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	<title>il cavoletto di bruxelles &#187; travel</title>
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	<description>Spilluccare senza sensi di colpa...</description>
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		<title>Paris vaut bien un moleskine, le retour</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 10:25:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
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Oggi il lavoro lo fate voi! :-) Piuttosto, penso che alcuni fra voi si ricorderanno della guidina parigina golosa, scaricabile ormai da diversi anni, e appunto in questi ultimi anni mi sono arrivati molti mail e messaggi da parte di chi è andato, l&#8217;ha usato, ha fatto belle e gustose scoperte ecc. Per chi invece [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2011/11/paris_mol4_s.jpg" alt="paris_mol4_s" title="paris_mol4_s" width="500" height="488" class="alignnone size-full wp-image-8472" /></p>
<p>Oggi il lavoro lo fate voi! :-) Piuttosto, penso che alcuni fra voi si ricorderanno della <em>guidina parigina golosa</em>, scaricabile ormai da diversi anni, e appunto in questi ultimi anni mi sono arrivati molti mail e messaggi da parte di chi è andato, l&#8217;ha usato, ha fatto belle e gustose scoperte ecc. Per chi invece non lo sapesse, la guidina è una raccolta di dritte e spunti utili per lettori golosi a destinazione di Parigi, messe insieme dai lettori di questo blog. Quindi: ristoranti, bistrots, boulangeries, ma anche shopping culinario, ingredienti, spezie, materiale per pasticcieria, libri di cucina, mercati tipici, cioccolato, macarons e via dicendo, tutto ciò che di bello e di buono avete trovato a Parigi e che raccommandereste ai vostri amici.<br />
Siccome però dalla &#8216;prima edizione&#8217; è passato un bel po&#8217; di tempo e che certe informazioni ormai sono sicuramente datate (anche se alcune altre cose per fortuna non cambiano mai :-), ho pensato che il momento era giusto per un po&#8217; di rifacimento. Ho già iniziato ad aggiungere qualche nuovo indirizzo, a inserire delle fotine e a pasticciare una veste grafica un po&#8217; più odierna, a voi che leggete quindi vorrei chiedere, oggi come allora, di dirci i vostri posti <em>coup de coeur</em>, le vostre dritte parigine o di segnalare inesattezze se ne avete trovato nella versione precedente. Tanto per essere chiari: non si vuole fare qui una guida ultracompleta e seriosa (esistono già, le trovate in libreria), ma qualcosa di &#8216;vissuto&#8217;, personale e vero, e quindi anche imparziale e lacunare, fatto dai lettori per i lettori. Se quindi vorrete contribuire con una vostra briciola di informazione, siete benvenutissimi! Intanto Grazie, da parte mia e di tutti colloro che in futuro troveranno nella guidina un ottimo compagno di viaggio! Avete tutto lo spazio che volete nei comment, sono curiosa di leggere le vostre novità&#8230; :-)</p>
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		<title>Andare a Perugia e vedere Spoleto</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Oct 2010 09:18:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
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E già passata una settimana ma volevo proprio lasciarlo un appuntino: ecco, sono stata a Perugia. O piuttosto: sono andata a vedere Eurochocolate. Sul quale molto sinceramente mi sentirei piuttosto di stendere un mezzo velo pietoso. Insomma, per chi non lo sappesse, riassumo velocemente, Eurochocolate è un po&#8217; come andare a spasso per il reparto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/1_ssl.jpg" alt="1_ssl" title="1_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-7090" /></p>
<div class="testo">
<p>E già passata una settimana ma volevo proprio lasciarlo un appuntino: ecco, sono stata a Perugia. O piuttosto: sono andata a vedere Eurochocolate. Sul quale molto sinceramente mi sentirei piuttosto di stendere un mezzo velo pietoso. Insomma, per chi non lo sappesse, riassumo velocemente, Eurochocolate è un po&#8217; come andare a spasso per il reparto &#8216;cioccolato&#8217; del vostro supermercato preferito. Solo che è tutto molto più grande. Cosi potete imbattervi in cioccolatini perugina del diametro di 2 metri, o in merendine mulinobianco che ci si potrebbe sfamare tutta quanta la popolazione di Addis Abeba, periferia compresa, acquistare pezzetti di cioccolato che vengono staccate da tavolette grandi quanto il tavolo da pranzo che la nonna tira fuori a ferragosto, ammirare montagne di Toblerone, e via dicendo. Anzi, al mio grande stupore, non ho incontrato la mucca viola milka in carne e ossa, a &#8217;sto punto ci speravo proprio&#8230; Poi potete fare sosta allo stand ciobar, provare un kebab al cioccolato (??) o una più classica crepe alla nutella, o portare all&#8217;amichetto a quattro zampe una tavoletta di cioccolato specialmente pensata per cani, e se dopo tutto ciò vi si fosse creato un po&#8217; di disagio gastrico, no problem, ci sono le signorine che distribuiscono le lattine di cocacola zero&#8230;
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Insomma, a parte poi precisare che mi hanno detto, dopo, che c&#8217;era anche un reparto &#8216;artigiani&#8217; molto ben nascosto, devo dire che Eurochocolate a me ha dato abbastanza l&#8217;impressione di essere una meta per scolareschi in gita, una specie di Gardaland comestibile, una grande mostra fra l&#8217;industriale e il supermarkettaro piuttosto stucchevole. Scordatevi pure del vostro immaginario legato a Charly &#038; the chocolate factory,tanto per essere chiari, qui niente favolose cascate profumose e fiori di zucchero filati, qui in sostanza gli Oompa Loompa siete voi. Insomma, con tutto il rispetto per i liceali quindicenni che si devono pure divertire, si fa semplicemente il caso che noi gastrocuriosi avremmo fatto molto meglio e molto prima ad organizzarci il viaggio fino a <a href="http://www.said.it/">Said</a>, per esempio :-)</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/2_ssl.jpg" alt="2_ssl" title="2_ssl" width="500" height="1059" class="alignleft size-full wp-image-7091" /></p>
<p>Ciò detto, non è vero che tutto questo cioccolato non mi abbia strappato nemmeno un sorriso: l&#8217;Etruscan Chocohotel per esempio, dove ho alloggiato per una notte, è l&#8217;albergo più a tema che abbia mai visto, e per un breve soggiorno è piuttosto divertente visto che qualsiasi cosa possibile e immaginabile ha a che vedere col coccolato (il quale vi viene anche generosamente propinato sotto forma di tavolette e cioccolatini ogni volta che entrate e uscite dall&#8217;albergo), dal nome delle stanze ai gadget in giro passando per l&#8217;arredamento e persino i copriletti (in foto) il cioccolato è dap-per-tut-to. Persino a colazione, fuso, da far sgocciolare sui cornetti (personalmente penso che bisogna essere proprio perversi per andare a Eurochocolate, farsi propinare del cioccolato di qualità discutibile un po&#8217; ovunque e poi farci pure colazione, ma passiamo :-). Insomma, quello della colazione è più o meno il momento in cui prendete atto dell&#8217;urgenza di lasciare Perugia, cosa che fra l&#8217;altro vi era già stata timidamente suggerita la sera precedente, quando eravate alla ricerca di una accogliente e tipica osteria umbra per poi trovare, invece, posti che proponevano insalata mozzarella e pomodori, spaghetti alla carbonara, spaghetti con le vongole, linguine all&#8217;astice e via dicendo di proposte tipicamente umbre. Sic. Qu&#8217;à cela ne tienne, già che eravamo in Umbria, e pur di dimenticare Perugia, siamo andati a fare un giro a Spoleto&#8230; </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/3_ssl.jpg" alt="3_ssl" title="3_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-7095" /></p>
<p>Del mordi&#038;fuggi a Spoleto quindi vi lascio un paio di immaginette sfuse&#8230; Ma anche qui è stata piuttosto interessante osservare (e pensare su)i luoghi legati al cibo, fra cui l&#8217;osteria del Trivio dove ci siamo fermati a pranzo. Ecco, sembra che tutto &#8211; almeno ciò che abbiamo visto &#8211; sia pensato a misura di turista (di turista raffinato però eh :-), per cui o i menu sono una specie di livello zero della cucina italiana riconoscibile come tale (cfr i piatti perugini menzionati sopra) o si trovano osterie e negozi dal look esageratamente tipico e curato, qualcosa che fa pensare alla boulangerie francese riletta in chiave nipponica, in una parola, <em>più vera che natura</em>, esagerata, semplicement. Al Trivio, per dire, gli interni sono decisamente non italiani pur evocando qualcosa di molto italiano, diciamo che l&#8217;insieme è pure accettabile, del resto lo stufato di agnello era del tutto dignitoso, anche se sui stranghozzi con le fave fresche a ottobre (per un locale che sta sulla guida SlowFood&#8230;), mi abbiano lasciata un po&#8217; dubbiosa. Per dire, quasi che sono venuta in Umbria per rimpiangere, non so, un Felice di Roma, o una Trattoria Roma langarola, o uno di quei mille luoghi veramente autentici di cui l&#8217;Italia è piena e che in certe zone gettonate dagli stranieri invece sembra manchino del tutto&#8230; Strano no??</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/4_ssl.jpg" alt="4_ssl" title="4_ssl" width="500" height="1079" class="alignleft size-full wp-image-7096" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/5_ssl.jpg" alt="5_ssl" title="5_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-7097" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/6_ssl.jpg" alt="6_ssl" title="6_ssl" width="500" height="1049" class="alignleft size-full wp-image-7098" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/7_ssl.jpg" alt="7_ssl" title="7_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-7099" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/8_ssl.jpg" alt="8_ssl" title="8_ssl" width="500" height="1059" class="alignleft size-full wp-image-7100" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/9_ssl.jpg" alt="9_ssl" title="9_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-7101" />
</div>
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		<title>Acqua, sale &amp; vento</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Oct 2010 09:39:32 +0000</pubDate>
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Ultimo pezzettino di sicilianitudine, o quasi, delle Saline di Trapani ho molto poco da raccontare, purtroppo, però non potevo non farvene vedere qualche imaginetta. In pratica, siamo arrivati lì che il cielo aveva già un colore blugrigio bello carico e con il vento che si alzava a raffiche non proprio rassicuranti (anche tenuto conto che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/saline0_ssl.jpg" alt="saline0_ssl" title="saline0_ssl" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-6891" /></p>
<div class="testo">
Ultimo pezzettino di sicilianitudine, o quasi, delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Riserva_naturale_integrale_Saline_di_Trapani_e_Paceco">Saline di Trapani</a> ho molto poco da raccontare, purtroppo, però non potevo non farvene vedere qualche imaginetta. In pratica, siamo arrivati lì che il cielo aveva già un colore blugrigio bello carico e con il vento che si alzava a raffiche non proprio rassicuranti (anche tenuto conto che me ne stavo arrampicata su un muretto con la macchina foto :-). Il tempo di avvicinarci ai mulini a vento ed è iniziato un nubifragio che missà che erano 20 anni che in Sicilia non lo vedevano così (o per lo meno spero per loro), Mothia offuscata dal vapore d&#8217;acqua addensato sull&#8217;orizzonte, fermi i battelli e immobili le montagne di sale sotto l&#8217;avversa, siamo rimasti a guardare, increduli, l&#8217;acqua che confluiva nell&#8217;acqua, in compagnia di un&#8217;altra decina di curiosi allibiti quanto noi, tutti confluiti sotto una tettoia di palme la quale dopo 10 minuti ha iniziata a fare acqua pure lei. A 100 metri da noi, il museo del sale, praticamente irrangiungibile. Insomma, la visita alle saline è stata proprio lampo (meglio, così ho un&#8217;altro buon motivo per tornare :-), e da lì in avanti, quel pomeriggio, le cose non sono mica andate meglio: siamo andati, sotto &#8217;sto finimondo, fino a Marsala, per strada, in città, nei vicoli, era tutto un violento nubifragio, e lo stesso lunga tutta la strada del rientro &#8211; beh, oddio &#8217;strade&#8217; mmo&#8217;, sembrava piuttosto di caminare in mezzo al torrente &#8211; fino a san vito, dove nel mentre i stand del couscous fest erano praticamente stati spazzati via&#8230; Eppure tutto ciò un suo charme ce l&#8217;aveva&#8230; :-) Buona domenica!
