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Brooklyn Flea

martedì 30 aprile 2013

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Uhh, quanto tempo Signori miei… Torno a scrivere qui con un misto di senso di colpa e di estraneità: il tempo è volato, sono colpevolerrima di non aver scritto e fotografato i mille volti di New York esplorati in questi mesi, e per giunta, nel mentre, il cibo è stato pian pianino retrocesso nel top10 delle cose che impegnano le mie piccole cellule grigie… A pensarci credo fossi semplicemente impegnata a vivere (aka guardare, imparare, assaporare, leggere poesia americana, o qualsiasi altra cosa), e per la prima volta, forse, dall’adolescenza in poi, non ho nemmeno sentito, vivendo, l’urgenza di raccontare. Per dire, posso anche tenere in casa delle hydrangee color panna in un’etereo barattolo di vetro azzurro e non sentire affatto il bisogno di farne una foto da postare su qualche social media. A essere sincera, non mi spiace affatto :-)

Per quanto riguarda New York devo dire che prima di venirci, mentre tutti mi promettevano estasiati che avrei a-do-rato questa città, avevo mille apprensioni e perplessità (mmah, le metropoli, mmah, le americanate, mmah, vediamo, mmah tanto io sono vecchia europa inside…). E devo ammettere che nonostante il lungo inverno gelido e scoraggiante, il periodo di sistemazione e acclimatazione e il lavoro che mi tenevano inchiodata a casa (anzi poi magari vi dirò della mia ultima ‘fatica’, chiusa a cavallo fra Roma, il trasloco e quel primo periodo newyorchese) ora che con la primavera sono arrivati il sole, le correnti d’aria fresca dell’atlantico, le corolle di fiori di ciliegie che pesano sopra ai marciapiedi e le aiole piene di tulipani che nessuno si sogna di strappare, gli scoiattoli che quasi ti mangiano nella mano e gli incredibili uccelli blu che attraversano Central Park, è tutta un’altra storia. E questa città così enorme e così incredibilmente vivibile mi è entrata nel cuore. Così passo questi ultime settimane prima del rientro a sorridere al cielo sopra il prato del parco, a esplorare pezzi di quartiere che non conoscevo e ad accumulare compulsivamente cose vecchie che altrove non ci sono (dai vasetti Mason con tappo di zinco a pagine di libri da incorniciare passando per valigie vintage e scatole di legno commerciali d’altri tempi, casa mia sta diventando una specie di showroom di robivecchivendolo, anzi ho come l’impressione che mi servirà un container… :-).
In tutto ciò il cibo di casa cavoletto di questi tempi (complice anche la toddler di casa che come la maggior parte dei suoi coetani è abitudinaria e poco propensa ai cibi fancy schmancy) è sano e sopratutto semplice (parliamo di riso thai e broccoli al sesamo, pasta al pesto o pomodoro e basilico, sole meunière, risotto con gli asparagi, pizza margherita, couscous di verdure, insomma, niente che valga veramente la pena di scomodare un foodblog :-), sicché la mia attenzione è rivolta altrove, prevalentemente verso il diy. Anzi magari veramente prima o poi vi racconterò dei miei floor cushions cuciti in tessutini Lecien o di come ho ridato una parvenza di dignità a uno scafale e un tavolino vintage pagati poche decine di dollari con un paio di strati di strepitoso chalk paint. In tutto ciò però, visto che le scoperte di cibi e mercati non sono mancati in questi mesi, non mi dispiacerebbe affatto, in futuro, pensare un Diario newyorchese, seguito del Diario italiano dello scorso anno, vista però la situazione complessiva e editoriale italiana, potrebbe rimanere solo un desiderio. Vedremo.

Intanto, a proposito di New York e di cose vintage, appunto, volevo condividere con voi una delle mie mete preferite nel weekend: il Brooklyn Flea, non solo un’ottimo luogo in cui acquistare vecchie lettere da tipografia, casse e cassetti di legno, cartoline d’altri tempi, centrini di pizzo e vestiti di decenni fa, è anche pieno di bancarelle con cibi davvero eccellenti, il tutto in un atmosfera hipster e una scenografia stupenda (specie di domenica, quando il mercato si tiene a Williamsburg e che dietro alle bancarelle si staglia lo skyline di Manhattan). Un’ottimo posto da appuntare e visitare se capitate da queste parti.

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Qui sopra qualche immagine di Williamsburg, sul tragitto fra la metro di Bedford Ave (Linea L) e la East river state park dove si tiene il mercato. Williamsburg a sé meriterebbe un capitolo tutto suo, diversissimo da Manhattan e persino dalla stessa Brooklyn, sintetizza bene lo spirito hipster, alternativo e insieme trendy di cui qui si parla tanto. Già che ci sono segnalo che a poche strade della north 7th street che porta dalla stazione di metro al mercato c’è una cioccolateria molto interessante, si chiama Mast Brothers e si trova sulla N3d. In realtà il cioccolato a sé non è un granché, a mio umile parere, in compenso i fratelli Mast – o chi per loro – sono stati molto molto bravi a creare un’atmosfera e un’identità inconfondibile, insomma, sono indubbiamente un caso da studiare. A due passi da Mast invece si pranza ottimamente da Parish hall (ottimi i piatti del brunch e fanno una crostata di pere servito con gelato di erborinato che ancora me lo sogno), così, for the record.
Ma veniamo piuttosto al mercato: il Brooklyn Flea cambia location, nel senso che di sabato si trova nella zona di Fort Greene, mentre la domenica è a Williamsburg, dove ho fatto queste foto. Diciamo che l’atmosfera del sabato è un po’ più familiare, il pubblico della domenica è invece un po’ più giovane (e ci sono meno passeggini e bambini che scorrazzano). Per il resto cambia poco, le bancarelle sono più o meno quelle, il cibo pure, il maggior fattore di cambiamento sta, per me, nella vista, e nel fatto che a Williamsburg c’è un bel pezzetto di prato dove istallarsi con gli acquisti cibeschi e fare picnic guardando l’acqua e, in lontananza, la vetta dell’Empire state building, cosa che davvero non ha prezzo…

