
Diciamo che se in questi giorni non avete sentito parlare di risotto alla milanese, ci sarebbe onestamente da chiedersi su quale pianete vivete :-P Insomma, questo sabato 17 era risotto day, un’iniziativa promossa dall’internazionale cuochi italiani virtuali, e concretizzata, fra tanti altri luoghi, a Roma, presso l’Open Colonna, per mano di Stefano Bonilli (le mie foto e i resoconti si trovano qui). Per farla molto breve, è stato un bellissimo evento, anzi, se mi posso permettere, c’era quel giorno, in cucina, l’atmosfera precisa identica che c’era, una volta, agli eventi del Gambero Rosso – chissà perché poi… :-)), con appunto tante letture del risotto alla milanese, tutte buone, precise e interessanti.
piesse: Preciso subito, trovo i risotto mantecati con un bel po’ di burro e parmigiano assolutamente coccolosi, però, ecco, stavolta giochiamo a fare i puristi, e giustamente, visto le materie utilizzate, un po’ di purismo ci sta perfettamente. piesse due: la ricetta è frutto di battute scambiate con Fabio durante i cucinamenti, e quindi, se la sua era un interpretazione, la mia è un’umilissima l’interpretazione dell’interpretazione (di marchesi – sospiro… :-) piesse tre: fabio ha anche scritto un interessante comment riguarda il suo risotto di sabato, qui piesse quattro (della serie che non badiamo a spese :-), poiché si facevano le cose in modo serio, delle volte che vi venisse la curiosità, ho usato il riso acquerello stagionato, il sale di cervia, lo zafferano navelli e il burro occelli :-)
Risotto alla milanese (versione Marchesi)
per 4
riso carnaroli 200g
scalogno 1
zafferano fili 1 pizzico abbondante
vino bianco 250ml
burro 2 cucchiaini
parmigiano grattugiato 1 cucchiaio
acqua e sale
Versare il vino in un padellino e portarlo a ebollizione, lasciarlo cuocere a fiamma vivace per 5-10 minuti e spegnere (lo scopo dell’operazione è di togliere l’alcol). Sbucciare lo scalogno, tritarlo, e farlo appassire in padella a fiamma bassa con una punta di burro e un goccio di acqua per una ventina di minuti. Passato quel tempo frullare il tutto e metterlo da parte. Portare a ebollizione un pentolino di acqua con un cucchiaino di sale. In un pentolino adatto alla cottura del risotto, far sciogliere un cucchiaino di burro, aggiungere i fili di zafferano e infine, a burro caldo, il riso, facendolo tostare per un paio di minuti. Sfumare con il vino, e proseguire la cottura del riso aggiungendo man mano dell’acqua salata bollente. A fine cottura, aggiungere lo scalogno frullato, infine spegnere e mantecare energeticamente con l’altro cucchiaino di burro e il parmigiano. Servire subito.
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Categorie: ricette d'autore, risotto
Scritto da Sigrid lunedì 19 gennaio 2009
51 Commenti a “Risotto alla milanese
versione Marchesi (via Fassone)”
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19 gennaio 2009 alle 15:46
Che buono il risotto semplice genuino leggero, ma mi viene un dubbio, per mantenere inalterate le qualità dello zafferano non è meglio aggiungerlo per ultimo, diciamo gli ultimi cinque minuti insieme alla mantecatura?
19 gennaio 2009 alle 15:57
che dire…sono in lacrime. E non è lo scalogno di sabato. Sigrid, che onore mi fai. Grazie. Spero questa versione piaccia ai cavoletti. Bacio
19 gennaio 2009 alle 16:19
Fassone dovrò ingaggiarlo in tutte le prossime tournè del Papero Giallo perché ormai ha superato la barriera del suono, cioè della cucina ed è passato dall’altra parte dei fornelli.