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<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/saline1_ssl1.jpg" alt="saline1_ssl" title="saline1_ssl" width="500" height="2012" class="alignnone size-full wp-image-6892" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/saline2_ssl.jpg" alt="saline2_ssl" title="saline2_ssl" width="500" height="2012" class="alignnone size-full wp-image-6886" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/saline3b_ssl.jpg" alt="saline3b_ssl" title="saline3b_ssl" width="500" height="2012" class="alignnone size-full wp-image-6890" /></p>
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		<title>Acqua, sale &amp; vento</title>
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		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
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Ultimo pezzettino di sicilianitudine, o quasi, delle Saline di Trapani ho molto poco da raccontare, purtroppo, però non potevo non farvene vedere qualche imaginetta. In pratica, siamo arrivati lì che il cielo aveva già un colore blugrigio bello carico e con il vento che si alzava a raffiche non proprio rassicuranti (anche tenuto conto che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/saline0_ssl.jpg" alt="saline0_ssl" title="saline0_ssl" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-6891" /></p>
<div class="testo">
Ultimo pezzettino di sicilianitudine, o quasi, delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Riserva_naturale_integrale_Saline_di_Trapani_e_Paceco">Saline di Trapani</a> ho molto poco da raccontare, purtroppo, però non potevo non farvene vedere qualche imaginetta. In pratica, siamo arrivati lì che il cielo aveva già un colore blugrigio bello carico e con il vento che si alzava a raffiche non proprio rassicuranti (anche tenuto conto che me ne stavo arrampicata su un muretto con la macchina foto :-). Il tempo di avvicinarci ai mulini a vento ed è iniziato un nubifragio che missà che erano 20 anni che in Sicilia non lo vedevano così (o per lo meno spero per loro), Mothia offuscata dal vapore d&#8217;acqua addensato sull&#8217;orizzonte, fermi i battelli e immobili le montagne di sale sotto l&#8217;avversa, siamo rimasti a guardare, increduli, l&#8217;acqua che confluiva nell&#8217;acqua, in compagnia di un&#8217;altra decina di curiosi allibiti quanto noi, tutti confluiti sotto una tettoia di palme la quale dopo 10 minuti ha iniziata a fare acqua pure lei. A 100 metri da noi, il museo del sale, praticamente irrangiungibile. Insomma, la visita alle saline è stata proprio lampo (meglio, così ho un&#8217;altro buon motivo per tornare :-), e da lì in avanti, quel pomeriggio, le cose non sono mica andate meglio: siamo andati, sotto &#8217;sto finimondo, fino a Marsala, per strada, in città, nei vicoli, era tutto un violento nubifragio, e lo stesso lunga tutta la strada del rientro &#8211; beh, oddio &#8217;strade&#8217; mmo&#8217;, sembrava piuttosto di caminare in mezzo al torrente &#8211; fino a san vito, dove nel mentre i stand del couscous fest erano praticamente stati spazzati via&#8230; Eppure tutto ciò un suo charme ce l&#8217;aveva&#8230; :-) Buona domenica!
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<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/saline1_ssl1.jpg" alt="saline1_ssl" title="saline1_ssl" width="500" height="2012" class="alignnone size-full wp-image-6892" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/saline2_ssl.jpg" alt="saline2_ssl" title="saline2_ssl" width="500" height="2012" class="alignnone size-full wp-image-6886" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/saline3b_ssl.jpg" alt="saline3b_ssl" title="saline3b_ssl" width="500" height="2012" class="alignnone size-full wp-image-6890" /></p>
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		<title>Le polpette dolci di Maria</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 10:31:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
				<category><![CDATA[carne]]></category>
		<category><![CDATA[cucina vintage]]></category>
		<category><![CDATA[sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni d'italia]]></category>

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Qualcuno chiedeva, nei comment all&#8217;ultimo post dedicato in gran parte a Maria Grammatico e alla sua incredibile storia, se prima o poi avrei anche provato qualche ricette dal suo libro. Beh ecco: Si. Ma forse non quella che per prima vi sareste aspettata. E chiaramente prima o poi proverò a fare i genovesi secondo le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/polpette_dolci1_ssl.jpg" alt="polpette_dolci1_ssl" title="polpette_dolci1_ssl" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-6845" /></p>
<div class="testo">
<p>Qualcuno chiedeva, nei comment all&#8217;<a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2010/10/nuvole-pietre-e-mandorle-amare">ultimo post</a> dedicato in gran parte a Maria Grammatico e alla sua incredibile storia, se prima o poi avrei anche provato qualche ricette dal suo libro. Beh ecco: Si. Ma forse non quella che per prima vi sareste aspettata. E chiaramente prima o poi proverò a fare i genovesi secondo le sue indicazioni, e sicuramente sono anche molto attraenti alcune ricette semplici come quelle dei biscotti al latte, però ecco, per la verità, è un&#8217;altra ricetta che, leggendo, mi ha proprio colpita in pieno (la famosa sindrome del <em>nooooo?-ma-questo-lo-devo-fare-subitoooo!</em>, avete presente?) ed erano: le polpette dolci. Che sono delle polpette di carne però, sarà l&#8217;influenza araba, o un rimasuglio barocco, o vai a sapere, dentro hanno anche lo zucchero e la cannella&#8230; Intrigante no?? (e fra l&#8217;altro non è la prima volta che vengo irremediabilmente stregata dalle <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2008/03/las-albondigas-de-carmencita">polpette</a> o <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2008/10/il-polpettone-della-raffa">polpettoni</a> <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2007/04/le-polpettine-della-nonna">altrui</a>, dev&#8217;essere &#8216;na roba freudiana&#8230; :-). Vi riporto qui sotto il brano del libro che tanto mi aveva interpellato, si trova in una parte del racconto di Maria in cui lei ricorda il mangiare all&#8217;orfanotrofio (che la maggior parte dell&#8217;anno era una faccenda davvero triste, credetemi):<br />
</p>
<blockquote><p><em>A Carnevale invece si mangiava la carne. Per Carnevale si faceva la domenica brodo, e il lunedì cuscus ma questa volta di carne.  E il martedì si faceva lo stufato, fatto con polpette, le polpette dolci. Ad Erice si facevano le polpette dolci per l&#8217;Immacolata, e per Carnevale pure. In effetti mi piacciono. S&#8217;impastava in una madia perché eravamo assai e si metteva molta mollica di pane: noialtre lo facevamo con cinque chili di carne, e per lo meno ci mettevamo tre chili, tre chili e mezzo di mollica bianca, e un chilo di formaggio grattugiato. Poi si metteva zucchero, cannella, e mandorla abbrustolita, per lo meno duecento grammi ogni chilo di carne. E si impastavano con le uova. Poi si soffriggevano e si mettevano in mezzo alla salsa. Erano buonissime!  Io non le ho mangiate più. Mandorla spellata &#8211; noialtre abbrustolivamo la mandorla e poi la macinavamo. Forse era la carne che aveva un  altro sapore, non lo so. Certo che erano buonissima. Per Carnevale si facevano questa mangiate, basta. </p>
<p><strong>tratto da <em>Mandorle amare</em>, di Maria Grammatico e Mary Tylor Simeti, <a href="http://www.flaccovio.com/index.php?content=bookdetail&#038;id=73">Flaccovio editore</a></strong><br />
</em></p></blockquote>
<p>
</div>
<p><span id="more-6844"></span><br />
</p>
<div>
E ditemi se dopo aver letto questo non vi viene la voglia di provare a farle quelle quasi mitiche polpette di 50 anni fa, intrise di mandorle tostate, di zucchero e di cannella&#8230; Certo, come spesso con le cose buone del passato, la Grammatico sembra intendere che oggi non hanno più quel sapore lì però, tutto sommato, io non le avevo assaggiate 50 anni fa quindi tanto delusa non potevo rimanere&#8230; Finendo poi di leggere il libro mi sono accorta che l&#8217;autrice, l&#8217;americana Mary Taylor Simeti (vive in Sicilia ed è lei ad aver pensato di raccogliere i racconti di Maria, come si capisce anche dal brano qui sopra, non è che la Grammaticò abbia scritto le sue memorie, ha semplicemente raccontato pezzi e stralci di vita e di ricordi, la Simeti ha raccolto, registrato, trascritto e riordinato, ecco), ha pensato di inserire fra le ricette del libro anche questa delle polpette dolci. Solo che a leggerne la ricetta, nel libro, non mi sembrava dovesse venire fuori una cosa tanto simile alla ricetta che ricordava la Grammatico: qui ad un tratto apparivano, nell&#8217;impasto, uvetta e pinoli (buonissimi per carità ma stranamente Maria non li menzionava, magari perché nelle polpette delle suore non c&#8217;erano), le mandorle non venivano tostate (quelle delle suore sì, lo abbiamo nel testo), e il rapporto mollica/carne non è lo stesso di quello menzionato da Maria (che poi per carità, quell&#8217;abbondanza di pane nelle polpette era probabilmente solo un <em>trucchetto</em> che le monache usavano per risparmiare la carne però, resta che quello che volevamo noi erano quelle polpette lì, cosi com&#8217;erano, con tutta la loro mollica quindi&#8230;). </p>
<p>Poi, tanto per scrupolo di completezza, sono andata poi a vedere <em><a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788854121690/La_cucina_siciliana/Alba_Allotta.html?aut=187187&#038;cat1=1">La cucina siciliana</a></em> di Alba Allotta (Newton &#038; Compton) per trovare sì una ricetta di polpette dolci, ma senza mandorle (né pinoli e uvetta), e dove l&#8217;unica ricetta di polpette, fra l&#8217;altro in agrodolce, con le mandorle, prevedeva che le mandorle fossero cosparse sulle polpette passate nel sugo, insomma, ci si andava vicino ma non erano loro. Ultimo giro di verifica presso Anna Gosetti della Salda: polpette dolci siciliane non pervenute. Il che fra parentesi non fa che rafforzare la nostre opinione secondo la quale si, <em><a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788890021909/Le_ricette_regionali_italiane/Gosetti_della_Salda_Anna.html?prkw=gosetti&#038;srch=1&#038;Cerca.x=0&#038;Cerca.y=0&#038;cat1=1&#038;prm=false">Le ricette regionali italiane</a></em> è un libro stupendo, ma dal Lazio in giù l&#8217;autrice &#8211; la quale ricordo inizia il capitolo Lazio scrivendo, letteralmente, &#8216;la cucina romana non esiste&#8217;, ora non è che io sia spudoratamente fanatica della città in cui vivo, diciamo che ha i suoi diffetti, diciamo&#8230; ma questa mi sembra pur sempre una bella fesseria &#8211; forse, si è un po&#8217; lasciata andare a una sua convinzione secondo la quale la cucina del centrosud fosse tutto sommato secondaria (sennò non vedo com&#8217;è che si sia perse cosi tante ricette per strada, e le polpette dolci sono solo l&#8217;ultima di una serie di cose buone interessanti e originarie del sud che in Gosetti non risultano :-P). </p>
<p>Vabbe, quindi, in sostanza, alla fine della fiera, ho cercato di seguire le indicazioni di Maria, sbirciando poi a destra e a sinistra per capire il dosaggio di ingredienti di cui lei non specifica le quantità (zucchero, cannella e uova). Quello che ne è venuto fuori non era troppo dolce, anzi erano polpette morbide morbide e profumose, che un pochino mi ricordavano il Marocco (beh, anche la pastilla marocchina viene generosamente condita con cannella e zucchero) ma che sopratutto non erano cosi dolci da scostarsi dall&#8217;idea del &#8217;secondo di carne&#8217;. Insomma, la ricerca e la realizzazione sono state gradevoli, ma l&#8217;assaggio forse anche di più&#8230; :-)
