
Cioè, sicuramente non mi aspettavo che NYC fosse così vivibile e così ’sana’ (i newyorkers camminano tantissimo e io cammino tantissimo, il che è senza ombra di dubbio salutare sì, persino l’aria che respiro è più pulita di quella di Roma (vivo accanto a central park e non ci sono gli ingorghi di macchine sotto casa mia), insomma, non sembra di stare in una metropoli, e fin li è grandioso. Grandioso è anche il lato commerciale, hai l’impressione che c’è tutto, o per lo meno tutto l’esistente e immaginabile, ci sono cose, oggetti, cibi, lingue, accenti, profumi, che vengono da ogni parte del mondo, c’è una varietà infinita per ogni articolo che magari conoscevo solo in una variante, tutto ciò è divertentissimo e allo stesso tempo fa venire le vertigini. Del resto qui il mercato potenziale è talmente enorme che potresti aprire anche un posto che venderebbe soltanto, chessò, bignè di San Giuseppe e andrebbe probabilmente alla grande. E fin qui tutto bene. Di contro c’è per il momento solo che a quanto pare gli americani sono venali. Ma proprio tanto. Al punto di non scherzare affatto quando dicono, ridendo però, che gli devi un dollaro a foto mentre fai, distrattamente, una foto col telefonino di un tizio che a Chelsea Market prepara i sushi, al punto di chiederti seriamente di pagare un anno di affitto in anticipo prima ancora di darti le chiavi di casa. Suppongo che questo sia soltanto l’altro lato della medaglia commerciale, ma mi pare il sintomo di un modo diametralmente opposto di essere e di pensare che mi da un gran senso di estraneità. Spero di non abituarmici :-) Per il resto solo cose belle: mi sto intrippando terribilmente nel vintage americano (ci sono davvero mille cose fantastiche in giro, dalle vecchie bottiglie del latte alle casse di legno delle bibite anni 50 ai mobili fatti con legno di recupero, insomma, credo mi servirà un container per tornare in Italia :-); ma anche lato cibo, quello messicano per esempio è molto interessante e spesso molto buono (sono stata in un posto di tacos bellissimo, senza macchina foto – eh, lo so, ma quando ti devi portare bimba + passeggino + spesa + borsa con accessori vari indispensabili alla suddetta bimba, la macchina foto diventa un ingombrante accessorio che preferisci lasciare a casa – ci tornerò :-), ma poi in generale si mangia molto meglio di quanto noi si pensi (capitolo ‘miti da sfatare’, ma son cose sulla quelli poi tornerò con calma), insomma, è proprio l’America ’sta America ;-)

Piuttosto, oggi volevo scrivervi una piccola nota sul kugel. Questa di oggi è una ricetta che ho trovata sul sito del New York Times un po’ di giorni fa, imbattendomici un po’ per caso leggendo tutt’altro. Poi vedendo questo nome, kugel, mi è subito venuto in mente questo altro kugel (che veramente era un Kouglof) e mi sono chiesta quale potesse mai essere il nesso fra di loro per dare a questo sformato un nome simile. Insomma, questa ricetta composta per lo più di quinoa e cavolfiore poteva essere un ‘bake’, perché mai farla più complicata?

La risposta me l’ha fornito il solito mister Wikipedia, facendomi venire a conoscenza di una cosa che ignoravo totalmente: il kugel oltre a essere una specie di panettone tedesco è anche un piatto ebraico, di tradizione askenaze (vale a dire che arriva dalle parti della polonia che poi non era tanto lontano dall’altro kugel…) e consiste su per giù in uno sformato composto spesso di pane, pasta, patate cotti con uova, cottage cheese e verdure fino a diventare una specie di torta soda (mi verrebbe da paragonarlo alla frittata di pasta :-) che si può affettare. E un piatto che si usa molto nel giorno dello shabbat, evidentemente perché può essere preparato il giorno prima. Anyway, visto la sua descrizione il kugel ebraico si presta a moltissime varianti e quella che ho trovata io l’altro giorno sul NYT è una di queste. L’ho trovata un’ottima ricetta che in effetti si presta perfettamente a essere consumata in tempo differito, perfetta anche, sicuramente, per le tavole del brunch e per i picnic, insomma, vi inviterei cordialmente a provarlo sto kugel (e a adattarlo in funzione dei gusti vostri casomai).

Kugel di cavolfiore e quinoa: far soffriggere un porro tritato finemente con un cucchiaio di olio evo. Aggiungere 100g di quinoa, lascar tostare per 1-2 minuti poi versare 300ml di acqua e lasciar cuocere per 15 minuti. Spegnere, coprire la pentola con un canovaccio pulito e lasciar riposare per 15 minuti. Nel mentre far cuocere in acqua bollente circa 300g di cavolfiore, scolarlo quando è al dente e tritarlo al coltello. Mescolare infine il quinoa con il cavolfiore, aggiungere 200g di cottage cheese (credo che in Italia venga venduto come ‘fiocchi di latte’), 2 uova, un cucchiaio di semi di cumino, una punta di curry in polvere, sale e pepe. Mescolare bene, versare in una teglia da forno (io ho usato una pie pin di 25cm diametro ma si possono anche usare forme più piccole per avere sformati più alti), livellare, versare due cucchiai di olio evo in superficie e infornare a 190°C, lasciar cuocere per 35-40 minuti o finché la superficie sia dorata, sfornare, lasciar raffreddare e servire a temperatura ambiente.

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Categorie: mondo, torte, cake & muffin salati
Scritto da Sigrid lunedì 19 novembre 2012



