
Tanto lo sapete già, quando arrivo da qualche parte, fra le prime cose che visito – e non è che me ne vanti, anzi – non sono i musei, i monumenti storici o i luogi di religione. Sono i mercati e i supermercati. Non posso farci nulla, è pura curiosità e andare a spasso per 30 minuti fra gli scaffali di qua e di là mi diverte sempre un mondo, oltre al fatto che ti insegna davvero qualcosa di chi si rifornisce li. Sul serio. Stavolta poi c’era di mezzo anche la necessità, insomma, la sera fuori fa freddino, si sta invece benissimo seduti sui tatami di casa con le gambe ficcate sotto le coperte del kotatsu, quindi, per poter fare i casalinghi, c’era da avviare la cucina… Così oggi mi sono avviata sotto la pioggia (si fa per dire, sembrava polvere d’acqua, impalpabile) a rifornirmi al supermercato più vicino, poiché qui dentro mancava persino il sale, not to mention la salsa di soia :-) E comunque, no, non mi vedrete girare mezza città pur di andare a scovare della roba italiana importata a prezzo inflazionato, né mai mi vedrete entrare all’osteria spaghetteria trovata per caso qui vicino (sono in zona Nijo, di fronte al castello) pur di alleviare una forte nostalgia ‘di casa’, ecco, l’ho detto. E visto che ormai abbiamo ben chiaro che il ridicolo non ha mai ucciso nessuno, già che c’ero a buttare le fondamente della mia dispensa nipponica, ho anche fotografato mezzo supermercato :-)

Intanto una piccola premessa che c’entra poco: in casa c’erano due fogli di letteratura su come dove e quando lasciare quali rifiuti. E un po’ come in belgio, ogni categoria ha la sua busta precisa ufficiale a pagamento, i suoi giorni di raccolta, solo che le categoria sono in sostanza diverse. Qui c’è la busta per l’indifferenziata, poi c’è la busta per la plastica (una busta per pet & co e una per gli imballi degli alimenti). E basta. In un primo momento non avevo ben capito come mai non ci fossero altre categorie poi ho capito: comprando qualsivoglia cosa comestibile (o non :-), questa è sempre, in tutto, imballata di plastica (contrasegnata da simbolico ‘riciclabile’ per i casi di dubbio). Il che significa che fin qui un buon 90 e passa % dei nostri rifiuti finiscono nella busta per la plastica che andrà al riciclo. Mentre la buste dell’indifferenziata se ne sta li semi tisica. Per dire, fin qui non credo di aver mai portato a casa qualcosa imballato nella carta, davvero una roba incredibile…


Dicevamo, il supermercato. E ovviamente uno spasso. Avete presente gli spacci di prodotti internazionali dalle nostre parti? quel scafalino di prodottini giapponesi? Beh ecco, per ognuno di quei prodotti qui ne hanno 20 tipi diversi, più milliardi di altre cose, il ché, lingua illeggibile in bonus (da noi questi prodotti hanno etichette in giaponese e in inglese, qui l’inglese nun c’è, eheh), il ché non vi facilità affatto il compitino della spesa, anzi, a momenti ti trovi davanto a un muro colorato punteggiato da simbolini esoterici, e non ci si raccapezza proprio. Qui sopra avete un piccolo campione di cosa sia la famiglia della soia e derivati, poi c’è anche la parte saké (4) (io cercavo quello per cucina, se lo vedete, fatemi un cenno :-) Me ne sono accorta con spavento faccendo un primo giro di recognizione, e per alcune cose ho risolto cercando prima i prodotti in rete, e copiando il loro nome in kanji su un pezzo di carta: la lista della spesa :-) Non è infallibile però facilità parecchio l’operazione. Quindi, una volta individuato la salsa di soia (3), il mirin vero, l’olio di sesamo e il ponzu, non resta che starsene a meditare davanti a sconfinate estese di miso (2) e tofu (un combattimento perso, le qualità e i marchi sono troppi, sono andata a casaccio e ne ho preso uno piuttosto morbido (1) che mi sembrava potesse andare bene per i cubettini della zuppa di misu, boh?), poi per il resto si naviga a vista, per fortuna i prodotti sono organizzati per famiglia, hanno a volte simpatiche illustrazioni (cosi ho individuato ieri la farina allpurpose, visto che sull’imballo c’erano disegnini di torte, fritti, pizza e pane – certo che ritrovarsi analfabeta a 30 anni è interessante… :-).