</p></div>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/polpette_dolci2_ssl.jpg" alt="polpette_dolci2_ssl" title="polpette_dolci2_ssl" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-6846" /></p>
<div class="ricetta">
<h3>Polpette di carne con mandorle tostate e cannella</h3>
<p><strong>carne tritat</strong>a (misto vitello e manzo) 500g<br />
<strong>pane secco</strong> (messo in ammollo nel latte e strizzato) 300g<br />
<strong>pecorino grattuggiato</strong> (non romano) 70g<br />
<strong>mandorle spellate</strong> 100g<br />
<strong>zucchero</strong> 3 cucchiai<br />
<strong>cannella</strong> 1-2 cucchiai<br />
<strong>uova</strong> 2<br />
<strong>olio per friggere</strong><br />
della <strong>salsa di pomodoro</strong> come preferite voi</p>
<p>Far tostare le mandorle in una padella antiaderente senza grassi finché non siano dorate, lasciarle raffreddare poi frullarle in modo da ottenere una farina piuttosto grosssolana. Impastare la carne con la mollica di pane, le mandorle, il formaggio, la cannella e lo zucchero, aggiungere infine le uova e amalgamare bene il tutto. Formare delle polpettine non troppo grandi, e farle friggere nell&#8217;olio bollente fino a quando non saranno dorate. Scolare su della carta da cucina. Infine, riscaldare la salsa di pomodoro (preparato con o senza cipolla e/o aglio, come preferite), e farci cuocere le polpette per una decina di minuti finché non siano ben cotte. Servire subito.  </p>
<p>Note: There is a print link embedded within this post, please visit this post to print it.</div>
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		<title>Nuvole, pietre e mandorle amare</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 05:40:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
				<category><![CDATA[sicilia]]></category>
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		<description><![CDATA[

Intanto faccio almeno il gesto del meaculpa: ho maree di foto della sicilia ma mi manca il tempo di metterle in ordine sicché vi state beccando gli episodi siciliani a intervalli un po&#8217; tanto spaziati&#8230; (non ho capito se è l&#8217;età o qualche altra circostanza provvisoria del momento ma sembra che le stesse 24 ore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice1b_ssl.jpg" alt="erice1b_ssl" title="erice1b_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6809" /></p>
<div class="testo">
Intanto faccio almeno il gesto del meaculpa: ho maree di foto della sicilia ma mi manca il tempo di metterle in ordine sicché vi state beccando gli episodi siciliani a intervalli un po&#8217; tanto spaziati&#8230; (non ho capito se è l&#8217;età o qualche altra circostanza provvisoria del momento ma sembra che le stesse 24 ore che avevo anche prima, in un giorno, non mi bastano più, sob, insomma, quasi che ci vorrebbe un clone di me stessa&#8230; :-). Oggi quindi Erice. Ora, già lo so, finirete per pensare che in realtà io non viaggio, ma faccio la turista ès pasticcerie, visto che pure stavolta il nervo della faccendo sono i dolcetti&#8230; Però non è esattamente così, cioè, per lo meno, non lo faccio apposta, ecco:-) A Erice poi c&#8217;ero già stata, un dieci anni fa, quando studiavo a Palermo, e ricordavo vagamente, si, certo, che Erice era in qualche modo legata alle paste di mandorla, ma ricordavo sopratutto la sua pietra grigia, la pavimentazione delle strade che mi era sembrata così &#8216;medioevo-nordica&#8217;, le nuvole che si muovevano celere nel cielo e che certe volte finivano direttamente in piazza, l&#8217;atmosfera quasi irlandese di certe giornate umide e cupe&#8230; Anzi, quella volta di dieci anni fa credo di averlo anche mangiato un dolcettino, ma non saprei proprio dire cosa o dove (tanto per chiarire: anch&#8217;io una volta ero di quelle che non si preoccupavano più di tanto di ciò che mangiavano, del resto a 20 anni si ha ben altro da fare che stilare la mappa dei cibi regionali di ogni posto in cui si va, sicché andava già bene se ero in grado di collocare in Sicilia la caponata e il pesce spada&#8230; ahh, beata gioventù&#8230; :-) Da allora però, ogni santa volta che si è menzionato Erice, la persona con cui parlava in quel momento aggiungeva, se non &#8216;aaahh, la pasta alle mandorle&#8217;, il nome di <a href="http://www.mariagrammatico.it/">Maria Grammatico</a>. Per ultima, <a href="http://kitchenqb.blogspot.com/">Silvia</a>, che mi raccommandò caldamente una visitina dalla Grammatico in quel pomeriggio a <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2010/09/la-gita-a-palermo">Sferracavallo</a>, sicché, ovvio, manco a farlo apposta, stavolta quando sono sbarcata a Erice, anche se non era il motivo principale della mia visita, sapevo già perfettamente dove ci saremmo fermati a fare merenda&#8230;
</div>
<p><span id="more-6780"></span></p>
<div>
<img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice2_ssl.jpg" alt="erice2_ssl" title="erice2_ssl" width="500" height="1798" class="alignnone size-full wp-image-6782" /></p>
<p>E appunto, da bravi turisti, prima di pensare alla merenda si girano le vie del centro del paese. Cosa che a Erice non impegna un tempo smisurato, il paesino essendo piccolo. Una delle caratteristiche del luogo è del resto la sua frescura, sembra di stare in un posto naturalmente fornito di aria condizionata (quel giorno a San Vito si moriva, a Erice quasiquasi ci voleva il maglioncino :-), cosa che immagino si possa spiegare col fatto che Erice si trova su un&#8217;unica colina alta 700m, e isolata in una specie di pianura (per dire, anche in Calabria stiamo circa a quell&#8217;altezza li, ma l&#8217;escursione termica non si avverte in quel modo esagerato, forse proprio perché li tutt&#8217;intorno c&#8217;è la montagna, boh :-). Il paese di per sé risulta semplicemente affascinante, per com&#8217;è stato costruito, per com&#8217;è è tenuto, per come è radicalmente diversa da qualsiasi altro luogo siciliano che io abbia conosciuto, perché ogni cosa, ogni pietra, ogni portico, ogni facciata di chiesa suggerisce qualcosa di remoto, lontano, qualcosa di quasi mitico. E già solo quel inusuale viaggio mentale, di per sé, è decisamente spaesante&#8230; </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice3_ssl.jpg" alt="erice3_ssl" title="erice3_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6783" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice4-copy_ssl.jpg" alt="erice4-copy_ssl" title="erice4-copy_ssl" width="500" height="2057" class="alignnone size-full wp-image-6804" /></p>
<p>E poi appunto siamo andati a curiosare nella pasticceria di Maria Grammatico. Già dall&#8217;ingresso, da quando uno intravvede negli armadi antichi le montagne composte di dolcetti di mandorle  chiuse da ante di legno e vetro, si capisce subito che questa pasticceria qui è diversa dalle altre (e in particolar modo da quella che si è molto arrogantemente istallata di fianco con tanto di cartelli fluorescenti e fotografie agghiaccianti :-). Insomma, quella di Maria è una pasticceria di altri tempi, pacata anche quando si riempie di turisti ossequiosi, è una di quelle caverne di Ali Baba dove, subito dopo la soglia, ti riscopri bambino, a guardare meravigliato le montagnette di palline di mandorle srotolate nello zucchero semolato, di buccellati ritagliati come piccoli lavori di pizzo, i cestini pieni di frutta di martorana deliziosamente colorata, le file ordinate di cannoli, cassatine e genovesi pesantemente incipriati di zucchero a velo, gli scafali di legno carichi di barattolini di marmellate di agrumi, è tutto familiare e insieme prezioso, sembra di non aver abbastanza occhi per guardare tutto, e uno quasi va nel panico pensando che da qui a poco dovrà anche scegliere quali fra tutte queste tante cose vorrà assaggiare&#8230; Insomma, entrate li è vi viene il capogiro garantito. Sopra e nella foto sotto, i dolcetti di cui mi sono innamorata non appena li ho visti e che decreterei qui e adesso i dolcetti più belli dell&#8217;universo &#8211; no, nientedimeno :-) Vengono chiamati pasta di conserva o dolci di riposto, e Maria li descrive così: <em>sarebbero conchigliette di pasta reale </em>(aka marzapane) <em>riempite di conserva di cedro, poi ricamati sopra con i fiorellini, pure di pasta di mandorla. Poi su i dolci di riposto ci si mette il cilepro, la velata di zucchero per la pasta reale, e vanno al forno, il tempo di asciugarli, ma con forno leggerissimo, tiepido, perché così vengono lucidi. </em> A parte che i motivi floreali colorati di verde e rosso con quella loro lieve patina che sembra quasi madreperla sono semplicemente emozionanti, se ci fate caso, nel mucchio, non ci sono due paste uguali, vengono tutte diverse, ognuno è un piccolo capolavoro di pazienza e artigianalità, in breve: sono veramente una cosa stu-pen-da! :-) E con queste, che sono uno dei tradizionali &#8216;dolci di badia&#8217; cioè dolcetti delle monache, entriamo nella seconda parte della maria-grammatico-story&#8230;</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice5_ssl.jpg" alt="erice5_ssl" title="erice5_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6785" /></p>
<p>Sapevo quindi che Maria Grammatico fosse nota come la migliore e la più autentica rapresentate del dolcetto tradizionale alle mandorle a Erice, ma per il resto ero del tutto ignara delle sua storia. E ignara lo ero anche al momento di visitare la sua pasticceria. Così, mentre stavo curiosando fra gli scaffali di rosoli e di fruttini di martorana confezionati in piccole cassette di legno, ho trovato, li in mezzo, un paio di librettini dalla copertina bianca:  <em>Mandorle amare</em> era il titolo. Mi sono ricordata che Silvia aveva accennato a questo libretto fra l&#8217;autobiografia e il ricettario e così, trasportata dalla zuccherosa poesia del luogo e pensando che così almeno avrei avuto una volta per tutte una ricetta decente per la pasta di mandorle e magari pure per i genovesi, l&#8217;ho aggiunto alla mia spesa. Il libretto è rimasto nella sua bustina griffata pasticceria grammatico fino al rientro a roma, e anche qualche giorno dopo. Poi, tanto per, me lo sono portato sull&#8217;eurostar, ed è li, da qualche parte fra Roma e Milano, che finalmente ho saputo chi è Maria Grammatico e da dove arrivano i suoi dolcetti. Perché ecco, la signora Maria non è semplicemente una signora che fa i pasticcini di mandorla, no: è praticamente l&#8217;erede della tradizione dolciairia delle monache di clausura di Erice. Già, quello delle monache e dei loro dolcetti tipici sembra quasi il fil rouge di questo viaggio&#8230; (per colloro che si fossero persi la puntata precedente: da <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2010/09/girgenti-greci-turchi-e-suore">questa parte</a> prego :-)</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice6_ssl.jpg" alt="erice6_ssl" title="erice6_ssl" width="500" height="1798" class="alignnone size-full wp-image-6786" /></p>
