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	<title>il cavoletto di bruxelles &#187; tradizioni d&#8217;italia</title>
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	<description>Spilluccare senza sensi di colpa...</description>
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		<title>Linguine all&#8217;acqua pazza</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 11:33:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
				<category><![CDATA[la cucina sobria]]></category>
		<category><![CDATA[pasta]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni d'italia]]></category>

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Sottotitolo: Il pesce che fu mangiato due volte. oppure: Cucinate domandi con quello che avete mangiato oggi... :-) Insomma, a parte che l&#8217;acqua pazza meriterebbe un capitolo a sé, per quanto è deliziosamente poetico il nome e semplicemente perfetta la ricetta (è esattamente di quelle che non le daresti due lire sulla carta e poi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2012/02/acquapazza1_ssl.jpg" alt="acquapazza1_ssl" title="acquapazza1_ssl" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-9072" /></p>
<div class="testo">
<p>Sottotitolo: <em>Il pesce che fu mangiato due volte</em>. oppure: <em>Cucinate domandi con quello che avete mangiato oggi.</em>.. :-) Insomma, a parte che l&#8217;acqua pazza meriterebbe un capitolo a sé, per quanto è deliziosamente poetico il nome e semplicemente perfetta la ricetta (è esattamente di quelle che non le daresti due lire sulla carta e poi le fai e ti accorgi quanto siano assurdamente sublimi), oggi propongo un po&#8217; di sano e risparmioso riciclo (forse dovrei inaugurare, nei tag, il filone della <em>cucina con sobrietà</em>? :-).</p>
<p>Ad accompagnare le linguine di oggi, un pezzettino di-quando-ero-giovane, lol (francamente con questa cosa di tirare fuori ogni giorno una canzone, mi sento sempre più <em>mio padre</em>, che per tutta la vita, Beatles a parte, ha tirato fuori insieme a fior fiore di nostalgico entusiasma improponibilissime canzoni della sua gioventù, vabbe va&#8230;), quindi, oggi: <a href="http://grooveshark.com/#!/s/The+Sea/khJHl?src=5" target="blank">♫ Morcheeba &#8211; the sea ♪</a>
</div>
<p><span id="more-9071"></span></p>
<div>
Tutto questa cosa è iniziato qualche giorno fa alla pescheria di via del porto fluviale. Causa feste, poi impegni, poi &#8216;mi hanno tolto il banco del pesce d&#8217;Anzio dal mercato di San Teodoro cavoloooooo&#8217;, qua eravamo a secco di omega3 da troppo tempo, sicché mi sono decisa a tornare a esplorare questa pescheria vicino casa della quale del resto non avevo mai veramente pensato male (anche se sono comunque diffidentissima nei confronti delle pescherie in generale). Potete ben immaginare che visto le circostanze climatiche del momento, l&#8217;offerta era piuttosto magra, eppure, fra le poche e sguarnite cassette di polistirolo ho trovato questo pescione qui, cfr foto ricordo sotto, con due occhioni splendidamente freschi. Il suo nome me lo sono dovuta far ripetere due volte (<em>è &#8216;na Pezzogna</em>), e infatti sto signorino qui, in italiano, pare si chiamo prorpio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pagellus_bogaraveo" target="blank">occhione</a>. Rientrata a casa mi sono quindi documentata su vita e miracoli del signor pezzogna e mi sono anche imbattuta più di una volta nella ricetta della pezzogna all&#8217;acqua pazza, ricetta che fino a quel giorno francamente non mi sarebbe nemmeno mai venuta in mente di provare (amando io semmai il pesce grigliato o al cartoccio e non tanto il pesce nuotante in qualche pomodoroso guazzetto, tanto a essere de tutto onesta :-). Ciò detto, sta acqua pazza, forse semplicemente per via del nome, ha iniziato a stuzzicarmi e cosi è finita che cucinassi la mia prima pezzogna, all&#8217;acqua pazza. Al termine dell&#8217;operazione (sinteticamente: fate soffriggere uno spicchio d&#8217;aglio in camicia con un generoso filo di olio evo, aggiungete una manciatina di capperi, due manciate di pomodorini spaccati, un po&#8217; di prezzemolo tritato, una presa di peperoncino, poi versate due-tre bicchieri di acqua, portate a ebollizione, buttateci dentro i pesci, fate cuocere da 10 a 20 minuti a secondo di quanto siano grandi e voilà, avete fatt&#8217; :-), rimanevano due cose: la testa della pezzogna (che per quanto un nostro amico greco ci ribadisca sempre che è la parte migliore, non sono mai riuscita a portare in tavola), e un abbondante fondo di sughino nel quale, si capisce, si erano concentrati tutti i delicati umori del nostro pescetto (fra parentesi raccommando calorosamente la pezzogna, che ha una carne molto morbida e delicata, è stata davvero una gran scoperta &#8211; dell&#8217;acqua calda, lo so :-). sicché ho tenuto da parte il sughino e ho disossato la testa, e ho tenuto tutto da parte per il giorno dopo. E qui arrivano le linguine: basta farle cuocere e scolarle a metà cottura, poi risottarle aggiungendo man mano il brodino del giorno prima (e acqua, casomai non dovesse bastare). Ci ho aggiunto dentro, all&#8217;ultimo, la polpa ricavata dalla testa, un po&#8217; di buccia di limone grattugiata, poco prezzemolo e cipollotto affettato sottilmente. E voilà come abbiamo divorato, il giorno dopo, il pesce che non c&#8217;era più :-)</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2012/02/acquapazza2_ssl.jpg" alt="acquapazza2_ssl" title="acquapazza2_ssl" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-9073" /></p>
<p><em>piatto &#038; forchetta | zara home</em>
</div>
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		<title>Risotto di riso selvatico</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 10:46:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
				<category><![CDATA[risotto]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni d'italia]]></category>

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Devo dire che una delle cose più belle e estraordinarie di questo paese è che puoi anche curiosare fra le cose cibesche per anni, le sorprese e scoperte non finiscono mai. A me per esempio, qualche tempo fa avevano regalato una confezione di riso selvatico e leggendone l&#8217;etichetta (Conosciuto anche come riso Ostellato, è una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2012/01/risoselvaggio1_ssl.jpg" alt="risoselvaggio1_ssl" title="risoselvaggio1_ssl" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-8964" /></p>
<div class="testo">
Devo dire che una delle cose più belle e estraordinarie di questo paese è che puoi anche curiosare fra le cose cibesche per anni, le sorprese e scoperte non finiscono mai. A me per esempio, qualche tempo fa avevano regalato una confezione di <em>riso selvatico</em> e leggendone l&#8217;etichetta (<em>Conosciuto anche come riso Ostellato, è una varietà che cresce spontanea nelle risaie, molto diffusa nei secoli passati attualmente prodotta in quantità molto limitata</em>) e nonostante era dai tempi dell&#8217;università che avevo eliminato il <em>riz sauvage</em> (che conoscevo sotto questa <a href="http://fr.wikipedia.org/wiki/Riz_sauvage" target="blank">forma</a>, chiamiamola <em>coriacea</em>) dalla dispensa, questo riso prodotto in provincia di Vercelli mi ha subito fatto incuriosire, oltre ovviamente a evocare le immagini in bianco e nero che <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Riso_amaro" target="blank">tutti conoscono</a>. E quest&#8217;ultima cosa spiega anche l&#8217;abbinamento musicale di oggi: <a href="http://grooveshark.com/#!/s/Amore+Mio+Non+Piangere/4qNZea?src=5" target="blank">♫ Amore mio non piangere ♪</a> (non è deliziosa quella fisarmonica? :-))
</div>
<p><span id="more-8963"></span></p>
<div>
