
Hoplà. Fatta. No dico perché siccome erano almeno due mesi che questo post se ne stava li in stand by, un’altro po’ che andava a finire che ve lo propinavo l’estate prossimo. E invece magari che, ormai che le feste sono digerite, vi stava venendo fame di letture cucinesche invernali :)
Seasons
Donna Hay
[link]
Un po’ come i bimbi che aspettano Babbo Natale, io ogni anno aspetto il nuovo libro della foodstylist più famosa al mondo, e stavolta, guarda caso, me l’ha portato proprio Babbo Natale in persona :) Seasons è molto diverso dai libri precedenti di Donna Hay, nel senso che è una raccolta dei migliori servizi food pubblicati sulla sua rivista (chi la legge lo sa, li ci si scosta anche parecchio dalle eteree foto banco e blu dei suoi ricettari, anzi sfondi e ambientazioni variano tantissimo, assomigliando spesso e volentieri a volte a veri e propri servizi moda). Beh, ecco, questo libro è tutto così, tutto molto poco bianco e etereo, tutto molto rustico, reale, vivo, on location. Intanto è un vero e proprio librone di 300 e passa pagine, su una carta opaca bella spessa, e i contenuti sono organizzati, come da titolo, per stagioni. Un anno di cucina quindi con tanto di facce, spiagge, cesti picnic e tavole natalizie, con dei chiaroscuri, dei legni, degli accessori vintage, irresistibile come sempre, il tutto, oltre a essere deliziosamente perfetto come sempre, a fare decisamente ‘casa’, una cucina vissuta, sentita al passo dele stagioni che irrompono, gioiose, morbide, fresche, sullo sfondo. Essendo una raccolta, i fotografi sono più di uno, l’eterno Con Poulos in primis, e poi gente come Cris Court e Mikkel Vang, che stanno al cibo come Meisel e Mondino stanno alla fotografia di moda. La faccio breve: un libro stupendissimissimo, da procurarsi a ogni costo e da sfogliare, rapiti, all’infinito :)
post it: non mi prendo neanche più la sbriga di metterli sui libri di Donna Hay, tanto è tutto bello e interessante :)
Gourmet Today
curato da Ruth Reichl
[link]
Sinceramente ogni volta che prendo questo libro dallo scaffale nel mio cuore avverto un grumettino di commozione. Gourmet Today è uscito a settembre dell’anno scorso, praticamente nel momento preciso in cui la CondeNast ha smontato e cestinato senza batter ciglia ciò che era la più bella rivista di cucina al mondo, e di cui molto, io inclusa, continuano a sentirsi terribilmente orfani. Trattasi di un librone che secondo me pesa di più di un’edizione critica della Bibbia, ed è in qualche modo ciò che Gourmet ci ha lasciato per il futuro. Un’eredità cucinesca contemporanea, una bibbia per la donna moderna anno 2010. Le ricette sono mille, le pagine pure, in quanto a foto invece siamo a quota zero (mi viene il mal di pancia pensando allo stupendo archivio fotografico di Gourmet), però va bene così, insomma, le Bibbie in genere non hanno le foto, giusto? Dunque, per rendere meglio l’idea, penso fermamente che questo libro vada acquistato, è una specie di stato generale della cucina di oggi, con tutte le cose di vicino e lontano che bene o male le massaie moderne (che saremmo noi, femmine fra 30 e 40 anni, grosso modo eh :)), conosciamo, amiamo, cuciniamo, ovunque siamo, dalla lasagna verde ai spring rolls passando per il boeuf carottes o il branzino saltato alla soia. E la cucina di un mondo globale (perché noi siamo in un mondo globale, c’è poco daffa’), con delle ricette venute da ogni orizzonte pur essendo tutte familiari e sopratutto stratestate, documentate, precise, perfette (perché se c’è una cosa che contradistingueva Gourmet è che quelli sapevano fare il loro lavoro). Per me, questa cosa qui è da collocare direttamente fra la Gosetti e il Guarnaschelli, insomma, se avete amiche in procinto di sposarsi, eccoqua l’ideona… :)))
The modern vegetarian
Maria Elia
[link]
Come lo dice il titolo, trattasi di cucina vegetariana moderna. O piuttosto contemporanea. Bene. Io vegetariana non sono anche se tendo a prediliggere le verdure, e direi che appunto questo è un libro perfetto per i vegetariani e forse sopratutto per i non vegetariani, per colloro che non sono estremisti e per gli amanti delle verdure in generale: non c’è qui dentro nulla di astruso (aka macrobiotico), nulla di strambo, nessun ingrediente sospetto, l’unca cosa è che carne o pesce non ci sono (i grassi vegetali, tipo burro e formaggi, si), e in qualche modo non se ne sente affatto la mancanza: piatti ricchi, pieni di sapori, stagionali, colorati, che sembrano apaganti da ogni punto di vista, insomma, un libro pieno di belle e sane idee. Lato estetico, non è di meno: una grafica sobria, elegante, piacevole, e delle foto molto belle, in sostanza, un libro affidabile, molto ben riuscito!
