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Ve lo devo proprio raccontare, se non altro perché io avrei voluto leggerlo un post come questo, insomma questo qui è un mondo che avrei voluto vedere prima. La scorsa settimana sono quindi andata a Pesaro, a lavorare due giorni sul catalogo di una cucina Scavolini (anzi, veramente, non qualsiasi cucina ma la Crystal, ovvero la stessa che ho a casa io :-P). E l’incarico era alquanto insolito poiché non sono stata chiamato lì in qualità di fotografa (che poi è pur sempre ciò che faccio nella vita). Come forse saprete (è pur vero che non tutti se ne rendono conto :-) ogni fotografo ha o per lo meno avrebbe la sua specializzazione e la mia non è certo quella di produrre fotone nitide e brillanti e perfette raffigurando composizioni archetetturali da far finire in un catalogo, quindi confesso che ho tirato un gran sospiro di sollievo quando ho capito che avevano avuto il buon senso di NON chiedermi di fotografare :-) Invece, mi è stato chiesto di andare a fare la, uhm, beh, si, foodstylist. Cosa che sul momento mi ha fatto sorridere, insomma io non sono una foodstylist, non ho mai pensato di volerlo essere (missà che l’ho già fatto altre volte questo discorso :-), ma d’altro canto devo pure ammettere che senza cucinare e pasticciare e scrivere ricette, beh, non sarei più tanto io, quindi, visto che volevano delle ricette, beh, ho pensato che potevo anche essere abbastanza in grado di pensarle e cucinarle (diccheno?! :-).

In sostanza, il giochino era il seguente: Andrea, il mio scavolini-designer preferito, aveva immaginato 4 ambienti, anzi 4 composizioni diverse ma realizzate con la stessa cucina di base. Ogni composizione corrispondeva a una situazione tipo, che mi è stato spiegato per il lungo e per il largo in un brief (ciascuna era un momento della giornata – quindi colazione/pranzo/aperitivo/cena – in un ambiente più o meno tipicizzato), e per ogni situazione ho pensato un paio di ricette, che sono andata a cucinare e che veranno inserite nel catalogo. Insomma due giornate di cucinamenti (e un viaggio in treno con pancakes e falafels preparati a casa, anelli da pasticceria, nastro di acetate, penelli, coltelli, rigalimone e altri inutilissimi aggeggi del genere al seguito :-), per dimostrare che era verissimo ciò che dicono dalle mie parti: c’è più in due – o più – teste che in una sola, insomma, lavorare in squadra è sempre interessante, non c’è che dire… :-)

Ma veniamo ai dettagli, o piuttosto a quelle due tre cose che mi hanno, in tutta questa questione della fotografia ‘industriale’, più impressionato:

1) Lo studio 33, che si trova appunto a Pesaro, a due passi due dallo stabilimento Scavolini (anzi veramente è notevole pure questo, con le biciclette griffate scavolini che i dipendenti usano per spostarsi da una parte all’altra dell’azienda e la sua mensa curata che sfama un buon 600 lavoratori al giorno e che ha pure il pizzaiolo e il ristorantino per i pranzi con i clienti :-), insomma studio 33 è in sostanza un capannone sito nell’area industriale. Diviso in spazi più piccoli che sono altrettanti set (non li ho contati ma sono tanti :-) e una serie di uffici. Lo spazio è enoooorme e già solo quello, a me che lavoro in, uhm, beh, fatemi guardare intorno a me, boh, che saranno, un 16m2?, toglie il fiato. Non vi sto a dire degli arredatori capaci di costruire pressoché qualsiasi cosa (incluso l’arredamento degli uffici stessi), un’infinità di accessori e sfondi & co. Un sogno innarivabile per chi lavora tutto sommato con un tavolo, tre luci e una collezione di stoviglie, cartoncini e tovagliette che tiene in tre scaffali di pino del’ikea :-)

