
Chi è entrato in possesso del Libro (come, quale libro??! :-), avrà notato che lì dentro, nel capitolo Ungheria, ci sono le patate di Giu. Una ricetta tradizionale ungherese che a un certo punto mi era diventata mitica, a forza di sentirmela raccontare. Beh, ecco, io, quelle patate lì, le ho assaggiate per la primavolta una sera di maggio da qualche parte fuori Budapest, come contorno a uno strepitoso pollo alla paprika. L’avevo anche fotografato, solo che con il senno del poi, al momento di impaginare il libro, ho rifatto il piatto ché la foto originale non andava un granché bene causa ‘luci da soggiorno’ :-) Ci voleva quindi una ‘vendetta’ e una piccola postilla a quelle pagine del libro e il recente soggiorno a Varese – a mia grandissima sorprese – mi ha permesso di farlo…
Ma passiamo piuttosto alla lista degli ingredienti, per una teglia di patate alla Giu come si deve, ci vogliono: mezzo quintale di salamini ungheresi importati più o meno illegalmente in aereo lowcost, direttamente dall’ungheria, ça va sans dire voyons; circa lo stesso peso di panna acida* ma di quella buona, cioè ungherese anche quella, e non qualsiasi (non so se avete mai visto il reparto ‘panna acida’ nei supermercati ungheresi, ce ne saranno minimo 10 tipi diversi, tutti con l’etichetta a voi perfettamente illeggibile), circa un quintale di patate (faccio presente che le migliori patate al mondo sono belghe ma poi fate un po’ voi :p) e infine un paio di uova. Accessoriamente vi ci vorrà un Giu originale per preparare il tutto e fornire anche una banda sonore con gustoso accento russo-ungherese, ma son sicura che se glielo chiedete gentilmente Giu non avrà problemi a esibirsi in un tour italiano, l’importante è fornirgli un tagliere realizzato in legno antico, un grembule sponsorizzato e una tovaglia a quadretti. Tutto il resto è accessorio e regolabile a secondo di quanto basta per non dire francamente trascurabile.

Quindi, per realizzare la ricetta, nel disordine: preparare le uova sode, far cuocere le patate al vapore, poi tagliarle a fette (o tagliarle a fette e poi cuocerle al vapore, vedete voi), tagliare a fettine il salamino e mescolare la panna acida con un goccio di olio d’oliva. E poi assemblare il tutto alternando gli strati. Chiaramente, l’ingrediente segreto sta nella manina meticolosa che prepara il tutto (e in questo devo dire che Giu le patate al forno alla ungherese le prende dannatamente sul serio…. :)))


Tutta questa cosa poi va al forno a 200° per un’oretta scarsa. E pronta quando la superficie sarò dorata. A quel punto non vi rimane che schiaffare una generosa cucchiaiata di patate su ogni piatto, tirar fuori i vostri ultimi barattoli di pannna acida, sistemarli in mezzo al tavolo e lasciare che ognuno aggiunga, sulle sue patate, un bel cucchiaio di panna in più. Libidine garantita! Nel mentre, importantissimo per il buon esito della ricetta, stappate una birra qualsiasi, tirate fuori il salamone ungherese, quello serio, artigianale (si, sa di paprika e di aglio pure quello, come gli altri :), affettatelo e preparate delle ”bruschette” da sbocconcellare mentre aspettate che il forno faccia il suo lavoro… (anzi, se siete proprio diabolici aggiungete pure un po’ di burro sul pane :)


*la panna acida è deliziosa, spessa, cremosa, con una puntina acida che la bilancia e che la rede un condimento insieme fresco e goloso. Si trova molto comunemente nelle cucine dell’Est, qui è poco frequente, si trova in qualche gastronomia, e si può anche preparare una specie di sostituto in casa con mezzo litro di panna, 200g di yoghurt non zuccherato e il succo di mezzo limone, mescolando il tutto e lasciandolo al riposo in frigo per una notte. Non è esattamente la stessa cosa però, è meglio di niente :))
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Categorie: il libro del cavolo, ricette d'autore, the cavoletto show
Scritto da Sigrid martedì 1 dicembre 2009




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