
Una cosa di cui vado golosissima da sempre sono proprio i lamponi: fino a dove ricordo li ho sempre accolti con particolare gioia, dai bavaresini che prendeva in pasticcieria mia nonna alle barchettes industriali passando per il periodo dinantese in cui d’estate, nella luce dorata del fine pomeriggio, li raccoglievamo in giardino con le amichette del vicinato, infilandoceli sulle dita per poi mangiarne dieci di fila…
Purtroppo, da allora, le cose sono notevolmente peggiorate. Anzi, era proprio una vita che lo volevo dire. E, si vabbeeene, lo so, è vero, anch’io pecco, come molti mangiatori contemporanei, di un comportamento che rasenta il bipolarismo: da un lato sono fissata con il bio e il locale e nell’altra mano tengo mango acerbi, avocados brasiliani e fruttini rossi importati dal nord, e non è che sia molto coerente… (ma che chi è senza colpe mi scagli dunque il primo pomodoro transgenico :-). Insomma, ecco, in materia di lamponi, la questione che mi pongo da tempo è questa: Caro signore Carrefour e cara signora Sant’Orsola, mi chiedevo, sinceramente, quale sarebbe quindi il senso della vostra collaborazione commerciale se i fruttini rossi che arrivano dal Trentino una volta messi in vendita a Roma io me li trovo sempre, invariabilmente, inesorabilmente, esasperatamente, maledettamente marci??!
No, dico davvero, quei cosi, e specialmente i lamponi, hanno una propensione all’autodistruggimento veramente notevole. Intanto quando uno li compra deve stare li per 5 minuti buoni a esaminare ogni confezione alla ricerca di muffette, e quando ancora riesci a portare questo compito a buon fine, il tempo di uscire dal supermercato e di avviarti verso casa puoi stare sicuro che prima ancora di riuscire a mettere i lamponi in salvo nel frigorifero l’irreversibile processo di decomposizione avrà già iniziato. Vuol dire che – giuro, parlo d’esperienza – se uno vuole decorarci una torta, coi lamponi, deve prima investigare e scoprire in quale giorno della settimana arrivano, poi fare il lavoretto di minuziosa selezione di cui sopra, e infine acquistare 4 o 5 vaschette per poi ripescarci i lamponi più belli e buttare il resto, che saranno circa i due terzi del totale. Cosi nella pattumiera ci finiscono sia i miei soldi che il vostro lavoro, insomma, che senso ha tutto ciò?
Così, da pochissimo ho scoperto, per tutte le situazioni cucinesche (solo, non per quelli decorativi, purtroppo) il mio personalissimo nirvana e si chiama ‘busta di lamponi surgelati’, prodotti in Germania e acquistabili da Lidl per qualcosa come tre euro il mezzo chilo. Non saranno superlativamente buoni e delicatamente aromatici e velluttati come quelli dell’orto, però ammettete che non hanno un brutto aspetto questi lamponi surgelati e sopratutto: uno li conserva nel congelatore e li tira fuori ogni santa volta che gliene viene il desiderio.
ps. per la cronaca, i lamponi della foto sopra sono di quelli seri e così-come-dovrebbero-essere, e appunto sono francesi e presi al mercato in Savoia, sotto, i lamponi Lidl.

Vabbuo’, ora che vi ho detto dei miei lamponi romani (sob :-), vi dico anche due tre ricette fatte negli ultimi tempi, ricette per l’appunto molto lampone-centriche…

Siccome avevo da smaltire un po’ di albicocche dal mercato (è sempre cosi, vedo cose buone, mi entusiasmo e poi ne compro più di quanto riesco a mangiare :-), intanto, la torta base ricotta è una mia ricetta del cuore da sempre, ultimamente sono un po’ ‘integrale’ cosi ci ho messo dentro appunto la farina di farro integrale e infine, tanto per creare un po’ di effetto estivo ho aggiunto una manciatona di lamponi che con la frutta gialla fanno sempre tanto ‘peche-melba’ che più estivo di così, tu meurs… E vero, l’aspetto è un po’ grezzo e quel che volete ma, giurin giurello, questa torta è a-do-ra-bi-le, morbida e profumosa, un vero amore di torta insomma… ;-)
Torta di farro e ricotta con albicocche e lamponi, the ricetta: lavorare a crema 250g di ricotta fresca con 200g di zucchero e la buccia grattugiata di un limone bio. Incorporare tre uova, uno per volta, poi 75g di farina di mandorle, 140g di burro fuso. Aggiungere infine 250g di farina di farro integrale insieme a un cucchiaino scarso di lievito per dolci e una presa di sale. Mescolare bene, aggiungere 150g di lamponi e versare il tutto in uno stampo imburrato di 22cm di diametro. Aggiungere una decina di albicocche tagliate a spicchi e premerli nell’impasto. Spolverare con poco zucchero di canna e infornare per circa 50 minuti 180°.

Questi qui li avevo intravisti su Elle à Table sotto forma di un unico grande cake che veniva definito ‘cake poco dolce perfetto per accompagnare il formaggio al brunch’. Rifatta la ricetta in versione monoporzione, sinceramente, non me li immagino neanche lontanamente col formaggio e sono comunque dolci, non troppo, juste ce qu’il faut, bref, per me sono per-fet-ti per la colazione. Col tè. Senza formaggi :-) Piccoli cake con banane e lamponi, ricetta: mettere a macerare 100g di uvetta con tre cucchiai di rum. Sbattere 3 uova con 50g di zucchero, aggiungere 125g di burro fuso, due banane frullate e 325g di farina mescolata con due cucchiaini di lievito per dolci e una presa di sale. Aggiungere infine l’uvetta con il rum e circa 120g di lamponi, distribuire il composto nei pirottini o in uno stampo da plumcake ai 3/4 dell’altezza e distribuire altri 30g di lamponi in superficie. Infornare per 30 minuti a 170°C (45 minuti per il cake grande).

E, last but not least, dopo aver provato con limone, limone&vaniglia (cfr regali golosi), kiwi, mango e frutti della passione, non poteva mancare, signori e signore, il curd di lamponi! :-)) Francamente a sto punto non lo so nemmeno manco più io quale fra questi preferisco perché il raspberry curd è veramente deliziosamente tangy, estivo e fresco e insieme ricco e goloso, è perfetto per le regressioni infantili molto girly, insomma, in una parola: yumm! :-)
Raspberry curd, mode d’emploi, per due barattoli: scaldare a bagnomaria 125g di zucchero con 125g di burro e il succo di mezzo limone fino a quando lo zucchero si sarà sciolto nel burro fuso. Aggiungere, fuori fuoco, 300g di lamponi e frullare con il minipimer (se non amate i semini potete frullare i lamponi a parte e poi setacciarli prima di aggiungerli nel composto – personalmente amo persini i semini dei lamponi :-), rimettere il tutto a bagnomaria, aggiungere due uova e due tuorli sbattuti insieme fuori fuoco, e mescolare pazientemente per qualcosa come 8 minuti, il tempo che il composto si addensi leggermente. Versare caldo nei barattoli, lasciar raffreddare completamente poi refrigerare prima dell’uso.
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Categorie: brunch & picnic, cake, frutta, marmellata
Scritto da Sigrid mercoledì 8 giugno 2011




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