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Si chiama Diario italiano, lo pubblica Rizzoli, conta 256 pagine, un 100 ricette divisi fra 10 destinazioni (più o meno note) d’Italia, contiene come al solito le mie foto, i miei appunti di cucina, le mie storielle più o meno leggere e umori annessi, e da oggi lo potete acquistare in rete e nella vostra libreria di fiducia.

Veramente sono un paio di giorni che la mia copia stafetta di Diario Italiano è arrivata a Roma: il primo giorno l’ho sfogliato qualcosa come 83 volte (e la prima volta che l’ho sfogliato ho pure pensato ‘toh, ma ci sono un sacco di ricette qua dentro?!’), l’ho rigirato in tutti i sensi e ho chiesto approssimativamente 247 volte a mio marito se secondo lui è un bel libro?? (è che la noia quando ‘fai’ le cose poi non riesci a guardarle con distacco, insomma, è il solito ‘ogni scarafone è bello a mamma sua…’ :-), ottenendo, intorno alla 169esima volta che glielo chiedevo un siiiiiiii è un belliiiissssimo librooooooooo, solo che m’è venuto il dubbio che forse fosse una risposta di comodo per sbarazzarsi dalle mie domande inopportune… Poi ho fatto un paio di chiamate estasiate con Chiara, Paola e Rossella, rispettivamente grafica, redazione e direttrice editoriale (ne approfitto per ringraziare le ultime due della pazienza e sopratutto per aver permesso che nascesse questo libro – ringrazio anche Chiara, che è ormai una vera e propria compagna di strada, questo essendo il terzo libro che facciamo insieme, anzi veramente stiamo lavorando sul quarto, chi ci ferma più? :-) .

Insomma, avete presente nei film quando le ragazze in visibilia gridano tutte insieme? Ecco, una cosa così. Siamo state a ripeterci ma è beeeeelloooooo, ma è venuto beeeeneeeeee come se da un lato ce ne dovessimo convincere a vicenda e dall’altro ne fossimo sorprese – vojo ddi, abbiamo lavorato come imperterrite stackanoviste per quasi 5 mesi, ci mancava solo che il libro ci veniva brutto ci veniva…- insomma, l’avrete capito, non importa che di anni ne abbia circa il doppio del massimo autorizzato per essere etichettato adolescenziale, di fronte a una sua creature l’autore non è poi tanto diverso da una sedicenne insicura che temporeggia davanti allo specchio la sera del ballo di scuola… :-) Comunque, ecco, a parte la fibrillazione e cercando di darci una parvenza posata, posso dichiarare che noi ci riteniamo piuttosto soddisfatti.
E questo è, oggi la ‘mia’ creatura spicca al volo e smette di appartenere solo a me, se l’incontrate, se la sfogliate, se leggete, cucinate, fatemi sapere cosa ne avrete pensato, in bene e in male, cosi magari al prossimo giro magari faremo persino meglio… :-)

Dentro il libro

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Ci sono 10 capitoli, ognuno è dedicato a un ‘luogo’ italiano (un quartiere, una regione, una città, una zona, una strada statale… :-) di cui cerca di raccontare qualcosa, con foto e testo. Per ogni luogo ci sono una decine di ricette, solitamente sono delle ricette ‘alla cavolè’ come piacciono a me, cioè prendendo spunto da ricette e prodotti locali ma ‘reimpastando’ / interpretando, faccendone qualcos’altro. L’idea ovviamente non era affatto di fare un libro di cucina tradizionale, anche se appunto la tradizione è quasi sempre il punto di partenza. In alcuni, pochisssimissimi, casi ho riportato una ricetta classica tale quale (dovrei contare ma saranno due o tre casi, uno è per esempio il bollito alla picchiapò romano), perché il mio entusiasma verso il piatto – tradizionale ma relativamente sconosciuto – era tale da non poter farne a meno :)

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In quanto alle destinazioni, alcune vi saranno familiari (non ho resistito a inserire i ’soliti’ Venezia, Roma, Sicilia.. :-), altri forse un po’ meno (Cagliari, Marche, Livorno, il Lago Maggiore, ecc). Tutto ciò comunque nasce dall’osservazione che ovunque uno vada in Italia trova sempre qualcosa di buono e di bello e qualcuno disposto a farglielo assaggiare. Anzi sono fermamente convinta che si potrebbe scrivere un capitolo di questi, con anneddoti, foto suggestive e sapori caratteristici e ispiranti su ogni songolo paesino d’Italia. E infatti si potrebbero tranquillamente fare uno e più sequel a questo libro qui. Speriamo che mi chiederanno di farli, eheh :-))

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Dietro le quinte?

