
E l’una e qualcosa, c’è un bel sole e, sotto l’azzuro, il ghetto grigio e ocra slavata si è riempito di una deliziosa arietta da ora di pranzo. C’è chi chiacchiera fra due morsi al panino, chi fa la fila nella minuscola pasticceria ebraica che manda in strada odori di canditi e mandorle brucciachiate. E poi bambini a piccoli greggi ondeggianti e anziani con carrello della spesa al seguito. Piazza delle cinque scole, una porticina fa da calamita a un composito gruppetto in attesa che il signore panciuto posto all’ingresso annunci che si è liberato il tavolo.
Da Sora Margherita si entra come in un tempio discreto. Con osservanza e rispetto, ci si infila in quel budello rumoroso che è la trattoria, adocchiando en passant le matasse di tonnarelli freschi, gialli come il sole, che illuminano il cucinotto. Ci si preme in un angoletto, tutt’intorno ritagli di giornali appiccicati al muro, qualche anziano religiosamente alle prese con un piatto di agnolotti, una cuoca seduta a chiacchierare con dei clienti… Arriva la caraffa di vino e i tonnarelli cacio e pepe, generosi, schietti. E poi, man mano che la tovaglia di carta paglia si macchia di aureole rosse, un carciofo alla giudia dalle foglioline schrocchiarelle (staccarle una per una e assaporare insieme al brusio), e le polpette al pomodori, semplici, morbidi, confortanti, da dividersi con infantile piacere. Nulla che sia fuori tono, che non distilli confidenza e gioia, in questa trattoria che è anche un circolo culturale con tanto di tesserino (a costo zero). Conservarla in borsa in modo da ricordare a se stesso di tornarci, prima o poi…
sora margherita, piazza delle cinque scole, 30 (Roma), 06/6874216
(chiuso a cena tranne il weekend)
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Categorie: recensioni, ristoranti & affini, roma
Scritto da Sigrid venerdì 17 marzo 2006
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