Lato contenuti, diciamo che al Brooklyn Flea trovate pressoché tutti gli oggetti iconici che servono per trasformare la vostra casa ikeaizzata in un qualche cosa pubblicabile su Pinterest, tutti gli accessori vintage del momento ci sono, dalle lavagne di tuttti i tipi alle sedute ‘industriali’, passando per i piccoli mobili midcentury, mobiletti shabby dipinti di bianco e poi distressed, paper ephimera da usare in collages o da incorniciare nella stanza dei bambini, lampade anni 50 e vecchie casse di legno che portano ancora i logo vintage dei marchi che esistono tutt’ora, insomma, tutto ciò che di vintage e desiderabile si possa immaginare, qui lo si trova…

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Sopra, un po’ di cose di carta (mi piace sempre immnsamente l’attenzione sia per le cose stampate vintage che per la grafica e la tipografia, qui c’è tutto ciò insieme :-), e le illustrazioni molto brooklynesche di Claudia Pearson (li a-do-roooo :-), stampate su stracci e grembiuli – veramente se non arrivate fino al Brooklyn Flea si trovano anche nel suo negozio etsy; Sotto, un po’ di cosine shabby che vanno sempre tanto, dai mobili dipinti bianco e poi invecchiati (in sostanza si dipinge e poi si scartavetrano i bordi in modo da far intravedere il legno o la vernice scura posta sotto a quella bianca), ai pizzi e vecchi merletti…

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Sopra: accessori per figli dei fiori, sotto: prede per foodstylists scatenati, dall’argentiria con patina ai cestini per fruttini rossi vintage, e poi anche giochi, accessori svariati e vestiti a gogo…

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Infine: si mangia! Credetemi che c’è al flea una varietà di cibi che non potrete esaurire in una sola visita (infatti io continuo a tornarci anche per questo motivo, lol). Fra i miei preferiti assoluti: il BBQ brisket sandwich (non ho la foto ma comunque è proprio lui – prima che vi spaventiate sappiate che salsa piccante e sottoaceti sono in realtà degli optionnal che potete aggiungere voi stessi a piacere, insomma al momento della consegna nel panino c’è solo la carne, marinata e affumicata, che potete scegliere lean o moist, ovvero più asciutta o più grassa – una roba da sturbooooo – potete leggerne tutto qui :-), lo stand della porchetta (si, lo so, amarcord… in realtà non gli avrei dato du’ lire e invece devo ammettere che questa porchetta brooklynese è davvero molto molto buona!). Rimango nell’italianità e vi cito quel che è per me e fin qui la miglior pizza mangiata a New York: quella che i ragazzi di Pizza Moto sfornano al Flea Market, dal loro forno portatile su ruote (tipo rimorchio, solo che poi è un forno), che sembra vada a carboncella. Pizza davvero buonerrima (non so perché ma a Fort Greene le pizze sono tonde mentre a Williamsburg sono enorme e si vendono a spicchi), e fra l’altro Pizza moto è anche un bel progetto di cui potete leggere qui. Infine non posso non menzionare i lobster roll di Red Hook lobster pound, da scegliere in due versioni strepitose: ‘Maine’ (insalata di aragosta fredda con sedano, cipollotti e maionnese fatta in casa) o ‘Connecticut style’ con pezzoni di aragosta calda, burro fuso e paprika (muoro!! :-). Come già detto, ci sono molte altre cose cibesche interessanti, dagli hot dog thai ai tacos assortiti passando per dei grilled cheese davvero fantasiosi, tutto di un livello minimo strepitoso, v’assicuro. Infine, ci sono diverse cose dolci in giro ma la mia preferenza va sempre a blue marble ice cream, semplice e genuinissimo gelato artigianale bio (se capitate che c’è il gusto lampone con pezzettini di ciocclato fondente non potrete che darmi ragione :-).

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A questo punto, sazi di cose vecchie e cose buone, potete ripartire verso Manhattan. Invece di prendere la metro provate l’East river ferry: per la modica somma di 4 dollari vi porta da appena 100m dal mercato a Manhattan (c’è una fermata midtown, alla 34esima e una downtown, a Wall street, trattasi di un’ottima escursione che permette di vedere un pezzo di Mahnattan lato acqua. Stranamente, a vedere Manhattan così mi è veniuta in mente la laguna veneta, con i suoi isolotti, le suoi stabilimenti ex industriali d’altri tempi sparsi qua e la a filo dell’acqua: è cosi anche New York, solo in molto più grande, e con la differenza che nella nebbia in lontananza non s’intravedono campanili e duomi ma gru, grattacieli, riconoscibilissimi ponti e una certa signora Liberty che saluta chi arriva via mare… :-)

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Categorie: new york new york
Scritto da Sigrid martedì 30 aprile 2013