Ma quali quinte? Mi fa sempre sorridere vedere i set superprofessionali che si vedono nei reportage sugli studi fotografici, qui la verità è che siamo alla massima casalinghitudine, visto che intorno alla ‘mia’ stanza foto (due flash, un bank e un ombrellone, una scrivania, un tavolo e un tavolino di legno sverniciato dipinto bianco che non gli daresti due lire e che invece uso tantissimo come supporto per i miei cibi – fino a quando non me ne stuferò), dove fra l’altro sostano spesso le pile di panni stirati e non di rado si incontrano oggetti di ogni sorta sul pavimento (i bambini hanno un’incredibile capacità a tirarti fuori gli oggetti a una velocità maggiore della tua per rimettirli la dove stavano), quando non ci finiscono addirittura gli stendini con i panni ad asciugare (eh si ma fuori è umido… grrrr) c’è casa nostra. E altrove in casa c’erano appunto Lena e la tata che ridevano e giocavano, creando così un sottofondo audio quantomeno nuovo. Questo per il mio ambiente di lavoro : tanto profescional non mi pare a me tuto ciò… ps per i curiosi: per le foto ho usato la solita canon eos 5D II, un obiettivo canon TS 90mm f2.8 per i piatti e prevalentemente i soliti canon 24-105 f4 & 50mm f1.2 per le foto fuori.

cane_ssl[foto: Incontro casuale durante la mia solita spedizione mattutina al Carrefour vicino casa...]

Il vero dietro le quinte del cibo di questo – e degli altri miei libri – sono i luoghi dove il cibo lo compro ovvero 1) il carrefour dietro l’angolo (trovo sia un’ottimo supermercato, forse perché è francese, eheh :-) 2) il mercato di Testaccio (che ha anche un capitolo tutto suo nel libro, nella vecchia versione, quella nuova la devo ancora digerire) e 3) l’alimentare Vertecchi, sotto casa mia, e dove, oltre al famosissimo pecorino del pecoraro di Castelgandolfo (voi non ce l’avete un formaggio così sotto casa, eheh, e fa pure la ricotta :-), trovo sempre delle chicche che non mi aspettavo, tipo quando scendo mezzo disperata perché mi manca questa o quella cosa e non ho tempo per girare Roma a cercarla, esempi recenti:
- Aiutoooo, non avete mica una salamella di cinghiale al tartufo?
- Celo!!
- E una questione di vita o di morte: mi servono i maccheroncini di Campofilone!!
- Certo che Celo!!
- Ma chi devo corrompere per trovare un po’ di strutto fresco in questa cittàààààà?
- Celo io celo!!!

riccardo.ssl [foto: Riccardo Vertecchi, salumiere-tanguero nell'omonima salumeria che gestisce insieme ai fratelli in via del gazometro]

E questo quando non spacciano addirittura le bottiglie di vino appena fatto, le verdure dell’orto di famiglia o i raviolini fritti di carnevale prodotti per uso personale, o t’invitano a un corso di tango argentino che da un po’ a Riccardo gli è venuta la fissa che a parte scrivere poesie in onore dei suoi formaggi e salumi, dopo il negozio va a balla’… Il tutto, ridendo e scherzando in romanesco, tanto per completezza…
Poi c’è da menzionare anche che il pesce viene dalla pescheria in via del porto fluviale (che vi raccommando volentieri, hanno spesso del bel pescato :-), mentre la carne la prendo il più delle volte al mercato di San Teodoro.

Props, props, props

Stavolta niente nastrini colorati, gli accessori in foto vengono in gran parte dalla mia ‘collezione pivata’ (che sta qui sugli scafali della stanza foto in tante cassette di legno – avete presenti quelle del vino no?, ecco, quelle infilate negli scafali di pino ikea, tutto dipinto bianco :-) e che tracimano un po’. Hum. Ho cercato di inserire, in ogni capitolo, uno o più oggetti che provenissero ‘davvero’ della zona oggetto del capitolo, senza ovviamente voler farne un catalogo di cianfrusaglierie, però ecco appunto, abbiamo quindi, nel disordine, stracci antichi presi al mercato delle pulci nelle langhe, tovagliette stampate a mano prese a Orta San Giulio, teglie prese dal rigattiere umbro, carta di imballo di Volpetti (lol), un tavolo marocchino che non c’entra niente :-), una tavoletta di ardesia come-al-Gambero-Rosso, tovagliette col bordo di pizzo trovate su un mercatino marchigiano, piatti calabresi spacciati per campani (hum :-), piatti inglesi presi da un’affabilissima antiquaria di Cagliari e anche qualche piatto di ceramica sardo artigianale…

scaffale_ssl [foto: scaffale propos, lato 'tessuti, tovagliete, stracci & co', duramente provato da 4 mesi di intenso lavoro, aka, da riordinareeee! :-)