post it: tatin di fichi, scaglie di manchego e rucola; Blinis di topinambour e gorgonzola; curry di melanzane con pomodoro e anacardi; baklava con pomodoro, feta, mandorle e datteri; panzanella di anguria; sorbetto di susine con vino rosso e cinque spezie; crostata al cioccolato con lemongrass, zenzero e kafir
Biscuits, sablées, cookies
Martha Stewart
[link]
Allora, a scanso di equivoci, ci sono alcune cuoche mediatiche che a me non piaciono. Martha Stewart è fra queste (in alternativa vi avrei parlato male di Nigella ma non vedo suoi libri nuovi all’orizzonte, peccato :). Ecco, davvero, quella mise en plis biondo paglia, quelle pose kitsch con sorriso smaltato sulla sua rivista, le sue torte bianco blu e rosse e tutto la patina pubblicitaria del resto, mi fa davvero troppo grande famiglia felice americana, ed è più di quanto io non riesca a reggere. Insomma, dal punto di vista di Martha Stewart, io sono piuttosto fuori target :) Detto ciò ero curiosa di questo suo libro uscito in Francia l’anno scorso (non ne avevo, di libri suoi, la rivista mi era bastata :) e devo dire che, a parte la copertina meravigliosa, l’insieme è molto meno peggio di quanto avrei temuto. Anzi, questa è una vera e propria piccola bibbia del biscotto, da quelli più o meno morbidi, a quelli cioccolatosi, dalle forme definite o meno, tradizionali, un po’ fusione, insomma, c’è di tutto, basta sia piccolo, dolce, biscottoso e comestibile insieme al tè :) L’unica mia perplessità semmai riguarda l’iconografia: le foto sono mooolto macro, quasi sempre scontornate (le pagine di indice invece sono carinisisme, con tutti quanti o quasi i biscotti in pianta su una decina di pagine), per cui, biscotti a parte, non ci sono praticamente altri elementi in quelle foto, che è un po’ un peccato, insomma, atmosfera zero. Non ci resta quindi che sognare su altri libri, in compenso se siete alla ricerca di ideuzze nuove per biscottini pur sempre abbastanza tradizionali, beh, sarete serviti :)
post it: biscotti al sesamo; snockerdoodles; biscotti farciti ai datteri; frollini al rosmarino; biscottini con uvetta e whisky; cookies ultraricchi; bretzels al cioccolato…
Niko, Semplicità reale
Niko Romito
[link]
Trattasi di un classicissimo libro appena uscito nella classicisisma collana degli Chefs, presso Giunti. Un piccolo appunto però perché sono felice di averlo fra le mani, questo libro (visto che da Romito stesso non ci sono ancora mai andata e che invece continuo a leggerne ogni bene ovunque :), intanto perché anche senza conoscerlo, il libro mi permette di iniziare a farmi una mezza idea di cosa potrei trovare alla tavola di Romito. E a giudicarne dagli spunti intravvisti nel libro, ciò che potrei trovarci ha iniziato a intrigarmi parecchio. Tipo? Tipo l’infuso di capra con dragoncello e lampone; l’insalata di fagioli bianchi, fincocchi e arancia con sgombro affumicato al faggio; e anche quel gelato alla genziana con caramello di frutto alla passione. Insomma, piccoli assaggi scritti che aguzzano una intensa curiosità, e poi la sensazione che, forse per la prima volta in questa collana, lo chef abbia deciso di fare un libro per chi cucina. Insomma qui non si tratta del solito elenco di piatti complicati e troppo laboriosi che vanno bene al ristorante ma non tanto a casa (voglio dire, un libro è un lavoro di comunicazione, non un portfolio personale, hum…). Questo libro qui è diviso a sezioni (memoria, montagna, evoluzione creativa, e territorio e tradizione che raccoglie dei piatti molto semplicemente abbruzzesi), per cui a sfogliarlo la sensazione è che le idee siano tante ma le ricette semplici anche, ed è in sé una bellissima attenzione verso chi legge (non so voi ma io da cuciniera sono diventata allergica ai libi belli e impossibili :) Prima o poi qualcosa da qui lo cucino! :)