Quindi, per cucinare questo riso mi sono pesantemente ispirata all&#8217;etichetta che suggeriva di farci un risotto con i peperoni &#8211; e per quanto i peperoni non siano esattamente la cosa più di stagione che ci sia in giro a fine gennaio, l&#8217;ha vinta la mia proverbiale impazienza&#8230; Risotto coi peperoni quindi, e un pesto prezzemolo, aglio e acciuga da aggiungere a gocce per una finitura molto rustica e molto piemontese. Devo dire che l&#8217;esperienza mi ha decisamente fatto riconciliare con il riso selvatico, anzi, questo qui in cottura sviluppa un gradevolissimo profumo di riso, in più concentrato rispetto ai soliti noti, un aroma intenso che fa quasi pensare alla nocciola &#8211; o qualcosa di simile? &#8211; ed è anche molto gradevole da mangiare (molto non come il riz sauvage di cui sopra).<br />
</br><br />
<img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2012/01/risoselvaggio2_ssl.jpg" alt="risoselvaggio2_ssl" title="risoselvaggio2_ssl" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-8965" /><br />
</br><br />
<strong>Risotto di riso selvatico con peperoni e pesto di prezzemolo</strong>: far soffriggere un battuto di lardo e cipolla (circa 1 cucchiaio ciascuno), aggiungere mezzo peperone giallo e mezzo peperone rosso tagliati a dadini piccolini, lasciar insaporire per due minuti. Appena i peperoni saranno morbidi, togliere il tutto dalla pentola e tenere da parte. Versare due pugni abbondanti di riso nella pentola, farlo tostare, poi portarlo a cottura con del brodo vegetale. A fine cottura, aggiungere i peperoni e mantecare con un cucchiaino di burro. Lasciar riposare un attimo e servire con il pesto. Per il pesto di prezzemolo: pestare un pugno di foglioline di prezzemolo con mezzo spicchio d&#8217;aglio, un&#8217;acciuga, aggiungere dell&#8217;olio d&#8217;oliva fino a ottenere una consistenza liquida ma non troppo, aggiustare il condimento e usare. <em>Per 2.</em></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2012/01/risoselvatico3_ssl.jpg" alt="risoselvatico3_ssl" title="risoselvatico3_ssl" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-8966" /></p>
<p><em>tovaglietta di sangallo | giappone<br />
forchetta e cucchiaino | vintage, UK<br />
piatto | <a href="http://www.covo.it" target="blank">covo</a>, twentyfour.7<br />
ciotolina | ikea<br />
riso selvatico | <a href="http://www.principatodilucedio.com/home.php" target="blank">principato di lucedio</a> via <a href="https://www.tastexp.it/index.php" target="blank">tastexp</a></em></p>
</div>
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		<title>La pasta al forno di Ermelinda</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 09:20:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
				<category><![CDATA[basics]]></category>
		<category><![CDATA[pasta]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni d'italia]]></category>

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Mi viene da pensare che Ermelinda un&#8217;altro po&#8217; sarà la suocera calabrese più nota della blogosfera :-D Chissà, in ogni caso, è la mia di suocera, e se siete habitués di queste pagine avete già avuto il piacere di conoscerla. Fatto sta che ho sempre pensato che prima o poi mi sarebbe scappato il post [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2012/01/pastaalforno1_ssl.jpg" alt="pastaalforno1_ssl" title="pastaalforno1_ssl" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-8952" /></p>
<div class="testo">
Mi viene da pensare che Ermelinda un&#8217;altro po&#8217; sarà la suocera calabrese più nota della blogosfera :-D Chissà, in ogni caso, è la mia di suocera, e se siete habitués di queste pagine avete già avuto il piacere di conoscerla. Fatto sta che ho sempre pensato che prima o poi mi sarebbe scappato il post sulla sua <em>pasta al forno</em> e ecco, direi che è arrivato il momento, visto che questa domenica per la prima volta in vita mia mi sono trovata a cucinarla da me (non senza anche una certa ansia della prestazione :-) Diciamo che è stato un episodo di forza maggiore&#8230;<br />
Intanto, visto che il lunedi mattino serve a riprendere un po&#8217; i sensi, proporrei di farlo dolcemente con <a href="http://grooveshark.com/#!/s/Sunday/HF9Bb?src=5" target="blank">♫ Sunday &#8211; Sia ♪</a>, decisamente una delle mie cantanti preferite, già da un po&#8217;.
</div>
<p><span id="more-8951"></span></p>
<div>
La pasta al forno quindi. Vista così non so se è tanto sexy (insomma&#8230;), e magari non sarà nemmeno la più buona pasta al forno che si può trovare sul pianeta, cioè nel sud Italia. Anzi, molto probabilmente non lo è. Ma in fondo <em>chissene</em>, è pur sempre un unico, perfettissimo e centratissimo esempio di <em>soul food</em> a casa cavoletto, è la pasta di se non 52 domeniche all&#8217;anno (incluso quelle in cui fuori ci sono 40 gradi all&#8217;ombra), quasi, è la prima cosa che chiunque della famiglia (io compresa?!!!) chiede quando torna da lontano (in cui <em>lontano</em> è qualsiasi posto che sta al di la del grande raccordo annulare), è quella cosa che, la domenica mattina ti viene quasi di farci la battuta ironica <em>(Che ci sarà mica la pasta al forno a pranzo? hahaha&#8230;</em>) e pero quando non c&#8217;è un po&#8217; non è del tutto domenica&#8230; E invariabilmente lei che viene <em>ordinata</em> direttamente da Kyoto, Mosca o Bruxelles da chi sta per volare a Roma ed è sempre lei che viaggia in vaschette di aluminio quando stai male e che stai rintanato in casa, provocando immediatamente immediati sorrisi e felicità. Ed è ancora la pasta al forno che ritrovi, nelle megaruote di 1 metro di diametro e con tre quintali di polpettine (vabbe, esagero appena) ai pranzi e cene con più amici che posti a sedere. Insomma, la pasta al forno, più che un semplice primo fatto di pasta, pomodoro e polpette, è fede e nutrimento ontologico. Non so se mi sono spiegata? :-) </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2012/01/pastaalforno4_ssl.jpg" alt="pastaalforno4_ssl" title="pastaalforno4_ssl" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-8953" /></p>
<p><strong>La pasta al forno di Ermelinda,<em> à la mode de cavoletto</em></strong> (delle volte che aveste da impegnare una domenica mattina quasi per intero&#8230; :-)<br />
Preparare le polpette (in pratica le <em>mie</em> polpette sono ispirate al <em>mio</em> <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2011/04/polpettone-limone-e-cannella" target="blank">polpettone</a>, lol) : impastare 500g di macinato di manzo con 1 uovo, due cucchiai di parmigiano grattugiato, una manciata di pangrattato, la buccia grattugiata di mezzo limone, una puntina di cannella, una grattata di noce moscata, sale e pepe. Formare delle polpettine e farle cuocere in una padella antiaderente con un filo di olio, fino a quando saranno leggermente dorate, poi tenere da parte.<br />
Nel mentre, preparare il sugo: far soffriggere leggermente due spicchi d&#8217;aglio in camicia, aggiungere una scatola di polpa di pomodoro e mezzo litro di passata (ottima quella bio di Carrefour), aggiungere un paio di foglioline di basilico e di salvia, sale e pepe e lasciar cuocere piano per 20 minuti. Passato questo tempo eliminare l&#8217;algio e le erbe e aggiungere le polpettine. Mescolare e lasciar cuocere piano per altri 15 minuti. Cuocere 1kg di rigatoni (o la pasta che preferite&#8230;), scolarli al dente e in un grande recipiente mescolare la pasta con il sugo alle polpette.<br />
Riempire a metà due teglie da forno con la pasta, aggiungere per teglia 100g di mozzarella tagliata a pezzetti non troppo piccoli, poi riempire le teglie con il resto della pasta, aggiungere altri 100g di mozzarella in superficie di ogni teglia e poi infornare il tutto a 200°C per 15 minuti circa, il tempo di far sciogliere per bene il formaggio.  Questi quantitativi ovviamente sono da famiglia numerosa&#8230; :-) Volendo, si può aggiungere nel piatto una grattata di ricotta appena stagionata (cioè ferma ma ancora bella bianca, senza crosta, con un sapore ancora fresco di latte), che è la morte sua&#8230; :-)</p>