2) L’attrezzatura fotografica. Detto semplicemente: l’aggeggino che stava lì a fare le foto farebbe venire un mezzo infarto a qualsiasi fotografo dilettante (me compreso), trattandosi di un banco ottico con dorso digitale Hasselblad (prezzo complessivo da mutuo spalmabile su 20 anni) collegato al computer li accanto (per cui l’inquadratura la componeva direttamente la stylista, vedendo l’iinquadratura, in presa diretta, sul computer), i cui file fanno la bellezza di 39MB (non so voi ma io con la 5D arriv(av)o a 12… Ma non finisce qui che il banco ottico scattava direttamente in quadricromia (lo spiega Chiara meglio di me, nei comment :-), capire che, per ogni foto, non faceva uno ma 4 scatti di seguito (nel mentre è assolutamente vietato camminare nei dintorni :-), uno per ogni colore, il che ci fa (rapido calcolo, 39 x 4) la bellezza di (quasi) 160MB a foto. Un delirio. Roba che se vuoi poi stampare le immagini per rivestirci, ma non lo so, il collosseo, beh, lo puoi anche fare…

3) Il lavoro di squadra. In sostanza: per fare uno scatto ci passava più o meno la mattinata, e nei pomeriggi se ne facevano due (o addirittura 3 :-). C’erano ovviamente i tempi della cucina, poi Silvia Urbinati, la stylist (che belloooo lavorare con una stylist, è un sogno, davvero, finalmente qualcuno che capisce e prende terribilmente sul serio gli accostamenti di colori e accessori, è pignola, precisa, lineare, esopratutto sa comporre un’inquadratura, insomma, me la sarei portata a casa! :-) sistemava il set, ovvero il ripiano Crystal dal colore giusto con il cibo, gli accessori, il tutto in modo coerente e ispirato (o mandava la sua assistente a prendere in città una bottiglia di champagne dopo che qualcuno – non ricordo proprio chi fosse, hum…. – ebbe la luminosa idea di dire che ‘visto che è una cena importante sarebbe carino, per cambiare un po’, aggiungerci delle bollicine’ – e hop mezz’ora di pausa/attesa aspettando le bollicine :-) dopodiché se la vedeva Sergio Sgarzini, il fotografo forse più pignolo e maniaco (in senso buono :-) che mi sia mai capitato di osservare! – con la sistemazione delle luci (millimetrica e infinita :-) e gli scatti (che erano poi ciò che fra tutto prendeva meno tempo).

Piesse: ringrazio Silvia, Sergio, Francesca e tutto lo staff dello Studio 33 (e di Scavolini, of course :-) per questi due giorni che sono stati pieni di insegnamenti. Un grande grazie particolare anche ad Andrea e sopratutto ad Eleonora – preziosissima! :-) – che hanno anche preso il tempo di scorazzarmi in giro! :-) Se siete curiosi del risultato, troverete le ‘nostre’ foto dopo l’estate, nel nuovo catalogo Crystal :-)

Piesse 2: le foto di sopra sono quelle che ho fatte io nei pochi momenti in cui non avevo le mani sporche, quelle qui sotto – pure il backstage hanno fatto! :-) – sono courtesy of Anna Munster/Studio 33 (Grazie! :-).

Categorie: the cavoletto show
Scritto da Sigrid martedì 9 giugno 2009

65 Commenti a “Cavoletto al paese della fotografia industriale (o di come lavora la gente seria)”

1 Anto ha scritto:
9 giugno 2009 alle 11:11

Una sola parola: WOW!

posso solo farti i complimenti :)
(un po’ di invidia c’è :-p)

Sublime!
Che esprienze! Sono incantata…. forse è meglio che ritorno al lavoro altrimenti…..

4 Elo ha scritto:
9 giugno 2009 alle 11:21

♥ ♥ ♥

5 Lumachina ha scritto:
9 giugno 2009 alle 11:25

Racconti sempre in maniera incantevole cose interessantissime!
Complimenti per tutto!

6 valentin@ ha scritto:
9 giugno 2009 alle 11:27

beh… il colosseo rivestito di cucina crystal è favoloso!
complimenti per l’ennesima fichissima esperienza!

