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Potage Parmentier

Ancora una ricetta di Julia Child, anche se sarebbe più giusto dire – come per un po’ tutte le ricette della Child – che più che una ricetta ‘sua’ è un intramontabilissimo classico francese al quale il suo libro mi ha fatto ripensare (anche perché poi in realtà io qui non seguo nemmeno la sua ricetta…). Insomma, oggi di nuovo zuppa, anzi, potage, un potage di quelli velluttati e confortanti, con, udite udite, solo due ingredienti: porri e patate. Ha! Insomma, non posso che concordare col dire che detto cosi sembra na scemenza (lo è) neanche tanto promettente eppure, v’assicuro, questo potage riesce a essere terribilmente delizioso :-) (e attenzione, nota al volo: non confondere il potage Parmentier con la vichyssoise [1], che, cipolla più cipolla meno, è grossomodo la stessa cosa, a parte un dettaglio fondamentale: la vichyssoise va servita fredda, la Parmentier invece è calda :-)

Il ‘segreto’ se vogliamo se ne sta sicuramente, come sempre per i piatti con cosi pochi ingredienti, nella qualità delle materie prime e infatti se il potage della Julia-cena l’avevo fatto con le verdure di San Teodoro (sempre loro), questo secondo giro mi è venuto spontaneo l’altro giorno quando, aprendo il mio biobox [2] ci ho trovato, fra molte altre cose, appunto, porri e patate (anzi, quello del biobox meriterebbe proprio un post tutto suo, visto che tempo fa qui si era anche disquisito del cassettone [3] dell’officinae bio, poi magari tornerò sull’argomento – che è importante – ma molto telegraficamente: Biobox è stata una’ottima scoperta!! intanto perché il box a sé è poco ingombrante e di cartone (da restituire, non come le odiose cassette plastiche che ti molla l’officinae bio…) ma sopratutto perché i prodotti sono buoni, molto buoni, e che l’assortimenti è decisamente variegato, insomma, la mia cassettina sembrava in tutto e per tutto un kit puzzle di ingredienti da assemblare e con cui giocare ogni giorno della settimana (altro che la sindrome del ‘mi hanno rifilato 5 kg di biete e mo’ mi tocca mangiare solo quelle per 10 giorni…). Insomma, per i romani/laziali bisognosi di sapori autentici e che non hanno il tempo per il mercato, il biobox mi pare proprio un’ottima soluzione :-)

Chiudo qui la parentesi bio, e ne apro un’altra, sul signor Parmentier [4], perché non so se lo conoscete ma è un personaggio interessante. Del resto qualcuno l’avrà già notato, nel registro francese ci sono diverse ricette che portano il suo nome – la più nota fra tutte immagino sia l’hachis Parmentier. Insomma, Parmentier era un farmacista e agronomo della metà del settecento, e il suo nome ci è ancora tanto familiare oggi perché è stato, per lo meno in Francia, una figura fondamentale nello sdoganamento della patata in quanto alimento, studiandola prima nel suo Recherches sur les végétaux nourrissants qui, dans les temps de disette, peuvent remplacer les aliments ordinaires, avec de nouvelles observations sur la culture des pommes de terre , poi scoprendone man mano gli aspetti fisici [5], divulgando i possibili impieghi in cucina e faccendosene oltretutto il promotore. Ci sono due aneddoti legati a Parmentier che trovo particolarmente gustosi e che la dicono lunga sull’intelligenza del personaggio: la prima è che per far nascere interesse, da parte dei francesi (i quali fin li consideravano le patate delle piante malsane se non tossiche, da dare semmai in pasto ai maiali), fece sorvegliare i terreni dove li coltivava dalle guardie armate (il popolo prese a pensare che le patate dovessero essere di grande valore, le andava a rubare di notte e cosi le patate si diffusero a Parigi e nel paese :-), poi s’inventò un’altra cosa che fa di lui il precursore non solo dei pubblicitari ma anche degli uffici stampa del terzo millennio, lol: organizzò per il suo Re e per una serie di personaggi influenti una cena tutta a base di patate. I convivi furono positivamente colpiti e andarono poi di salotto in salotto a ‘promuovere’ spontaneamente la causa del tubero. Geniale no? :-)) Più precisamente, non so e non sono ancora riuscita a capire se questa zuppa è opera sua o se gli è stata dedicata (del suo hachis invece si sa che la ricetta era proprio sua e che fece assaggiare il piatto a Luigi XVI, non sono però riuscita a trovare l’intero menu della famosa cena), io tenderei per la prima, ma è da confermare… Resta che questa è un’ottimissima zuppa per questo finire dell’inverno :-)

ps. e a proposito di cose francesi, vi ricordo che avete fino a mezzanotte stasera per scrivere nei comment la vostra ricetta preferita per stufati & co e vincere una delle tre cocottine fiammantemente rosse Le Creuset [6]in palio… :-))

Potage Parmentier

porri 3
patate medie 3
panna fresca 1dl
brodo di carne
sale & pepe

Lavare i porri e affettarne il bianco e una buona parte del verde (tranne la parte proprio scura e coriacea), sbucciare le patate e tagliarle a pezzetti, sistenare porri e patate in una pentola, coprire a filo con il brodo (o con dell’acqua, però chiaramente se usate un brodo buono il sapore cambierà notevolmente, anzi, per dirla tutta, io a quest’ultimo giro di Parmentier ho provato i dadi Camoscio svizzeri – me li avevano regalati promettendomi meraviglie, ero un po’ scettica però sapete com’è, la curiosità mi ucciderà – e alla mia grande sorpresa non sono in effetti niente niente mali…?! – della serie ‘il mio segreto in cucina, mmmah!! :-)), lasciar cuocere il tutto per mezz’ora circa fino a quando le verdure non saranno morbide. Poi minipimer, aggiustamento del condimento, riscaldare gentilmente mescolando la panna nella zuppa (vipprego non ricominciate con sta cosa che la panna è grassa, stiamo parlando di 1dl di panna per 4 porzioni, e senza panna questo sarebbe ‘soltanto’ un frullato di patate e porri, insomma, secondo me la panna qui dentro svolge un ruolo capitale e arrotondisce perfettamente il risultato finale… :-), servire nelle ciotoline, eventualmente accompagnando con del pane grigliato. Per 4.

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