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Kokosbollar

A me il cocco non piace. Per cocco intendo il cocco essiccato grattugiato, quella sottile segatura bianca che fin da quando mi ricordo ama particolarmente deporsi sulle sottili superficie di cioccolato fondente. No, non mi piace, e mi è sempre apparso come un elemento perturbatore. Ha un sapore piacevolmente esotico, questo si, ma poi ti costringe a masticare ad oltranza, a masticare fino a quando di tutti gli altri ingredienti rimane solo il vago ricordo, a masticare fino alla noia. O almeno questo è la sensazione che mi ha sempre data.
Cosi quel cocco lì l’ho sempre scrupolosamente evitato: sulla superficie dei marshmallows ricoperti al cioccolato (un souvenir vintage dei primi anni 80), sulle têtes de nègre (metà anni 80, fra l’altro da allora sono stati ribattezzati con un nome più politically correct), sui cioccolatini Ferrero di cui i miei amichetti andavano matti (inizio anni 90), e poi sui lamingtons [1] e finanche sui mitici biscotti biarritz [2] che figurano fra gli intramontabili classici della scatola Delacre (che non puoi non avere a casa) (se sei belga).

E poi succede appunto che un giorno, non si sa perché, dopo anni di meticolosa astensione dal cocco grattugiato, a uno gli viene il desiderio, che dico, l’impellente necessità, di preparare, adesso qui subito, le kolosbollar. Che sono delle polpettine [3] svedesi fatte di burro (j’en connais qui vont être contents), di fiocchi di avena e di cacao, ricoperti – ma certamente – con del cocco grattugiato.
Misteri dell’inconscio. Personalmente, ho come il sospetto che c’entri qualcosa la recente visita all’Ikea (finirò per pensare che lì dentro diffondono, insieme all’aria condizionata, gli irresistibili feromoni della svedesitudine: a ogni visita torno carica di marmellate di uva spina, aringhe all’aneto, skorpor e knäckebröd, manco fossi una massaia della periferia di Hållsta), non saprei spiegare altro, tranne che ero perfettamente conscia di quanto fosse poco razionale il mio gesto (cucinare qualcosa ricoperto di cocco, ma siam’ pazzi?), anzi ricordo di aver persino pensato Male che vada li faccio mangiare a qualcun altro. Roba da matti.
Furono quindi kokosbollar. E vi dirò: per essere ospiti nel frigorifero di una a cui notoriamente il cocco non piace, questi dolcetti sono scomparsi davvero molto velocemente dal piattino sul quale sostavano.


Kokosbullar

per circa 15 pezzi

fiocchi di avena 120g
burro 100g
zucchero 80g
cacao non zuccherato 2 cucchiai
caffé espresso 1 cucchiaio
estratto di vaniglia 1 cucchiaino
sale un pizzico
cocco grattugiato 50g

Con la frusta, lavorare il burro morbido insieme allo zucchero fino a ottenere un composto chiaro e spumoso. Aggiungere il caffé, il sale e l’estratto di vaniglia e continuare a sbattere. Aggiungere infine il cacao. Frullare brevemente i fiocchi di avena nel food processor, aggiungerli all’impasto, mescolare bene il tutto e lasciar riposrae al fresco per un’ora. Passato questo tempo, formare delle polpettine della dimensione di una noce, passarle nella noce di cocco grattugiata e riporre al fresco fino al momento di consumare.

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