Bè deve essere stata una bella esperienza davvero! io però continuo a preferire le tue foto un po’ meno plasticose, quelle da catalogo sono troppo impostate!
ciao

Marina

Esperienza magnifica! Impressionante la dimensione e la gestione dei file in quadricromia, in confronto le fotine scattate in RAW con la mia D80 sono delle caccoline :)

Tutta presa dalla lettura del post mi sono alzata di scatto per spegnere il forno, che nel frattempo aveva suonato, schiantandomi contro l’asse da stiro che qualcuno (mica io, neh!) ha lasciato nel bel mezzo del mio studio… Sigrid, complimenti, e grazie per il post. Molto istruttivo. E anche esemplare del detto “chiusa una porta si apre un portone…”. Mi chiedevo come hai fatto a trasportare in treno falafel e pancakes senza farti assalire dai compagni di viaggio (si sarà sentito un po’ il profumino, no?)…
ps Mi inquieta un pochino la foto in cui scegli il coltello… ;-)

Per un banco Hasselblad potrei arrivare a uccidere. Ma il Federico Tamburini lavorando a mano libera ha sbagliato qualche messa a fuoco e qualche tempo (mosse, o troppo poco, o troppo!). Nelle tue mi sono piaciuti i tranci di salmone e i grissini (erano grissini o stuzzichini? Ricetta!)
Che dirti d’altro? You, lucky b… !!

11 Nynosurf ha scritto:
9 giugno 2009 alle 11:41

Beh io sono un new entry e… davvero complimenti, spettacolare!!!
Difficile tornare al lavoro dopo aver letto il tutto… mi sa che sognerò scatti da 160 MB per almeno una settimana ;)

Sorry, ho sbagliato a digitare l’indirizzo del mio blog :-(

13 Barbara ha scritto:
9 giugno 2009 alle 11:45

Non vedo l’ora di vedere il catalogo della Crystal…un bacione

Oh mamma Sigrid, che bella esperienza! Una Hasselblad mi accontenterei anche di vederla soltanto..

Che bella esperienza Sigrid!!
Già sei bravissima di tuo, poi lì avrai imparato un sacco di cose nuove, chissà che fotografie stupende dobbiamo aspettarci nei prossimi post!!
Buona giornata!

ah però!! che bella esperienza che dev’essere stata!!

Sto pensando che se non la raccontavi io mai e poi mai sarei venuta a sapere di come vanno queste cose, guarda hai fatto troppo bene a scrivere! La storia delle biciclette-scavolini poi è quasi fantascienza…
ciao!

18 AMY ha scritto:
9 giugno 2009 alle 12:30

OMG!!! :)) Neanche farlo apposta qualche settimana fa ti avevo scritto che se mai fossi diventata home economist (o foodstylist, che è uguale) sarei venuta a chiederti qualche dritta (ricordi?)! Ed ecco qui, il Cavoletto che fa il lavoro che più mi piacerebbe al mondo e che fonde cibo&pubblicità :D Belle le foto, interessantissimo il post…Ancora una volta, bingo! A presto AMY

19 Micol ha scritto:
9 giugno 2009 alle 12:37

ammazza… che figata…
asparagi e salmone sembrano ottimi… mi piacerebbe rifarli.
Grazie e, come sempre, complimenti!

oh mamma….. credo rimarrei paralizzata davanti a cotanta professionalità…. eh brava sigrid che è riuscita a farci sognare ancora una volta!
un abbraccio
babs

21 giulia ha scritto:
9 giugno 2009 alle 12:52

davvero interessante questo reportage!
complimenti e grazie per averlo condiviso.
buon lavoro!!!