Cucinare insieme
Annalisa Barbagli e Stefania Barzini
[link]
Stavolta faccio anche il piccolo inserto promozionale a beneficio degli amici :) Insomma, a ottobre scorso sono usciti i due primi volumi (Fritto e mangiato e Le ricette delle feste) di una collana che ne conterà, in tutto, 20, e che si chiama Cucinare Insieme. In sostanza, non c’è persona che abbia lavorato su questi libri che io non conosca, anche molto bene, anzi alcuni di loro sono veri e propri miei compagni di merenda, o gente con la quale per un pezzo sono cresciuta, come Stefano Bonilli, il curatore della collana, Annalisa Barbagli, la fatina della cucina di casa, Stefania Barzini, Fabio Cremonisi alla grafica, Paolo della Corte alla fotografia e Max Mariola in video. Per cui, cosa potrei dire che non risulterebbe melense?! Non lo so! Insomma, se li vedete in libreria, fermatevi, sfogliateli, e decidete voi se vi piacciono :))
Facecook
Fabio Fumo
[link]
Credo che questo librettino sia uscito più o meno in concommittanza col mio, ed è talmente talmente atipico che non potevo non dirne due paroline en passant, anche se davvero non so bene cosa dirne. Nel senso che il libro è davvero fuori dai soliti tracciati, mi ha colpito, mi ha fatto sorridere, dopodiché però non so bene dove collocarlo :) In sostanza trattasi di un librettino bianco e nero, solo testo con qualche piccola illustrazione, in cui le ricette ci sono (molto semplici), con la loro lista ingredienti precisi, tranne poi che la parte ‘procedimento’ è leggermente delirante :) Insomma, le ricette si mutano in piccole storielle spesso asusrde o strampalate, hanno per protagonisti dei personaggi che a volte tornano (ed è questo che, se ho ben capito, ha valso al libro il suo titolo), per cui in qualche modo questo libretto riesce l’exploit di farti leggere la parte procedimento (cosa che altrimenti, se non fosse per necessità, al momento di cucinare, uno non farebbe), e risulta simpatico proprio per questo. Anzi, forse questo è il punto e il cuore dei miei dubbi: è un libro di cucina con delle ricette che si potrebbero anche seguire, ma che in qualche modo sono quasi accessorie, anzi, non sono neanche sicura di averle guardate più di tanto :) In compenso ho sorriso molto mentre stavo appoggiata al bancone della cucina a leggerne i procedimenti/storielle :)
101 trattorie e osterie di Roma
Federica Morrone e Cristiana Rumori
[link]
Francamente, non condivido tutti i giudizi di questa piccola guida che raccoglie 101 trattorie romane dove mangiare almeno una volta nella vita e spendere molto poco’. Per dire, Baffetto sta da anni sulla mia lista nera e anche der Pallaro, in quanto alla qualità del cibo, non scherza, tanto per dirne due. Però non è questo il punto. Perché questa è in qualche modo un’antiguida: niente elucubrazioni più o meno (in genere meno, purtroppo) intelettuali sulla cucina in sé, nessuna pretenzione di affibiare punteggi a nessuno (e in un certo senso meno male :), invece questi sono 101 piccoli racconti, di vita, d’ambiente, di romanitudine, degli episodi che potrebbero acccadere