
E già passata una settimana ma volevo proprio lasciarlo un appuntino: ecco, sono stata a Perugia. O piuttosto: sono andata a vedere Eurochocolate. Sul quale molto sinceramente mi sentirei piuttosto di stendere un mezzo velo pietoso. Insomma, per chi non lo sappesse, riassumo velocemente, Eurochocolate è un po’ come andare a spasso per il reparto ‘cioccolato’ del vostro supermercato preferito. Solo che è tutto molto più grande. Cosi potete imbattervi in cioccolatini perugina del diametro di 2 metri, o in merendine mulinobianco che ci si potrebbe sfamare tutta quanta la popolazione di Addis Abeba, periferia compresa, acquistare pezzetti di cioccolato che vengono staccate da tavolette grandi quanto il tavolo da pranzo che la nonna tira fuori a ferragosto, ammirare montagne di Toblerone, e via dicendo. Anzi, al mio grande stupore, non ho incontrato la mucca viola milka in carne e ossa, a ’sto punto ci speravo proprio… Poi potete fare sosta allo stand ciobar, provare un kebab al cioccolato (??) o una più classica crepe alla nutella, o portare all’amichetto a quattro zampe una tavoletta di cioccolato specialmente pensata per cani, e se dopo tutto ciò vi si fosse creato un po’ di disagio gastrico, no problem, ci sono le signorine che distribuiscono le lattine di cocacola zero…

Ciò detto, non è vero che tutto questo cioccolato non mi abbia strappato nemmeno un sorriso: l’Etruscan Chocohotel per esempio, dove ho alloggiato per una notte, è l’albergo più a tema che abbia mai visto, e per un breve soggiorno è piuttosto divertente visto che qualsiasi cosa possibile e immaginabile ha a che vedere col coccolato (il quale vi viene anche generosamente propinato sotto forma di tavolette e cioccolatini ogni volta che entrate e uscite dall’albergo), dal nome delle stanze ai gadget in giro passando per l’arredamento e persino i copriletti (in foto) il cioccolato è dap-per-tut-to. Persino a colazione, fuso, da far sgocciolare sui cornetti (personalmente penso che bisogna essere proprio perversi per andare a Eurochocolate, farsi propinare del cioccolato di qualità discutibile un po’ ovunque e poi farci pure colazione, ma passiamo :-). Insomma, quello della colazione è più o meno il momento in cui prendete atto dell’urgenza di lasciare Perugia, cosa che fra l’altro vi era già stata timidamente suggerita la sera precedente, quando eravate alla ricerca di una accogliente e tipica osteria umbra per poi trovare, invece, posti che proponevano insalata mozzarella e pomodori, spaghetti alla carbonara, spaghetti con le vongole, linguine all’astice e via dicendo di proposte tipicamente umbre. Sic. Qu’à cela ne tienne, già che eravamo in Umbria, e pur di dimenticare Perugia, siamo andati a fare un giro a Spoleto…

Del mordi&fuggi a Spoleto quindi vi lascio un paio di immaginette sfuse… Ma anche qui è stata piuttosto interessante osservare (e pensare su)i luoghi legati al cibo, fra cui l’osteria del Trivio dove ci siamo fermati a pranzo. Ecco, sembra che tutto – almeno ciò che abbiamo visto – sia pensato a misura di turista (di turista raffinato però eh :-), per cui o i menu sono una specie di livello zero della cucina italiana riconoscibile come tale (cfr i piatti perugini menzionati sopra) o si trovano osterie e negozi dal look esageratamente tipico e curato, qualcosa che fa pensare alla boulangerie francese riletta in chiave nipponica, in una parola, più vera che natura, esagerata, semplicement. Al Trivio, per dire, gli interni sono decisamente non italiani pur evocando qualcosa di molto italiano, diciamo che l’insieme è pure accettabile, del resto lo stufato di agnello era del tutto dignitoso, anche se sui stranghozzi con le fave fresche a ottobre (per un locale che sta sulla guida SlowFood…), mi abbiano lasciata un po’ dubbiosa. Per dire, quasi che sono venuta in Umbria per rimpiangere, non so, un Felice di Roma, o una Trattoria Roma langarola, o uno di quei mille luoghi veramente autentici di cui l’Italia è piena e che in certe zone gettonate dagli stranieri invece sembra manchino del tutto… Strano no??





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Categorie: travel
Scritto da Sigrid venerdì 29 ottobre 2010
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