<p><em>teglia da forno | ma chi se lo ricorda?<br />
straccio da cucina, cucchiaio e forchetta | vintage<br />
lino rosa | <a href="http://www.lin-net.com/English/shop_linnen.html">linnet</a> kyoto<br />
ciotola | zara home</em>
</div>
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		<title>Ossobuco alla milanese</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 14:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
				<category><![CDATA[carne]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni d'italia]]></category>
		<category><![CDATA[winter food]]></category>

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Oggi sarebbe la giornata mondiale dell&#8217;ossobuco alla milanese. Una simile giornata, dedicata a l&#8217;uno o l&#8217;altro piatto nazionale (di quelli che uno se li trova facilmente bistrattati all&#8217;estero, avete presente?), la GVCI la organizza già, una volta l&#8217;anno, da un paio d&#8217;anni e sinceramente, stavolta mi ero proprio del tutto scordata della data. Fino a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2012/01/ossobuco1_ssl.jpg" alt="ossobuco1_ssl" title="ossobuco1_ssl" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-8930" /></p>
<div class="testo">
Oggi sarebbe la giornata mondiale dell&#8217;ossobuco alla milanese. Una simile giornata, dedicata a l&#8217;uno o l&#8217;altro piatto nazionale (di quelli che uno se li trova facilmente bistrattati all&#8217;estero, avete presente?), la <a href="http://www.gvci.org/" target="blank">GVCI</a> la organizza già, una volta l&#8217;anno, da un paio d&#8217;anni e sinceramente, stavolta mi ero proprio del tutto scordata della data. Fino a quando stamattina mi è stato opportunamente ricordata la cosa e li per li mi è venuta una di quelle fulminazioni à la <em>mais oui mais c&#8217;est bien sur&#8230; </em><br />
Quasi dimenticavo, l&#8217;abbinamento musicale di oggi, al quale sono arrivato con una lunga catena di associazioni di idee (ehssi come no&#8230; :-) è <a href="http://grooveshark.com/#!/s/Milano/3XpHQ8?src=5" target="blank">♫ Alex Britti- Milano ♪</a>
</div>
<p><span id="more-8929"></span></p>
<div>
Perché l&#8217;ossobuco alla milanese (cucinato oggi per la seconda volta in vita mia&#8230;) a noi qua ci piace. L&#8217;avevo preparato un paio di anni fa seguendo la ricetta di Annalisa Barbagli, il punto è che lo dovevo fotografare per un libricino di Annalisa sul quale stavamo lavorando in quel momento, e cosi, con tutto che a me &#8211; non avendo mai vissuto, in Italia, più a nord di Roma &#8211; la cucina milanese fosse alquanto estranea, lo assaggiai per la primissima volta. E rimasi meravigliata. Per la tenerezza della carne, per la deliziosa complessità dell&#8217;intingolo (nel quale, deliziosa furbata golosa, si scioglie il midollo), e per il tocco finale della gremolata che pare quasi una invenzione siciliana e che a una <em>mordue</em> degli agrumi come me non poteva che piacere sconfinatamente (e confermo anche ora che quel tocco finale di limone, aglio e acciuga manda davvero tutto quanto il piatto in un&#8217;altra dimensione). Per non dire del fatto della carne che viene rosolata nel burro, che se non altro mi ricorda profondamente casa mia (della serie &#8216;paese che vai grasso di cottura che trovi&#8217;&#8230;).<br />
Quindi, stamattina è stato proprio un lampo, non appena ho letto &#8216;ossobuco&#8217; sono corsa a convincere il mio romanissimo macellaio di tagliarmi un ossobuco spesso 3-4cm (da queste parti si tende a pensare l&#8217;ossobuco come una specie di fettina con l&#8217;osso&#8230;) e poi via di miggiottamento (è un francesismo, lo so :-) per un paio d&#8217;ore. Risultato, un piatto che dovrei decisamente preparare più spesso, facile e delizioso, con un risotto allo zafferano (classico o, perché no, <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2009/01/risotto-alla-milanese-versione-marchesi-via-fassone" target="blank">Marchesi-style</a>) ma anche con un semplice purè di patate. Insomma, se non avete deciso cosa cucinerete per cena, siete ancora in tempo! ;-)</p>
<p>Oggi la ricetta dell&#8217;ossobuco l&#8217;ho presa, tale quale, dalla deliberazione comunale che ha stabilito la de.co. dell&#8217;Ossobuco alla milanese, e la incollo qui sotto.<br />
L&#8217;ossobuco di Annalisa invece lo trovate pubblicato sulla <a href="http://www.gazzettagastronomica.it/2012/ossobuco-alla-milanese/" target="blank">Gazzetta gastronomica</a>. </p>
<div class="ricetta">
<h3>La ricetta tradizionale dell&#8217;Ossobuco alla Milanese *</h3>
<p><strong>4 tranci di stinco di vitello</strong> alti 4 cm. (&#8221;geretto&#8221; circa 300 g. l&#8217;uno), tagliati nella parte bassa, dove l&#8217;osso è piccolo e ripieno solo di midollo, non di osso spugnoso<br />
<strong>farina bianca</strong><br />
<strong>burro</strong> 50 g di burro<br />
<strong>cipolla tritata </strong>1/4 di cipolla<br />
<strong>brodo</strong> (di carne) un mestolo<br />
<strong>salsa di pomodoro</strong> un cuchciaio<br />
<strong>sale</strong></p>
<p><em>Per la &#8220;gremolada&#8221;</em><br />
<strong>limone</strong> 1, la buccia grattugiata<br />
<strong>aglio</strong> mezzo spicchio (facoltativo)<br />
<strong>acciuga</strong> 1<br />
<strong>prezzemolo</strong> 1 manciata</p>
<p>In un tegame largo far imbiondire la cipolla nel burro, aggiungere gli ossibuco leggermente infarinati, rosolarli da ambo le parti, voltandoli senza pungerli (prima di infarinarle gli ossobuco, incidere più volte la parte esterna).<br />
Versare un poco di brodo, il pomodoro, il sale, coprire il tegame e portare a cottura a fuoco lento per un&#8217;ora e mezza circa, finché hanno un aspetto leggermente glassato. In cottura, aggiungere ogni tanto poco brodo. Cinque minuti prima di servire, aggiungere la gremolada (confezionata tritando finemente tutti gli ingredienti indicati qui sopra), mescolare e servire. Per 4.</p>
<p>* Ricetta tratta dalla scheda allegata alla delibera P.G. 1034992/2007 del Comune di Milano, avente per oggetto il riconoscimento della Denominazione Comunale del piatto.<br />
<br />Note: There is a print link embedded within this post, please visit this post to print it.</div>
<p><em><br />
piatto | ikea<br />
riso <a href="http://www.acquerello.it/Presentazione.html" target="blank">acquerello</a> | grazie a <a href="https://www.tastexp.it/index.php" target="blank">tastexp</a></em>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>Confortatemi con un tartufo (bianco però)</title>
		<link>http://www.cavolettodibruxelles.it/2011/10/confortatemi-con-un-tartufo-bianco-pero</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 07:44:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
				<category><![CDATA[pasta]]></category>
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Ve l&#8217;ho sicuramente menzionato in precedenza: credo proprio che il tartufo bianco sia in assoluto l&#8217;oggetto comestibile che più mi manda in estasi. Altro che cioccolato&#8230; :-)) No sul serio, il profumo del tartufo piemontese è un qualche cosa che è di una persistenza folle (chi ha provato a portarsene uno un pezzo lo sa, [...]]]></description>
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<div class="testo">