22 aMARCOrd ha scritto:
9 giugno 2009 alle 13:02

Ciao Sigrid, sono Marco! Ci siamo conosciuti a SlowFish a Genova (per precisione ero nello staff SaltExpò!). Finalmente ho trovato il tempo per scriverti! Complimentoni ancora per il blog (che già conoscevo grazie a mio fratello) ma sopratutto per questo post, per le tue foto e, last but not least, per le tue ricettine che piano piano affollano sempre di più la memoria del mio pc! Spero di rincontrarci presto anche di persona….un saluto affettuoso.

quel pezzo di carne piazzato così… meraviglioso!
davvero ganzo questo omaggio, Sigrid cara!
:)

molto intriganti e sensuali le foto, specie quella con la fragola….

Robiciattola & Sigrid : io mio PC non e’ il massimo come resa dei particolari, ma non vi sembra un pezzo di tonno rosso? O vedo male io?
(Non che faccia differenza….)

accidenti che bello! e bravissima come sempre!
Silvia

INCREDIBILE! Complimenti per il post, le foto e l’esperienza!

Hai ragione, questo post meritava di esser letto!!! Credo che il 99% dei lettori foodblogger ti invidi l’esperienza, straordinario!!!!!!

Dai Sigrid, i mirtilli lucidati con l’olio d’oliva non sono poi venuti tanto male XD

Sigrid, sei una forza! Sei riuscita a raccontare una cosa seria (professionalmente parlando) con molto brio e un pizzico di ironia che adoro. A noi le tue foto piacciono cosi’!
Comunque l’esperienza deve essere stata stupenda, unica ed è vero che in questo campo non si hanno molte informazioni. Comunque solo a leggere le peripezie per fare due-tre foto, ecco, mi sento un po’ stanca :-). Grazie, si impara sempre qui!

Che post bellissimo. Me lo sono letta da cima a fondo con assoluta meraviglia. Complimenti per il lavoro. In futuro andrò a procurarmi il catalogo Scavolini Crystal (chissà quando verrà pronto….e sarà reperibile nei punti vendita però). Ciao Irene

32 chiara ha scritto:
9 giugno 2009 alle 15:06

ciao,
leggo spesso il tuo blog: complimenti per le ricette, molto innovative e divertenti: però vorrei fare una precisazione dato che sei molto seguita: Hasselblad non fa banchi ottici, dalla foto sembrerebbe una Sinar P3 con dorso Hasselblad.
Inoltre mi permetto di farti notare che nessun dorso digitale scatta in quadricromia (puoi esportare il file in quadricromia, ma nasce in RGB), durante i 4 scatti il dorso si muove di un pixel (tramite un motorino piezo) per rilevare l’esatta percentuale di rosso, verde e blu in ogni singolo pixel (il verde viene esposto due volte). So questo in quanto collaboro in qualità di grafica con un fotografo pubblicitario che utilizza questa tecnologia da dieci anni…
Se ti servissero ulteriori informazioni non esitare a scrivermi!
un saluto e continua a sfornare belle e buone ricette!
chiara

Ciao Sigrid! Beh che esperienza illuminante…io sarei uscita con le lacrime agli occhi, ma insomma! Già è una bella fortuna assisitere e anzi partecipare attivamente no?
Ottimo lavoro :)

Mi stai dicendo che dovrò tenermi il prossimo catalogo di scavolini, invece di frullarlo nei secchioni per la carta?

@chiara: già, vero, hai ragione, ho confuso io, in efetti mo’ che lo dici era il dorso ad essere hasselblad (uhps?!). Fatto sta che io li con le mani in pasta ho potuto seguire meno di quaanto avrei voluto della parte foto, per non dire che il mondo del banco ottico è a me perfettamente estraneo e ignoto. Quindi qualsivoglia precisazione tu ti senta di aggiungere, sono assolutamente tutto orecchie (e credo non solo io :-))

@franci: beh, so’ gusti :-)) comunque, certo, male no, figurarsi :-)

@irene: mi dicono che il catalogo Crystal arà anche scaricabile in pdf dalla rete, quindi quando sarà ve lo dirò, ecco :-)

@marco: ma ciao!! Bentrovato!! ;-)

@corrado: i grissini sono degli semplici strati di pasta sfoglia (4), spenellati con burro, cosparsi con sesamo e semi di papavero, poi tagliati a fettucce e attorciliati. Il salmone invece è cotto all’unilaterale (sulla pelle, a fiamma medio-alta, finché non diventi croccante) e basta, su ‘lettino di verdurine a julienne’ :-))

@Chiara: hai ragione tu, naturalmente, ma parlare di banco Hasselblad e’ venuto naturale, anche perche’ e’ il dorso che fa la differenza.

