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Impressioni di Varsavia

martedì 23 ottobre 2012

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Sinceramente, per quel poco che ci sono stata ho trovato Varsavia bella e piacevole, ha grandi arterie e molti o più grattacieli di quanto mi sarei aspettata, ma anche un centro storico davvero piacevole (anche se i pollacchi stessi quando te lo fanno vedere ti dicono sempre con un po’ di disappunto che non è l’originale, poiché è stato tutto quanto distrutto dai tedeschi e successivamente minuziosamente ricostruito nel dopoguerra, contrariamente a Cracovia che si è salvata…). Anche se ricostruite quindi, sono belle le case del mercato vecchie, simpatiche le sirene che si trovano un po’ ovunque e piacevoli le percettive, bello da scoltare la lingua polacca (anche se non è per nulla trasparente – o per lo meno non per me – e che uno nemmeno riesce a pronunciare le parole scritte per via di tuta una serie di consonanti impossibili da pronunciare. E poi mi spiace di non aver visto meglio il fiume Vistola che taglia la città a metà. E anche di non aver potuto rimanere ancora un giorno o due… Sotto un po’ di immagini della città vecchia (incluso la colonna con statua del re Sigismondo…)

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Sotto, piccola collezione di cose tipiche, dalla trabant targata DDR agli ‘zingari’ che suonano per strada (avete presente la musica di Bregovic? ecco, qualcosa di molto simile), passando per la bambole e i tessuti ricamati, nonché le ceramiche che con grande dispiacere non ho acquistate…

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Sotto e sopra: vedute del castello nel parco Łazienki…

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La casa sull’acqua e l’autunno dorato

La casa sull’acqua, circondata da laghetti, era la dimore estiva dell’ultimo re di Polonia, il re Poniatowski, e si trova nel parco Łazienki, che significa letteralmente ‘bagni’ poiché la casa, nella sua prima versione, con tanto di sale coperte di maioliche bianche e blu, vasche ecc, era in effetti dedicata ai bagni. La casa stessa è circondata da un immenso parco che in questo periodo dell’anno sfoggia bellissimi colori giallo, che diventano dorati nella luce del sole (per questo i polacchi parlano di autunno dorato e in effetti basta un raggio di sole e le tonalità gialle si accendono in sfumature scintillanti…). Molto suggestivo tutto ciò, molto bello e curato il parco (pieno di panchine, persone che prendono sole, leggono libri e pensionati venuti a portare noci agli scoiattoli). Molto interessante la visita guidata della dmore principale, ottima per capire qualcosa in più del paese e della sua storia.

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Il gusto di Marta per la semplicità

Non ho veramente conosciuto Marta Gessler, titolare di Qchnia Artysticza, dove fra l’altro abbiamo presentato la traduzione polacca di regali golosi, l’ho solo incrociata ma nonostante ciò credo sia una persona da amare. Il suo locale, insieme semplice e di una raffinatezza notevole, è assolutamente da visitare: si fa il caso che questo locale cambi aspetto praticamente ogni giorno, a secondo dell’umore e dell’ispirazione di Marta, che evidentemente ha il gene della decorazione. Nel giorno in cui ci sono stata io ho trovato i tavoli allestiti con tovaglie che ricordano vecchi stracci da cucina di campagna (o lenzuola di ospedale retro, dipende da come gli guardi :-), casse di mele rosse a profumare l’ambiente (funziona, davvero, il profumo era stupendo, puro autunno) e ghirlande di foglie cadute nei toni giallo arancio marrone. Tutto molto molto semplice, e terribilmente di effetto (oltre che inspiring!). Ma non è solo per la deco che bisogna assolutamente visitare questo locale, è anche per ciò che si mangia qui: piatti semplici, di stagione, e spesso ispirati alla tradizione polacca (ma anche no), presentati sempre con style e semplicità, e un gusto molto geometrico anzi grafico – lineare nella presentazione – che mi è piaciuto davvero molo.