Ve l&#8217;ho sicuramente menzionato in precedenza: credo proprio che il tartufo bianco sia in assoluto l&#8217;oggetto comestibile che più mi manda in estasi. Altro che cioccolato&#8230; :-)) No sul serio, il profumo del tartufo piemontese è un qualche cosa che è di una persistenza folle (chi ha provato a portarsene uno un pezzo lo sa, e ricordo ancora certe scenate, in questo periodo dell&#8217;anno, all&#8217;aeroporto di Torino, in cui le valigie di certi amici golosi lasciavano dietro di loro un inconfondibile scia odorifera&#8230; :-) e di una complessità tale che uno semplicemente non la smetterebbe più di sniffarlo deliziato. Oltre poi al fatto che, secondo meee, quel specifico profumo lì per non sissà quale sua diabolica natura manda immediatamente in visibilia certe potenti molecole euforiche del corpo umano, del tutto indifferenti a qualsiasi altro profumo o sapore&#8230; Che poi del resto se uno ci pensa è davvero curioso definire il tartufo un &#8216;cibo preferito&#8217; perché oltre a essere un tubero comestibile, viene quasi difficile considerare il tartufo in quanto cibo, è oltretutto un profumo, qualcosa che considererei quasi alla stregua delle spezie e delle erbe aromatiche, ma in molto più particolare, ecco, non esattamente un <em>cibo</em> di cui uno tira sostanziale nutrimento :-)
</div>
<p><span id="more-8306"></span></p>
<div>
<p>Ecco, cosi è che vivo io il tartufo (poi ci sarà pure una spiegazione scientifica per il grande sturbo che provoca solo che io non so quale sia :-), e tutto ciò fa che proprio il tartufo se ne sta comodamente seduto in cima al mio personalissimo top 3 degli alimenti <em>ever</em>: è una delle poche cose alle quali non resisto in alcun modo, tant&#8217;è che la prima e l&#8217;unica volta in cui l&#8217;anno scorso mi sono seriamente esposta al rischio toxoplasmosi era proprio in questo periodo, dalla parti di <a href="http://www.guidoristorante.it/">Pollenzo</a> (in quel che fra parentesi è anche uno dei miei ristoranti preferiti in assoluto :-), in preda a un estasi tartufara che mi ha fatto perdere di vista che sarà è anche vero che sulla lista dei cibi vietati in gravidanza nessuno ha pensato di menzionare il tartufo ma vice versa i tartufi mica si lavano con l&#8217;amuchina, hum&#8230; Comunque, quella volta per fortuna m&#8217;è andata bene :-p </p>
<p>Sicché quando mi hanno scritto da parte del c<a href="http://www.tuber.it/">entro nazionale Studi Tartufo</a> per l&#8217;iniziativa &#8216;Pasta, tartufo e 2.0&#8242; organizzata in collaborazione con la <a href="http://www.fieradeltartufo.org/">Fiera Internazionale del Tartufo</a> e il Comune di <a href="http://www.langheroero.it/">Alba</a> dicendomi in sostanza <em> noi ti mandiamo il tartufo e tu blogger facce &#8216;na ricetta</em> (okay, non con questo accento qui però :-), figurarsi, è stato un profumatissimo invito a nozze, hanno trovato la porta aperta e il tappeto rosso srotolato davanti all&#8217;ingresso del blog. Insomma, si, è vero, volevate conoscere il mio talone di Achille, eccoloqua, è lui, il tartufo bianco di Alba :-) </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2011/10/tartufo2_ssl.jpg" alt="tartufo2_ssl" title="tartufo2_ssl" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-8308" /></p>
<p>Resta quindi a dirvi del mio difficilisssssimo compito da blogger, insomma, dovevo quindi pensare a una ricetta con il tartufo e la pasta Agnesi. In realtà di idee ne avrei più di una per cui ho come la sensazione che nel giro di qualche giorno vi beccherete un&#8217;altra ricetta tartufosa, ciò detto, intanto, la prima cosa che mi è venuta da fare, d&#8217;impulso direi, è questa qui, un incrocio piemontese laziale e sopratutto un insistente strizzare l&#8217;occhio alla pasta all&#8217;uovo (o le uova tout court) che si usa solitamente condire con il tartufo bianco: ovvero, la carbonara con il tartufo, eheh :-). Quindi: uova del mio allevatore di fiducia e lonza di maialino nero entrambi dal mercato di San Teodoro, più un pizzico di <a href="http://www.montanari-gruzza.it/frameset1.htm">parmigiano</a> stagionato 60 mesi (che tanto laziale non è, ovviamente), un&#8217;idea di pecorino romano e infine un po di odorose fettine  di sapete-bene-cosa. L&#8217;insieme l&#8217;ho trovato buono oltre che divertente, è stata un po&#8217; come aggiungere una terza dimensione, profonda e vertiginosa, alla &#8217;solita&#8217; carbonara, resa più elegantina dalla lonza, nb (anche se sotto sotto temo che il tartufo sia un po&#8217; come il fritto, rende tutto più buono&#8230; :-) &#8211; al prossimo episodo invece la facciamo decisamente più&#8230; piemontese :-)</p>
<p><strong>La carbonara al tartufo bianco</strong>, per 2: mettere a cuocere degli spaghetti alla chitarra. Tagliare 4 fettine di lonza di maiale nero a listarelle sottili e farle rinvenire in padella antiaderente finché non siano croccanti, tenere da parte su della carta da cucina. Nel mentre, sbattere due tuorli freschissimi con un cucchisaio di parmigiano grattuggiato e un cucchiaino di pecorino romano, aggiungere una macinata di pepe nero e un mestolino di acqua di cottura della pasta e mescolare bene il tutto. Scolare la pasta al dente, versarla nella ciotola con il composto di tuorli, aggiungere la lonza croccante e mescolare energicamente il tutto. Aggiustare il condimento, distribuire nei piatti e completare con del tartufo bianco a piacere&#8230; :-)</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2011/10/tartufo3_ssl.jpg" alt="tartufo3_ssl" title="tartufo3_ssl" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-8309" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2011/10/tuber_Ssl.jpg" alt="tuber_Ssl" title="tuber_Ssl" width="500" height="79" class="alignnone size-full wp-image-8314" />
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		<title>Pennette vodka e salmone</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Oct 2011 07:47:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
				<category><![CDATA[cucina vintage]]></category>
		<category><![CDATA[pasta]]></category>
		<category><![CDATA[pesce]]></category>
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Ci fantasticavo da tempo su questo piatto. Has been come poche cose gastronomiche, a paro merito con le tartine alla maionnese o i gamberi annegati nella salsa coctail o il risotto alla crema di scampi (il mio famigerato ex pescivendolo  &#8211; che era anche ex cuoco di qualche trattoria di quelle che ve le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2011/10/pennette_vodka_ssl.jpg" alt="pennette_vodka_ssl" title="pennette_vodka_ssl" width="500" height="700" class="alignnone size-full wp-image-8296" /></p>
<div class="testo">
<p>Ci fantasticavo da tempo su questo piatto. <em>Has been</em> come poche cose gastronomiche, a paro merito con le <em>tartine</em> alla maionnese o i gamberi annegati nella salsa coctail o il risotto alla crema di scampi (il mio <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2007/06/gli-spaghetti-con-le-vongole-la-ricetta-del-mio-pescivendolo">famigerato ex pescivendolo</a>  &#8211; che era anche ex cuoco di qualche trattoria di quelle che ve le raccommando&#8230; &#8211; mi raccontò una volta la sua ricetta per il risotto alla crema di scampi e la vera forza della sua ricetta era che lì dentro non c&#8217;era neanche lontanamente traccia di scampi &#8211; non che la cosa mi sorprenda&#8230; :-), insomma, sulle ricette vintage seventies ci sarebbe da lavorare&#8230; Fra l&#8217;altro, ovviamente, sono tutte cose che, nelle loro versione originale, non ho nemmeno conosciute e tant&#8217;è che mai nella vita avevo mangiato le penne con vodka e salmone. Non che ne sentissi veramente la mancanza ma ne ero diventata, oltre che vagamente inorridita, anche un po&#8217; curiosa, perché dopotutto salmone e panna non è che sia poi tanto strano come abbinamento, anche se è sicuramente poco italiano. Anzi, a dirla tutta, io nell&#8217;insieme sarei anche restia a mettere della panna nella pasta, ma più che altro per una forma di autocorrezione indotta, un po&#8217; come quei meridionali che cercano di correggere il loro accento e che finiscono per fare errori di italiano clamorosi&#8230; (in sostanza: per paura di farmi picchiare sulle dita o di farmi dire che l<em>a belga ha ancora colpito</em>&#8230; :-)). Ciò detto, è finalmente venuto il giorno in cui avevo voglia di pasta e, guarda caso, c&#8217;era giusto una confezione di salmone nel frigo. E, toh, della panna fresca fresca&#8230;