@Sigrid: insomma, i grissini erano quello che sembravano. Della serie: oggi facevo meglio a star zitto, due volte :-)

37 Giulianagiu ha scritto:
9 giugno 2009 alle 16:14

Anche quando quello che facciamo è già di suo molto appagante provare qualcosa di nouvo, sul nostro o su altro “campetto” fa davvero bene allo spirito e all’entusiasmo.
Il post è davvero interessante, io sono un’impedita elettronica e capire un pò di più quel che c’è dietro è stato interessante (della serie dorso che?!?) grazie Giugiu

38 Ilaria ha scritto:
9 giugno 2009 alle 16:59

molto interessante…complimenti!^-^

39 chiara ha scritto:
9 giugno 2009 alle 17:06

@CorradoT: i dorsi sono tutti uguali, nel senso che montano lo stesso sensore (nel caso dei 39 megapixel è prodotto dalla Kodak), se mai la differenza la fanno le ottiche e il software…
@Sigrid: il mondo del banco ottico è affascinante, fotografia “pura”… ciao e buon lavoro

40 Simi ha scritto:
9 giugno 2009 alle 17:06

Semplicemente fantastica!

Fantastico resoconto e bellissime foto :)
Devo ammettere di aver “lurkato” fino ad ora, ma come sempre rendi perfettamente l’idea e quando non ci fai venire fame (raramente)… ci fai invidiare le tue esperienze!

Buon proseguimento ;)

Dimmi che i coltellacci non te li sei dovuti portare in treno, ma li hai trovati la’ :)

Che occasione meravigliosa per imparare Sigrid, grazie per averla condivisa con noi :)

Ho letto il tuo post tutto di un fiato!! che meraviglia!!!

44 imeruelda ha scritto:
9 giugno 2009 alle 18:01

che vi avevo detto??!! sono un’indovina, nel post “due cose di Pesaro” avevo previsto che non era solo una gita.
che beeeeeelllloooo . il tuo è un lavoro interessantissimo,
però c’è da dire che sei anche bravissimissima.
ciao.
imi

uno SBAV…. gigante…
mio dio che sogno tutto quel cibo e tutto quel poppò di attrezzatura fotografica…

da SBAV….

e complimenti per il tuo stile
e la classe, che non è mai acqua..

46 maia ha scritto:
9 giugno 2009 alle 20:47

@chiara: bello sentire che qualcuno ne sa… anche se non appoggio l’affermazione “fotografia col banco = fotografia pura”. cos’è la fotografia pura? neanche con un banco analogico con pellicola 20×25 (cm…) si ottiene un’immagine che non sarà modificata. e questo l’ha già provato un certo gursky nel lontano 1990…
buone ricette a tutti!

Rimango a bocca aperta.
..
..
..
Aspetto venga riempita con un buon cibo.

che splendido post sigrid….
a leggerlo vien da pensare “come vorrei esser stata lì”.

complimenti come sempre.

raramente resto senza parole…questa è una di quelle volte…

50 barbaraT ha scritto:
9 giugno 2009 alle 22:21

… bucanero…
idem…

51 Giu ha scritto:
9 giugno 2009 alle 22:53

Ecco uno di quei post che uno vorrebbe leggere piu’ spesso.
Non ho ancora deciso, se ti preferisco foodblogger o fotoblogger :DDD

La mia domanda comunque e’ la seguente: ma nel catalogo Scavolini ci sarai pure tu dentro???
(A quanto lo venderanno sto’ catalogo? :DDD)

messaggio in codice per la manovratrice del cavolo
“l’ho prenotato”
e chi vuol capire, capisca ;-)

Ma che esperienza meravigliosa! Io adoro stare dietro le quinte…
:-)

Che bello Sigrid, che fortuna! Anzi macché fortuna.. che bravura! Se così non fosse stato, non avrebbero chiamato te, no? :) i miei più sinceri complimenti!

