Cavoletto al paese della fotografia industriale (o di come lavora la gente seria)
martedì 9 giugno 2009
Ve lo devo proprio raccontare, se non altro perché io avrei voluto leggerlo un post come questo, insomma questo qui è un mondo che avrei voluto vedere prima. La scorsa settimana sono quindi andata a Pesaro, a lavorare due giorni sul catalogo di una cucina Scavolini (anzi, veramente, non qualsiasi cucina ma la Crystal, ovvero la stessa che ho a casa io :-P). E l’incarico era alquanto insolito poiché non sono stata chiamato lì in qualità di fotografa (che poi è pur sempre ciò che faccio nella vita). Come forse saprete (è pur vero che non tutti se ne rendono conto :-) ogni fotografo ha o per lo meno avrebbe la sua specializzazione e la mia non è certo quella di produrre fotone nitide e brillanti e perfette raffigurando composizioni archetetturali da far finire in un catalogo, quindi confesso che ho tirato un gran sospiro di sollievo quando ho capito che avevano avuto il buon senso di NON chiedermi di fotografare :-) Invece, mi è stato chiesto di andare a fare la, uhm, beh, si, foodstylist. Cosa che sul momento mi ha fatto sorridere, insomma io non sono una foodstylist, non ho mai pensato di volerlo essere (missà che l’ho già fatto altre volte questo discorso :-), ma d’altro canto devo pure ammettere che senza cucinare e pasticciare e scrivere ricette, beh, non sarei più tanto io, quindi, visto che volevano delle ricette, beh, ho pensato che potevo anche essere abbastanza in grado di pensarle e cucinarle (diccheno?! :-).
In sostanza, il giochino era il seguente: Andrea, il mio scavolini-designer preferito, aveva immaginato 4 ambienti, anzi 4 composizioni diverse ma realizzate con la stessa cucina di base. Ogni composizione corrispondeva a una situazione tipo, che mi è stato spiegato per il lungo e per il largo in un brief (ciascuna era un momento della giornata – quindi colazione/pranzo/aperitivo/cena – in un ambiente più o meno tipicizzato), e per ogni situazione ho pensato un paio di ricette, che sono andata a cucinare e che veranno inserite nel catalogo. Insomma due giornate di cucinamenti (e un viaggio in treno con pancakes e falafels preparati a casa, anelli da pasticceria, nastro di acetate, penelli, coltelli, rigalimone e altri inutilissimi aggeggi del genere al seguito :-), per dimostrare che era verissimo ciò che dicono dalle mie parti: c’è più in due – o più – teste che in una sola, insomma, lavorare in squadra è sempre interessante, non c’è che dire… :-)





Ma veniamo ai dettagli, o piuttosto a quelle due tre cose che mi hanno, in tutta questa questione della fotografia ‘industriale’, più impressionato:
1) Lo studio 33, che si trova appunto a Pesaro, a due passi due dallo stabilimento Scavolini (anzi veramente è notevole pure questo, con le biciclette griffate scavolini che i dipendenti usano per spostarsi da una parte all’altra dell’azienda e la sua mensa curata che sfama un buon 600 lavoratori al giorno e che ha pure il pizzaiolo e il ristorantino per i pranzi con i clienti :-), insomma studio 33 è in sostanza un capannone sito nell’area industriale. Diviso in spazi più piccoli che sono altrettanti set (non li ho contati ma sono tanti :-) e una serie di uffici. Lo spazio è enoooorme e già solo quello, a me che lavoro in, uhm, beh, fatemi guardare intorno a me, boh, che saranno, un 16m2?, toglie il fiato. Non vi sto a dire degli arredatori capaci di costruire pressoché qualsiasi cosa (incluso l’arredamento degli uffici stessi), un’infinità di accessori e sfondi & co. Un sogno innarivabile per chi lavora tutto sommato con un tavolo, tre luci e una collezione di stoviglie, cartoncini e tovagliette che tiene in tre scaffali di pino del’ikea :-)
2) L’attrezzatura fotografica. Detto semplicemente: l’aggeggino che stava lì a fare le foto farebbe venire un mezzo infarto a qualsiasi fotografo dilettante (me compreso), trattandosi di un banco ottico con dorso digitale Hasselblad (prezzo complessivo da mutuo spalmabile su 20 anni) collegato al computer li accanto (per cui l’inquadratura la componeva direttamente la stylista, vedendo l’iinquadratura, in presa diretta, sul computer), i cui file fanno la bellezza di 39MB (non so voi ma io con la 5D arriv(av)o a 12… Ma non finisce qui che il banco ottico scattava direttamente in quadricromia (lo spiega Chiara meglio di me, nei comment :-), capire che, per ogni foto, non faceva uno ma 4 scatti di seguito (nel mentre è assolutamente vietato camminare nei dintorni :-), uno per ogni colore, il che ci fa (rapido calcolo, 39 x 4) la bellezza di (quasi) 160MB a foto. Un delirio. Roba che se vuoi poi stampare le immagini per rivestirci, ma non lo so, il collosseo, beh, lo puoi anche fare…
3) Il lavoro di squadra. In sostanza: per fare uno scatto ci passava più o meno la mattinata, e nei pomeriggi se ne facevano due (o addirittura 3 :-). C’erano ovviamente i tempi della cucina, poi Silvia Urbinati, la stylist (che belloooo lavorare con una stylist, è un sogno, davvero, finalmente qualcuno che capisce e prende terribilmente sul serio gli accostamenti di colori e accessori, è pignola, precisa, lineare, esopratutto sa comporre un’inquadratura, insomma, me la sarei portata a casa! :-) sistemava il set, ovvero il ripiano Crystal dal colore giusto con il cibo, gli accessori, il tutto in modo coerente e ispirato (o mandava la sua assistente a prendere in città una bottiglia di champagne dopo che qualcuno – non ricordo proprio chi fosse, hum…. – ebbe la luminosa idea di dire che ‘visto che è una cena importante sarebbe carino, per cambiare un po’, aggiungerci delle bollicine’ – e hop mezz’ora di pausa/attesa aspettando le bollicine :-) dopodiché se la vedeva Sergio Sgarzini, il fotografo forse più pignolo e maniaco (in senso buono :-) che mi sia mai capitato di osservare! – con la sistemazione delle luci (millimetrica e infinita :-) e gli scatti (che erano poi ciò che fra tutto prendeva meno tempo).
Piesse: ringrazio Silvia, Sergio, Francesca e tutto lo staff dello Studio 33 (e di Scavolini, of course :-) per questi due giorni che sono stati pieni di insegnamenti. Un grande grazie particolare anche ad Andrea e sopratutto ad Eleonora – preziosissima! :-) – che hanno anche preso il tempo di scorazzarmi in giro! :-) Se siete curiosi del risultato, troverete le ‘nostre’ foto dopo l’estate, nel nuovo catalogo Crystal :-)
Piesse 2: le foto di sopra sono quelle che ho fatte io nei pochi momenti in cui non avevo le mani sporche, quelle qui sotto – pure il backstage hanno fatto! :-) – sono courtesy of Anna Munster/Studio 33 (Grazie! :-).




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Categorie: the cavoletto show
Scritto da Sigrid martedì 9 giugno 2009




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