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Un assaggio di Taste

sabato 22 settembre 2012

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Questo weekend a Roma c’è Taste e nonostante le mie intenzioni fossero diverse (per essere del tutto sincera, e nonostante la cucina rimanga un’eccellente carburante per le mie piccole cellule grigie, mi hanno proprio stancate queste occasioni similmondane in cui i quattro stessi gattimangioni si ritrovano fra di loro a ripetersi sempre le stesse cose – si, semplifico all’estremo, certo :-). Ciò detto, dopo che per la decima volta che amiche e conoscenti mi chiedesso ‘Vieni a Taste?!’ ho iniziato a pensare che sarebbe stato quantomeno un buon momento per salutarmi con gente che non vedevo da troppo tempo. Detto fatto, andammo quindi a Taste.

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Inanzitutto, che cos’è Taste? Beh, ecco, questa è una buona domanda. Confesso che non avevo consultato il sito per cui a parte il sottotitolo (la più grande fiera gastronomica del mondo... wow!?) sapevo poco o nulla. Visto anche il nome pensavo a una versione de noantri del Taste di Firenze (ancora non ho capito se l’organizzazione è la stessa o meno), e mi aspettavo di conseguenza un certo numero di espositori del settore gastro e magari anche di un certo livello, più un nutrito programma fatto di incontri, showcooking e blabla. In realtà, un veloce giro di recognizione ci ha fatto capire che a Taste ci sono sopratutto i cuochi (di un certo otttimo livello) romani. Più un (piccolo) tot di stand commerciali e uno spazio in cui si organizzano corsi di cucina. Ci risulta quindi che Taste è oltretutto una specie di ristorante allargato, un restaurant festival come lo dice il sito, che è una concept molto interessante ma che per esempio dalle locande di Taste non si capisce affatto (cosa che mi pare quantomeno bizzarra).

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Quindi, a Taste abbiamo trovato, nel loro stand/ristorantino satellite, il meglio dei cuochi romani, ciascuno proponendo tre portatine da assaggio da acquistare a 5 o 6 euro. Si può quindi, un po’ come in una fiera, comprare cibo di qua e di la, spizzicando e curiosando fra sapori, alla differenza che invece di frittelle rustiche o spiedini bruciacchiati si mangiano chicche gastronomiche estreme :-) Una bella idea questa, senz’altro. Si ritrovano quindi, in ordine sparso e non esaustivo, il Pagliaccio, Pipero, Glass Hosteria, Giuda Ballerino, Acquolina, Convvio Troiani, Imago, All’oro, e via dicendo. E per la sete c’è il bancone di Trimani dove si può acquistare un calice di quel che vi pare…

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Oltre a mangiare, si può fare un po’ di shopping gastro, acquistare le spezie dell’Emporio delle spezie di Testaccio, le delicate tavolette cinte di pizzo di Said, i dolcetti di Checco er Carrettiere o di Andrea De Bellis, i prodotti del Caffè Sant’Eustacchio e via dicendo, il tutto in uno scenario carino, nel verde sul tetto dell’Auditorio della musica, con anche deliziosi (ma secondo me troppo esigui per il numero di persone che può frequentare l’evento) spazi con tavolini e sedie sotto gli alberi.

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Perplessità svariate Mi sto ancora chiedendo quale fosse esattamente lo scopo di Taste of Rome. Mi piacerebbe che l’intento fosse quello di avvicinare il pubblico romano (e non) ai suoi cuochi di eccellenza, o viceversa, portando i cuochi fuori dalle loro cucine e offrendo i loro cibi al di fuori dell’occasione pìù solenne e impegnativa, forse, di una cena al ristorante. Questo sarebbe un approccio per il quale non potrei che manifestare estremo entusiasma. Solo che, la dove i francesi di Le fooding riescono davvero a rendere divertente e democratica l’incursione dei grandi chef nella vita di tutti i giorni, qui c’è da mettere in conto la location poco centrale, l’ingresso (a mio avviso del tutto ingiustificato) di 16 euro e la spesa per i singoli assaggi (della dimensione di un amuse bouche) a 5 euro. Vale a dire che per fare l’aperitivo a taste (ingresso + 1 calice di vino + 2 assaggini) si spendono sui 30 euro. Che sono forse un po’ tanti di questi tempi e se si tratta di avvicinarsi in modo soft alle persone che per un motivo o un’altro al ristorante non ci vanno. A meno che ovviamente l’intento dell’evento non fosse questo bensì di fare la solita kermesse per i soliti frequentatori dei ristoranti (e in questo caso mi sfugge del tutto l’utilità di un’evento del genere che tanto i soliti mangioni al ristorante ci vanno già).

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Infine, da utente avrei apprezzato trovare un maggior numero di ‘venditori’ (nell’insieme è una ‘fiera’ molto piccola questa) e sopratutto, se taste si propone davvero di mettere in mostra il gusto dell’eccellenza romana, allora mi aspetterei anche di trovare delle sezione che risultano invece del tutto assenti, come quella dei pizzaioli, delle gastronomie e dei gelatai artigianali, tutta gente che avrebbe potuto contribuire a creare un vero quadro dei sapori romani d’eccellenza di oggi, e che – forse per via del costo esorbitante degli stand – era del tutto assente. Vice versa, mi pare che gli stand delle marche industriale qui erano piuttosto fuori luogo (sempre se l’intento è quello che credo io, altrimenti come non detto). Ultima nota, visto che i 5 euro ad assaggino on sono esattamente democraticissimi, mi chiedevo perché non si è preferito abbassare il prezzo insieme al costo delle materie prime, insomma, credo che si potevano servire assaggino strabilianti a 3 euro usando ingredienti basic meno costosi di foie gras, ricciola e salmone selvatico, e senza tuttavia perdere l’occasione di dimostrare creatività ed estro culinario…

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Si, ma cosa si mangia? Chiaramente non posso farvi l’elenco di tutti gli assaggini disponibili, mi limito quindi a dirvi di due cose assaggiate, entrambe emblematiche. La prima è l’hamburger con foie gras, maionese al mango, chips di patate multicolor e fiorellino finale che sa di liquirizia di Cristina Bowerman titolare di Glass Hosteria (una vita che mi prometto di tornarci, mi dovrei proprio dare una mossa…), e al quale darei un oscar qui e ora: si tratta di un hamburgerino davvero sfizioso e divertente, molto ben presentato, con cotture e consistenze perfette e delle belle dinamiche fra i sapori nel piatto, ottima esperienza, per me i piattini di Taste dovrebbero essere tutti così.

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Altro esempio, molto meno convincente però, è (nella foto qui sopra) il salmone selvaggio con succo di anguria e tartufo ordinato allo stand di Giuda Ballerino: Davvero micro la porzione, buono il pesce ma non mi ha convinto l’abbinamento (eppure sulla carta era intrigante…) mentre il tartufo nero estivo si vede ma non si sente. Per me un pessimo assaggio, e pensare che da Giuda ballerino, molto molto tempo fa, avevo invece mangiato molto bene. Del resto, capace che si mangi ancora molto bene. Tuttavia, se l’intento era di attrarre nuove persone al ristorante e se io non ci fossi già stata, dopo quell’assaggio sicuramente non ci sarei andata (questo solo per illustrare che Taste in effetti può essere una bella occasione di farsi conoscere, ma può essere anche un’arma a doppio taglio).

Taste of Rome è all’Auditorio Parco della musica fino al 23 settembre.

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Categorie: ristoranti & affini
Scritto da Sigrid sabato 22 settembre 2012