Per il resto però c'è di tutto, dall'argenteria vintage presa a Warwick o al mercato del jeu de balles a Bruxelles passando per degli stracci parigini, vecchi piatti ungheresi e portoghesi, stracci di lino della bisnonna calabrese, oggetti habitat e ikea e zara home, nonché la miniteglietta rubata tempo fa al micro fornetto elettrico di mio cognato e che adoro (lui, certo, ma la teglietta anche di più :). Comunque, l'avrete capito, se anche voi volete farvi una collezione di oggetti (e sarete felicissimi di averla quando si tratterà di mettervi a traslocare, uh, credetemi pure sulla parola), basta visitare rigattieri e antiquari ovunque andate, e accumulare tutto ciò che vi pare bello e interessante, anche se li per li sul momento non sapete cosa ve ne farete (tipo il vassoietto veniziano della pagina 15, mai usato prima e e probabilmente non lo userò mai più, ma in quella foto li mi piace proprio :-)... Altra grande amica e alleata a livello di accessori è Emanuela Comignani che ora ha un banco tutto nuovo e bello spazioso al nuovo mercato di Testaccio, il suo veramente più che un banco di casalinghi è uno spaccio per fotografe di cibo dal mood shabbychic (oltre a essere un'inesaurabile pozzo di chiquerie inaudite tipo 'il set di microspazzolini pepr ripuliri gli angoli dei tagliabiscotti', vojo ddi'!?... :-)

manu_ssl[foto: un dettaglio del banco di Emanuela, colezione di piatti ferro smaltato (che glieli prenderei tutti se non esercitassi su me stessa quel minimo indispensabile di autocontrollo zen... :-)]

Cover story

Letteralmente, quer brutto pasticciaccio della copertina… Tanto è sempre così, le copertine sono le copertine, e son semmmpre problemi e dilemmi e mancanza di ispirazione, quasi che nemmeno ci faccio pù caso, tanti si sa in anticipo: sarà un tormento. Per questo libro avevo chiesto a Giuliano Koren (che qualcuno si ricorderà per aver fotografato gli eventi KitchenAid di tempo fa, inoltre è neopapa!! Benvenuto Jan!!!) di fare sto benedetto scatto di copertina, e lui molto inconsciamente gentilmente aveva accettato. Primo problema: capire che razza di copertina volessimo. Il punto è che mentre nel libro tu autore fai su per giù quel che ti pare, sulla copertina non è così, per la copertina bisogna, di regola, consultare ogni singolo dipendente della casa editrice, e poi ogni singolo rappresentante arruolato nella forza vendita e magari anche tutti quanti i responsabili regionali delle più importanti catene di librerie e in finis ha potere di veto anche la vicina di pianerottolo che ha appena festeggiato il suo cinquantesimo compleanno e sopratutto vanta una bisnonna originaria di Voghera. Come vedete, è un complicatissimo esercizio di democrazia e quel che ho imparato in questi anni è che da autore è meglio alzare le mani fin da subito (tanto una cosa è garantita: la copertina non sarà mai quella che vuoi tu :-). Quindi, occoreva inanzitutto definire un tema (euhm, secondo me ci servirebbe una foto che facesse ‘diario’ e ‘italiano’ :-D) e subito dopo la location (Roma? no??). E questo del scegliere il ‘dove’ è stato senz’altro la cosa più difficile dell’intero libro (non a caso c’è gente che per mestiere cerca i luoghi in cui fare riprese, e non li invidio). Dopo un po’ di girovagare (col broncio, che avevo altro da fare, tipo scrivere il libroooooooo) per trastevere e il centro di Roma l’occhio mi era caduto su questo posticcino qui:

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Se non che a prova fatta in realtà si vedeva un pezzo di muro e una marea di edera e a parte che poteva essere ovunque sembrava casomai la copertina di un manuale per la cura delle piante rampicanti. Bocciata subito quindi. Poi s’era pensato a questo (che però è stato bocciato per lo stesso motivo della location precedente, la mia fulminante carriera di locascion spotter finisce quindi qui),

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mentre a un certo punto, nel delirio generale, è addiritura spuntata l’opzione ‘decor con fiaschi di chianti appesi’ (per carità cristiana non citerò quale mente geniale ha partorito questa idea :-P), individuato in una ’suggestivissima’ trattoria che fa menu turistici a 13 euro tutto compreso, idea subito accolta con sdegno e fior di insulti. Eravamo proprio sulla buona strada! :-) Con Giuliano abbiamo quindi girovagato un bel po’ (recitando en passant come una mantra catartica una scena celebre tratto di tre uomini e una gamba, vediamo se indovinate quale…), con lampade e una tonnellata di materiale appresso, prendendo in prestito sedie e cesti di vimini, componendo scenette da ‘ritorno del mercato’ e usando dei cagnolini come figurati, rompendo en passant le scatole a ristoratori e turisti (eravamo fissati che sta foto s’aveva da fa a Trastevere, la prossima volta vado ar Panonte alla Garbatella, facciamo prima :) e faccendoci fotografare noi stessi da turisti che chissà che pensavano che stessimo facendo (preferisco non fare ipotesi).

giuliano_ssl[foto: Giuliano trascina il suo materiale foto in giro per Trastevere, scrutando l'orizzonte alla ricerca dello spot perfetto - haha ;-)]

Per farla breve, è finita che in copertina del libro c’è andata forse l’unica foto che non era seriamente stata presa in considerazione come possibile copertina, fatta in un posticcino che avevo ’scoperto’ poche settimane prima, mentre Giu e io (ve lo ricordate Giu??!!! :-) passeggiavamo per Trastevere e che si cercava un posto in cui bere un bicchiere e mangiucchiare qualcosa e nel quale anche con Giuliano abbiamo pranzato più di una volta. E l’unica foto per la quale non sono state usate luci (meno male che lui se le era portate appresso da Trieste…) e per la quale non abbiamo ’studiato quasi niente, insomma, ci siamo limitati a ordinare il pranzo… Ecco com’è andata. Il posto comunque si chiama Ditta Trinchetti (nella foto qui sotto), fra l’altro è molto carino e non si mangia affatto male. Già che ci sono li ringrazio per la pazienza che hanno avuta che come dire eravamo un po’ ingombranti come clienti. ps. per la cronaca, la vespa che si vede sullo sfondo in realtà è grigia (sic). ps2. E comunque la copertina essendo una sovracoperta si può anche togliere. Grazieaddio :-))

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Cavoletto & friends

Come dicevo, ogni luogo è stato l’occasione di incontri, e tutti gli incontri sono stati belli ed edificanti, perché tutte le persone che ho incontrate erano felici di condividere qualcosa del loro territorio, di far assaggiare i loro sapori, di raccontare qualcosa della propria infanzia, di portarti a casa a sfogliare il ricettario della nonna. Davvero, se ci ripenso è enorme, ed è senz’altro una bellissima e importante particolarità del tutto italiana. Gli incontri, fatti negli scorsi mesi ma anche prima, negli ultimi anni, ho cercato di documentarli nel libro, troppo lungo elencare qui tutte le persone che in qualche modo hanno alimentato il mio desiderio di sapori e sapere, spero sopratutto di non aver dimenticato nessuno nei ringraziamenti (veramente mi sveglio di notte col terrore di essermi colpevolmente dimenticata di ringraziare qualcuno…). A tutti colloro che hanno incrociato la mia strada in questi mesi e anni, a tutti coloro che mi hanno insegnato qualcosa, un sapore, una parola, una storia, una ricetta, vorrei ancora dire un enorme grazie.

marge_ssl [foto: Margherita, a casa sua a Cagliari, con la sua panada vegetariana - la mia replica si trova nel libro]

Famolo strambo

Piccolo elenco delle cose bizzare/vergognose che uno è portato a fare perché trascinato dall’entusiasma di star a scrivere un’opera per i posteri (sto scherzando eh ;-): fotografare senza permesso anziani signori per le vie di Venezia e rischiare di prendersi un colpo di biusta della spesa in testa (l’ho comunque messo nel libro che lo trovo molto bello, e poi è una sagoma… :-); fotografare adetti alla macellazione al mercato di Cagliari e farsi guardare piuttosto male…