Sigrid era già lì :-))
19 gennaio 2009 alle 16:31
ah ah, che meraviglia, che famiglia, che onori e che cucinate!
complimenti a tutti però. davvero.
robiciattola
19 gennaio 2009 alle 16:34
ecco…mi sono emozionato e ho bruciato la cena :))))
19 gennaio 2009 alle 16:38
Avrei voluto anch’io far parte del risotto day di sabato..purtroppo sono arrivata tardi per la prenotazione ed era giá tutto esaurito..sigh sigh..sará per la prossima volta!
Sono da tempo alla ricerca dello zafferano in fili, so che ha il costo si aggira intorno ai 25 eur il grammo(ho visto un servizio in tv tempo fa sulla raccolta dello zafferano e la separazione degli stimmi dalla pianta e devo dire che è un gran bel lavorio!)..dove lo acquisto a Roma? mi era anche venuta in mente l’idea di piantarlo ma chissá se la cosa è fattibile..
Certo mi hai fatto venir voglia di provare a cimentarmi in questo bel risotto!
19 gennaio 2009 alle 16:50
Mah… da milanese pura, purissima da generazioni, NON intendo questa versione tacciabile come “risotto alla milanese” (se vogliamo essere puri). Cercasi altro nome.
Rimane comunque da provare.
ps. io il risotto da Marchesi l’ho mangiato con la foglia d’oro ;)
19 gennaio 2009 alle 16:58
Esatto manca la foglia…:-)..a parte gli scherzi bravo Fassone, versione interessantissima..
19 gennaio 2009 alle 17:17
Mi sono sempre vergognata di dire che io il risotto a volte lo faccio con l’acqua e non con il brodo, perchè a me piace così, col sapore di riso.
Beh…ecco…adesso non me ne vergogno più!
19 gennaio 2009 alle 17:19
x Campanellino , non è infatti ..’alla milanese’…è alla ‘ Marchesi’ : nel risotto alla milanese ci va IL MIDOLLO DI BUE …e qui non c’è . Il vino va versato nel riso , inregro , non svampito…- Almeno a mio modesto avviso , ma io non sono nè cuoco nè chef …sono un apprendista stregone….
19 gennaio 2009 alle 17:23
ops!…non era ‘ inregro ‘ bensì ‘ integro ‘ .
La …foglia poi , se la sono ripresa ?
19 gennaio 2009 alle 17:32
Meraviglia, già lo faccio inversione no brodo, perché anche a me piacciono di più gli ingredienti che già ci sono. Questo risotto qui lo provo di sicuro al più presto….
19 gennaio 2009 alle 17:33
Fabio è una garanzia… ed io mi chiedo perché vivo nella patria del riso e non a Roma… uff!!! ;-)
19 gennaio 2009 alle 17:55
@sanberny,
macché la foglia si scioglie! Insomma non puoi metterla in tasca, ecco. E per copiare i frattali di Giu, quella è la tautologia del risotto giallo: giallo (per lo zafferano) e giallo (per l’oro): Allora, ma allora eh, chi poteva lo mangiava con la foglia d’oro, gli altri ingegnosi, e più golosi, per riprodurne almeno il colore, con lo zafferano “prestato” dai pittori che lavoravano nella fabbrica del Domm. Però questo è da provare: al solito, grazie sigrid.
19 gennaio 2009 alle 17:57
mi risulta che la mantecatura che fa marchesi sia con beurre blanc, a fine cottura. http://download.repubblica.it/pdf/domenica/2008/07092008.pdf
forse sarebbe più corretto dire si trattasse di un riso alla fassone? (via marchesi)
19 gennaio 2009 alle 18:00
ahahah l’ho visto OVUNQUE e non ne posso più sentir parlareeeeeeeeeeee
19 gennaio 2009 alle 18:04
Scartabellando tra le pagine di internet , ho trovata la tracia di una ricetta del ‘500 a proposito del risotto di cui sopra…:la vivanda di riso alla lombarda….di Bartolomeo Scappi (500) :era composta da riso bollito e condito a strati con cacio,uova,zucchero,cannella,petti di cappone e cervellata (un salume milanese colorato di giallo con lo zafferano)…. Lei,milanese , ma se la foglia si scioglie , non si può fare come il bruco ….