</div>
<p><span id="more-8295"></span></p>
<div>
Mi sono quindi messa a leggere ricette in giro per la rete e alla mia grande grandissima sorpresa ho notato che ognuna di loro indicava invariabilmente di far <em>rosolare</em> il salmone affumicata (??) poi di annegarlo con la panna e di farlo <em> cuocere per 15/20 minuti</em> (<em>eeehhh??</em>). Questa si che è un&#8217;abberazione degna degli anni 70: francamente manco il salmone crudo lo farei cuocere per 20 minuti, figuriamoce il salmone affumicato. Ma siam&#8217; pazzi? Anzi, c&#8217;era pure chi raccommandava l&#8217;uso della panna-da-cucina-aromatizzata-al-salmone (<em>mapperfavooooreeeee</em>??!) Quindi, onde evitare di ritrovarmi con un piatto pieno di briciole di ciò che fu salmone prima di essere selvaggiamente assassinato e di diventare inequivocabilmente stopposo, ho un po&#8217; modificato la cosa <em>façon cavolettoo</em>&#8230; Il risultato è &#8211; ma non poteva essere diversamente visto il deciso appeal nordico del piatto &#8211; una pasta delicata e semplicemente bbbuona, che senz&#8217;altro rifarò, sissisi&#8230; :-)</p>
<p><strong>Pennette con vodka e salmone</strong>, per due: sbucciare e tritare finemente due piccoli scalogni e farli rinvenire in padella con un cucchiaino di burro. Quando gli scalogni saranno morbidi, aggiungere circa 1dl di vodka, e lasciar cuocere per 3-4 minuti a fiamma alta in modo che l&#8217;alcool evapori. Versare poi 1,5dl di panna fresca, portare a ebollizione e spegnere. Aggiustare di sale e pepe, aggiungere un cucchiaino di aneto essicato. Nel mentre cuocere la pasta al dente e tagliare il salmone affumicato (100g in due, il mio era scozzese) a listarelle sottili. Scolare infine la pasta, versarla nella padella con la panna, riscaldare il tutto per 30 secondi, poi, fuori fuoco, aggiungere il salmone (volendo, tenerne da parte un pochino da aggiungere sulla pasta prima di servirla), mescolare bene, aggiustare il condimento e servire con una spolverata di erba cipollina tritata.
</div>
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		<title>La passeggiata vicana 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 08:32:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
				<category><![CDATA[ricette d'autore]]></category>
		<category><![CDATA[torta]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni d'italia]]></category>

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Qualche settimana fa si è tenuta a Vico Equense la solita festa che raduna ogni anno chefs e giornalisti di settore. Beh, io non c&#8217;ero :-) (anzi, a essere del tutto sincera dovrei proprio aggiungere: ma che noiachebarbachenoia sempre sti stessi mangioni che si radunano fra di loro a fare e dire le stesse cose [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2011/06/vico1_ssl.jpg" alt="vico1_ssl" title="vico1_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-8045" /></p>
<div class="testo">
Qualche settimana fa si è tenuta a Vico Equense la <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2007/06/la-mia-passeggiata-vicana-1">solita</a> festa che raduna ogni anno chefs e giornalisti di settore. Beh, io non c&#8217;ero :-) (anzi, a essere del tutto sincera dovrei proprio aggiungere: <em>ma che noiachebarbachenoia sempre sti stessi mangioni che si radunano fra di loro a fare e dire le stesse cose ogni 15 giorni?!! </em>:-P). Vabbe&#8217;, dunque, caso vuole che sono stata a Vico, ma dopo la <em>festa</em>. Anzi veramente una specie di festa c&#8217;era pure, ed era quella organizzata da <a href="http://www.pastagarofalo.it/it/">Garofalo</a> per spiegare a un bel parterre di foodblogger una novità legata al progetto <a href="http://www.pastagarofalo.it/it/iniziative/">Gente del Fud</a> (confesso comunque che per-via-delle-circostanze-che-sapete ho passato più tempo a giunglare con poppate, pisolini e pannolini che a socializzare, chiedo venia a chiunque si sia sentito snobbato, hum :-). Non vi annoio coi dettagli del progetto che ci è stato presentato (in realtà non ha nemmeno nulla di noioso, anzi, è un gran bel progetto, lol), se ne riparlerà a settembre e intanto c&#8217;è chi ha sintetizzato la situascion meglio di quanto avrei potuto farlo io (l&#8217;amica <a href="http://abagnomaria.blogosfere.it/2011/06/gente-del-fud-il-progetto-i-blogger-e-la-garofalo.html">Tania</a> per esempio :-). Piuttosto, avendo fatto un po&#8217; di su e giu fra Castellamare, Vico e Seano (e visto che in fondo l&#8217;idea del nuovo progetto Gente del Fud è proprio quella di condividere dritte e cose buone fra amici&#8230;) volevo lasciare un veloce appunto goloso&#8230;
</div>
<p><span id="more-8044"></span></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2011/06/vico3_ssl.jpg" alt="vico3_ssl" title="vico3_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-8047" /></p>
<p><strong><a href="http://www.pizzametro.it/">Pizza a metro</a></strong><br />
Ne avevo sentito parlare molte volte, e qualunque gourmand mai capitato a Vico ci sarà già stato, beh la mia prima volta è stata la scorsa settimana&#8230; Cosi abbiamo quindi scoperto Pizza a metro, la sua grande sala retro gremita di tavolate, i suoi camerieri un po&#8217; all&#8217;antica e il suo parcheggiatore non troppo simpatico. Nell&#8217;insieme, pizza a metro è esattamente una pizzeria di quelle da &#8216;famiglia&#8217;, dall&#8217;atmosfera un po&#8217; chiassosa che contribuisce in gran parte al suo charme desueto, e, contrariamente a ciò che mi sarei aspettato, il nome del locale deriva proprio dal fatto che la pizza qui si vende &#8230; al metro! (e viene servita su delle simpatiche barelle che non starebbero male all&#8217;obitorio :-). Abbiamo provato le fritelle con le alghe (buonisssssime, sono esattamente come le <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2007/10/smoutebollen">smoetebollen</a> di fiamminga memoria ma&#8230; salate :-), poi mezzo metro fra pizza margherita e pizza con la scarola, entrambe ottimissime (anche se la pizza con la scarola era mooolto agliosa&#8230;), in ogni caso, quella a metro è davvero una delizia di pizza, condita da un&#8217;atmosfera saporitamente campana. Un posto che ci tornerei anche subito :-).<br />
<img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2011/06/vico4_ssl.jpg" alt="vico4_ssl" title="vico4_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-8048" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2011/06/vico5_ssl.jpg" alt="vico5_ssl" title="vico5_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-8049" /></p>
<p><a href="http://www.facebook.com/pages/CREMERIA-GABRIELE/47914777071"><strong>Gelateria Gabriele</strong></a><br />
Gelateria ma non solo&#8230; insomma, è stato senz&#8217;altro la prima volta in vita mia che trovassi, accanto al banco dei gelati, un fornito bancone di formaggi e tanti altri prodotti gastronomici però, scusate, il richiamo del gelato era troppo seducente sicché ho lasciato da parte il salato&#8230; Anche qua, me l&#8217;avevano consigliato (anzi, veramente, questa e le altre dritte le devo tutte a Emidio Mansi di Garofalo, che ringrazio!! ;-) e ho felicemente seguito il consiglio: ho assaggiato il gelato ricotta &#038; pere (u-gua-leeee al ripieno della torta, ma in più fresco e cremoso :-) e il gelato ricotta &#038; fichi caramellati e poi anche, piccolo clin d&#8217;oeil ai 150 anni di unità d&#8217;Italia, mascarpone &#038; limone della costiera. Tutti gloriosamente buoni, davverodavvero, niente altro da dire, tranne che forse di gelati cosi ne vorrei proprio trovare più spesso&#8230; :-)</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2011/06/vico6_ssl.jpg" alt="vico6_ssl" title="vico6_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-8050" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2011/06/vico7_ssl.jpg" alt="vico7_ssl" title="vico7_ssl" width="500" height="698" class="alignleft size-full wp-image-8051" /></p>
