
Aaaaaahhh, la Sicilia. Vabbe’, mo’ non la vorrei fare troppo alla ‘abitante-delle-metropoli-del-nord-in-ferie-al sud’ (anche perché non è poi tutto sommato esattamente quel che sono :-P) però è pur vero che i soggiorni in Sicilia mi fanno invariabilmente venire la stessa stramba sensazione, che inizia a prendermi dal momento dell’ateraggio a Punta Raisi, familiare ed insieme esotica, di fascino e di rassicurazione, di gioia e di tranquillità, che forse si può sintetizzare meglio con una dichiarazione alla JFK, tipo che ‘io sono terrona’. Eccoqua, l’ho detto :-) Dunque, da dove iniziare? Io come al solito ho fatto l’osservatrice venuta da fuori, ho rivisto alcuni dei miei luoghi feticci con qualche ex cursus in bonus (anzi, sarà ora che inizi a modificare i miei itinerari palermitani, che finirò per sentirmi una pensionata in peregrinaggio a Lourdes se ogni volta continuo a fare il giro fisso ballarò/viale delle scienze/piazza marina/politeama, misurando ciò che è cambiato, ciò che è uguale, rincorrendi ricordi e piccole sensazioni nostalgiche di ormai 10 anni fa. Piuttosto, la cosa che più mi ha colpita di sto girò è stata, non la città e le sue mutazioni più o meno palpabili, ma i palermitani stessi. Yep. Perché davvero davvero, in questi 4 giorni sono stata accolta in modo stratosferico, da persone gentili e assolutamente disponibilissime, in un modo così tamente esponenziale da far pensare che a livello di ospitalità, proprio, non ce n’è davvero per nessuno! Insomma, non me ne vorrete se inizio con un grande grazie a Marco and family, Luigi & Luciana, Andrea, Francesco & Morena, Vincenzo, Silvia, Katia, Ada e Giò (e Paolo e Matteo :-). Insomma, sono stati giorni davvero molto ricchi di incontri, passeggiate, panelle e crocché, chiacchierate e discussioni, cremolosi e granite… ma procediamo – più o meno – nell’ordine…

Si inizia, come da mia tradizione, con un giro al mercato del Ballarò… è sempre curioso pensare che dieci anni fa io per un po’ abbia vissuto lì in mezzo, tenero riconoscere alcune bancarelle, alcune facce di venditori-di-una-certa-età, anche se la verità è che quei tempi sono andati via, scomparsi, insieme a quel Ballarò li, che credo di aver tentato di descrivere un paio di anni fa. Insomma, con gli anni scompaiono gli aspetti più ruvidi (per esempio, non vedo più in giro quei taglieri/ceppi dei macellai, dove la carne veniva dettagliata a colpi di mannaia e se non stavi attento passandoci vicino rischiavi di trovarti appiccicate delle ’scagliette di ossa’, e ho visto pochissimi venditori di interiora, mentre prima era veramente tutto una mostra di parti animalesche mai viste altrove), comunque, bando alla nostalgia… :-) Sul Ballarò quindi, ormai, si trovano anche parecchi negozi etnici e rosticcerie con posti a sedere (na novità proprio) e tutto ha un aria un po’ più pulita e igienizzata, mancano i venditori di sigarette di contrabanda, non ho visto i venditori smbulanti di pane e sfincione, sob, resta che rimane uno dei mercati italiani più suggestivi che io conosca…




Dopo questa passegiata mattutina (contare che avevo l’albergo ad altezza del giardino inglese :-P) era in sostanza ora di pranzo e siccome la tappa d’obbligo da Franco u’ vastiddaru l’avevo già fatta il giorno prima, abbiamo pensato bene di andare a vedere dalle parti dell’antica focacceria san francesco se era cambiato qualcosa. Beh, a parte che io e la milza non siamo esattamente amici (chiedo venia ai palermitani, sono pur sempre belga ;-), il panino con le panelle non era male (ma il vastiddaru rimane mio preferito :-P) e cosi anche gli involtini di sarde. In compenso, immagino sia ‘causa grande successo ormai interplanetario’ quelli della focacceria si sono discretamente allargati e devo proprio segnalare una cosa che mi ha un pochino chioccata: accanto alla focacceria ora c’è un locale che si chiama Hanami (cosa significa Hanami? ricordatevi, qualche mese fa…), locale sempre ‘firmato’ focacceria san francesco e che propone, in sostanza… sushi. MMo’, voglio ddi, io non so chi decide i business plan della focacceria, ma lo specialista del panino con la milza che si mette e produrre cibo giapponese mi sembra proprio una delle cose più folli e assurde mai sentite (a prescindere di quanto il sushi sia buono o meno, e io non lo so com’è), insomma, è un po’ come se il cinese sotto casa si mettese a sfornare tipici panini siciliani conditi con le interiora? Per me, no grazie :-))


Infine, un giro alla Kalsa per visitare – dietro dritta di Vaniglia :-) – palazzo Abatellis che non avevo mai visitato prima e che in effetti è molto bello (anche se non ho visto il secondo piano :-p), anzi, tutta quella zona del centro, che per me è il più bello dei quatro quartieri storici, quello più ricca di costruzioni assurde per bellezza e ornamenti, anche se spesso nascosti, tenuti male ecc, è ormai anche un perenne cantiere a cielo aperto, insomma si ristruttura ovunque (e mi pare che fosse così già due anni fa) ed è una cosa che mi fa veramente un sacco piacere :-)



… due immaginette della passeggiata con Silvia a Sferracavallo, notevole per la sua altissima concentrazione di barchette di pescatori multicolor, una gelateria (la delizia) che propone delle granite al pistacchio niente male, e un paio di trattorie molto couleur locale istallate direttamente sul porto e dove la sera è tutto uno smerciare di panelle e spaghetti coi ricci… :-))


Infine, piccolo ricordo del pranzo del sabato fra amici, a San Martino alle Scale, salendo in montagna apena fuori da Palermo: in sostanza è stato un pranzone di quelli matrimoniali, dove non mancava davvero nessuno dei capisaldi della cucina palermitana. Anzi, lasciatemi premettere che la torta sette veli me l’avevano fatta assaggiare due giorni prima (delle volte che qualcuno volesse obiettare che l’iniziazione fosse stata lacunoso – direi di no) quindi mmo’ pure quello conosco, anzi, già che ci sono, altre piccole scoperte di questi giorni: il gelato alla cannella è rosa ( – quando ho espresso il mio stupore, la risposta è stata ‘e di che colore vuoi che sia?’ lol!? :-); il gelo di mellone si può anche presentare a forma di crostatina (buono da sapersi…); il mio gelato preferito è quello ai gelsi (echissenefrega :-). Quindi, menu: panelle, crocche, sfincione, timballo di anelli al forno, e una caterva di involtini siciliani di carne conditi infilati sui spiedini insieme a delle foglie di alloro e cotte alla griglia, e per finire, la stupenda crostata di Luigi (fornitore ufficiale di ricette di briochine siciliane in casa cavoletto :-)). To be continued… :-)

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