19 gennaio 2009 alle 18:26
mi permetto di aggiungere un contributo tecnico fondamentale alla descrizione della ricetta fatta da Sigrid. Per quanto riguarda lo scalogno, questo viene fatto andare a fuoco molto dolce (ma basso basso basso) in un filo di burro e vino bianco. Quando pronto viene aggiunto del burro lavorando e mescolando bene. Io personalmente poi passo tutto al minipimer. Praticamente si crea una “pomata di burro allo scalogno” con base acida, dovuta alla presenza del vino evaporato. La mantecatura del risotto viene fatta naturalmente alla fine, con questo particolare burro. Se è fatto bene è possibile diminuire notevolmente il parmigiano, fino ad arrivare alla sua totale eliminazione. Questo ho fatto sabato all’Open Colonna, ispirandomi a Gualtiero Marchesi.
19 gennaio 2009 alle 20:13
@ominosalato: la pomata di burro allo scalogno è una cosa che… davvero, solo a leggerla mi sono commossa. e non per via dello scalogno :-) quanto al purismo, sono stata al risotto day esattamente per questo… quindi grazie per l’accuratezza, la professionalità e… la ricetta!!!
@sigrid: in nome del purismo, rinuncerò alla mantecatura coccolosa (sob sob)! avevo letto, in effetti, che quando il riso è quello giusto (ma anche l’esecuzione, aggiungo io) non occorrono nè burro, nè altro… ora, visto che sabato mi son persa praticamente tutti i risotti causa ritardo (sto seriamente pensando di cambiare nick, a stò punto), me lo faccio da me prestissimo… anch’io senza badare a spese! evvai!!! p.s. ho visto un po’ di foto di sabato su papero giallo… diciamo che si poteva anche evitare la didascalia: chiaro esempio di quando uno (una) riesce ad ottenere con la macchina… esattamente ciò che vede l’occhio :-))) N.
19 gennaio 2009 alle 20:54
Una cosa che trovo difficile da fotografare, quando ci ho provato per il mio blog di cucina, è proprio il risotto: si rischia sempre di farlo sembrare un pastone informe. Il tuo invece sembra buonissimo, quindi complimenti! :-)
Marina
19 gennaio 2009 alle 21:56
Adoro, stra adoro il riso in tutte le sue forme. Potessi lo mangerei tutti i giorni.
19 gennaio 2009 alle 22:09
@ominosalato, complimenti… continui a stupire, dalle trasmissioni radiofoniche ai risotti professionali: ti meriti il titolo di cavoletto ad honorem!!!;-)))
@Sigrid, che bella foto, sembra di sentire il profumo di questo invitante risotto… da riprodurre al più presto! :-))
19 gennaio 2009 alle 22:12
@Sigrid e @Fabio, che io sappia il Maestro dice: quando si usa il midollo serve il vino, niente midollo, niente vino… la prox volta che lo vedo, glielo chiedo :)
Cmq, io pure preferisco il riso cotto con acqua (di rado lo preparo con brodo di carne o vegetale, se di mare pero’ uso il fumetto).
P.S. Sigrid, visto che il tuo italiano migliora di giorno in giorno… zafferano in stimmi di Navelli :)
Qualcuno dice pistilli di zafferano e non e` completamente sbagliato, poiche’ il pistillo e` l’organo femminile del fiore che comprende anche lo stimma (o stigma), parte apicale dello stilo, da cui si ricava appunto lo zafferano (fili e` proprio brutto su :))
E dopo ’sta lezione di botanica, me lo mangerei proprio un bel risotto!
19 gennaio 2009 alle 22:33
@sigrid, ottimo lavoro come sempre
@fabio, bravo, ma….. da milanese doc, mi associo a campanellino, il risotto alla milanese è un cult ed è un peccato trasfigurarlo a favore di tutt’altro.
Sarà comunque un buon risotto viste le eccellenti critiche piovute da ogni dove :-D
19 gennaio 2009 alle 22:36
e quanto mi costi, risotto, con quegli ingredienti di marca????!!!!