<p><a href="http://www.latradizione.com/"><strong>La tradizione</strong></a><br />
Negozio di gastronomia a Seano, dove sono approdata alla ricerca di un fiordilatte e dal quale sono uscita con la spesa per una settimana, più o meno. Insomma, il posto si è rivelato essere una vera e propria caverna di AliBaba, presidiato da una simpatica maga dai cappelli ricci&#8230; La signora in realtà si chiama Annamaria e se capitate nel suo negozio poco prima dell&#8217;ora di pranzo sentenzia che <em>veramente sarebbe l&#8217;ora dell&#8217;aperitivo</em>&#8230;  è l&#8217;inizio di una serie di piccoli assaggi che vi propina maliziosa mentre vi racconta dei suoi prodotti e risponde alle vostre curiosità. Insomma, il rito è accattivante e il luogo è una vera bottega del gusto, cosi come dovrebbe essere sempre, con prodotti scelti e scovati con cura e una buona porzione di umanità e autentica saggezza in bonus. L&#8217;avrete capito, mi è piaciuto un mondo assaggiare i caprini dei monti circostanti, meditare su scaglie di provolone stagionato in grotta, da soli o in abbinamento con una composta di pere di una specie che neanche conoscevo (ndr, <a href="http://www.agricoltura.regione.campania.it/tipici/tradizionali/perapennata.htm">la pera pennata</a>), chiacchierare di vacche podoliche e farmi spiegare la joint venture coi casari circostanti che si esprima, fra l&#8217;altro, in un sorprendente formaggio di bufala stagionato in foglie di radicchio e via dicendo. In più, dei prodotti a lunga conservazione, da quelli di Gennaro Esposito ai barattoli di Arianna Occhipinti passando per la deliziosa confettura di gelsi prodotta nel parco nazionale del Vesuvio, poi una bella selezione di oli, salumi artigianali, carni e persino frutta e verdura, rigorosamente local&#8230; Oh, dimenticavo: alla Tradizione fanno dei baba salati che sono la.fine.del.mondoooooo!!! :-))</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2011/06/vico8_ssl.jpg" alt="vico8_ssl" title="vico8_ssl" width="500" height="698" class="alignleft size-full wp-image-8052" /></p>
<p>E siccome poi fra una passeggiatina e l&#8217;altra ho messo nella borsa della spesa alcuni bellissimi limoni della costiera (presi dal cesto in foto sopra&#8230; :-), non rimaneva che trovare loro un impiego all&#8217;altezza della loro bontà&#8230; </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2011/06/vico2_ssl.jpg" alt="vico2_ssl" title="vico2_ssl" width="500" height="1080" class="alignleft size-full wp-image-8046" /></p>
<p>Va anche detto che per via di alcune fortuite circostanze (chiamateli, incontri casuali, haha) mi è capitato di pensare alla caprese bianca&#8230; rientrata a casa sono andata a risfogliare <a href="http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/libro/2431_dolci_del_sole_de_riso.html">il libro</a> di <a href="http://www.deriso.it/">Salvatore De Riso</a> ed eccolala, la torta caprese tutta bianca, piena di mandorle, limone e&#8230; cioccolato bianco (no, giuro, è casuale, non è una mia fissa del momento!! :-)). In più, il grasso qui dentro è olio d&#8217;oliva, insomma, dimenticando il cioccolato, è proprio una torta piena di mediterraneità&#8230; (e, devo proprio dirlo, a casa è semplicemente stata spazzolata via, letteralmente scomparsa in pochissimo tempo&#8230; :-)</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2011/06/caprese_bianca1c_ssl.jpg" alt="caprese_bianca1c_ssl" title="caprese_bianca1c_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-8075" /></p>
<p><strong>La caprese bianca di Salvatore de Riso</strong> (con due mezze virgole cambiate dalla sottoscritta :-P): Montare (nel mixer) 5 uova con 60g di zucchero, fino a quando il tutto abbia triplicato di volume e si presenti come una spumosa crema pallida. Nel mentre, versare in una ciotola: 200g di farina di mandorle, 120g di zucchero a velo, i semini di un bacello di vaniglia, 180g di cioccolato bianco finemente tritato al coltello, la buccia grattugiata di 3 limoni amalfi, 50g di fecola di patate e 5g di lievito per dolci. Versare su questi ingredienti 100g di olio d&#8217;oliva e incorporare infine il composto di uova e zucchero. Mescolare bene, e versare in uno stampo (ho usato il silicone) di 22cm diametro. Infornare a 200°C per 5 minuti poi abassare a 160°C e lasciar cuocere per 45 minuti. Lasciar raffreddare completamente e spolverare con dello zucchero a velo prima di servire. </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2011/06/caprese_bianca2b_ssl.jpg" alt="caprese_bianca2b_ssl" title="caprese_bianca2b_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-8076" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2011/06/vico9_ssl.jpg" alt="vico9_ssl" title="vico9_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-8053" /></p>
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		<title>Castagnaccio muffins</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 10:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
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		<category><![CDATA[torta]]></category>
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Tanto lo so che questo post non piacerà un granché ai toscani però ecco, hum, il punto di partenza di questa ricetta è proprio il fatto che amme&#8217;, il castagnaccio tradizionale toscano, piatto con la superficie a crepe ecc, non piace. E può essere, certo, che io non abbia mai assaggiato il castagnaccio giusto, resta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/11/castagnaccio_muffins2_ssl.jpg" alt="castagnaccio_muffins2_ssl" title="castagnaccio_muffins2_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-7199" /></p>
<div class="testo">
Tanto lo so che questo post non piacerà un granché ai toscani però ecco, hum, il punto di partenza di questa ricetta è proprio il fatto che amme&#8217;, il castagnaccio tradizionale toscano, piatto con la superficie a crepe ecc, non piace. E può essere, certo, che io non abbia mai assaggiato il castagnaccio giusto, resta che so&#8217; gusti, e quelli miei tendono a tenermi lontana dal classico castagnaccio toscano (pur chiedendo venia.. :-)). Questo era un po&#8217; lo stato delle cose, fino a quando un giorno a pranzo la mia amica Raffa&#8217; (la stessa del <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2008/10/il-polpettone-della-raffa">polpettone</a> di tempo fa :-) fece trovare un trancetto di una cosa che sembrava castagnaccio (stesso colore, uvetta e pinoli in superficie), alto 2cm, morbido e&#8230; semplicemente delizioso. Une rivelazione! :-) Il &#8216;castagnaccio&#8217; nuovo stile (almeno per me) veniva dal forno Farinando di Testeccio, e da li, cercando in giro, si è apurato (mi pare) che il castagnaccio esiste in forma classica, toscana, detta anche <em>quella-che-a-me-non-piace</em>, lol, poi ci sarebbe la variante <em>del fornaio</em>, che i puristi disprezzano e che sembra essere piuttosto diffusa nei forni in giro per l&#8217;Italia: farina di castagne tagliata con farina 00, lievito, latte e uova&#8230; evidentemente il <em>mio</em> castagnaccio apparteneva a questa seconda scuola poco ortodossa, e com&#8217;era ovvio, ho dovuto provare a fare qualcosa di simile pure io.