55 Adriana ha scritto:
9 giugno 2009 alle 23:36

GRAZIE! Grazie a te e al favoloso mondo dei food blog che sto scoprendo, perché contengono le chiavi per aprire le bellissime porte di tante cucine. E’ come scoprire l’esistenza di una nuova letteratura culinaria. A kitchen smile Adriana

56 Milena ha scritto:
9 giugno 2009 alle 23:50

Bravissima Sigrid!!!
Mi hai trasmesso per intero la passione e l’impegno dello staff Scavolini (oltre alla tua che traspare da ogni post).
è bello sapere che esistono persone così, perchè alle volte è frustrante lavorare con chi non prende seriamente niente, come capita a me :-(
Grazie!!!
E naturalmente complimenti per la bellissima esperienza

uau uaaauuu! in bilico tra globetrotter e foodblogger dai il meglio di te! ;-D

@chiara: ognuno ha il diritto delle sue opinioni :-). Sulla fotografia ‘pura’ la mia e’ un po’ diversa dalla tua. Adesso io uso un piccolo formato, un sensore kodak 10 MP con obiettivo Schneider-Kreuznach e sono soddisfatto dei risultati. OK, io sono un dilettante, OK un minimo di aberrazioni sui bordi c’e', OK, sui ravvicinati i bordi non sono resi al meglio. Ma per il tipo di foto che mi piace, no studio, no ritratti, va benissimo. A me piace la foto in cui si coglie l’attimo (a volte piu’ per fortuna che per altro, lo ammetto). Nella fotografia ‘pura’ non c’e’ spontaneita’, anzi guardandola da’ (almeno a me) un senso di gelo. Per carita’, saranno anche foto perfette da un punto di vista strettamente tecnico, ma quella perfezione e’ percepita solo dai tecnici, non dal grande pubblico, a cui peraltro sarebbe destinata. Come dire: quanto spreco. Tutto questo senza voler criticare chi lavora seriamente, ci mancherebbe.
Per sdrammatizzare aggiungo uno smile :-)))

59 Ely ha scritto:
10 giugno 2009 alle 10:11

Ciao Sigrid, ho appena finito di leggere questo tuo post e devo ammettere di essere stata rapita dal tuo racconto (meglio che il capo non lo sappia…;). Davanti alla sede della Scavolini s.p.a. (se non sbaglio)ci sono passata un po di anni fa ed ancora ricordo l’imponenza che aveva lo stabilimento visto dalla strada. Ho una grnde passione per la scavolini….e con cancora più gusto mi guarderò il nuovo catalogo Crystal.

60 chiara ha scritto:
10 giugno 2009 alle 12:39

@maia: mi sembra che tu faccia un po’ di confusione: il banco ottico non è né analogico né digitale, come non lo è una reflex. Nella reflex può cambiare obiettivo e supporto (diapositiva, negativo di diversa sensibilità, b/n ecc. oppure un sensore ccd o array…); il banco ottico è questo concetto portato all’estremo. Puoi scegliere obiettivi di diverse marche o addirittura decidere di non usare un obiettivo (puoi usare un foro stenopeico), supporti di ogni tipo e dimensione. puoi fare anche un dagherrotipo. Per non parlare di basculaggi, decentramenti… Le possibilità espressive sono letteralmente infinite.
Riguardo a Gursky, come quasi tutti i fotografi nella metà degli anni 90 ha preso a “photoshoppare” le sue creazioni, ma nasce come fotografo di architettura, e l’architettura si fotografa esclusivamente con il banco ottico.
Quando dico fotografia “pura” (di fatto l’ho messo tra virgolette) intendo dire che col banco ottico non è la macchina fotografica che fa la foto, ma il fotografo.
@CorradoT: penso che la risposta a Maia sia esaustiva, e comunque non vorrei andare off-topic… la mia era soltanto una puntualizzazione per i fanatici della tecnica/tecnologia…
p.s. non è vero che la perfezione è percepita soltanto dai tecnici: la forza della fotografia pubblicitaria è essere “più vera del vero”, anche e soprattutto per il profano, e questo, per fortuna o purtroppo, deve necessariamente passare attraverso una profonda conoscenza della tecnica. E spesso in pubblicità il confine tra intento comunicativo e arte è veramente sottile…