<p>Il libro quindi contiene delle ricette ma anche e sopratutto i racconti e ricordi di Maria, di come a otto anni, dopo la morte di suo padre, sua madre fu costretta a mandare lei e la sorella all&#8217;orfanotrofio, dalle suore, in modo da poter dare da mangiare ai suoi altri quattro figli più piccoli (sono cose che non riusciamo neanche a concepire ma era il dopoguerra e c&#8217;era la fame&#8230;). Queste suore, per mantenersi, confezionavano e vendevano dolci tradizionali, a base di mandorle, e le orfanelle che accoglievano, invece di essere mandate a scuola &#8211; cosa inimaginabile oggi &#8211; venivano messe a lavorare nel loro laboratorio di pasticceria. Dal racconto della Grammatico si capisce che era una vita dura, senza lussi anzi senza nulla che non fosse strettamente necessario, una vita veramente di altri tempi, e nonostante il fatto che quelle bambine fossero perennemente circondate di zucchero e mandorle, quel quotidiano fatto di restrizioni, privazioni, duro lavoro e isolamento totale, doveva essere davvero poco felice. Già che messo così sembra un film, o un romanzo storico, bisogna pure aggiungere che le monache erano gelosissime delle loro ricette e dei loro procedimenti e che non insegnavano nulla alle orfane, sicché Maria, che era curiosa e che aveva deciso di voler imparare, si è dovuto &#8216;rubare&#8217; ricette e proporzioni, spiando le suore di notte mentre preparavano gli ingredienti che le bambine avrebbero impastato la mattina, in modo da ricostruire, di nascosto, le loro ricette. Infine, lasciato l&#8217;orfanotrofio dopo 15 anni di clausura, Maria apre una piccolissima pasticceria, nella quale inizia a esercitare, con poco o niente, l&#8217;unico lavoro che sapesse fare: quello di confezionare biscotti e dolcetti tradizionali alle mandorle. Ed è quello che fa tutt&#8217;ora. Insomma, quella di Maria è una storia dal sapore quasi ruvido di tempi davvero lontani, condita con scelte intelligenti e spigliate, e viene quasi da meravigliarsi pensando che tutto sommato sono passati &#8217;solamente&#8217; 50 anni e che Maria è ancora lì a Erice che plasma minuscole roselline di marzapane e palline dolci profumate al liquore sul tavolo di manrmo del suo laboratorio&#8230; In poche parole, oltre a essere una donna dal carattere fuori dal comune (si capisce fra le righe del suo libro, ma anche vedendola in video), credo proprio che Maria, che custodisce una tradizione che senza di lei sarebbe scomparsa, sia né più né meno un monumento vivente del patrimonio culturale siciliano :-) Per vederla raccontare queste e altre cose, si trova su youtube un pezzo dell&#8217;ottimo documentario di Piero Cannizzaro:<br />
http://www.youtube.com/watch?v=j_pQY6SanKo&#038;NR=1 (scusate se non è un link ma i link a youtube mi danno sempre problemi, insomma basta copiare e incollare :-)<br />
Se invece siete curiosi del libro, trovate tutti i riferimenti sul sito <a href="http://www.flaccovio.com/index.php?content=bookdetail&#038;id=73">dell&#8217;editore</a>.</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice7_ssl.jpg" alt="erice7_ssl" title="erice7_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6787" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice8_ssl.jpg" alt="erice8_ssl" title="erice8_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6788" /></p>
<p>Infine, per smaltire questa montagna di calorie, consigliamo caldamente la visita della torre campanaria di Erice (non so quanti scalini erano ma l&#8217;esercizio fisico ci stava :-). Sotto, un paio di vedute dalla cima della torre: Trapani e le isole Edadi, e più giù, Favignana&#8230; </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice9_ssl.jpg" alt="erice9_ssl" title="erice9_ssl" width="500" height="1720" class="alignnone size-full wp-image-6789" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice10_ssl.jpg" alt="erice10_ssl" title="erice10_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6790" /></p>
<p>Finito il tour di Erice, non resta che seguire la curva del sole che inizia a tramontare, scendendo verso Trapani, girando brevemente nel centro e nella zona del porto&#8230; (to be continued &#8211; uffah, ancora?? è quasi finita su! :-P)</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice11.jpg" alt="erice11" title="erice11" width="500" height="1720" class="alignnone size-full wp-image-6791" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice12_ssl.jpg" alt="erice12_ssl" title="erice12_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6792" />
</div>
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		<title>Nuvole, pietre e mandorle amare</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Oct 2010 05:40:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
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Intanto faccio almeno il gesto del meaculpa: ho maree di foto della sicilia ma mi manca il tempo di metterle in ordine sicché vi state beccando gli episodi siciliani a intervalli un po&#8217; tanto spaziati&#8230; (non ho capito se è l&#8217;età o qualche altra circostanza provvisoria del momento ma sembra che le stesse 24 ore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice1b_ssl.jpg" alt="erice1b_ssl" title="erice1b_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6809" /></p>
<div class="testo">
Intanto faccio almeno il gesto del meaculpa: ho maree di foto della sicilia ma mi manca il tempo di metterle in ordine sicché vi state beccando gli episodi siciliani a intervalli un po&#8217; tanto spaziati&#8230; (non ho capito se è l&#8217;età o qualche altra circostanza provvisoria del momento ma sembra che le stesse 24 ore che avevo anche prima, in un giorno, non mi bastano più, sob, insomma, quasi che ci vorrebbe un clone di me stessa&#8230; :-). Oggi quindi Erice. Ora, già lo so, finirete per pensare che in realtà io non viaggio, ma faccio la turista ès pasticcerie, visto che pure stavolta il nervo della faccendo sono i dolcetti&#8230; Però non è esattamente così, cioè, per lo meno, non lo faccio apposta, ecco:-) A Erice poi c&#8217;ero già stata, un dieci anni fa, quando studiavo a Palermo, e ricordavo vagamente, si, certo, che Erice era in qualche modo legata alle paste di mandorla, ma ricordavo sopratutto la sua pietra grigia, la pavimentazione delle strade che mi era sembrata così &#8216;medioevo-nordica&#8217;, le nuvole che si muovevano celere nel cielo e che certe volte finivano direttamente in piazza, l&#8217;atmosfera quasi irlandese di certe giornate umide e cupe&#8230; Anzi, quella volta di dieci anni fa credo di averlo anche mangiato un dolcettino, ma non saprei proprio dire cosa o dove (tanto per chiarire: anch&#8217;io una volta ero di quelle che non si preoccupavano più di tanto di ciò che mangiavano, del resto a 20 anni si ha ben altro da fare che stilare la mappa dei cibi regionali di ogni posto in cui si va, sicché andava già bene se ero in grado di collocare in Sicilia la caponata e il pesce spada&#8230; ahh, beata gioventù&#8230; :-) Da allora però, ogni santa volta che si è menzionato Erice, la persona con cui parlava in quel momento aggiungeva, se non &#8216;aaahh, la pasta alle mandorle&#8217;, il nome di <a href="http://www.mariagrammatico.it/">Maria Grammatico</a>. Per ultima, <a href="http://kitchenqb.blogspot.com/">Silvia</a>, che mi raccommandò caldamente una visitina dalla Grammatico in quel pomeriggio a <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2010/09/la-gita-a-palermo">Sferracavallo</a>, sicché, ovvio, manco a farlo apposta, stavolta quando sono sbarcata a Erice, anche se non era il motivo principale della mia visita, sapevo già perfettamente dove ci saremmo fermati a fare merenda&#8230;
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<p><span id="more-6780"></span></p>
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<img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice2_ssl.jpg" alt="erice2_ssl" title="erice2_ssl" width="500" height="1798" class="alignnone size-full wp-image-6782" /></p>
<p>E appunto, da bravi turisti, prima di pensare alla merenda si girano le vie del centro del paese. Cosa che a Erice non impegna un tempo smisurato, il paesino essendo piccolo. Una delle caratteristiche del luogo è del resto la sua frescura, sembra di stare in un posto naturalmente fornito di aria condizionata (quel giorno a San Vito si moriva, a Erice quasiquasi ci voleva il maglioncino :-), cosa che immagino si possa spiegare col fatto che Erice si trova su un&#8217;unica colina alta 700m, e isolata in una specie di pianura (per dire, anche in Calabria stiamo circa a quell&#8217;altezza li, ma l&#8217;escursione termica non si avverte in quel modo esagerato, forse proprio perché li tutt&#8217;intorno c&#8217;è la montagna, boh :-). Il paese di per sé risulta semplicemente affascinante, per com&#8217;è stato costruito, per com&#8217;è è tenuto, per come è radicalmente diversa da qualsiasi altro luogo siciliano che io abbia conosciuto, perché ogni cosa, ogni pietra, ogni portico, ogni facciata di chiesa suggerisce qualcosa di remoto, lontano, qualcosa di quasi mitico. E già solo quel inusuale viaggio mentale, di per sé, è decisamente spaesante&#8230; </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice3_ssl.jpg" alt="erice3_ssl" title="erice3_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6783" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice4-copy_ssl.jpg" alt="erice4-copy_ssl" title="erice4-copy_ssl" width="500" height="2057" class="alignnone size-full wp-image-6804" /></p>
<p>E poi appunto siamo andati a curiosare nella pasticceria di Maria Grammatico. Già dall&#8217;ingresso, da quando uno intravvede negli armadi antichi le montagne composte di dolcetti di mandorle  chiuse da ante di legno e vetro, si capisce subito che questa pasticceria qui è diversa dalle altre (e in particolar modo da quella che si è molto arrogantemente istallata di fianco con tanto di cartelli fluorescenti e fotografie agghiaccianti :-). Insomma, quella di Maria è una pasticceria di altri tempi, pacata anche quando si riempie di turisti ossequiosi, è una di quelle caverne di Ali Baba dove, subito dopo la soglia, ti riscopri bambino, a guardare meravigliato le montagnette di palline di mandorle srotolate nello zucchero semolato, di buccellati ritagliati come piccoli lavori di pizzo, i cestini pieni di frutta di martorana deliziosamente colorata, le file ordinate di cannoli, cassatine e genovesi pesantemente incipriati di zucchero a velo, gli scafali di legno carichi di barattolini di marmellate di agrumi, è tutto familiare e insieme prezioso, sembra di non aver abbastanza occhi per guardare tutto, e uno quasi va nel panico pensando che da qui a poco dovrà anche scegliere quali fra tutte queste tante cose vorrà assaggiare&#8230; Insomma, entrate li è vi viene il capogiro garantito. Sopra e nella foto sotto, i dolcetti di cui mi sono innamorata non appena li ho visti e che decreterei qui e adesso i dolcetti più belli dell&#8217;universo &#8211; no, nientedimeno :-) Vengono chiamati pasta di conserva o dolci di riposto, e Maria li descrive così: <em>sarebbero conchigliette di pasta reale </em>(aka marzapane) <em>riempite di conserva di cedro, poi ricamati sopra con i fiorellini, pure di pasta di mandorla. Poi su i dolci di riposto ci si mette il cilepro, la velata di zucchero per la pasta reale, e vanno al forno, il tempo di asciugarli, ma con forno leggerissimo, tiepido, perché così vengono lucidi. </em> A parte che i motivi floreali colorati di verde e rosso con quella loro lieve patina che sembra quasi madreperla sono semplicemente emozionanti, se ci fate caso, nel mucchio, non ci sono due paste uguali, vengono tutte diverse, ognuno è un piccolo capolavoro di pazienza e artigianalità, in breve: sono veramente una cosa stu-pen-da! :-) E con queste, che sono uno dei tradizionali &#8216;dolci di badia&#8217; cioè dolcetti delle monache, entriamo nella seconda parte della maria-grammatico-story&#8230;</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice5_ssl.jpg" alt="erice5_ssl" title="erice5_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6785" /></p>
