
Une fois n’est pas coutume, cavoletto si fa modaiolo e vi molla un post terrrrribilmente di tendenza, sulla questione della proprietà intellettuale e la paternità (maternità?? cavolettità??) delle immagini. Tema di tendenza poiché sempre di più si vedono in giro prestiti più o meno in buona (o cattiva) fede, e altrettanti dibattiti pro, contro ecc. Francamente, siamo quasi a 4 anni di cavolettamenti ed è la prima volta che ci sporco un’intero post, credo che questo parli da sé: penso di aver meglio da fare che monitorare la rete e prendermela ogni volta che vedo o che mi venga riferito una qualche forma di abuso. E poi, più che la questione della firma ecc, quello che vorrei stigmatizzare è una certa forma mentis, per cui ciò che sta in rete è liberamente disponibile e fruibile (e tanto i blogger devono per forza da cosa essere nu poco cretini). Beh, non è così (specie la parte fra parentesi :-). E siccome la bella ’scoperta’ di oggi ha davvero dell’inverosimile, giusto perché non mi si venga a dire poi che non l’avevo detto, eccociqua, er post dedicato al bollino ‘questo l’ho fatto io’. Sull’argomento diritto d’autore poi si è già scritto di tutto e di più, in versione anche insuperabile per chiarezza e completezza, e vi rinvio con piacere all’ottimo post di Stella di sale. Detto questo, visto che ormai non passa più un giorno senza che trovi un qualche cavoletto-contenuto in giro per la rete, è forse venuto il momento di puntualizzare – quasi controvoglia, io non sono un granché fiscale inside – un paio di cosette…
Dunque, dicevamo, in quanto a chiarezza: le fotografie e i testi di questo blog non sono liberi di diritti ma sottoposti a copyright. Il che significa che potete citarli in rete se volete ma solo a fini non commerciali e avendo la correttezza di citare la fonte del materiale. Se invece, per dire, vi siete svegliati stamattina pensando di fare il colpo del terzo millennio costruendo un sito/contenitore di ricette con solo contenuti presi da altri e condito con tanta di pubblicità adsense, scordatevelo, anzi, mi spiace desilludervi ma prima di voi la stessa ideona genialoide l’han già avuto in circa 128.752 altri sfigati. Idem per qualsiasi altro caso commerciale, dalla stampa di magliette passando per l’agenda che state progettando per una banca (per chi ce l’ha, date un’occhiata all’agenda della Banca Prealpi BCC, gran bella raccolta di ricette rubate in giro per i foodblog italiani, il mio compreso – che dire? beh, la mia banca – la fineco – per fortuna è differente, e infatti non ruba senza complessi il lavoro dei blogger) al calendario della parocchia: chiedete autorizzazione prima, non vi costa nulla, vi evitate che io mi senta in obbligo, per ripicca, di coprirvi di ridicolo e/o di insulti, e magari, sissammai, vi dico pure di sì.
Per il resto, ne abbiamo già ampiamente discusso anche su queste pagine, sono perfettamente daccordo sul concetto dei nani sulle spalle di giganti, tutti noi cresciamo e pensiamo grazie a ciò che hanno pensato e fatto altri prima di noi, pensare di barricarsi dentro una torre blindata a colpi di interdizioni, legge e minacce non avrebbe proprio senso, in nessun contesto. Anzi, sapete benisismo che pure a me capita spessissimo di prendere in prestito idee da altri, di entusiasmarmi per le genialità altrui, prendere, digerire, ripensare, testare, ispirarmi, avvoglia. Solo che fra riprendere un’idea e farla propria e appropriarsi del risultato finale del lavoro dell’altro, ce ne passa, e parecchio. Detto ciò, per il mio e per il lavoro degli altri, ritengo che il rispetto debba essere una regola dalla quale non si può prescindere, per cui ispirarsi più o meno liberamente va benissimo, scaricare invece interi pezzi di contenuto e riproporli come propri, perché tanto sta in rete e che la rete è aggratis, non solo è intelletualmente disonesto, è anche illegale.
Arrivo all’episodo odierno che sarebbe buffo se no fosse perfettamente assurdo: si è trovato sul sito ‘Elle a tavola’ una mia ricetta incluso la mia foto. Senza credit di nessun tipo. E siccome sul loro sito non vi è segnalato un indirizzo mail per contattatare l’egregia redazione, scrivo qui. Sissammai che mi leggono :-) Intanto, a parte ovviamente la dose di rimprovero con ditino alzato (scusate ma non si fa così eh…), la mia è sopratutto incredulità: perché Elle italia, che ha a disposizione l’enooorme archivio ricettistico di Elle à table francese, ha avuto bisogno di schiaffare dentro al sito qualcosa che non fosse già loro, e nell’occorenza mio?? (e la cosa buffa è ovviamente che io che fra l’altro ho spessissimo riproposto qui delle cose riprese appunto da loro – con la differenza che io lo segnalo).
Ma la parte più divertente, o agghiaccante, di tutto ciò arriva quando si mettono a confronte l’originale e la versione publicata su Elle. Vabbe la foto è la foto, ma vediamo piuttosto al testo. Su Elle la ricetta è identica spiccicata, errori compresi (nel procedimento dico di affettare la cipolla, in realtà si trattava, vedendo anche la lista degli ingredienti, di uno scalogno). Si nota però l’intervento di una anonima manina operosa che ha fatto passare tutto il testo della ricetta dall’impersonale infinitivo che uso sempre io alla seconda del singolare, più simpaticamente casalinga (così tutti gli ‘tagliare’ diventano ‘taglia’) e sopratutto – genialata questa, vorrei conoscere il nome dello spacciatore – la ricetta stessa è passata dalla categoria ‘zuppe’ a quella dei ‘dolci’ (????!!!!!) e infatti l’unico intervento di taglio sul testo della ricetta riguarda il guanciale, che è scomparso (beh si in effetti, del guanciale nel dolce, bleeeeah). Che poi però seguendo la ricetta così com’è scritta su Elle si ottiene esattamente una zuppa salata di cavolo rosso (senza guanciale) suppongo che non interessi a nessuno…
Insomma, lasciando pure un attimino perdere la mia personalissima frustrazione di autore sbeffeggiato (?!!:-), mi chiedo che tipo di lavoro si pensi3 di fare buttando dentro un sito a casaccio delle ricette senza neanche leggerle seriamente (per non dire ‘testarle’). Certo, vero, la rete è piena di siti di cucina perfettamente inaffidabili, però non stiamo parlando qui di un sito qualsiasi. Cioè, prima di ogni tipo di rivendicazione su copyright & co, ciò che pretendo io, da lettrice, dalle ‘grandi testate’ è, oltre alla loro serietà, che propongano un lavoro fatto bene e affidabile. Far cucinare alla malcapitata di turno una zuppa salata (fra l’altro rubata :-P) dicendo che si trata di un dolce, beh, non so neanche come potrei qualificarlo. Di sicuro non è una dimostrazione di serietà. Piuttosto, ‘na roba da buzzurri… :-)
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Categorie: umori
Scritto da Sigrid lunedì 2 marzo 2009



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