Complimentissimi… e poi che emozione far “parte” del catalogo Scavolini… insomma, l’hai comprata, e adesso ti hanno ripresa mentre cucinavi su una cucina come la tua… :-) non male direi!

62 maia ha scritto:
11 giugno 2009 alle 2:23

@chiara: veramente io fotografo col banco ottico, come fotografo con reflex digitale e analogica, come fotografo con una biottica lubitel, come fotografo con una mamiya su cui posso anche montare un dorso digitale. avrò sbagliato scrivendo banco ottico analogico, bastava dire banco ottico con pellicola. ho forzato un concetto che non andava forzato. il foro stenopeico poi non è certo un’esclusiva del banco. e sinceramente di macchine che scattano da sole io non ne ho mai viste, non so tu. mi verrebbe proprio da azzardare che c’è sempre un fotografo, dilettante o professionista che sia, che fa la foto, bella o brutta che sia. e dire che gursky semplicemente abbia preso a photoshoppare…
andiamo a cucinare!

@chiara: io, benche’ fiorentino, e a differenza di tutti i miei concittadini, non sono un tipo polemico, ma tu, Chiara, quando parli di fotografia “pura” mi stuzzichi quello 0,001% che ho.
Per me non esiste una fotografia “pura” in contrapposizione ad altri tipi di foto, per me esiste una “bella ” foto, quella foto cioe’ che ti lascia li’ a guardarla a occhi fissi, che ti emoziona, che ti fa riflettere. Ho gia’ detto che una foto studiata in studio -e il bisticcio e’ intenzionale- non mi emoziona. Per me le foto migliori sono quelle che richiedono un minimo di progettazione e un po’ di fortuna, quelle che colgono un momento che altrimenti andrebbe perduto.
Vita, insomma.
Per me una bella foto e’, per esempio, a http://www.kappalab.net in “portfolio” la numero 1. Per le stesse mie ragioni non e’ bella per niente nello stesso sito, sotto “training days” la numero 5. Mi piace molto anche quella a http://www.worldpressphoto.org/index.php?option=com_photogallery&task=view&id=1167&Itemid=115&bandwidth=high
e quella a http://www.unicef.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4014/GP/6#gallery
Non mi piace la numero 3 di http://www.nytimes.com/packages/khtml/2005/12/25/travel/20051225_PHOTOS_FEATURE.html
e nemmeno la news.nationalgeographic.com/news/2009/06/photogalleries/world-pictures-13/photo2.html
Si sara’ capito che, a me personalmente di persona -come direbbe Catarella- piacciono le foto “non pensate”, che peraltro fanno anche i piu’ famosi.
Anche Henry Cartier-Bresson, uno dei miei preferiti, aveva foto belle e foto “pensate”.

Basta, la pianto li’, altrimenti non mi fermo piu’. Anche mia moglie, del resto, mi definisce “palloso”.

64 chiara ha scritto:
11 giugno 2009 alle 17:10

@maia: qui sfociamo nella polemica pura, forse era un modo di dire il mio. meglio davvero andare a cucinare.
@CorradoT:sono molto belle le foto a cui accenni, ma dal mio personale punto di vista è più giornalismo che fotografia: comunque ognuno ha la sua visione delle cose. vado in cucina che è il mio posto…

[...] da grande volevo fare lo chef molecolare. Anzi no, volevo fare la salutista. Anzi no volevo essere food stylist. O magari volevo giusto imparare come si fanno le piadine sfogliate. Mi arriva il nuovo giochino [...]

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