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Lato cibo, tutto ciò che ho assaggiato era davvero ottimo, dal bortsh ucraina viola (con rape rosse, borlotti, carote e aneto) ai pieroghi ripieni di patate e formaggio, passando per le crespelle di patata (sono molto molto simili ai latkes ebraici) serviti con salmone, panna acida e caviale di wasabi (una delle poche volte che fuori dal Bulli abbia visto una sferificazione che avesse un senso! :-), o con fegatini, mele e chutney, nonché gli involtini di cavolo che, devo dire, erano di gran lungo migliori dei miei (ehvabbe :-)). Ciò detto sul menu c’erano anche cose da catalogare nel menu global contemporaneo: zuppa di zucca con latte di cocco, ravioli con spinaci e ricotta, pasta con pomodorini e erbette, salmone scottato e via dicendo. Insomma, menu versatile, simpatico, cibo ottimo, bello e curato, tutto ciò a dei prezzi che mi sono sembrati molto più che ragionevoli (non so se è stato un’impressione mia ma mi è parso che la Polonia è, quantomeno per noi, francamente poco dispendiosa, per dire, il taxi per l’aeroporto costa 60 sloty, che sono 15 euro, per ricordo per fare roma centro fiumicino siamo ormai a un delirantisismo 48 euro – una vera e propria rapina). Dimenticavo il dolcetto conclusivo, crostata tiepida di prugne con gelato alla crema e un incredibile infuso autunnale sotto forma di bicchierone di acqua calda in cui nuotano un’infinità di fettine di mela, di zenzero fresco, striscioline di buccia di arancia, chiodi di garofano e pezzetti di cannella. Aggiungi una bustina di tè nero, se vuoi, e voilà, bibitone infuso e speziato, digestivo, caldo, perfetto per gli ultimi giorni dorati di ottobre…

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La strana storia dell’erba del bisonte

Chi ha seguito su twitter se lo ricorderà, quando mi hanno raccontato dell’erba dei bisonti ho pensato che mi stessero prendendo in giro… E successo che eravamo al ristorante, e siccome non riuscivamo a individuare gli ingredienti della marinata del roast-beef assaggiato quella sera, abbiamo (cioè hanno, i polacchi) chiesto al maître di cosa si trattava. Quando hanno poi cercato di tradurre la risposta, e venuta fuori questa erba del bisonte, che mi è stata propinata tipo così: sai nel nord della Polonia ci sono queste foreste dove vivono i bisonti, e li cresce questa erba, e solo lì, e si usa in cucina o per aromatizzare un liquore. Ora, io ero vagamente disposta a credere ai bisonti (pochissimi giorni prima avevamo notato, al bioparco di Roma, i bisonti europei e la cosa ci aveva colpita- ché i bisonti non vivono la dove ci sono gli indiani? no?), ma la storia dell’erba mai sentita prima era davvero too much. E invece dopo poco è arrivata la bottiglia di vodka con il filo d’erba dentro (nonché i bisonti sull’etichetta) a fine pasto il bicchierino di vodka all’erba dei bisonti ghiacciata (è bizzarra, molto secca, con un sapore amaro ma non eccessivo, ah, ed è fortissima :-). E tanto per completezza, mentre sfogliava la rivista della Lot in aereo, non ti trovo un’articolo lungo tre pagine sullo stesso identico argomento?! Certo che si! Comunque, per farvela breve, l’erba di bisonte pare sappia di foresta (può essere), cresce solo spontanea e va solo raccolta sul fine di luglio, a mano, ripulita scrupolosamente poi essiccata. Aromatizza sopratutto la vodka ma è sempre più in auge presso gli chef polacchi emergenti che amano usarla nelle marginature di carne. Ecco :-)

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Altre chichi comestibili davvero molto alla rinfusa

