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Un piacere semplice

lunedì 23 aprile 2012

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Ci ho già accennato qualche altra volta, credo, e lo ribadisco perché ne sono la prima sorpresa : da un anno e qualcosa i miei gusti e le mie abitudini alimentari sono cambiati tanto (la maternità non è estranea a questo fenomeno: prima c’è la gravidanza con i suoi limiti e le sue necessità, poi la dieta da allattamento, poi la mancanza di tempo e l’esigenza di fare semplice ma centrato, e infine l’altruismo…), insomma a parte aver riconsiderato un po’ tutta la propria alimentazione (e quella del resto della famiglia, visto che il primo motore di tutto ciò è, ovviamente, il fatto di aver qualcuno in casa che deve mangiare per crescere) in base a criteri (prettamente personali) che sono, forse più del benessere o della salute, la naturalezza delle cose (che poi porta ai due di prima, secondo me :-), devo dire che la mia grande piccola riscoperta degli ultimi tempi è quella dei piaceri semplici…
Bande sonore di oggi, Thomas Fersen, bien évidemment…

E non solo alimentari. Certo, ci sta anche lo sgranocchiamento impulsivo di piselli freschi appena comprati, e la riscoperta del pranzo a sacco da portare in gita, ma è anche e sopratutto una questione umana. Come, per dire, frequentare delle botteghe, camminare per acquistare cose che sono state scelte da persone che vi spiegono, magari con passione, da dove vengono, come sono state fatte e perché le vendono, o andare da chi le cose che comprate le produce, poter fare domande, scambiare due chiacchiere, un sorridso, riporre gli acquisti nella sporta e tornarsene a casa. Tutte cose semplicerrime eppure lontane da un mondo – quello contemporaneo – in cui ci si parla via mail e le cose si acquistano con due clic e una carta di credito. Comuqnue, chiaramente, non è che voglia essere integrista, però mi piace l’idea di una via di mezzo, uno sforzo nel ricordarsi di come vivevamo (da piccoli, in modo lento). E così ho cucinato, per la prima volta in vita mia, il budino al cioccolato…

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Sinceramente, non credo nemmeno di avere un legame fortissimo con i budini in generale, da piccola è successo che lo preparasse mia madre, ma non credo di esserci mai andata pazza. Resta che è comunque un sapore d’infanzia, fors’anche solo per via dei budini industriali francesi, e ricordo sopratutto i piccoli rituali che uno si crea (o si creava, da piccoli), per esempio il sottile piacere di prendere le cucchiaiate su ogni riga che ha lasciato lo stampino (mangio tutt’ora il budino così ed è almeno metà del piacere…). E poi mi piaceva l’idea di un dolce con così pochi ed essenziali ingredienti (anche perché per ora me la cavo ancora con le mele al forno ma da qui a poco mi servirà di ampliare un po’ la gamma dei dolci di questo genere, mera necessità casalinga…). Insomma, per farla breve: mi è venuto un attacco di ‘curiosite da budino’. Inoltre credo che anche gli appositi stampini (nella foto sopra), con il loro inconfondibile colore ‘lego’ e il loro aspetto così infantile abbiano contribuito a rendere irresistibile la perspettiva budino (hanno anche due coperchietti il che rende i budini più facili da sformare e mi fa tanto pensare a quelli con la linguetta da staccare sul fondo)…

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Siccome poi avevo da provare i Cook’s Chocolate buttons della linea di Trish Deseine che mi aveva regalati Keiko, e che volevo finalmente testare l’abbinamento cioccolato + poudre equinoziale, un’esplosiva miscela della linea di Olivier Roellinger (per chi non lo conoscesse, è un cuoco bretone noto per il suo virtuoso uo di spezie ed alghe), è quindi finita in un budino per adulti che hanno un po’ voglia di tornare bambini, insieme semplice e coccoloso e con un retrogusto piacevolmente complesso che fa viaggiare verso l’oriente. A sostituire la poudre equinoziale (nella foto sotto) suggerirei un all spices o un po’ di miscela per pain d’épices, altrimenti un mix casalingo di cannella, vaniglia, pepe nero profumato e anice stellato (in proporzioni che purtroppo non saprei specificare).

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Budino al cioccolato equinoxal: In un pentolino a fondo spesso, versare 2 cucchiai di farina e mezzo bicchiere di latte (prelevati su mezzo litro che userete), mescolare bene con la frusta in modo da eliminare i grumi. Accendere il fuoco e, mescolando in continuazione, lasciare che il tutto si addensi, e aggiungere man mano del latte (in sostanza si procede come quando si fa la besciamella, roux escluso ovviamente). Dopo qualche minuto, aggiungere 2 cucchiai di zucchero e 70g di cioccolato (questo qui è al 65%, molto buono e devo dire che il fato che si presenti a pastiglie è davvero molto pratico, mi mancherà questo cioccolato quando la confezione sarà finita), un cucchiaino scarso di spezie (poudre equinoxale o altro), e poi continuare a aggiungere latte + mescolare con la frusta + lasciare che il tutto si addensi. Infine, quando sarà stato aggiunto tutto il latte, aggiungere due tuorli, mescolare ancora per 2 minuti su fiamma bassa e spegnere. Versare in 4 stampini leggermente bagnati di acqua e lasciar raffreddare del tutto prima di conservare al fresco per qualche ora. Rovesciare e servire. Per 4 budini.
nb. nelle prossime versioni ho come la sensazione che ci andranno lo zucchero di canna non raffinato e qualche farina che non fosse 00, sono curiosa di provare con la farina di riso, o la farina di avena (addenserà?) ma anche con l’agar agar…

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vassoietto bianco & bottiglia del latte | dallo Spaccio di Testaccio, banco di Emmanuela di cui ho parlato qui
cucchiaino del budino | vintage
cucchiaino e ciotoline ingredienti | la vaissellerie, Paris
stampini da budino | tedeschi ma non ricordo il marchio, presi da Peroni

Categorie: al cucchiaio, basics, chocolat
Scritto da Sigrid lunedì 23 aprile 2012