anche a voi, entrando in quei locali, parole veraci e schiette, pochi fronzoli, vita vera (e cibo, beh, non da stellemichelin ma tanto non era di questo che si vuole parlare qui :). E quindi questa guidina mi è piaciuta, perché dà da leggere (in modo moooolto più fantasioso e divertente di qualsiasi altra guida) e perché va riconosciuto che contiene dei veri pezzetti di autentica romanità, il ché, in fondo, è assolutamente lodevole :) Fra gli indirizzi, diversi luoghi che affeziono particolarmente, come Felice, Dino Express, Alfredo e Ada, Armando al Pantheon, Enoteca Corsi, e poi molti molti altri che prima o poi dovrò vedere di scoprire :))
(l’angolo delle pecore nere)
Una piccola parentesi per dirvi velocemente molto male di due libri (mi sento in diritto di farlo, dopotutto, sono io quella che se li è farciti entrambi una sera che stavo all’aeroporto di Torino aspettando di sapere quando l’aereo mi vrebbe finalmente riportato a casa). Due capolavori da studiare, ma non dal punto di vista letterario, ancora meno da quello gastronomico (semmai a documentare un saggio dal titolo ‘ma perché i professionisti di altri settori poi prima o poi se devono leva’ er pallino del romanzo?). Il primo: Il profilo del tartufo di Mercedes Bresso. Ora a parte che la signora sarebbe anche presidente di una delle regioni più stupende e pià ben tenute che ci siano in italia (dico sul serio :), il suo libro purtroppo è un perfetto compitino da scolaretto. Vagamente divertenti le scenette nel retromondo dell’asta tartufo d’Alba (in realtà credo che fra mafia croata e non so cos’altro si potrebbe scrivere piuttosto una specie di Gomorra sul tema tartufo, cosa che questo libro non è), però vabbe, c’è una trama, è un giallo, ci sono un paio di morti assurdi, uno tanto aspetta l’aereo ed è sempre meglio di leggere Chi. Poteva quindi andare peggio. E infatti con secondo libro è andata molto peggio: Black Pepper di Gambarotta e Capelletto è un libro che francamente gli dedicherei un rogo, minimo: trama banale, vena letteraria del tutto assente, mestiere dello scrittore pure (bisogna veramente metterci del suo per far parlare dei bucolici personaggi del profondo piemonte con un linguaggio da laureando in legge), e su tutte: l’assurda idea di usare come protagonista del giallo un avocatuccio di provincia (con tutti i sogni, pensieri e occupazioni tipici del genere, semplicemente odioso, tipo che il dictionnaire des idées reçues i signori autori non l’hanno proprio letto, tipo che Flaubert si è rigirato un paio di volte nella tomba), il quale, per inciso, non conduce nessuna inchiesta, insomma, non succede mai nulla, se non che ogni tanto si viene informati dai fatti successi altrove, fra una gita al mare e l’altra (bisogna pur sempre passare il tempo). Irritante, terribile e da non leggere asoslutamente (e arridatemi piuttosto Montalbano! :). In due questi libri fanno qualcosa come 35 euro. Già che siete in Piemonte, investiteli piuttosto in una bottiglia di vino o un quintale di gianduiotti, faranno sempre meno male di queste due letture qui :)
| Tweet |
Categorie: libri
Scritto da Sigrid lunedì 25 gennaio 2010




Pingback: CookBook #1: Fare il pane con la macchina del pane | La Patata in Giacchetta
Pingback: i migliori blog di cucina » Blog Archive » CookBook #1: Fare il pane con la macchina del pane
Pingback: CookBook #1: Fare il pane con la macchina del pane | Aggregatore ricette di cucina – Club Macal