Il reparto fresco
Più facile questo, insomma di frutta e verdure si tratta, anche se rispetto ai banchi dei supermercati italiani ci sono un bel po’ di differenze. Premetto che per come l’avevo capita io, la questione dell’alimentazione giapponese si spiega anche in base a delle questioni di spazio (per esempio viaggiando in shinkansen fra tokyo e kyoto si vede che la dove non ci sono case ci hanno fatto una risaia, in ogni minimo interstizio di spazio), insomma, il giappone è un isola con un sacco di gente sopra, sta gente va (andava, okay, i tempi sono cambiati) sfamata e la base dellla loro dieta è il riso, tutto il resto è presente in quantità piccole, e costicchia, magari anche perché è più raro. Il che però in fondo non è cosa negativa, anche se noio, venendo da dove veniamo, abbiamo, specie all’inizio, un po’ la sensazione che ogni fettine di cetriolo, per dire, sia contata. E cosi le cose fresche, vale al super ma anche al negozio bio dietro casa, sono imballate singolarmente in plastica. Quindi puoi comprare una mela (5) (che costa su per giù 1 euro), una banana, mezzo ceppo o un quarto di cavolo cinese, i mazzetti di asparagi (6) sono esattamente 3 asparagi (1 euro), nella vaschetta di fragole (7) ci stanno esattamente 12 fragole (chissadaddove vengono, 4 euro), idem per li ciliege australiane, che saranno state una decina nella loro vaschetta, e via dicendo. Insomma, a livello ‘prodotti freschi’ non è esattamente il bengodi che conosciamo, ma non è poi detto che sia peggio (e chi è che si mangia 5 mele tutti i giorni comunque? :-). Poi ci sono le vaschettine di verdure, per dire, ieri ne ho preso una di pois gourmands che saranno stati 30g, una di shitake con dentro 6 funghetti piccoli (son pochi ma bastano e avanzano per due porzioni di zuppa :-), un’altra con 5 foglie di shiso, e ho intravvisto anche le vachettine con dentro 5 cavoletti di bruxelles.. :-) Però appunto, per come sono composti i piatti giapponesi queste quantità ci stanno, anzi almeno uno non spreca (e magari consuma più plastica ma tanto quella va tutta al riciclo… :) Fra le altre cose molto riconoscibili: patate dolci, daikon, zucche piccolissime (8), cetrioli sottilissimi, mazzettini di erba cipollia, cipollotti & co, melanzanine nane, bokchoi, tutti confezionati per 2. L’unica cosa in retina che abbia vista sono le cipolle :-)

pesce & carne
Altre vaschette si trovano nella sezione pesce, di novo le qantità sono sempre piccolissime, tipo mezzo trancetto di salmone, un braccio di polpo (11), e spesso i pesci crudi sono già tagliati stile sashimi (certe volte le 5 fettine sono imballate insieme a una testa e non so se ci si fa il brodo, la zuppa, o cosa :). Non v’illudete però: tutte queste fettine vengono tagliate da serissimi ragazzi muniti di coltellazzi e che lavorano in un piccolo laboratorio a visto dietro i banchi. Idem per le carni: si parla di mezzo petto di pollo per volte, di 100g di manzo tagliato più sottile del carpaccio (10), di nuovo, quantità liliputtiane che però bastano per un pasto per più persone. Insomma, venire in Giappone per imparare l’economia domestica non è male no? A parte che poi questo basso consumo di carne e di grassi animali è anche il segreto della lungevità degli abitanti di okinawa e probabilmente quello della lungilineità dei giapponesi in generale :-) Insomma, lo dicevo, le quantità sono sempre minimal, persino la farina non si vende a kg ma a 750 o 500g, persino la pasta de cecco l’ho trovata in confezioni di 250g, e ho detto tutto. L’unica cosa che appunto fa eccezione alla regola è appunto il riso (9), che a quanto pare si vende minimo in confezioni da 2kg, mentre quelle ‘normali’ sembra siano da 5kg (teh, strana sta cosa :-)

salumi, formaggi & derivati
Spaesamento garantito: sono una magrolina serie di vaschettine industriali fra cui spuntano le fettine di salamino a forma di testa di mickey mouse (14) e i mini wurstel (aredatemi Spigaroli! :-)), tutta roba da bento immagino. E basta, insomma, i salumi sarà meglio che ce li dimentichiamo proprio, i formaggi pure (ho avvistato invece del finto parmigiano e della finta mozzarella kraft (15) – ecco, proprio una bella azienda quella, devo dire, da noi fa le sotillette, per esempio… – e del camembert made in Japan (16), non voglio nemmeno immaginare :-) Un altro buon motivo quindi per dimenticare i panini e darsi agli onigiri :-) Dimenticavo: già che parliamo di panini, il pane con la crosta qui non esiste, è tutto rigorosamente morbido, tipo pain de mie (13), e sempre presentato in fette alte 2cm (e confezionato per 3 o 6 fette, il pane del mulino bianco in confronto sembra una roba che ci debbano mangiare due famiglie per una settimana :-). Poi qualche viennoiserie ma in sostanza, nonostante ieri in un solo giorno, ho contato 4 insegne ‘boulangerie’ (sarà che fa fico perché è francese) credo che pure sul reparto pane è meglio se ci facciamo una croce sopra :-) A sorpresa invece ho trovato il burro (12) che viene dall’hokkaido (costa fra i 3/4 euro per 200g, di media, qualcuno arriva a 8).