<p>Sapevo quindi che Maria Grammatico fosse nota come la migliore e la più autentica rapresentate del dolcetto tradizionale alle mandorle a Erice, ma per il resto ero del tutto ignara delle sua storia. E ignara lo ero anche al momento di visitare la sua pasticceria. Così, mentre stavo curiosando fra gli scaffali di rosoli e di fruttini di martorana confezionati in piccole cassette di legno, ho trovato, li in mezzo, un paio di librettini dalla copertina bianca:  <em>Mandorle amare</em> era il titolo. Mi sono ricordata che Silvia aveva accennato a questo libretto fra l&#8217;autobiografia e il ricettario e così, trasportata dalla zuccherosa poesia del luogo e pensando che così almeno avrei avuto una volta per tutte una ricetta decente per la pasta di mandorle e magari pure per i genovesi, l&#8217;ho aggiunto alla mia spesa. Il libretto è rimasto nella sua bustina griffata pasticceria grammatico fino al rientro a roma, e anche qualche giorno dopo. Poi, tanto per, me lo sono portato sull&#8217;eurostar, ed è li, da qualche parte fra Roma e Milano, che finalmente ho saputo chi è Maria Grammatico e da dove arrivano i suoi dolcetti. Perché ecco, la signora Maria non è semplicemente una signora che fa i pasticcini di mandorla, no: è praticamente l&#8217;erede della tradizione dolciairia delle monache di clausura di Erice. Già, quello delle monache e dei loro dolcetti tipici sembra quasi il fil rouge di questo viaggio&#8230; (per colloro che si fossero persi la puntata precedente: da <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2010/09/girgenti-greci-turchi-e-suore">questa parte</a> prego :-)</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice6_ssl.jpg" alt="erice6_ssl" title="erice6_ssl" width="500" height="1798" class="alignnone size-full wp-image-6786" /></p>
<p>Il libro quindi contiene delle ricette ma anche e sopratutto i racconti e ricordi di Maria, di come a otto anni, dopo la morte di suo padre, sua madre fu costretta a mandare lei e la sorella all&#8217;orfanotrofio, dalle suore, in modo da poter dare da mangiare ai suoi altri quattro figli più piccoli (sono cose che non riusciamo neanche a concepire ma era il dopoguerra e c&#8217;era la fame&#8230;). Queste suore, per mantenersi, confezionavano e vendevano dolci tradizionali, a base di mandorle, e le orfanelle che accoglievano, invece di essere mandate a scuola &#8211; cosa inimaginabile oggi &#8211; venivano messe a lavorare nel loro laboratorio di pasticceria. Dal racconto della Grammatico si capisce che era una vita dura, senza lussi anzi senza nulla che non fosse strettamente necessario, una vita veramente di altri tempi, e nonostante il fatto che quelle bambine fossero perennemente circondate di zucchero e mandorle, quel quotidiano fatto di restrizioni, privazioni, duro lavoro e isolamento totale, doveva essere davvero poco felice. Già che messo così sembra un film, o un romanzo storico, bisogna pure aggiungere che le monache erano gelosissime delle loro ricette e dei loro procedimenti e che non insegnavano nulla alle orfane, sicché Maria, che era curiosa e che aveva deciso di voler imparare, si è dovuto &#8216;rubare&#8217; ricette e proporzioni, spiando le suore di notte mentre preparavano gli ingredienti che le bambine avrebbero impastato la mattina, in modo da ricostruire, di nascosto, le loro ricette. Infine, lasciato l&#8217;orfanotrofio dopo 15 anni di clausura, Maria apre una piccolissima pasticceria, nella quale inizia a esercitare, con poco o niente, l&#8217;unico lavoro che sapesse fare: quello di confezionare biscotti e dolcetti tradizionali alle mandorle. Ed è quello che fa tutt&#8217;ora. Insomma, quella di Maria è una storia dal sapore quasi ruvido di tempi davvero lontani, condita con scelte intelligenti e spigliate, e viene quasi da meravigliarsi pensando che tutto sommato sono passati &#8217;solamente&#8217; 50 anni e che Maria è ancora lì a Erice che plasma minuscole roselline di marzapane e palline dolci profumate al liquore sul tavolo di manrmo del suo laboratorio&#8230; In poche parole, oltre a essere una donna dal carattere fuori dal comune (si capisce fra le righe del suo libro, ma anche vedendola in video), credo proprio che Maria, che custodisce una tradizione che senza di lei sarebbe scomparsa, sia né più né meno un monumento vivente del patrimonio culturale siciliano :-) Per vederla raccontare queste e altre cose, si trova su youtube un pezzo dell&#8217;ottimo documentario di Piero Cannizzaro:<br />
http://www.youtube.com/watch?v=j_pQY6SanKo&#038;NR=1 (scusate se non è un link ma i link a youtube mi danno sempre problemi, insomma basta copiare e incollare :-)<br />
Se invece siete curiosi del libro, trovate tutti i riferimenti sul sito <a href="http://www.flaccovio.com/index.php?content=bookdetail&#038;id=73">dell&#8217;editore</a>.</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice7_ssl.jpg" alt="erice7_ssl" title="erice7_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6787" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice8_ssl.jpg" alt="erice8_ssl" title="erice8_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6788" /></p>
<p>Infine, per smaltire questa montagna di calorie, consigliamo caldamente la visita della torre campanaria di Erice (non so quanti scalini erano ma l&#8217;esercizio fisico ci stava :-). Sotto, un paio di vedute dalla cima della torre: Trapani e le isole Edadi, e più giù, Favignana&#8230; </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice9_ssl.jpg" alt="erice9_ssl" title="erice9_ssl" width="500" height="1720" class="alignnone size-full wp-image-6789" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice10_ssl.jpg" alt="erice10_ssl" title="erice10_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6790" /></p>
<p>Finito il tour di Erice, non resta che seguire la curva del sole che inizia a tramontare, scendendo verso Trapani, girando brevemente nel centro e nella zona del porto&#8230; (to be continued &#8211; uffah, ancora?? è quasi finita su! :-P)</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice11.jpg" alt="erice11" title="erice11" width="500" height="1720" class="alignnone size-full wp-image-6791" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/10/erice12_ssl.jpg" alt="erice12_ssl" title="erice12_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6792" />
</div>
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		<title>Girgenti, greci, turchi e suore&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 09:39:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
				<category><![CDATA[sicilia]]></category>
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Con molto moltissimo malincuore, son tornata :-) E ho una caterva di foto, piccole osservazioni, appunti e ricordo da mettere in ordine (perché è bello sì viaggiare ma alla fine il tempo di raccontare in contemporaneo nun c&#8217;è proprio stato, quindi da oggi e ancora per un paio di giorni cerchiamo di sanare gli arretrati&#8230; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento1_ssl1.jpg" alt="agrigento1_ssl" title="agrigento1_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6726" /></p>
<div>
Con molto moltissimo malincuore, son tornata :-) E ho una caterva di foto, piccole osservazioni, appunti e ricordo da mettere in ordine (perché è bello sì viaggiare ma alla fine il tempo di raccontare in contemporaneo nun c&#8217;è proprio stato, quindi da oggi e ancora per un paio di giorni cerchiamo di sanare gli arretrati&#8230; :-). Bene, Agrigento quindi&#8230; Ci siamo andati proprio perché non c&#8217;eravamo mai stati, e perché questa lacuna ci sembrava particolarmente vergognosa. Chi c&#8217;è stato ci dirà se l&#8217;ha vissuta allo stesso modo ma per me il primo impatto con l&#8217;agrigentino era composto dai seguenti elementi: 1) guardi il mare e pensi che dall&#8217;altra parte c&#8217;è la Tunisia, insomma l&#8217;Africa, wow!! :-) 2) guardi la città da lontano e ti sembra una specie di manhattan a scala ridotta, e la cosa un po&#8217; t&#8217;intimorisce 3) poi fai 3/4 volte il giro di tutte quante le rampe e tangenziali che sono state appese e costruite intorno alla città perché persino il navigatore non ci capisce niente, e un po&#8217; ti chiedi com&#8217;è sta cosa che in Sicilia spesso e volentieri le indicazioni stradali non ci siano (poi magari ci sono ma v&#8217;assicuro che tutte le volte in cui giravamo senza navigatore finiva che ci perdevamo)&#8230; 4) quando poi finalmente ti avventuri in centro (cioè quando finalmente l&#8217;hai trovato :-), sbagliando con curo l&#8217;orario di transito, ti ritrovi in una bolgia che poco avrebbe da invidiare al traffico sul lungotevere nelle ore di punta 5) siccome prima di arrivare lì uno non hai idea di come sia conformata &#8216;la valle dei templi&#8217; che nella maggior parte delle guide e pubblicazioni turistiche viene circondata da aggettivi quali &#8217;stupenda&#8217; e &#8216;meravigliosa&#8217;, quando poi ti accorgi che i templi si stagliano sullo sfondo della manhattan di cui prima e che altro che &#8216;valle&#8217; li tutto intorno la speculazione edilizia da tempo s&#8217;è data alla pazza gioia, un pochino rimani, come dire, stupito&#8230;  A parte tutto questo però, come spesso in Italia (v. Roma :-), c&#8217;è da dire che sotto sotto ciò che è bello è proprio bello, e dalla parti di Agrigento di bello ce n&#8217;è, avvoglia&#8230; Vi lascio un po&#8217; di immagini, per le spieghe storiche vi lascio leggere su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Valle_dei_Templi">wikipedia</a> :-)) (invece, se andate li in loco, consiglio caldamente la visita dei templi con guida ufficiale, veramente molto interessante :-)
</div>
<p><span id="more-6724"></span></p>
<div>
<img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento2_ssl.jpg" alt="agrigento2_ssl" title="agrigento2_ssl" width="500" height="1681" class="alignnone size-full wp-image-6727" /></p>
<p>[sopra: la valle dei templi, sotto: il museo archeologico regionale di Agrigento, che contiene anche e sopratutto una collezione infinita di anfore, piatti e stoviglie di epoche greche e romane, insomma tutto l'occorrente per il foodstylist dell'anno zero :-)]</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento3_ssl.jpg" alt="agrigento3_ssl" title="agrigento3_ssl" width="500" height="1422" class="alignnone size-full wp-image-6728" /></p>
<p>Tornando invece ad Agrigento città, siamo andati a esplorare il centro, più che altro perché ci eravamo auto-investiti di una delicatissima missione (golosa :-)&#8230; </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento4_ssl.jpg" alt="agrigento4_ssl" title="agrigento4_ssl" width="500" height="1422" class="alignnone size-full wp-image-6729" /></p>
