tutto quanto lo sciroppo sl dolce. Lasciar riposare e servire a temperatura ambiente.

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