chai & caffè
Aveva la mezza idea di portarmi, da brava italiana (buahaha, io il caffe manco lo bevo) la bialetti e qualche confezione di carmencita, solo che all’ultimo ho desistito pensando che sarebbe stato meglio per tutti abituarsi piuttosto al nuovo mondo (che poi dove la trovavamo, la lavazza in polvere? :-). Qui il caffé in generale tende a essere quello americano tipo starbucks (anzi di starbucks & infinite varianti che se ne ispirano ce n’è ovunque) e rimediare una caffé lungo americano è facilissimo, anche in casa, anche senza percolateur, poiché al super si trovano comode bustine di caffe da appendere nella tazza e che fungono da filtro, basta versarci l’acqua del bollitore (gli stessi spesso si trovano anche nelle stanze di albergo). In quanto a tè, non vedo l’ora di tornare dal serissimo signore della botteghina dei tè nella galleria accanto al mercato di Nishiki (ogni tipo di tè che ci acquisti lo mette sotto vuoto, lo imballa con cura e poi ti fornisce anche la scheda del prodotto, con origine, caratteristiche e usi, è davvero uno che ti da la sensazione che è meglio se non ti metti a scherzarci su, anzi mo’ che ci tornerò potrò finalmente prendergli quela scatoletta da tè in legno di ciliegio levigata che m’ero lasciata stupidamente scappare l’ultima vollta :-), nel mentre però, e siccome mi manca persino la teiera, una momentanea soluzione di ripiego non del tutto da sprezzare è il tè verde in bustine monodosi, non proprio bustine come le nostre ma un dosi di tè verde sfuso racchiuso in una mousseline usa e jetta. Al momento lo sto bevendo come se fosse acqua…

Passioni giapponesi
Beh non vi sto a dire dello scaffalone dei noodles da reidratare con acqua calda, dell’infinità di piatti pronti e surgelati o pronti e non surgelati (alla coopo c’è un vero e proprio reparto di cose pronte che però vengono cucinate li, cosi entri verso mezzogiorno e trovi un’infinità di maki, spiedini e cosette fritte, tutti freschi appena preparati, un mero invito a delinquere :-), né della sezione caramelle che è uno spettacolo sgargiante fatto di hello kitty, pokemon e altre figurine prese in prestito ai disegni animati. Ah e poi c’è un’altra cosa che a me piace molto: il caffelatte (o anche il tè al latte, e anche qualsiasi tipo di tè) in bottiglietta (non trovate sia una genialata??), che in genere si trova nei distributori e anche al supermercato. Una sorpresa vera invece è stata la quantità di tavolette curry (17) ci siano in giro (sono come i dadi di brodo, solo che servono a fare il curry), insomma, non lo sapevo ma sembrerebbe che il curry sia uno dei piatti giapponesi preferiti :-)

Ah, poi, curiosando fra le confezioncine mi sono venute un paio di domande, la prima: cos’è secondo voi la scatoletta nella foto (18) ?? ;-)) la seconda, più seria, era se qualcuno mi può dire che sono sti coniglietti (19) o piuttosto cosa c’è nella boccetta (se fosse sciroppo d’acero perché ne esisterebbero 2 varianti? sciroppo per pancakes?? booh? c’è qualcuno che legge giapponese nell’assistenza? :-)
O sole mio…
Infinissimo, piccola raccolta di cose italiane, e altrettanto domande esistenziali… Visto che giusto l’altro giorno qui si stava criticando gli stranieri ignari in materia di consumo di olio evo, mi stavo chiedendo: ma l’olio d’oliva Bosco (21) che cavolo è?? (per i masochisti fra di voi posso anche citare altri altisonanti nomi, l’olio di Filippo Berio, per esempio, stava lì accanto) Eppoi mi veniva da pensare che in fondo gli spaghetti con le vongole del mio ex pesciIvendolo non erano poi così male (22)… :-). E infine, voi che siete lì, salutatemi quelli di pezzullolorodinapoli e magari ditegli che vabbe che son giapponesi e che non noteranno mai la differenza però non essere manco in grado di stampare sulla propria pasta una mappa decente dell’italia (23), quando ci riescono persino i giapponesi della coop (20), beh, come dire… :-)) In tutto questo mi sta comunque un pochino venendo il dubbio che gran parte dei prodotti italiani all’estero (che noi riteniamo indegni), sono gli italiani stessi a mandarli li, voglio dire, questa cosa non vi fa riflettere?? (a me si :-P :-))

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Categorie: cavoletto in japan, giappone
Scritto da Sigrid giovedì 28 gennaio 2010




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