
Ve lo dicevo, ieri e oggi è setsubun, è una festa in qualche modo paragonabile a una specie di capodanno, e segna il cambio di stagione, ovvero l’imminente primavera. Il concetto è semplice: in questi due giorni si animano gran parte dei templi, buddhisti o shintoisti che siano (olo a kyoto, la lista delle cose da fare e vedere è impressionnante), e succede un po’ ovunque una specie di rituale in cui si scacciano via gli cattivi spiriti dall’anno passato e sopratutto da quello a venire. Questi spiriti maligni sono raffigurato da maschere mostruose, e vengono cacciati lanciando dei fagioli di soia, che purificano. Gli stessi fagioli di soia (tostati) vengono lanciati anche, in piccole bustine, al pubblico (che poi li mangia :-), il ché genera un gioioso e divertito trambusto (ed è proprio questo ‘lancio’ che vedete nella foto qui sopra :-).




Si ma tutto questo mo’ cosa c’entra con il cibo?! Beh, ecco…

Come si poteva anche dedurre, credo, dagli appunti dell’anno scorso, sembrerebbe che per i giapponesi, la festa al tempio sia abbastanza indissociabile del cibo di strada, che viene cucinato direttamente in loco (dimensioni e presenza dello street food possono variare da 1 unico venditorino a decine e decine di baracchine vendendo di tutto e die più, ne ho giusto avuto la prova oggi :-). In questo caso qui, vicino al tempio ho trovato un venditore di takoyaki (sono delle specie di polette di polpo, tipiche di Osaka), e ho pensato l’occasione era buona per raccontarvi anche quelli. In realtà non è nulla di particolarmente complicato ( a parte che ci vuole lo stampo di ghisa a hemisfere :). Si dispongono sullo stampo dei pezzettini di polpo cotto, della granella di tempure (tenkasu), dei gamberi essicati, dello zenzero e dell’erba cipollina. Poi si riemono le emisfere con una pastella (farina, uova, dashi), e prima che si sia rappreso il tutto all’interno, si girano, in modo da formare infine delle piccole sfereche i venditori finiscono di cuocere faccendole girare alla velocità della luce. Fin qui i takoyaki sono belli e buoni. La dove a mio avviso la cose degenera un pochino è che al momento di servirvele, ste palline vengono generosamente irrorate di salsa takoyaki (a me mi sembra che sia sempre la stessa, che si chiami salsa per okonomiyaki, tonkatsu, bulldog ecc :-)), più, se siete proprio sfortunati, della maionnese (che è un prodotto che i giappnesi apprezzano, missà :-), infine, il tutto viene spolverato con un bel po’ di katsuoboshi (delle sottilisisme scaglie di palamita affumicata, quelli invece me li metterei anche nel latte del mattino, senza esitare ;-).


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Categorie: cavoletto in japan, travel
Scritto da Sigrid mercoledì 3 febbraio 2010




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