
Siccome io sono terrrrriibilmente noiosa e prevedibile, era piuttosto scontato che dopo la visita al mercato sarei andata a finire al mercato delle pulci (teeeh, questa sì che è una novità :-)). A Kyoto di mercati delle pulci ce ne sono diversi (per ora ne avrei elencato 6), si tengono in genere accanto ai templi, in giornate fisse, circa una volta al mese. Su questo qui, che si chiama Kobo-san, mi sono letteralmente fiondata, essendo il primo mercato delle pulci dopo il nostro arrivo qui due settimane fa (i mercati sono quasi tutti concentrati nella seconda metà del mese, ndr). Era quindi domenica mattina, e dopo qualche tentennamento ( non è che usciamo e poi ci casca adosso la tempesta di neve come ieri, nè?), abbiamo inforcato le nostre bici mentre il sole spuntava timidamente e che dai tetti e dagli alberi sgocciolava la neve, sgiogliendosi. Da casa al tempio di Tenji (dove si tiene appunto il mercato di Kobo-san, abitualmente il 21 del mese), a sud di Kyoto, poco lontano dalla stazione, sono neanche mezz’orettina di pedalata. La città era tranquilla, ma in fondo lo è un po’ sempre, l’aria pulita, ma appunto lo è sempre. Arriviamo li belli infreddoliti e ci mettiamo a gironzolare…





Il dettaglio carino? Beh di sicuro non è stato il signore che avrà mandato me e circa tutti i miei antenati agli inferni giusto perché mi sono permessa di fotografare le sue ciotoline bianco e blu (chissà queli terribili misfatti aveva da nascondere :-P, anzì, giusto per non essere stata insultata inutilmente, vi aggiungo anche la foto degli oggetti in questione, tié). Molto più divertente invece il fatto che – siccome stavolta a livello ‘cibo da strada’ eravamo a scarsa quota 1 (un banchetto vendendo dei mitarashi dango) – praticamente tutti i venditori avevano dietro al loro banco una stufetta con annesso bolitore (che è una cosa che osservo molto frequentemente anche sui mercati e nei negozietti piccolini), e verso mezzogiorno, quando non si facevano addirittura la grigliata, tiravano fuori ciotole e noodles disidratati, riscaldandosi come potevano con delle zuppette liofilizzate. Poco dopo, essendo l’ora di pranzo, ci siamo rimessi in bici anche noi…


Non c’era nessuna meta precisa ma siccome spesso il caso fa i pranzi buoni, siamo finiti (regola n. 1 del mangiare a Kyoto: preferire sempre dei localini di cui non si capisce cosa fanno, massimo ammesso una mezza fotina o disegnino fuori, no english please :-) in una trattorietta piccolina (credo che i posti a sedere in tutto erano 15) dalla quale avevamo capito che faceva gli udon (non ricordo se ve l’avevo già scritto ma in genere i locali mangrecci popolari in Giappone si limitano a una tipologia di cibo, con delle varianti ovviamente, in questo caso: udon :). Il che ci andava benissimo, anzi dopo la mattinata alla fredda aria aperta, ci voleva proprio una ciotolona di brodo bollente :-) Insomma, di nuovo, il nome ovviamente non lo so (se qualcuno lo legge dalla foto ce lo dica, grazie :-) ma il posto è facile da trovare, sta praticamente sull’intersezione fra Gojo-dori e Omiya-dori. Abbiamo aspettato una decina di minuti perché era tutto pieno (di giapponesi, altro buon segno :-) e siamo stati ricompensati assaggiando al calduccio ciò che è stato, almeno fin qui, il miglior brodo dashi di sempre, leggero e profumoso, rilevato di poche erbette aromatiche (una era coriandolo, poi negi – il cipollotto giapponese – poi non so :-), e nel quale erano immersi dei deliziosi udon fatti credo lì in casa (a mano di sicuro), mordibi, velutatti e, data la prova bici subito dopo, digeribilissimi. La tempura poi, da intingere nel brodo degli udon, era anche lei deliziosamente leggera, curata, un sogno. Insomma, pranzo perfetto, spero che chi capiterà a Kyoto si vorrà inoltrare fin lì a ripetere l’esperienza :-)



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Categorie: cavoletto in japan, travel
Scritto da Sigrid lunedì 8 febbraio 2010




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