A parte gli scherzi,passavo da quste parti a rubare la ricetta della salsa di cioccolato bianco al cardamomo…era un anno fa, nello stesso giorno ci ritrovammo a postare quasi la stessa ricetta….http://luvaz-tuttihannoilblog.blogspot.com/
complimenti Sigrid.
19 gennaio 2009 alle 22:55
@Valeria2
ho comperato lo zafferano in stimmi in un negozio di alimenati biologici, io l’ho trovato della Sonnentor; non ricordo precisamento quanto l’ho pagato, ma qualche euro, dentro alla confezione ce n’è comunque poco. E’ anche vero che lo zafferano pesa pochissimo e che non se ne deve adoperare poi molto. Forse a Roma potresti riuscire a trovare anche lo zafferano di Navelli – di cui qualcun altro ha già parlato – che viene dall’Abruzzo ed è molto buono anche se ricordo essere piuttosto costoso (mi pare che ci siano diverse categorie di prezzo).
19 gennaio 2009 alle 23:30
Immagino che Marchesi sia uomo. Chi altri potrebbe sporcare 4 (QUATTRO!) tra pentole e padelle per un risotto.
19 gennaio 2009 alle 23:33
bonta divina…
19 gennaio 2009 alle 23:35
@sigrid: grazie per il post, gli scatti e i link, coinvolgente anche a distanza :-)
@ominosalato: pomata alla scalogno che eleganza! Io non sopporto i risotti che sanno solo di cipolla/scalogno (a causa della mancata cottura a fuoco dolce che ingentilisce) Grande accorgimento! lasciando spazio agli altri profumi della ricetta.
20 gennaio 2009 alle 7:16
uhmmm..buonissimo! un classico che io purtroppo non riesco a fare molto bene..:-P ..quindi grazie per la ricetta ! cercherò di farne buon uso!
buona giornata
20 gennaio 2009 alle 7:49
Babbo Natale mi ha portato tanti bei libri consigliati da Sigrid: Il mio corso di cucina, Christmas, Dessert e Abracadabra! Magnifiche foto e altrettanto le ricette. Mi incuriosiscono molto quelle in cui si fa uso del sifone, attrezzo a me sconosciuto. C’è qualcuno che ha già esperienza di questo aggeggio e offre qualche consiglio?
20 gennaio 2009 alle 8:02
@marcella: se vai a vedere il blog ‘monolocale in centro’, loro ce l’hanno :-))
20 gennaio 2009 alle 8:35
… ma, gli stimmi di zafferano usati direttamente in pentola, a cottura ultimata spariscono o rimangono lasciando piccole striature rosse? Io l’ho sempre sciolto in un pizzico di acqua prima di aggiungerlo, appunto per evitare le striature che rendono un risotto “milanese” un risotto alla “romanista”…
Buona giornata.
20 gennaio 2009 alle 9:15
@ Sigrid, Fabio, Stefano..
che trio!!!!!
Fenomenali..bravo Fabietto.. ma la prossima volta il riso alla milanese venite a farlo a Milano pls!!!!!!! tutti questi eventi interessantissimi così lontani.
@ Fabio
lo scalogno con il burro una volta l’ho messo a cuocere sottovuoto e senza minipimer ritrovi una cremina sfiziosissima.
20 gennaio 2009 alle 9:48
Questo tipo di preparazione mi sembra fenomenale! Sicuramente da provare
Un bacio
fra
20 gennaio 2009 alle 12:26
Apprezzo molto questa tipologia di preparazione del risotto alla milanese che penso abbia nella delicatezza la sua principale virtù. Personalmente ricerco nel risotto più struttura e ampiezza gustativa possibile, ovviamente in un contesto armonico che favorisca l’abbinamento con vini intensi e persistenti come il Valpolicella superiore di sabato.
In ogni caso è una gran bella preparazione che purtroppo non sono riuscito ad assaggiare perchè non sono stato sufficientemente veloce.
20 gennaio 2009 alle 12:56
Grande Sigrid.
