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Sono consapevole che da domenica sono passati già tre giorni, ma volevo lo stesso lasciare un’appuntino circa un dolcetto trovato sulla confezione del burro (si, qui spesso e volentieri si trovano ancora le ricette sugli involucri degli ingredienti, e mi piace un fracco, mi ricorda lì’infanzia, mi pare che ‘da noi’ ora si faccia meno e invece è un’usanza carina). Insomma, sul mio cartoncino del burro ho trovato questa ricetta di muffin che erano banana e cioccolato, e che son diventati di banana e noci pecan – che da quando son qui consumo in quantità smodata, gli a-do-ro :-)

Chocolate Pecan banana streusel muffins (per la versione al cioccolato vedete qui)
Sbattere 60g di zucchero di canna scuro con 55g di burro morbido fino a quando l’insieme è cremoso. Aggiungere 2 banane mature schiacciate, un uovo e mezzo cucchiaino di estratto naturale di vaniglia, mescolare bene. In un’altro recipiente, mescolare 130g di farina 00 on mezzo cucchiaino di bicarbonato, mezzo cucchiaino di cannella macinata e una presa di sale. Versare tutto ciò sulla crema di banane e incorporare velocemente. Dividere l’impasto in 12 stampini (medi) da muffin, riempiendoli ai 3/4. Infine, con le dita sbriciolare 50g di burro in 65g di farina e 50g di zucchero di canna. Aggiungere 50g di noci pecan tostate (8 inuti in forno a 180°C) e grossolanamente tritate e dividere questo composto sopra i muffin. Infornare a 180°C per 20-25 minuti o finché i muffin siano gonfi e dorati.

Questo è quanto per il dolcetto del weekend (probabilmente sono un po’ più secchi nella versione senza cioccolato ma devo dire che li ho trovati cmq ottimi, se poi volete una versione un pochino più dietetica, beh, basta togliere il topping di streusel). ps. Se proprio siete in vena, trovate altri muffin con le banane qui, e anche un banana bread qua :-).

Siccome poi lato dolci non ci bastavano i muffin (va detto che qui la maggior parte del tempo fa un freddo d’anatra quindi il dolcetto con bicchierone di caffè bollente ci stanno un po’ sempre), non appena abbiamo messo il naso fuori – eravamo a Chelsea, anzi veramente eravamo al Flea market di Hell’s kitchen e non so se era per via del tempo ma in sostanza è un mercato abbastanza inutile – ci siamo subito ficcati dentro questo posto qui, in foto qui sotto (molto carino nonostante i muffin ai mirtilli presentino, non so per quale bizzarra legge della chimica, delle inquietanti sfumature di Kermit-green).

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Sempre gironzolando per Chelsea, e più precisamente per il Chelsea Market (c’ero già stata, e sempre con lo stesso Luca, che forse qualcuno si ricorderà da qui o qui – è un po’ riduttivo definirlo con due link perché versatile come lui ce ne sono pochi :-), insomma, intanto, cos’è il Chelsea market? Ecco, devo confessare che mi aspettavo, la prima volta, di trovare un vero e proprio mercato. Ecco, non è esattamente un mercato. E piuttosto un centro commerciale nano e dedicato a cose gourmet. Tipo che li dentro ci sono un mega negozio con cose per la cucina seria, una libreria molto carina che punta sui titoli food, molti luoghi in cui mangiare o fare spesa, e poi, fra i miei preferiti, una macelleria con solo carni e salumi (alcuni affumicati) di produzione proprio e buonissime (non pensate ‘gastronomia gioielleria’ ma ‘roba autentica e buona’ :-), un punto vendita di Sarahbeth (mi piacciono molto le loro marmellate), un venditore di sali aromatizzati, un mega posto dedicato alle aragoste e al pesce in generale, nonché un negozio dove fanno cupcakes a forma dei personaggi tv più popolari per l’infanzia (tipo cookie monster, Elmo o Dora, in 3D però) e un’altro che fa solo cookies decoratissimi (qualche settimana fa c’erano persino con le facce di Obama e Romney…), insomma, avete capito, c’è un po’ di tutto.

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Fra l’altro avevamo anche ’scoperto’ questo posticino qui sotto (non indovinerete mai come si chiama, anzi, ve lo dico io, si chiama Giovanni Rana, Pastificio & cucina. Qui non servono tortellini pronti bensì pasta che viene tirata e cucinata li per lì. Insomma, era domenica, era ora di pranzo, fuori faceva freddo, e cosa vuoi fare se non mangiarti un bel piatto di pasta?! Eccoqua… :-)) ps. immagino che questo non sia esattamente il tipo di meta che un turista italiano potrebbe cercare a NYC (ancorché, io una volta sono stata in Russia con gente che dopo nemmeno 36 ore avrebbe venduto padre e madre pur di ricevere in cambio un piatto di spaghetti… :-), comunque, se ci doveste capitare, i ravioli farciti di mozzarella affumicata e di carciofi sono davvero notevoli, e – come spesso da queste parti – l’ambiente è molto curato e carino davvero :-)

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Qui sotto un po’ di vedute in giro per gli altri negozi e locali di Chelsea market, con una menzione particolare per il Dicksons farmstand, che sarebbe la macelleria alla quale accennavo sopra: i tagli di carne sono bellissimi da vedere, e la pancetta affumicata è davvero ottima, fra l’altro entri li e c’è un profumo di affumicato buonerrimo, insomma, qui fanno tutto in casa e a noi sto posto ce piace (vendono anche uova, patte di fegatini e hot dogs, per la completezza :-)

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Infine, the lobster place… Francamente sembra un’istituzione, e non vedo davvero l’ora di tornarci e sbafarmi il loro lobster roll che dev’essere buonissimo. Qui si possono acquistare, come lo dice il nome del posto, aragoste di un po’ tutte le dimensioni, vive o cotte al vapore in loco (a quintali, in continuazione, è impressionante quante ne smercino), da mangiare a casa o in giro per il mercato (li fuori c’è una marea di gente accampata con vassoi di plastica a lottare con chele e code di aragosta…). E infatti noi qui abbiamo acquistato colei che abbiamo ribattezzata Pizzicottina e che è andata a insaporire la pasta della sera (inutile dire che era molto buona, sia la pasta – grazie Luca! – che la polpa dell’aragosta). Comunque non solo d’aragoste si campa, qui si può acquistare anche il susci o scegliere fra i filetti crudi, o già preparati per la cottura, poi bottarga, molluschi, ostriche, saint-jacques, c’è praticamente tutto.

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Categorie: anglo-sassone, new york new york
Scritto da Sigrid mercoledì 28 novembre 2012