<p>Ecco, caso vuole che già diverse volte amici e conoscenti mi avessero parlato del famoso couscous dolce delle monache cistercensi di Agrigento. Capite che la cosa era intrigante: non solo per via delle monache di per sé (che già da solo in effetti suscitano curiosità e timore) ma anche perché il couscous dolce in questione sembra praticamente mitico: non si trova da altre parti, non lo fa nessun altro, i cuochi non sanno come replicarlo, chi lo ha assaggiato lo ha adorato ma non è in grado di dire di cosa potrebbe essere composto di preciso ne come potrebbe essere stato preparato, insomma, sul quel particolare e non riproducibile couscous dolce delle suore agrigentine planava un fitto &#8211; e quindi attraente &#8211; velo di mistero. Sicché era del tutto impensabile non fare una pausa fra la visita a un tempio e l&#8217;altro per andare a perdersi nei vicoletti del centro, alla ricerca del misterioso dolce :-) </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento5.jpg" alt="agrigento5" title="agrigento5" width="500" height="1046" class="alignnone size-full wp-image-6730" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento6_ssl.jpg" alt="agrigento6_ssl" title="agrigento6_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6731" /></p>
<p>In realtà l&#8217;iter di per sé non è poi tanto complicato: la cosa più difficile è di trovare un posteggio per la macchina, poi basta chiedere indicazioni per il <a href="http://www.monasterosantospiritoag.it/index.php">monastero Santo Spirito</a>. Una volta lì (magari visitatelo pure, prima, è molto bello :-), si bussa al citofono della porticina a destra dell&#8217;ingresso principale, dopo qualche minuto la porta si apre, e entrate in una specie di piccola anticamera,  vuota.  Dopo un po&#8217; di attesa (sapete, di quelle attese un po&#8217; nervose, quando siete in un luogo di cui non conoscete le regole e in cui non sapete cosa accadrà), e dopo aver guardato attentamente tutte le icone e preghiere affisse in quella piccola stanza bianca, appare dietro a una piccola grata una suora minuscola e anziana che si scuserà gentilmente di avervi fatto aspettare (no, non ci sono foto della suora, non mi sembrava il caso&#8230; :-). Voi intanto balbettate le solite scuse rispettose e un po&#8217; imbarazzate e concludete con una formula alla <em>sesamo-apriti</em>: &#8217;siamo venuti per i dolcetti&#8217;, aggiungendo un quasi spensierato &#8216;per caso avete anche il couscous dolce oggi?&#8217;&#8230; E quasi che non ci speravate (aspettavate in realtà delle congiunzioni astrali sfavorevoli, vi eravate già convinti dell&#8217;esistenza di complotti intergalattici destinati a privarvi del mitico couscous, quasi come se fosse troppo bella l&#8217;idea di poter assagiarlo per davvero&#8230;) e invece no, la suora annuisce gentilmente, vi chiede se mezzo chilo di ciascuno vi va bene (non avete idea di quanto rappresenti mezzo chilo di dolciumi cistercensi ma non vi sembra il momento di mettervi a discutere, annuite beotamente, se vi avesse proposto  di portarvene via 5 chili avreste probabilmente annuito allo stesso modo grato e meravigliato). Da lì, è fatta: contare una decina di minuti (la suora si allontana sulle pantofole a preparare chissàddove i vostri vassoietti, immaginate cunicoli e enormi cucine medievali con mortai smisurati e giganteschi ricettari incunaboli &#8211; ma magari la vostra immaginazione si sta un po&#8217; imbizzarendo&#8230;), e infine procedete agli scambi di rito (soldi, pacchettini col nastrino, monete ecc), salutate e ringraziate calorosamente. Al finale l&#8217;operazione vi prenderà circa 20 minuti, e in scambio di 22 euro porterete via due pacchettini: l&#8217;uno contenente 500 g di couscous dolce, l&#8217;altro 500 g di dolcetti misti&#8230; E uscendo da lì vi sentirete stranamente leggeri e felici&#8230; :-)</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento7_ssl.jpg" alt="agrigento7_ssl" title="agrigento7_ssl" width="500" height="1461" class="alignnone size-full wp-image-6732" /></p>
<p>E come sono quindi allora sti famosi dolci delle suore di Agrigento?! Beh, sono niente male :-)) I dolcetti da un lato sono, almeno per noi, i migliori mai assaggiati in Sicilia (dici niente!), e per un motivo molto semplice: sono molto poco dolci. In sostanza, nonostante le forme siano varie, le componenti di questi dolcetti sono poche, si tratta in pressoché tutti i casi di mandorle e pistacchi tritati in modo più o meno fine (e abbinati fra di loro o no, dipende), con certo delle aggiunte di zucchero e forse farina ma in quantità minime, insomma, questi dolcetti hanno il buon sapore pieno di mandorle/pistacchi, un sapore molto autentico, e non risultano quindi stucchevoli e esageratamente dolci come invece spesso capita. E quindi anche solo per i dolcetti, il viaggio ne valeva la pena. Il couscous invece, beh, non l&#8217;ho capito manco io :-)) Sembra sia composto veramente di semola, cioè, il sapore tipico della semola incocciata del couscous c&#8217;è, solo che la semola sembra &#8216;impastata&#8217; con una forma di pasta di pistacchi (e il tutto è umido al punto giusto, non si tratta quindi di aggiungere semplicemente dei pistacchi tritati a della semola già cotta, il procedimento è diverso ma non so immaginate quale sia&#8230; :-), in ogni caso, la sostanza pistacchiosa del couscous assomigliava molto alla pasta di pistacchi di alcuni dei dolcetti di prima, solo che era perfettamente amalgamata e incorporato alla semola. Oltre al pistacchio, il couscous contiene delle micro gocce di cioccolato, e viene decorato con un po&#8217; di ciliege candite, e anche qui, l&#8217;insieme è dolce ma con parsimonia, proprio come piace a noi, gradevole da mangiare e nient&#8217;affatto pesante o stucchevole :-) Bene, non ci resta quindi che trovare una volontaria che vada a farsi suora al monastero di Santo Spirito al fin di carpire i segreti di fabricazione di tutto questo bendiddio&#8230;? :-))</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento8_ssl.jpg" alt="agrigento8_ssl" title="agrigento8_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6733" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento9_ssl.jpg" alt="agrigento9_ssl" title="agrigento9_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6734" /></p>
<p>Un altro luogo che ci era stato caldissimamente raccommandato era la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scala_dei_Turchi">scala dei turchi</a>, il sito si trova a Realmonte, accanto alla ridente cittadina di Porto Empedocle (non la definirei esattamente &#8216;ridente&#8217; però essendo la città ha dato i natali a Pirandello e a Camilleri il rispetto ci sembra doveroso, anzi, avete notato cosa c&#8217;è scritto fra partentesi sotto il nome del comune?!&#8230; :-). In sostanza, si passa da porto Empedocle, si segue il mare verso ovest e lungo la strada a un certo punto spunta il lido della scala dei turchi: scendete da li in spiaggia (ci saranno una trentina di metri di dislivello) e seguendo la spiaggia vi potete avvicinare a questa stramba scala di marnia, levigata, bianca e naturalmente antiscivolo. Un posto davvero curioso e decisamente bello da vedere :-)</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento10_ssl.jpg" alt="agrigento10_ssl" title="agrigento10_ssl" width="500" height="1383" class="alignnone size-full wp-image-6735" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento11_ssl.jpg" alt="agrigento11_ssl" title="agrigento11_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6736" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento12_ssl.jpg" alt="agrigento12_ssl" title="agrigento12_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6737" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento13_ssl.jpg" alt="agrigento13_ssl" title="agrigento13_ssl" width="500" height="1007" class="alignnone size-full wp-image-6738" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento14_ssl.jpg" alt="agrigento14_ssl" title="agrigento14_ssl" width="500" height="1463" class="alignnone size-full wp-image-6739" /></p>
<p>Infine, per ripigliarci da tute queste scoperte, ci voleva una cenetta al mare, o piuttosto a San Leone (che sarebbe in qualche modo lo scalo di Agrigento): siamo stato al <a href="http://www.facebook.com/pages/Agrigento-Italy/Trattoria-Caico-sapori-damare/147089721972600">Caico</a>, una trattoria di pesce che esiste da quasi 60 anni, segnalata fra le osterie d&#8217;Italia Slow Food oltre che da un paio di gentili amici su twitter e facebook :-)). Siccome io sono fissata (anzi, dovrei dire &#8216;drogata&#8217; anzi non sapete quanto è difficile farne a meno da due giorni) abbiamo iniziato con la caponata e le panelle (che se non me li mangiavo una volta al giorno non mi sentivo bene, anche se a posteriori abbiamo un po&#8217; rimpianto il non aver assaggiato gli antipastini misti che intravvisti da lontano sembravana piuttosto interessanti :-)), poi pasta con gamberi rossi e pomodorini (mi sono pure fatto spiegare la ricette, che è piuttosto semplice e classica, eppure i sapori erano complessi e avvolgenti, io non capire, sarà la materia prima, sob :-) e una grigliata di pesce che era semplicemente ottima. E approfitto per salutare Marco Maccarone, l&#8217;ultima generazione in cucina, per la sua gentilissima accoglienza, le lunghe e appassionnanti considerazioni sul couscous, il tonno e la caponata &#8211; e anche per averci fatto scoprire la birra  al vialone nano <a href="http://www.detacchi.it/default.php?LANG=it&#038;c=r">De Tacchi</a> ;-)) Insomma, non ci avevo mai pensato ma visto che in qui giorni ho mangiato gamberi a gogo, oltre che per le panelle, il pane, la caponata e le arancine, la Sicilia e sopratutto la sua costa sud è una stupenda terra promessa per gli amanti dei gamberi rossi&#8230; (fra cui io, aahhhh&#8230;. :-))) To be continued&#8230; </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento15_ssl.jpg" alt="agrigento15_ssl" title="agrigento15_ssl" width="500" height="1046" class="alignnone size-full wp-image-6740" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento16_ssl.jpg" alt="agrigento16_ssl" title="agrigento16_ssl" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-6741" />
</div>
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		<title>Girgenti, greci, turchi e suore&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 09:39:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
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		<description><![CDATA[

Con molto moltissimo malincuore, son tornata :-) E ho una caterva di foto, piccole osservazioni, appunti e ricordo da mettere in ordine (perché è bello sì viaggiare ma alla fine il tempo di raccontare in contemporaneo nun c&#8217;è proprio stato, quindi da oggi e ancora per un paio di giorni cerchiamo di sanare gli arretrati&#8230; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento1_ssl1.jpg" alt="agrigento1_ssl" title="agrigento1_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6726" /></p>