</div>
<p><span id="more-7195"></span></p>
<div>
Note di cucina: come dal castagnaccio &#8216;piatto&#8217; siamo passati ai muffins, non lo so nemmeno io, sarà stato un attimo di delirio dovuto alle imprevedibili conseguenze della reazione chimica avvenute nel mio stomaco fra proteinato di ferro e schweppes quel pomeriggio&#8230;. :-) Invece, due righe più serie a proposito della farina di castagna. Cioè, sempre della serie <em>fate quello che dico e non quello che faccio</em>: quando ho chiesto notizie della farina di castagne presso l&#8217;alimentare sotto casa (dove sono tutti umbri e cucinano pure&#8230; :-) la risposta è stata che, a rigor di logica in effetti, per la farina bisogna aspettare la raccolta delle castagne, la loro essiccazione e successiva trasformazione in farina&#8230; E quindi in effetti sarebbe prestino, ora, per la farina di castagne. Anzi, veramente, hanno anche aggiunto che se la compravo ora rischiavo di prendere non meglio precisate <em>grandi fregature</em>&#8230; In ogni caso, appunto, io sono del genere impaziente e ora che mi ero fissata che avevo da sperimentare&#8230; ho trovato la farina di castagne alla Todis (fra l&#8217;alto confezionata questo mese, boh?! :-) La morale della favola? Fate un po&#8217; come volete&#8230; :-)</p>
</div>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/11/castagnaccio_muffins3_ssl.jpg" alt="castagnaccio_muffins3_ssl" title="castagnaccio_muffins3_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-7200" /></p>
<div class="ricetta">
<h3>Castagnaccio muffins</h3>
<blockquote><p>
<em>per 6 muffins</em><br />
<strong>latte intero</strong> 170ml<br />
<strong>farina</strong> 00 85g<br />
<strong>farina di castagne</strong> 85g<br />
<strong>zucchero</strong> 100g<br />
<strong>uovo</strong> 1<br />
<strong>cioccolato fondente</strong> 50g<br />
<strong>noci</strong> 50g<br />
<strong>olio d&#8217;oliva</strong> 35g<br />
<strong>estratto naturale di vaniglia</strong> 1 cucchiaino<br />
<strong>lievito per dolci</strong> 1 cucchiaino<br />
<strong>sale</strong> una presa<br />
<strong>uvetta &#038; pinoli</strong></p></blockquote>
<p>Sbattere l&#8217;uovo con lo zucchero. Aggiungere il latte, l&#8217;olio e l&#8217;estratto di vaniglia e mescolare bene. Aggiungere poi le farine, il lievito e il sale, mescolare. Far sciogliere il cioccolato al microonde e incorporare anche quello, insieme alle noci spezzettate. Infine, distribuire il composto negli stampini da muffin (o versarlo a in uno strato unico di 2cm di spessore in una teglia), decorare con uvetta e pinoli e infornare a 180° per circa 35 minuti (o finché l&#8217;interno delle tortine risulti asciutto). </p>
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		</item>
		<item>
		<title>La torta di riso di nonna Amalia</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 09:56:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
				<category><![CDATA[basics]]></category>
		<category><![CDATA[cucina vintage]]></category>
		<category><![CDATA[torta]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni d'italia]]></category>

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Stavo incollando le foto in questo post, meditando a quale titolo avrei potuto dargli, e ho pensato che mi piace proprio l&#8217;idea che questo blog si stia pian piano popolando di ricette riconducibili a persone che spesso non ho nemmeno conosciute, che a volte non ci sono più, ma che in qualche modo, per qualcuno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/11/torta_riso2_ssl.jpg" alt="torta_riso2_ssl" title="torta_riso2_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-7174" /></p>
<div class="testo">
<p>Stavo incollando le foto in questo post, meditando a quale titolo avrei potuto dargli, e ho pensato che mi piace proprio l&#8217;idea che questo blog si stia pian piano popolando di ricette riconducibili a persone che spesso non ho nemmeno conosciute, che a volte non ci sono più, ma che in qualche modo, per qualcuno, sono state importanti. E a volte, anzì no, molto spesso, questa importanza si traduce nel ricordo sbiadito di una torta d&#8217;infanzia, nel souvenir preciso di un sapore di diversi decenni prima, di un&#8217;atmosfera di quelle calde e protettive, del sentimento impaziente e insieme delizioso di farsi tagliare la prima fetta quando la torta è ancora tiepida. E poi sono ricordi che abbiamo tutti, e spesso sono anche molto simili fra di loro, che si sia cresciuti a Oostende o a Modica, la torta di quando si era piccoli è pur sempre la torta di quando si era piccoli&#8230; :-) E in questo blog ce ne sono ormai un po&#8217;, di nonne umili e parenti scomparsi, ricordati e raccontati proprio per un qualche cosa che cucinavano, e il bello è che il più delle volte quel qualcosa riesce a ricreare l&#8217;idea di calore e di infanzia anche per chi con quelle persone non c&#8217;entra nulla&#8230; Non è deliziosamente misterioso? E poi: ma, in fondo, a chi interessano le imprese eroiche e le grandi storie? ci può mai essere qualcosa di più bello e dolce che essere ricordata, decenni dopo, per una cosa semplice e confortante quanto una torta al riso? Forse no&#8230;. (ci devo pensare :-).
</p></div>
<p><span id="more-7172"></span></p>
<div>
In ogni caso, ecco, l&#8217;Amalia della torta non è la mia nonna, è la nonna di un mio amico, spuntata fuori un giorno che avevo detto, en passant, che stavo preparando le <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2007/02/cose-dinfanzia">crostatine al riso</a> (quelle della mia infanzia belga :-). Così mi è arrivato, sulla mail, il racconto di una a me ignota nonna istriana, &#8216;immigrata&#8217; in Lombardia dopo la guerra, proprio perché, pur venendo da un mondo così radicalmente diverso dal mio, anche lei, come la mia nonna, aveva l&#8217;abitudine di far trovare sul tavolo, all&#8217;ora della merenda dei nipotini, una torta di riso. Ovviamente, le due torte di riso parallele erano molto diverse fra loro: la mia ha una crosta di frolla e un ripieno cremoso che profuma di vaniglia, la torta di riso norditalica invece (che poi sembra essere uno standard nazionale, ho scoperto, guardandomi in giro, insomma, non so da dove arrivi di preciso &#8211; per la Gosetti sarebbe emiliana &#8211; in ogni caso istriana non credo) è tutta ripieno, più compatta, gialla invece che bianca, profuma di limone ed è costellata dei classici uvetta e pinoli. Insomma, il caso era troppo ghiotto per non provare a confezionare questa &#8216;altra&#8217; torta di riso, che poi ha anche quel lieve fascino delle cose vintage in generale&#8230; </p>
<p>Piccole note di cucina: ho trovate, sostanzialmente, una grande variante su questo tipo di torte di riso: c&#8217;è chi monta gli albumi a neve e chi no. Beh, ho provato entrambe le versioni (vi ho mai detto che da piccola volevo fare la chimica, no?&#8230; :-) e preferisco la versione senza albumi a neve, più compatta e, per i miei canoni, più rotonda di sapore (oddio, ho usato un aggettivo che solitamente viene usato dai wine-tasters, che fosse l&#8217;inizio della fine?? :-), cioè, con gli albumi a neve la torta diventa si più leggera però, specie il giorno dopo, anche più secca, mah :-). L&#8217;altra cosa è che quando mi sono messa a preparare questa torta avevo acquistato da poco una confezioncina di mirtilli essiccati (da Castroni, tanto per continuare a fargli pubblicità in eterno :-) e quando ho letto della buccia di limone che avrebbe profumato questa torta di riso, il mio pensiero è immediatamente scivolato verso quei mirtilli nel cassetto. Exit quindi l&#8217;uvetta e i pinoli, che però fanno parte della versione &#8216;classica&#8217; della ricetta, quella rimaneggiata dalla belga invece la trovate qui sotto&#8230; :-)
</p></div>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/11/torta_riso3_ssl.jpg" alt="torta_riso3_ssl" title="torta_riso3_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-7175" /></p>