Avrei da segnalare il ristorante Rozana, un posto piuttosto interessante (nelle foto qui sopra), tutto pizzo e vecchi merletti, con una cucina anche qui di matrice polacca, resa un po’ più elegante e leggera, luogo pieno di fiori oltre che di pizzi, e che da tanto la sensazione di trovarsi in una casa borghese. Qui fra le altre cose servono una specie di carello dei dessert (ultima foto, una roba di un barocco talmente esagerato che è persino affascinante) sul quale spicca, oltre alla charlotzka (nome generico per torta di mele, immagino sia imparentato con la charlotte russa di qualche tempo fa), un dolce fatto di strati alternati di meringa e crema, di cui avevano due versioni, l’una più scura, con caffè e datteri, l’altra più chiara, con mandorle e una crema al cointreau. A quanto pare ci sono tifosi per enteambi le versioni, per quanto mi riguarda ho a-do-ra-to la versione chiara, e spero prima o poi di riuscire a replicare quella bomba fatta di una meringa croccante fuori, morbida dentro, e farcita con questa lussuriosa crema che profumava di alcun all’arancia…
Oltre a questo ho trovato piuttosto interessanti i paczki, che sono dei bignet fritti che si consumano prevalentemente a carnevale, l’impasto però risulta più leggero e profumato dei bomboloni italiani, e sopratutto ci dev’essere un tocco di marmellata di rose al centro della frittella (anche questa è una cosa che cercherò di replicare quanto prima).
Poi, e questo l’ho ampiamente documentato su twitter quindi non ripropongo le foto qui, la colazione polacca è una cosa che potrebbe essere piuttosto devastante per gli stomachi italiani abituati al una dolce colazione, ma devo dire onestamente che in fin dei conti ho apprezzato molto iniziare la giornata con salmone (onnipresente) e arringa affumicata, lo rifarei, davvero :-). Altre cose degne di noto sono il catfish, inaspettato, impegnativo, con quel retrogusto di bosco che hanno anche le trote, mangiato da Rozana, e alche il merluzzo fresco (in filetti belli alti come in belgio), da QA. Oltre a una passione nazionale per il salmone (e per le zuppe) c’è da segnalare una forte propensione agli abbinamenti agrodolci, ho visto spesso e volentieri le mele associate al salato (cosa che non mi sconvolge affatto, insomma ricordo che un dei piatti più tipici di bruxelles è il sanguinaccio con le mele caramellate :-), e sempre su questa scia non posso non segnalare ancora il fantastico piatto che era la lingua di manzo (cotto a bassa temperatura) servito su un crostino al limone con una salsa di ciliegie, cannella e cardamomo, davvero davvero notevole (e questo invece era da Smaki Warszawy). Sotto: lo żurek, una zuppa sostanziosa a base di farina inacidita, qui con fettine di salsiccia; poi il sanguinaccio polacco con le mele, la ligia di manzo superlativa, il paczek con cuore di marmellata di rose e il banco dei dessert a smaki Warszawy.

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Quasi dimenticavo, ho anche scoperto che in Polonia non si usa solo bere vino speziato (Grzane wino), nonnonno, qui si fa anche la birra speziata (Grzane piwo – maaaai sentito nominaaaare in vita miaaaaa), ho provato e in realtà non era affatto male, la birra calda speziata a parte riscaldare viene meno dolcerrima del vin brulé e conserva un lato amaro che nel vino non c’è. Già che c’eravamo mi hanno fatto assaggiare anche una specie di hydromel caldo speziato (di base ci sarebbe un liquore al miele, che viene poi tagliato con acqua e scaldato con delle spezie), veramente ottimo pure lui. Tutto ciò nelle foto qui sotto.
Comunque sia, me ne riparto a casa con un volume che pesa sui 5 kg di cucina polacca per cui credo che nel futuro più o meno prossimo non scamperete a qualche sperimento in materia… :-)

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Infine eccovi un paio di immagini della presentazione del libro polacco; grazie al mio editore polacco Jedność per il graditissimo invito a Varsavia, vorrei anche ringraziare qui Jan e le due Lucy che mi hanno accompagnato per tutto il mio soggiorno e che sono stati compagni per-fet-ti, poi, grazie infinite a Tessa Capponi Borawska, contessa fiorentina vissuta in Polonia per trent’anni e docente di cultura gastronomica italiana all’università di Varsavia nonché foodwriter (un personaggio da romanzo :-), per aver presentato il mio libro, e: Many many thanks to all the polish readers I met at the book presentation (keep up the good cooking!! ;-) e un grande grazie anche a Julia Pawlowska, sono sue le foto della presentazione qui sotto…

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Categorie: travel
Scritto da Sigrid martedì 23 ottobre 2012