- Il Cavoletto di Bruxelles - https://www.cavolettodibruxelles.it -

Guinness chocolate cake

Vabbuo, tanto per distrarre me stessa (è infantile ma devo confessare che la mezza tentazione di girarmi tutte le Feltrinelli di Roma per vedere 1) se il libro c’è 2) dove l’han messo 3) se qualcuno lo sfoglia incuriosito o se tutto sommato non se lo fila nessuno, c’è…), quindi, cosa meglio per placare le angosce, il nervosismo e l’impaziente attesa se non una buona dose di zuccheri raffinati e grassi saturi, di quelle che v’inchiodano al sofa per il resto della giornata??! Scherzo, anche se, n’effetti, non sottovaluterei gli effetti soporifici della torta di cui nel titolo di questo post :-)

Come al solito, devo tornare un po’ indietro nel tempo per raccontarla tutta: ho incontrato la Guinness [1] quando avevo 16 anni e che con la scuola, col nobile scopo di perfezionare il nostro’inglese, andammo in Irlanda. Un viaggio che sia riassume facilmente: pecore e vecchie pietre, pascoli sconfinati e nuvole in tutte le sfumature di grigio che si srotolavano sulle lieve colline verdi, il cibo – tutto – delle famiglie irlandesi, perfettamente indecente (non che non fossi curiosa ma fatevelo servire voi un hamburger scongelato con la pasta cinese liofilizzata e i fagioli in salsa al pomodoro e riparliamone di certi pregiudizi… :-) e poi quella cosa torbida, scura come l’inferno, amara e sgradevole almeno quanto il profumo dei vecchi fumatori accaniti, quella bevanda che non era né fresca né frizzantina come le ‘nostre’ birre, e che sapeva di terra, di tabacco, di erba secca, di quella torba [2] tipicamente irlandese di cui ci parlavano continuamente, insomma, la Guinness era riuscita nell’arduo compito di non piacere a nessuno di noi sedicenni, e devo ammettere che negli scorsi, euh, beh, 17 anni, mai più mi è venuta la tentazione di intingerci le labbra. Proprio mai.

Mai, fino a quando qualche settimana fa, quando su un sito che ‘mmo francamente non ho proprio per niente voglia di nominare (causa scassamento di cabbasisi come direbbe Montalbano – è lunga da spiegare, fidatevi, ecco :-), è apparsa appunto, una torta con guinness e cioccoato. Deliziosamente nera come la pece, e incoronata da uno strato di densa crema bianca, a ricordare la sottile schiumina color panna che galleggia sulla superficie della detta birra. E quindi successo che io quella torta la cucinai, solo che il risultato non mi ha molto convinto: già che facevo una torta al guinness, avrei voluto proprio che si sentisse la guinness (avendo poi assaggiato la birra li per li, beh, complessa eh: terra, tabacco, cuoio, tutte cose molto maschili, e – chi l’avrebbe mai detto – tutto sommato piuttosto intriganti… :-). Primo giro di torta bocciata quindi. Torno su internet, e mi metto a gironzolare alla ricerca di un’altra ricetta. Beh, viene fuori che la ricetta più nota e più usata in assoluto è quella di Nigella [3] (quando ve lo dicevo che si trattava di una bomba calorica? :-) e sopratutto, leggendola mi accorgo che quella che ho cucinato io prima era proprio quella lì, di Nigella. Uguale. Ma passiamo, dicevamo quindi che stavo cercando un’altra ricetta di torta al Guinness. Finisce che ne trovo una su un forum [4], e viene attribuita a Gary Rhodes [5] (di cui tempo fa avevo già preparato gli ottimi digestives [6]…). Più semplice, il che già di per sé faceva sperar bene – magari stavolta la birra si sentirà pure.. -provo, ed eccolaqua, decisamente meglio e decisamente lei come volevamo che fosse (il sapore della Guinness non è eccessivo ma si sente, e si capisce subito che non è una semplice torta al cioccolato questa, ha un sapore più complesso e profondo, intriga pur rimanendo piacevole, insomma, ottima ricetta… :-). Per completare il tutto rimanendo in tema irish… ho riciclato il topping della Nigella, lasciando perdere la panna e aggiungendo invece un po’ di whiskey. E come dicevamo prima: una porzione e poi siete pronti per la siesta pomeridiana… :-)

Guinness chocolate cake

guinness 400ml
zucchero di canna (demerara) 350g
farina 225g
burro morbido 225g
uova 4
cacao amaro in polvere 100g
bicarbonato 2 cucchiaini
lievito per dolci mezzo cucchiaino
+
cream cheese (tipo philadelfia) 400g
zucchero a velo 250g
whisky 2 cucchiai

Lavorare alla frusta il burro morbido con lo zucchero (fate prima con la planetaria… :-). Incorporare le uova uno per uno. Setacciare la farina insieme al lievito e al bicarbonato e in’un’altra ciotola, mescolare la birra con il cacao. Sempre sbattendo, aggiungere, alternandoli, la farina e la birra + cacao, fino a ottenere un’impasto omogeneo e non troppo compatto. Versare tutto quanto in uno stampo dal bordo amovibile di 25cm di diametro (quello in foto era più piccolo, però non ci ho cotto tutto l’impasto), avendo cura di rivestire il fondo e i bordi dello stampo, prima, con della carta da forno (a questo proposito, ho finalmente capito perché spesso nelle ricette scrivono di imburrare lo stampo e rivestirlo di carta forno – ho sempre pensato che quel ‘imburrare’ non servisse a nulla visto la carta… invece, errore, quando si fodera lo stampo con un disco di carta sul fondo e una o due strisce sui bordi, imburrare serve eccome, perché quel burro vi permette di incollare la carta allo stampo, e poi di versare tranquillamente l’impasto senza dover lottare con pezzi di carta forno che si spostano, si stropicciano e via dicendo… vabbe’… :-)), e infornare a 180° per 1 ora abbondante, o fino a quando la torta sarà cotta. Sfornare, e lasciar raffreddare del tutto. Infine, sempre con la frusta, lavorare il philadelfia a crema, aggiungere il whisky e lo zucchero a velo in modo da ottenere una crema bella densa. Spalmare la crema sulla superficie della torta, e conservare al fresco per un’oretta prima di servire…

11 [7]