Grandi ricette, grandi interpretazioni e ottimi consigli.
Seguo sempre il tuo sito, è fatto davvero bene ma mi hai conquistata completamente citando sua maestà acquerello, secondo me il top per i risotti.
Pensa che ne ho da poco ordinati 12 chili!
20 gennaio 2009 alle 14:25
@milanesintegralisti
Giusto! Abbasso il milanese smidollato.
@ominosalato
Fabiooooo lo ribattezziamo Risotto PADANO!!!
Daaaaaaaai!
Cosi’ fai felice pure qualche fazzolettino verde.
:))))))))))
(psss… Fabioo… sottovoce eh… ma io sto’ marchese non lo so mica chi e’… pero’ il risotto cinese lo facevo gia’ cosi’ da diversi anni).
giu
20 gennaio 2009 alle 19:24
Giu, veramente già lo facevi così da diversi anni? Cavolo, sei trooooppo avanti tu!!! Bravo! :))))))
20 gennaio 2009 alle 20:13
@omino
Sono avanti col programma, direbbe uno!!! :DDD
A dire il vero lo faccio senza midollo perche’ Creutzfeldt-Jacob docet, e uno ci perde l’abitudine, e poi senza brodo perche’ in effetti non sempre e’ a disposizione. Comunque per la roba delicata preferisco risottare al naturale (es. col pesce).
Come dire… faccio di necessita’ vanto :DDD
21 gennaio 2009 alle 13:46
@ Giu: è sempre stato escluso il midollo osseo dall’elenco di prodotti a rischio per la sindrome di Creutzfeldt-Jacob. Da evitare era il midollo spinale (quello utilizzato ad esempio nella finanziera).
21 gennaio 2009 alle 15:10
mi piacciono queste ricette “ripulite”. Braviiiii!
mi prenderete per eretica, ma io uso anche l’olio evo al posto del burro. ;-)
23 gennaio 2009 alle 10:01
Se dovessi “ripulire” il risotto alla milanese, toglierei la cipolla, non il midollo e il brodo di carne: mi sembrerebbe come togliere l’uovo dalla frittata.
Questo risotto allo zafferano sarà sicuramente sublime e sono curiosissimo di provarlo ;)
26 gennaio 2009 alle 9:31
[...] è un risotto un po’ americano, hum, cioè molto carico, molto diverso da quell’ultimo risotto pulito e lineare. Questo invece è un risotto coccola, divertente e svariegato, insomma un risotto [...]
26 gennaio 2009 alle 11:31
[...] Il risultato è un risotto un po’ americano, hum, cioè molto carico, molto diverso da quell’ultimo risotto pulito e lineare. Questo invece è un risotto coccola, divertente e svariegato, insomma un risotto [...]
27 gennaio 2009 alle 10:36
[...] scorsa ho letto che sabato 17 gennaio è stato celebrato il risotto day, iniziativa durante la quale il risotto alla milanese la faceva da padrone. La cosa mi ha fatto [...]
3 febbraio 2009 alle 17:38
Che arroganza pretendere che si parli di risotto alla milanese solo perché 4 amici fanno una manifestazione di nessun valore.
Risotto day, basta il nome per capire il livello…
4 febbraio 2009 alle 19:56
Il piatto è alleggerito rispetto alla ricetta tradizionale e giustamente si cerca di esaltare l’ingrediente principale che è lo zafferano. Sicuramente proverò la versione proposta dal maestro Marchesi ma sarebbe interessante sapere verso quale tipo di zafferano orientarsi. Brava Sigrid per le fotografie ed il blog. Delizioso!
6 febbraio 2009 alle 4:03
[...] von Il cavoletto di Bruxelles hat kürzlich eine Version gekocht, die letztlich auf Gualtiero Marchesi zurückgehen soll. Vor [...]
18 aprile 2009 alle 18:31
il vero risotto alla milanese non è così
5 agosto 2009 alle 15:12
Ciao,
secondo me un buon risotto alla milanese va cucinato con gli ossi buchi