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; rischiare di farsi venire la nausea da pasta fresca, ricominciando 4 volte la sfoglia dei fazzoletti per capire lo spessore che ci voleva di preciso…; cucinare con le prime pesche (spagnole) della stagione (nota per più tardi: le prime pesche spagnole della stagione andrebbero bene in sostituzione delle palle da bigliardo); pranzare con pasta piena di burro e formaggio di montagna fuso quando fuori ci sono qualcosa come 35 grgadi (dentro, grazie alle luci per le foto, ce n’erano 38, circa), ma questo è proprio un classico; riempire il frigo di cheesecake alla pesca (a un certo punto ce n’erano 3…) e propinarli a chiunque capiti a tiro (Dovete leggere il contatore del gas? Certo si, e, senta, posso incartarle anche un pezzetto di cheesecake con le pesche, che se lo porta a casa?? :-); idem con i dolcetti alle mandorle che ho provato e riprovato e aggiustato 4 o 5 volte ( a colpi di 40 dolcettini per giro vi lascio fare i conti); rischiare di far prendere la polmonite a tutta la famiglia trascinandola in giro per i paesini ventosi dell’entroterra umbro al primo raggio di sole della primavera; usare il passeggino (con bimba dentro) come parasole quando si è trattato di fare una foto della terrina di ricotta e primizie sull’unico metro quadro di pratolina trovato nel raggio di 1km intorno a casa mia (certo che certe volte, visto da fuori, devo proprio sembrare una fuori di cucuzza… :-); girare per l’entroterra marchigiano fermando la macchina ogni 20 metri cioè a ogni campo di girasoli e farne tremila foto che manco fossi una turista nipponica sguinzagliata in giro per il colosseo; fare autoscatti con ‘colata di cioccolato’ (e non avete idea di cosa non si combini in quei casi, c’erano tracce di cioccolato persino sul pavimento) ecc.

prato_ssl[foto: retroscena della foto di p.119, terrina su sfondo di margheritine con passeggino parasole...]

Playlist

Perché credo che quello che facciamo è anche in qualche modo impregnata dall’umore che abbiamo in quel momento e dalla musica che ascoltiamo (e anche perché io non riesco a lavorare senza musica, mi da concentrazione, calma, serenità e energia, a secondo di quel che serve… :-)

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- Hooverphonic – Jackie Cane (i 40 primi secondi sono semplicemente fa-vo-lo-si, da ascoltare rigorosamente a palla)
- Celine Dion – on ne change pas (on ne change paaaa-aaaaa, on attrape des airs et des poses de comba-aaaaaaaa), momenti di amarcord, boh…
- Peppa pig – (everybody looooves Peppa Pig, and jumping up and down in muddy puddles of course… :-)
- CPEX – Boecht van dunaldy (no vabbe, meglio che non ve la spiego questa, tanto non potete capi’, anzi, se qualcuno la capisce mi scriva che gli devo una Hoegaarden! :-)
- Dire Straits – Money for nothing (We gotta install microwave ovens / Custom kitchen deliverie-e-e-e-eeees / We gotta move these refrigerators… )
- dorval – un po’ tutto l’album Celle que vous croyez è stata un’ottima compagnia musicale per scrivere i testi del libro
- Jeanne Cherhal – Le petit voisin (le petit voisin s’appelle Jocelin, avec un p avec un f comme dans Martine, le petit voisin il a un grain.… – per i momenti di umore surreale)
- KT Tunstall – Little favors, the girl and the gost, golden age, di lei comunque è ottimo tutto
- Stephan Eicher – Cendrillon après minuit (adoro l’intro, l’ho ascoltato fino alla nausea, quasi), Venez danser, Rivière e comunque, io adoro Eicher :-)
- E sopratutto: l’integrale di Sia, in particolare Big girl little girl (you’re a ripped curl), Day to soon, Breathe me, e lo stupendo Titanium (I’m bullet proooooof, Nothin’ to loooose (…) I am Titaaaaaaniiiiiiiiiiiuuuum …- della serie ‘un po’ di David Guetta e un doppio caffè e va subito meglio…:-)

flamants.ssl [foto: Cagliari, stagno di Santa Gilla, i fenicotteri avvistati con Valentina - grazie Vale!!! ;-)]

Categorie: autopromo, diario italiano
Scritto da Sigrid mercoledì 12 settembre 2012