
Siccome ultimamente – le vie degli ormoni femminili sono infinite – sono stata travolta da una passione per i dolci che contemplano l’associazione di frutta + crema o, peggio, frutta + panna montata (e pensare che per nove mesi non mi interessava affatto tutto ciò che non era salato + acido, mmah…), c’è un dolce che avevo ’scoperto’ di recente e che non poteva non diventare uno dei miei preferiti della stagione: la pavlova, quel delicatamente aeroso ma non di meno calorico abbinamento fra meringa e panna montata, incoronata da una lussuriosa cascata di frutti freschi :-) La pavlova stranamente non l’avevo proprio mai considerata (pur essendo, in fondo, la versione estiva del mont blanc), cioè sapevo della sua esistenza (anche se in effetti, tutt’ora, il nome del dolce mi fa sopratutto pensare alla bava di un certo cane) ma poi, sarà he non sono mai stata una fan di meringhe in generale (che sia inteso come dolcetti a base di albumi, vestiti da matrimonio dai volumi tondeggianti o persone dal carattere eccessivamente zuccheroso), insomma, non mi era semplicemente mai passato per l’anticamera del cervello di prepararne una.
Poi c’è stato il lavoro con Anna Moroni (appena uscito in libreria btw), e così mi sono trovata ad assaggiare la sua pavlova semplicemente perché l’avevo fotografata e che, poiché l’oggetto esercitava un innegabile fascino estetico, mi era venuta la curiosità di sapere come fosse il suo sapore. E tutta quella legerezza zuccherata mi è pure piaciuta :-) A ciò sono seguite, recentemente e nei pochi momenti di svago, delle sperimentazioni degne da scienziato pazzo: credo di aver fatto e buttato quattro o cinque basi di meringa prima di produrne una che fosse decente, dalla forma che-piace-a-me, dalla giusta consistenza e dal colore chiaro. Va detto però che, a parte che ci vuole un po’ per azzeccare la pavlova-che-piace-a-te, questa è un’altra di quelle ricette che si fanno praticamente da sole: 5 minuti per preparare la meringa poi in forno per un paio di ore durante le quali uno torna a fare dell’altro – tipo ballare in soggiorno su vecchie canzoni di britneyspears o opus più recenti di fabrifibra – se. tu. sei. bella. e. bionda. grida. ooohh…! – con in braccio una neonata sorridente… Infine, grand finale pavloviano nel weekend della festa della mamma (e siccome a me piacciono le tradizioni, anche quelle che uno si inventa, beh, missà tanto che la pavlova diventerà il-dolce-della-festa-della-mamma, tié… :-)), che è stata anche l’occasione per ricordare alla famiglia quali siano i miei fiori preferiti, lol :-)

Intanto due note sulla Pavlova a sé che è una vera ricetta-non-ricetta, nel senso che l’unica cosa che va quantificata è la meringa, per la quale uso 4 albumi che vanno montati a neve soda (ma-non-troppo) prima di aggiungere, poco a poco, il doppio del loro peso in zucchero (ho usato quello granulato) al quale aggiungo un cucchiaio scarso di amido di mais. Una volta che tutto lo zucchero è stato incorporato, verificare la consistenza, se si sentono ancora molto i grani di zucchero continuare a sbattere per qualche minuto. Infine, disporre la meringa a cucchiaiate su una teglia da forno rivestita di carta da forno, formare un cerchio e spalmare un po’ di meringa anche sulla base in modo da avere un ‘piatto’ di meringa. Infornare a 100°C per circa 2h30 (o fino a quando la meringa sarà dura al tatto). Lasciar raffreddare nel forno aperto (meglio preparare la meringa il giorno prima quindi). Prima di servire, montare circa 350ml di panna fresca ben fredda (non serve zuccherarla! :-), disporla nella meringa e aggiungere una caterva di frutta, che siano frutti di bosco + fragole, fragole + fettini di kiwi, fettine di mango + frutti della passione o tutto ciò di fruttoso che vi verrà in mente… :-) Insomma, nell’insieme, è un dolce che inanzitutto presenta bene, che è buono e fresco e proprio facile da preparare (anche con tempi strastriminziti…:-)

Vi lascio anche una piccola nota circa ‘other things crafty’ visto che qua ultimamente non si vive più di sola cucina, humhum, ie che magari a qualcun’altro potranno interessare dritte e links per piccoli progetti faidate… nsomma, qui sopra a parte il Lil’ sakura dress ‘creato’ au-pied-levé qualche giorno fa (ispirandomi a un vestitino chasuble visto in commercio, che pero presentava l’enorme difetto di non essere fatto di un tessuto stampato di fiorellini giapponesi… :-P – se volete potrei anche farvi il tutorial prima o poi :-), abbinato con dei pantaloncini di sangallo seguendo questo modello qui. Dimenticavo, la ricetta della crostata di fragole di qui sopra la trovate in archivio.
ps. e comunque, anche se in ritardissimo, buona festa alle mamme fra di voi! ;-)


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