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Con molto moltissimo malincuore, son tornata :-) E ho una caterva di foto, piccole osservazioni, appunti e ricordo da mettere in ordine (perché è bello sì viaggiare ma alla fine il tempo di raccontare in contemporaneo nun c&#8217;è proprio stato, quindi da oggi e ancora per un paio di giorni cerchiamo di sanare gli arretrati&#8230; :-). Bene, Agrigento quindi&#8230; Ci siamo andati proprio perché non c&#8217;eravamo mai stati, e perché questa lacuna ci sembrava particolarmente vergognosa. Chi c&#8217;è stato ci dirà se l&#8217;ha vissuta allo stesso modo ma per me il primo impatto con l&#8217;agrigentino era composto dai seguenti elementi: 1) guardi il mare e pensi che dall&#8217;altra parte c&#8217;è la Tunisia, insomma l&#8217;Africa, wow!! :-) 2) guardi la città da lontano e ti sembra una specie di manhattan a scala ridotta, e la cosa un po&#8217; t&#8217;intimorisce 3) poi fai 3/4 volte il giro di tutte quante le rampe e tangenziali che sono state appese e costruite intorno alla città perché persino il navigatore non ci capisce niente, e un po&#8217; ti chiedi com&#8217;è sta cosa che in Sicilia spesso e volentieri le indicazioni stradali non ci siano (poi magari ci sono ma v&#8217;assicuro che tutte le volte in cui giravamo senza navigatore finiva che ci perdevamo)&#8230; 4) quando poi finalmente ti avventuri in centro (cioè quando finalmente l&#8217;hai trovato :-), sbagliando con curo l&#8217;orario di transito, ti ritrovi in una bolgia che poco avrebbe da invidiare al traffico sul lungotevere nelle ore di punta 5) siccome prima di arrivare lì uno non hai idea di come sia conformata &#8216;la valle dei templi&#8217; che nella maggior parte delle guide e pubblicazioni turistiche viene circondata da aggettivi quali &#8217;stupenda&#8217; e &#8216;meravigliosa&#8217;, quando poi ti accorgi che i templi si stagliano sullo sfondo della manhattan di cui prima e che altro che &#8216;valle&#8217; li tutto intorno la speculazione edilizia da tempo s&#8217;è data alla pazza gioia, un pochino rimani, come dire, stupito&#8230;  A parte tutto questo però, come spesso in Italia (v. Roma :-), c&#8217;è da dire che sotto sotto ciò che è bello è proprio bello, e dalla parti di Agrigento di bello ce n&#8217;è, avvoglia&#8230; Vi lascio un po&#8217; di immagini, per le spieghe storiche vi lascio leggere su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Valle_dei_Templi">wikipedia</a> :-)) (invece, se andate li in loco, consiglio caldamente la visita dei templi con guida ufficiale, veramente molto interessante :-)
</div>
<p><span id="more-6724"></span></p>
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<img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento2_ssl.jpg" alt="agrigento2_ssl" title="agrigento2_ssl" width="500" height="1681" class="alignnone size-full wp-image-6727" /></p>
<p>[sopra: la valle dei templi, sotto: il museo archeologico regionale di Agrigento, che contiene anche e sopratutto una collezione infinita di anfore, piatti e stoviglie di epoche greche e romane, insomma tutto l'occorrente per il foodstylist dell'anno zero :-)]</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento3_ssl.jpg" alt="agrigento3_ssl" title="agrigento3_ssl" width="500" height="1422" class="alignnone size-full wp-image-6728" /></p>
<p>Tornando invece ad Agrigento città, siamo andati a esplorare il centro, più che altro perché ci eravamo auto-investiti di una delicatissima missione (golosa :-)&#8230; </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento4_ssl.jpg" alt="agrigento4_ssl" title="agrigento4_ssl" width="500" height="1422" class="alignnone size-full wp-image-6729" /></p>
<p>Ecco, caso vuole che già diverse volte amici e conoscenti mi avessero parlato del famoso couscous dolce delle monache cistercensi di Agrigento. Capite che la cosa era intrigante: non solo per via delle monache di per sé (che già da solo in effetti suscitano curiosità e timore) ma anche perché il couscous dolce in questione sembra praticamente mitico: non si trova da altre parti, non lo fa nessun altro, i cuochi non sanno come replicarlo, chi lo ha assaggiato lo ha adorato ma non è in grado di dire di cosa potrebbe essere composto di preciso ne come potrebbe essere stato preparato, insomma, sul quel particolare e non riproducibile couscous dolce delle suore agrigentine planava un fitto &#8211; e quindi attraente &#8211; velo di mistero. Sicché era del tutto impensabile non fare una pausa fra la visita a un tempio e l&#8217;altro per andare a perdersi nei vicoletti del centro, alla ricerca del misterioso dolce :-) </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento5.jpg" alt="agrigento5" title="agrigento5" width="500" height="1046" class="alignnone size-full wp-image-6730" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento6_ssl.jpg" alt="agrigento6_ssl" title="agrigento6_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6731" /></p>
<p>In realtà l&#8217;iter di per sé non è poi tanto complicato: la cosa più difficile è di trovare un posteggio per la macchina, poi basta chiedere indicazioni per il <a href="http://www.monasterosantospiritoag.it/index.php">monastero Santo Spirito</a>. Una volta lì (magari visitatelo pure, prima, è molto bello :-), si bussa al citofono della porticina a destra dell&#8217;ingresso principale, dopo qualche minuto la porta si apre, e entrate in una specie di piccola anticamera,  vuota.  Dopo un po&#8217; di attesa (sapete, di quelle attese un po&#8217; nervose, quando siete in un luogo di cui non conoscete le regole e in cui non sapete cosa accadrà), e dopo aver guardato attentamente tutte le icone e preghiere affisse in quella piccola stanza bianca, appare dietro a una piccola grata una suora minuscola e anziana che si scuserà gentilmente di avervi fatto aspettare (no, non ci sono foto della suora, non mi sembrava il caso&#8230; :-). Voi intanto balbettate le solite scuse rispettose e un po&#8217; imbarazzate e concludete con una formula alla <em>sesamo-apriti</em>: &#8217;siamo venuti per i dolcetti&#8217;, aggiungendo un quasi spensierato &#8216;per caso avete anche il couscous dolce oggi?&#8217;&#8230; E quasi che non ci speravate (aspettavate in realtà delle congiunzioni astrali sfavorevoli, vi eravate già convinti dell&#8217;esistenza di complotti intergalattici destinati a privarvi del mitico couscous, quasi come se fosse troppo bella l&#8217;idea di poter assagiarlo per davvero&#8230;) e invece no, la suora annuisce gentilmente, vi chiede se mezzo chilo di ciascuno vi va bene (non avete idea di quanto rappresenti mezzo chilo di dolciumi cistercensi ma non vi sembra il momento di mettervi a discutere, annuite beotamente, se vi avesse proposto  di portarvene via 5 chili avreste probabilmente annuito allo stesso modo grato e meravigliato). Da lì, è fatta: contare una decina di minuti (la suora si allontana sulle pantofole a preparare chissàddove i vostri vassoietti, immaginate cunicoli e enormi cucine medievali con mortai smisurati e giganteschi ricettari incunaboli &#8211; ma magari la vostra immaginazione si sta un po&#8217; imbizzarendo&#8230;), e infine procedete agli scambi di rito (soldi, pacchettini col nastrino, monete ecc), salutate e ringraziate calorosamente. Al finale l&#8217;operazione vi prenderà circa 20 minuti, e in scambio di 22 euro porterete via due pacchettini: l&#8217;uno contenente 500 g di couscous dolce, l&#8217;altro 500 g di dolcetti misti&#8230; E uscendo da lì vi sentirete stranamente leggeri e felici&#8230; :-)</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento7_ssl.jpg" alt="agrigento7_ssl" title="agrigento7_ssl" width="500" height="1461" class="alignnone size-full wp-image-6732" /></p>
<p>E come sono quindi allora sti famosi dolci delle suore di Agrigento?! Beh, sono niente male :-)) I dolcetti da un lato sono, almeno per noi, i migliori mai assaggiati in Sicilia (dici niente!), e per un motivo molto semplice: sono molto poco dolci. In sostanza, nonostante le forme siano varie, le componenti di questi dolcetti sono poche, si tratta in pressoché tutti i casi di mandorle e pistacchi tritati in modo più o meno fine (e abbinati fra di loro o no, dipende), con certo delle aggiunte di zucchero e forse farina ma in quantità minime, insomma, questi dolcetti hanno il buon sapore pieno di mandorle/pistacchi, un sapore molto autentico, e non risultano quindi stucchevoli e esageratamente dolci come invece spesso capita. E quindi anche solo per i dolcetti, il viaggio ne valeva la pena. Il couscous invece, beh, non l&#8217;ho capito manco io :-)) Sembra sia composto veramente di semola, cioè, il sapore tipico della semola incocciata del couscous c&#8217;è, solo che la semola sembra &#8216;impastata&#8217; con una forma di pasta di pistacchi (e il tutto è umido al punto giusto, non si tratta quindi di aggiungere semplicemente dei pistacchi tritati a della semola già cotta, il procedimento è diverso ma non so immaginate quale sia&#8230; :-), in ogni caso, la sostanza pistacchiosa del couscous assomigliava molto alla pasta di pistacchi di alcuni dei dolcetti di prima, solo che era perfettamente amalgamata e incorporato alla semola. Oltre al pistacchio, il couscous contiene delle micro gocce di cioccolato, e viene decorato con un po&#8217; di ciliege candite, e anche qui, l&#8217;insieme è dolce ma con parsimonia, proprio come piace a noi, gradevole da mangiare e nient&#8217;affatto pesante o stucchevole :-) Bene, non ci resta quindi che trovare una volontaria che vada a farsi suora al monastero di Santo Spirito al fin di carpire i segreti di fabricazione di tutto questo bendiddio&#8230;? :-))</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento8_ssl.jpg" alt="agrigento8_ssl" title="agrigento8_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6733" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento9_ssl.jpg" alt="agrigento9_ssl" title="agrigento9_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6734" /></p>
<p>Un altro luogo che ci era stato caldissimamente raccommandato era la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scala_dei_Turchi">scala dei turchi</a>, il sito si trova a Realmonte, accanto alla ridente cittadina di Porto Empedocle (non la definirei esattamente &#8216;ridente&#8217; però essendo la città ha dato i natali a Pirandello e a Camilleri il rispetto ci sembra doveroso, anzi, avete notato cosa c&#8217;è scritto fra partentesi sotto il nome del comune?!&#8230; :-). In sostanza, si passa da porto Empedocle, si segue il mare verso ovest e lungo la strada a un certo punto spunta il lido della scala dei turchi: scendete da li in spiaggia (ci saranno una trentina di metri di dislivello) e seguendo la spiaggia vi potete avvicinare a questa stramba scala di marnia, levigata, bianca e naturalmente antiscivolo. Un posto davvero curioso e decisamente bello da vedere :-)</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento10_ssl.jpg" alt="agrigento10_ssl" title="agrigento10_ssl" width="500" height="1383" class="alignnone size-full wp-image-6735" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento11_ssl.jpg" alt="agrigento11_ssl" title="agrigento11_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6736" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento12_ssl.jpg" alt="agrigento12_ssl" title="agrigento12_ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6737" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento13_ssl.jpg" alt="agrigento13_ssl" title="agrigento13_ssl" width="500" height="1007" class="alignnone size-full wp-image-6738" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento14_ssl.jpg" alt="agrigento14_ssl" title="agrigento14_ssl" width="500" height="1463" class="alignnone size-full wp-image-6739" /></p>