<div class="ricetta">
<h3>La torta di riso con mirtilli e limone</h3>
<blockquote><p><strong>latte fresco intero</strong> 1l<br />
<strong>riso originario</strong> 200g<br />
<strong>zucchero semolato</strong> 200g<br />
<strong>uova</strong> 4<br />
<strong>limone bio</strong> 1<br />
<strong>mirtillli secchi</strong> 50g<br />
<strong>pangrattato &#038; burro</strong> per lo stampo</p></blockquote>
<p>Portare a ebollizione il latte con lo zucchero e metà della buccia del limone, grattugiata. A ebollizione, aggiungere il riso, abbassare la fiamma al minimo e lasciar sobbollire piano per 45-60 minuti, mescolando con una certa frequenza, fino a ottenere una crema non troppo asciutta (verificate che il riso sia cotto). Versare il tutto in una ciotola e lasciar intiepidire. Aggiungere poi un uovo per volta, mescolando bene, il resto della buccia grattugiata e i mirtilli. Preparare uno stampo di 21cm di diametro imburrandolo generosamente e spolverandolo poi con del pane grattuggiato. Versare il composto di riso nella tortiera, livellare, aggiungere pochi fiocchetti di burro (ho anche spolverato la superficie di pangrattato ma col senno di poi non era nemmeno necessario) e infornare a 200°C per 40 minuti. Lasciar raffreddare prima di servire. </p>
<p>Note: There is a print link embedded within this post, please visit this post to print it.</div>
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		<item>
		<title>Come il bianco per il nero&#8230;</title>
		<link>http://www.cavolettodibruxelles.it/2010/11/come-il-bianco-per-il-nero</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Nov 2010 10:13:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sigrid</dc:creator>
				<category><![CDATA[lieviti]]></category>
		<category><![CDATA[risotto]]></category>
		<category><![CDATA[the cavoletto show]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni d'italia]]></category>
		<category><![CDATA[verdure]]></category>

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Mi sembrava giusto iniziare la settimana con qualcosa di molto poco serio, e cosa di meno serio di un po&#8217; di cibo conceptual-fashionista?? :-)) Beh ecco, appunto, questo doppio risotto l&#8217;ho fatto dopo che dalla redazione di Swide, la rivista online di Dolce &#038; Gabbana, mi avessero chiesto una ricettina pensata ad hoc per loro. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/11/risottoBN3b_ssl.jpg" alt="risottoBN3b_ssl" title="risottoBN3b_ssl" width="500" height="710" class="alignleft size-full wp-image-7147" /></p>
<div class="testo">
Mi sembrava giusto iniziare la settimana con qualcosa di molto poco serio, e cosa di meno serio di un po&#8217; di cibo conceptual-fashionista?? :-)) Beh ecco, appunto, questo doppio risotto l&#8217;ho fatto dopo che dalla redazione di <a href="http://www.swide.com/luxury-magazine/">Swide</a>, la rivista online di <a href="http://www.dolcegabbana.it/">Dolce &#038; Gabbana</a>, mi avessero chiesto una ricettina pensata ad hoc per loro. Devo pure confessare che certe volte sti&#8217; giochini mi divertono sicché ho iniziato a pensare cosa potessi fare di cibesco che fosse in tema&#8230; Scartata la tematica <em>gooooold</em> (tanto lo ha già fatto Gualtiero Marchesi e mo&#8217; onestamente, mangiare oro mi fa tanto nuovi ricchi di trent&#8217;anno fa), lasciato perdere anche i lati <em>leopardato, pizzi e vecchi merletti</em>, che mi sembravano tutti di difficile traduzione gastronomica, sono tornata a pensare &#8211; molto semplicisticamente lo ammetto&#8230; :-) &#8211; ai due stilisti, alle loro origini e ai colori-non-colori che sono un po&#8217; il loro marchio di fabbrica da sempre. Insomma, tanto per fare una cosa molto nord-sud,  alla fine ho risolto con un semplicissimo &#8216;doppio&#8217; risotto: l&#8217;uno, bianco e nordico, al parmigiano, e l&#8217;altro, nero, tosto e meridionale, al nero di seppia&#8230;
</div>
<p><span id="more-7137"></span></p>
<div>
<p>E in fin dei conti, oltre alla questione cromatica e alla riunione di nord e sud nello stesso bicchiere <a href="http://www.duralex.fr/">duralex</a>, la cosa che forse più mi ha interessato nell&#8217;abbinamento bianco/nero sta proprio, guarda caso, nel giochino di sapori. Che è pur vero che di cibi naturalmente neri non ce ne sono molti in giro però ecco, accostarci del bianco vuol quasi sempre dire, mi pare, creare un contrasto forte, smorzare un sapore deciso e maschio (qui il nero di seppia) con qualcosa di molto morbido e quasi dolce (e femminile, ying e yang e tutte quelle robe li, ssissi :-), insomma, questo per dire che si riscopre quasi un senso nuovo del parmigiano accostandolo al nero di seppia, e vice versa (e in fondo non è poi tanto diverso da quello che dicevano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ferdinand_de_Saussure#Linguistica_strutturale">Saussure</a> e gli strutturalisti&#8230; :-). Ciò detto, le ricette dei risotti ve le risparmio (son certa che sarete perfettamente in grado di pasticciarveli da soli:-), tuttavia, se volete leggerle in inglese, sono <a href="http://www.swide.com/luxury-magazine/Life/Food/risotto-wears-tuxedo/2010/11/7">qui</a>, e se volete spingere la perversione fino a leggere la mini-intervistina alla sottoscritta (la quale non si è ancora del tutto ripresa di ritrovarsi per un giorno sulla stessa home page che naomi campbell, le foto di steven meisel e via dicendo ) la trovate <a href="http://www.swide.com/luxury-magazine/Life/Food/sigrid-verbert/2010/11/5">qui</a>.</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/11/cauliflower_soup3_ssl.jpg" alt="cauliflower_soup3_ssl" title="cauliflower_soup3_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-7141" /></p>
<p>Già che però avevo in casa una piccola scorta di bustine di nero di seppia (meglio quello naturale, fra parentesi), e nonostante il fatto che mio compitino B/N fosse ormai finito, mi è venuto in mente di confezionare una foccaccia nera. Poi, colpa del enoooorme cavolfiore trastullato a spalla fino a casa sabato mattina, di abbinarci una candida e cremosa zuppa bianca&#8230; </p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/11/cauliflower_soup1_ssl.jpg" alt="cauliflower_soup1_ssl" title="cauliflower_soup1_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-7139" /></p>
<p>Quindi, <strong>cibo in B/N part II</strong>, in cui la <strong>focaccia nera</strong> la si ottiene aggiungendo due bustine di nero di seppia insieme ai liquidi della mitica <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2008/09/giorgio-locatelli’s-foolproof-focaccia">focaccia Locatelli </a>(altra piccola variazione: ho tolto 10g di sale dalla salamoia e ho cosparso la focaccia con due cucchiai di <a href="http://www.sciasicilia.it/">capperi</a> di <a href="http://www.agricolaocchipinti.it/homepage.html">Arianna</a>, si, <a href="http://www.cavolettodibruxelles.it/2010/10/10-cose-buone-dal-salone-del-gusto-2010-release">quelli li</a>&#8230;). In quanto alla <strong>zuppa cremosa di cavolfiore</strong>, si tratta semplicemente di far cuocere per 20 minuti mezzo cavolfiore con 1 patata tagliata a pezzettini, una piccola cipolla e un pezzettino di aglio, il tutto coperto d&#8217;acqua. Frullare e mantecare con 2-3 cucchiai di mascarpone, salare molto leggermente e servire con la focaccia nera&#8230;</p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/11/focaccia_nera_ssl.jpg" alt="focaccia_nera_ssl" title="focaccia_nera_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-7142" /></p>
<p><img src="http://www.cavolettodibruxelles.it/wp-content/uploads/2010/11/cauliflower_soup2_ssl.jpg" alt="cauliflower_soup2_ssl" title="cauliflower_soup2_ssl" width="500" height="700" class="alignleft size-full wp-image-7140" />
</div>
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