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Cake matcha marrons

Da un paio di settimane, in quei pochi minuti quotidiani che ho da dedicare alla rete, ho visto che stanno imperversando i post del tipo ‘cosa ti cucino per natale’, ‘il natale te lo cucino io’, ‘tutto quello che avete sempre voluto sapere sulla cucina natalizia senza aver mai osato chiederlo’, e via di questo passo. Beh, tanto per fare controtendenza, se c’è una cosa che al mondo non mi appartiene né riesce a risvegliare minimamente il mio entusiasma, quelle sono proprio le ricette natalizie. O per lo meno, le ricette per la cena dela vigilia e per il pranzo del giorno dopo (mentre tutta la galassia di biscottini con o senza glassa e altri regalini golosi che mettono un po’ di sana atmosfera da jingle bells, quelli si, ci sto tutta :). Insomma, non so, sarà lo spaesamento (comincio solo ora ad abituarmi alla cena ‘magrasifaperdire’ della viglia, nel senso che i primissimi natali italiani sono stati uno strazio della serie ‘maccome natale? senza tacchino ripieno??? e che natale è scusa??), sarà una certa abitudine matriarcale (il dominio assoluto sulla cena di natale, con il tacchino ripieno e i suoi analienabili compagni: la composta di cranberries, di mele, la crema di castagne e, ovviamente, le patate duchessa, ce l’aveva mia mamma, mentre da sei anni a queste parti, il natale calabrese doc, con un minimo sindacale garantito di 15 piatti tutti di pesce, lo cucina mia suocera). Risultato: io faccio il dolce, semmai, e guardo placidamente al resto. Ma oltretutto, mi va benisismo così. Cioè, pirsolamente di pirsona, non avrei neanche tanta voglia di scervellarmi per un mese intero su cosa cucinare e come ( si, è vero, ho appena acquistato dei tortellini bolognesi fatti a mano che intendo spacciare al pranzo di Natale, con il brodo di cappone fatto come si deve, ma non è di certo questo che mi toglierà il sonno nei prossimi 15 giorni :), insomma, suvvia, è Natale, l’idea è di starsene insieme, non di fare le ripetizioni per il Bocuse d’or (e poi, sissà, cucinare piatti che non si è mai fatti aumenta solo la probabilità di sbagliarli :PP). Quindi, rispolverate i vostri personalissimi classici, aggiungeteci un tocco innovativo e pensate piuttosto al vin brulé e alle cosettine che renderanno i pomeriggi più dolci, o che potrebbero costituire dei regalini golosi… questo cake, per esempio…. ;)

ps: 1) per non dimenticare di rendere a Cesare ecc… mi pare proprio che l’abbinamento té matcha + crema di castagne fosse invenzione di quel diavoletto di un Pierre Hermé [1], anche se ormai, anche se poi se lo sono scoppiazzati e rivendicati un po’ tutti (persino la sorella di Amélie Nothomb [2], mavvoglio ddi’…) 2) per farla un po’ più ‘ricca’, potete aggiungere dei micropezzetti di marron glacé nella parte di impasto alla crema di catagne, per farla un pochino più nipponica potete, come farebbe Sadaharu Aoki [3], spennellare il cake appena sfornato con uno sciroppo estemporaneo di acqua, zucchero e matcha :) 3) la crème de marrons si trova nelle gastronomie (castroni, per non citare sempre gli stessi… :) o via gli amici francesi (Merci Marie!! ;)

Cake matcha marrons

farina 150g
burro 150g
zucchero 150g
uova 3
crème de marrons [4] 3 cucchiai
matcha in polvere 1 cucchiaio
lievito per dolci 1 cucchiaino abbondante
sale 1 presa

Sbattere le uova con lo zucchero. Aggiungere la farina, il sale, il burro fuso e il lievito, lavorare bene. Dividere il composto in due parti: alla prima aggiungere la crema di castagne, alla seconda aggiungere il matcha, mescolare bene poi versare i due composti, alternandoli, in una teglia da plumcake foderata con della carta da forno. Mescolare gli impasti una do due volte con un cucchiaio, poi infornare a 180° per 30/40 minuti finché il cake non sia cotto (fare il test con uno stecchino per sicurezza).

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