<p>Infine, per ripigliarci da tute queste scoperte, ci voleva una cenetta al mare, o piuttosto a San Leone (che sarebbe in qualche modo lo scalo di Agrigento): siamo stato al <a href="http://www.facebook.com/pages/Agrigento-Italy/Trattoria-Caico-sapori-damare/147089721972600">Caico</a>, una trattoria di pesce che esiste da quasi 60 anni, segnalata fra le osterie d&#8217;Italia Slow Food oltre che da un paio di gentili amici su twitter e facebook :-)). Siccome io sono fissata (anzi, dovrei dire &#8216;drogata&#8217; anzi non sapete quanto è difficile farne a meno da due giorni) abbiamo iniziato con la caponata e le panelle (che se non me li mangiavo una volta al giorno non mi sentivo bene, anche se a posteriori abbiamo un po&#8217; rimpianto il non aver assaggiato gli antipastini misti che intravvisti da lontano sembravana piuttosto interessanti :-)), poi pasta con gamberi rossi e pomodorini (mi sono pure fatto spiegare la ricette, che è piuttosto semplice e classica, eppure i sapori erano complessi e avvolgenti, io non capire, sarà la materia prima, sob :-) e una grigliata di pesce che era semplicemente ottima. E approfitto per salutare Marco Maccarone, l&#8217;ultima generazione in cucina, per la sua gentilissima accoglienza, le lunghe e appassionnanti considerazioni sul couscous, il tonno e la caponata &#8211; e anche per averci fatto scoprire la birra  al vialone nano <a href="http://www.detacchi.it/default.php?LANG=it&#038;c=r">De Tacchi</a> ;-)) Insomma, non ci avevo mai pensato ma visto che in qui giorni ho mangiato gamberi a gogo, oltre che per le panelle, il pane, la caponata e le arancine, la Sicilia e sopratutto la sua costa sud è una stupenda terra promessa per gli amanti dei gamberi rossi&#8230; (fra cui io, aahhhh&#8230;. :-))) To be continued&#8230; </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento15_ssl.jpg" alt="agrigento15_ssl" title="agrigento15_ssl" width="500" height="1046" class="alignnone size-full wp-image-6740" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/agrigento16_ssl.jpg" alt="agrigento16_ssl" title="agrigento16_ssl" width="500" height="500" class="alignnone size-full wp-image-6741" />
</div>
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		<title>La gita a Palermo</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 09:26:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/palermo2010_1ssl.jpg" alt="palermo2010_1ssl" title="palermo2010_1ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6686" /></p>
<div class="testo">
<p>Aaaaaahhh, la Sicilia. Vabbe&#8217;, mo&#8217; non la vorrei fare troppo alla &#8216;abitante-delle-metropoli-del-nord-in-ferie-al sud&#8217; (anche perché non è poi tutto sommato esattamente quel che sono :-P) però è pur vero che i soggiorni in Sicilia mi fanno invariabilmente venire la stessa stramba sensazione, che inizia a prendermi dal momento dell&#8217;ateraggio a Punta Raisi, familiare ed insieme esotica, di fascino e di rassicurazione, di gioia e di tranquillità, che forse si può sintetizzare meglio con una dichiarazione alla JFK, tipo che &#8216;io sono terrona&#8217;. Eccoqua, l&#8217;ho detto :-) Dunque, da dove iniziare? Io come al solito ho fatto l&#8217;osservatrice venuta da fuori, ho rivisto alcuni dei miei luoghi feticci con qualche ex cursus in bonus (anzi, sarà ora che inizi a modificare i miei itinerari palermitani, che finirò per sentirmi una pensionata in peregrinaggio a Lourdes se ogni volta continuo a fare il giro fisso ballarò/viale delle scienze/piazza marina/politeama, misurando ciò che è cambiato, ciò che è uguale, rincorrendi ricordi e piccole sensazioni nostalgiche di ormai 10 anni fa. Piuttosto, la cosa che più mi ha colpita di sto girò è stata, non la città e le sue mutazioni più o meno palpabili, ma i palermitani stessi. Yep. Perché davvero davvero, in questi 4 giorni sono stata accolta in modo stratosferico, da persone gentili e assolutamente disponibilissime, in un modo così tamente esponenziale da far pensare che a livello di ospitalità, proprio, non ce n&#8217;è davvero per nessuno! Insomma, non me ne vorrete se inizio con un grande grazie a Marco and family, Luigi &#038; Luciana, Andrea, Francesco &#038; Morena, Vincenzo, Silvia, Katia, Ada e Giò (e Paolo e Matteo :-). Insomma, sono stati giorni davvero molto ricchi di incontri, passeggiate, <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2005/11/panelle">panelle</a> e crocché, chiacchierate e discussioni, cremolosi e granite&#8230; ma procediamo &#8211; più o meno &#8211; nell&#8217;ordine&#8230;
</div>
<p><span id="more-6685"></span></p>
<div>
<img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/palermo2010_2ssl.jpg" alt="palermo2010_2ssl" title="palermo2010_2ssl" width="500" height="1007" class="alignnone size-full wp-image-6687" /><br />
</p>
<p>Si inizia, come da mia tradizione, con un giro al mercato del <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2008/09/tornare-al-ballaro">Ballarò</a>&#8230; è sempre curioso pensare che dieci anni fa io per un po&#8217; abbia vissuto lì in mezzo, tenero riconoscere alcune bancarelle, alcune facce di venditori-di-una-certa-età, anche se la verità è che quei tempi sono andati via, scomparsi, insieme a quel Ballarò li, che credo di aver tentato di descrivere un paio di anni fa. Insomma, con gli anni scompaiono gli aspetti più ruvidi (per esempio, non vedo più in giro quei taglieri/ceppi dei macellai, dove la carne veniva dettagliata a colpi di mannaia e se non stavi attento passandoci vicino rischiavi di trovarti appiccicate delle &#8217;scagliette di ossa&#8217;, e ho visto pochissimi venditori di interiora, mentre prima era veramente tutto una mostra di parti animalesche mai viste altrove), comunque, bando alla nostalgia&#8230; :-) Sul Ballarò quindi, ormai, si trovano anche parecchi negozi etnici e rosticcerie con posti a sedere (na novità proprio) e tutto ha un aria un po&#8217; più pulita e igienizzata, mancano i venditori di sigarette di contrabanda, non ho visto i venditori smbulanti di pane e sfincione, sob, resta che rimane uno dei mercati italiani più suggestivi che io conosca&#8230; </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/palermo2010_3ssl.jpg" alt="palermo2010_3ssl" title="palermo2010_3ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6688" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/palermo2010_4ssl.jpg" alt="palermo2010_4ssl" title="palermo2010_4ssl" width="500" height="1759" class="alignnone size-full wp-image-6689" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/palermo2010_5ssl.jpg" alt="palermo2010_5ssl" title="palermo2010_5ssl" width="500" height="1007" class="alignnone size-full wp-image-6690" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/palermo2010_6ssl.jpg" alt="palermo2010_6ssl" title="palermo2010_6ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6691" /></p>
<p>Dopo questa passegiata mattutina (contare che avevo l&#8217;albergo ad altezza del giardino inglese :-P) era in sostanza ora di pranzo e siccome la tappa d&#8217;obbligo da Franco u&#8217; vastiddaru l&#8217;avevo già fatta il giorno prima, abbiamo pensato bene di andare a vedere dalle parti dell&#8217;antica focacceria san francesco se era cambiato qualcosa. Beh, a parte che io e la milza non siamo esattamente amici (chiedo venia ai palermitani, sono pur sempre belga ;-), il panino con le panelle non era male (ma il vastiddaru rimane mio preferito :-P) e cosi anche gli involtini di sarde. In compenso, immagino sia &#8216;causa grande successo ormai interplanetario&#8217; quelli della focacceria si sono discretamente allargati e devo proprio segnalare una cosa che mi ha un pochino chioccata: accanto alla focacceria ora c&#8217;è un locale che si chiama Hanami (cosa significa Hanami? ricordatevi, <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2010/04/come-fare-hanami">qualche mese fa</a>&#8230;), locale sempre &#8216;firmato&#8217; focacceria san francesco e che propone, in sostanza&#8230; sushi. MMo&#8217;, voglio ddi, io non so chi decide i business plan della focacceria, ma lo specialista del panino con la milza che si mette e produrre cibo giapponese mi sembra proprio una delle cose più folli e assurde mai sentite (a prescindere di quanto il sushi sia buono o meno, e io non lo so com&#8217;è), insomma, è un po&#8217; come se il cinese sotto casa si mettese a sfornare tipici panini siciliani conditi con le interiora? Per me, no grazie :-))</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/palermo2010_7ssl.jpg" alt="palermo2010_7ssl" title="palermo2010_7ssl" width="500" height="709" class="alignnone size-full wp-image-6692" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/palermo2010_8ssl.jpg" alt="palermo2010_8ssl" title="palermo2010_8ssl" width="500" height="1007" class="alignnone size-full wp-image-6693" /></p>
<p>Infine, un giro alla Kalsa per visitare &#8211; dietro dritta di <a href="http://vanigliacooking.blogspot.com/">Vaniglia</a> :-) &#8211; palazzo Abatellis che non avevo mai visitato prima e che in effetti è molto bello (anche se non ho visto il secondo piano :-p), anzi, tutta quella zona del centro, che per me è il più bello dei quatro quartieri storici, quello più ricca di costruzioni assurde per bellezza e ornamenti, anche se spesso nascosti, tenuti male ecc, è ormai anche un perenne cantiere a cielo aperto, insomma si ristruttura ovunque (e mi pare che fosse così già due anni fa) ed è una cosa che mi fa veramente un sacco piacere :-) </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/palermo2010_9ssl.jpg" alt="palermo2010_9ssl" title="palermo2010_9ssl" width="500" height="1046" class="alignnone size-full wp-image-6694" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/palermo2010_10ssl.jpg" alt="palermo2010_10ssl" title="palermo2010_10ssl" width="500" height="1422" class="alignnone size-full wp-image-6695" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/palermo2010_11ssl.jpg" alt="palermo2010_11ssl" title="palermo2010_11ssl" width="500" height="1087" class="alignnone size-full wp-image-6696" /></p>
<p>&#8230; due immaginette della passeggiata con <a href="http://kitchenqb.blogspot.com/2010/09/il-libro-del-cavolo-sicilian-inside.html">Silvia</a> a Sferracavallo, notevole per la sua altissima concentrazione di barchette di pescatori multicolor, una gelateria (la delizia) che propone delle granite al pistacchio niente male, e un paio di trattorie molto couleur locale istallate direttamente sul porto e dove la sera è tutto uno smerciare di panelle e spaghetti coi ricci&#8230; :-))</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/palermo2010_12ssl.jpg" alt="palermo2010_12ssl" title="palermo2010_12ssl" width="500" height="1007" class="alignnone size-full wp-image-6697" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/palermo2010_13ssl.jpg" alt="palermo2010_13ssl" title="palermo2010_13ssl" width="500" height="750" class="alignnone size-full wp-image-6698" /></p>
<p>Infine, piccolo ricordo del pranzo del sabato fra amici, a San Martino alle Scale, salendo in montagna apena fuori da Palermo: in sostanza è stato un pranzone di quelli matrimoniali, dove non mancava davvero nessuno dei capisaldi della cucina palermitana. Anzi, lasciatemi premettere che la torta sette veli me l&#8217;avevano fatta assaggiare due giorni prima (delle volte che qualcuno volesse obiettare che l&#8217;iniziazione fosse stata lacunoso &#8211; direi di no) quindi mmo&#8217; pure quello conosco, anzi, già che ci sono, altre piccole scoperte di questi giorni: il gelato alla cannella è rosa ( &#8211; quando ho espresso il mio stupore, la risposta è stata &#8216;e di che colore vuoi che sia?&#8217; lol!? :-); il gelo di mellone si può anche presentare a forma di crostatina (buono da sapersi&#8230;); il mio gelato preferito è quello ai gelsi (echissenefrega :-). Quindi, menu: panelle, crocche, sfincione, timballo di anelli al forno, e una caterva di involtini siciliani di carne conditi infilati sui spiedini insieme a delle foglie di alloro e cotte alla griglia, e per finire, la stupenda crostata di Luigi (fornitore ufficiale di ricette di <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2010/09/la-brioscia-col-tuppo">briochine siciliane </a>in casa cavoletto :-)). To be continued&#8230; :-)
</div>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/09/palermo2010_14ssl.jpg" alt="palermo2010_14ssl" title="palermo2010_14ssl" width="500" height="1720" class="alignnone size-full wp-image-6699" /></p>
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