
Tanto per cambiare: Non sapevo davvero cosa aspettarmi di Pesaro (sostituire ‘Pesaro’ con qualsiasi altra mia destinazione e avrete l’incipit di circa ogni post della categoria travel, lol). Però ecco, Senigallia l’avevo vista vivace, Ancona – un estate di 10 anni fa e che non si sapeva cosa fare, passati gli esami e puntata sulla mappa per puro caso – m’era rimasta impressa per il suo lato freddo e betoniero, nonché per la bellezza del Conero, Rimini e la costiera romagnola sono riusciti, da lontano, a convincermi di non metterci piede mai, e Pesaro, beh, no, non avevo proprio idea, anche se la vicinanza di Urbino (mai visitata) m’incuriosiva parecchio (ah cosa non fa l’immaginario) :-)
Un paio di cose – anzi, non un paio, proprio due, ecco, carpite nei tempi extra-lavorativi (i tempi lavorativi invece missà che saranno l’oggetto di un altro post :-) – che mi hanno colpita…

L’atmosfera
Sarà che io vivo a Rrrooo-oma ma la cosa in assoluto più gradevole che ho trovata a Pesaro è questa atmosfera tranquilla di cittadina provinciale, serena, su sottofondo di rumore del mare (si, confesso, la notte dormivo con le finestre aperte e mi addormentavo ascoltando le onde del mare a 100 metri dalla mia stanza, pensando, ogni sera, che mi piaceva proprio il titolo di quel film). Per il resto, c’è chi m’ha detto che Pesaro è un luogo di villeggiatura per pensionati tedeschi, forse c’è qualcosa anche di questo, ma per fortuna. Un turismo non esasperato né eccessivo quindi, ma limpido, piano, cosi com’è piana e dolce la vita quando dopo le 17 la gente esce dal lavoro e se ne va (in bicicletta!! :-) a fare l’aperitivo sul lungomare, a vedere il sole che tramonta sul grattacielo di Rimini, 30 km più in là. Certo, tutti i giorni della vita così, sai che noia (manco detto :-), però ecco, lì per lì è stato una bella esperenza zen. Così com’èstato bello, anzi sublime, attraversare la città deserta per riprendere il treno delle 7h10, e, da Pesaro a Falconara, dondolando al ritmo dell’eurostar vuoto, fissare il mare scintillante, sul quale vi stagliavano solamente i profili dei piccoli pescherecci (sottofondo musicale).





La trattoria di Maria
Andrea ci teneva molto a farmela conoscere e non ho potuto che verificare che diceva il vero e entusiasmarmi anch’io. Quella di Maria è una trattoria vecchio stile, che non è cambiata di una virgola (guai!! :-), anzi ci dicevano che persino quando cambiano gli infissi cercono nella misura del possibile a tenerne di simile a quelle di prima :-) Insomma è la perfetta trattoria di provincia come la si sogna, con quadrettini, vecchie signore e tutto quanto. Il menu è ridottissimo ed è fantastico (e autenticamente buonissimo) così com’è: piadine (sfogliate, con lo strutto, stupende, scrocciarelle fuori e goduriosamente sfogliate dentro – prima o poi provo a farle a casa :-) con affettati, poi tagliatelle con i fagioli (cotti con le cotiche – c’è pure la versione al ragù ma pare che la stessa Maria aricci il naso se gliele chiedi). In ogni modo, le tagliatelle di Maria, insieme alle sue piadine che mi han definite come ‘le più buone al mondo’, sono un piatto rinomatissimo e tant’è che Maria e le sue donne, per fare le tagliatelle, impastano 400 uova due volte a settimana, e ho detto tutto :-) Si prosegue con carne alla brace (in cucina c’è il caminetto, con la legna e le grigliette, commovente!), un paio di contorni (fra cui le biete saltate, buonissime) e basta. Infine, un po’ di crostata fatta in casa, una moretta (un coctail di qui, anzi no, è una specie di caffé corretto con una miscela di liquori e aromatizzato con un pezzettino di buccia di limone) e, per gli autoctoni alla ricerca di sapori d’infanzia, la pipa, un gelato dentro a una pipa di plastica multicolor, mai vista prima :-)
Trattoria “il Pergolato” dalla Maria, Piazzale Cadorna 5, Novilara (PU); 0721/287210




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Categorie: travel
Scritto da Sigrid lunedì 1 giugno 2009




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