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Siccome il mio è stato tutto sommato un’estate very arbëresh, per svariati motivi, ho pensato di condividere un pezzettino di italo-albanesità anche con voi. Dunque, riepilogando, ma saranno cose di cui vi avranno parlato a scuola tempo fa, ci sono nel meridione d’Italia una cinquantina di paesini di tradizione albanese, insediamenti in alcuni casi vecchi di 5 secoli (e dovuti alla fuga degli albanesi davanti all’invasione turca): questi paesini (che spesso hanno ‘albanese’ nel nome, anche se non sempre), si distinguono per il fatto di appartenere alla chiesa bizantina-ortodossa, per le loro tradizioni folkloristiche e costumi e per il dialetto antico del tutto incomprensibili a gli ‘estranei’ (tipo che questo estate al bar di Civita sono rimasta ad ascoltare una comitiva di pensionati locali, e nonostante io non sia del tutto a digiuno di calabrese, vi assicuro che non ci capivo una beata cippa, tranne riconoscere ogni tanto qualche parolina di italiano che affiorava qua e la :-). Vuol dire per esempio che le indicazioni stradali a momenti so’ cosi, bilingui:


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Vi confesso che quando, anni fa, sono venuta a sapere questa cosa sono rimasta davvero sorpesa. Insomma, si parla sempre di immigrazione come di una problematica contemporanea, e invece ci sono di questi casi ’storici’ che non sono affatto un problema ma casomai un’interessante curiosità. Comme quoi… Per il resto quest’anno sono rimasta ancora più sorpresa accorgendomi che a Roma, in piazza Albania dove passo si e no 2 volte a settimana senza averci mai fatto caso, c’è anche la statua del mitico condottiere albanese Scanderbeg (nonché paladino della cristianità), la stessa che occupa un posto di onore in tutti i paesini albanesi che io abbia visti.

Gli insediamenti albanesi quindi sono circa 50, di cui buona parte in calabria (anzi in provincia di Cosenza, su questo sito molto ben documentato trovate un’elenco preciso con cenni storici, costumi e punti d’interesse per ciascuno di loro). Per il resto francamente non ne so molto quindi se la questione vi interessa ve la dovrete studiare da soli, oltre ovviamente a visitare il musea della civiltà arberech a Cività (CS) (deliziosissima paesino, interessante anche per i suoi ristorantini tipici oltre che per il suo festival di cultura e lo strapiombo spettacolare sulle gole del Raganello)…

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Intanto, lato cucina, in calabria, c’è da costatare che in 5 secoli la cultura gastromnomica albanese si è alquanto integrata e meticciata con quella calabrese, tant’è che che molto spesso le specialità albanesi citate sono, tranne il nome, identiche a quelle calabresi e vice versa. Spiccano però ancora un paio di preparazioni che rimangono tipicissime, come il pane intrecciato pasquale (di chiara matrice ortodossa) e, sopratutto, i mostaccioli. Certo, mi direte, si fanno mostaccioli anche in altre parti d’Italia anzi è il classico caso di un nome unico al quale si riferiscono realtà molto diverse fra di loro (e per esempio il mostacciolo del sud della calabria, durissimo e composto di solo farina e miele, è identico spiaccicato alla couque de Dinant, poi c’è quello campano, tempestato di frutta secca, e via dicendo), ma il mostacciolo albanese, beh, è speciale.

Intanto e sopratutto perché ne esiste una versione ‘da matrimonio’, grande come un tavolo e incredibilmente lavorato, piena di piccole decorazioni pazientemente scolpite e ritagliate nella pasta, insomma un vero e proprio biscottone barocco senza il quale non è matrimonio (del resto mea culpa culpissima, io avrei anche assistito a un matrimonio italo-albanese questo estate eppure ho perso l’attimo per fare la foto al mostacciolo degli sposi, me ne mordo ancora le mani). Più tardi, gironzolando dalle parti di San Demetrio Corone, ho incontrato, al forno, dei mostaccioli tondi e coperti di glassa che però erano lievitati e parecchio morbidi (mentre il mostacciolo tradizionale non lo è) e anche legermente speziati (idem). E finita ho sguinzagliato i miei informatori e ho recuperato la seguente ricetta, per la versione non lievitata. Poi ho aggiunto un pizzico di lievito e un’idea di spezie e voilà, mostaccioli leggermente lievitati e speziati non esattamente autenticissimi ma comunque molto buoni lo stesso :-)
ps. Se poi qulcuno ha la ricetta dei mostaccioli tondi del forno di San Demetrio, beh, lopprego lo congiuro, me la mandi… :)

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Mostaccioli albanesi: far sciogliere a bagno maria 130g di miele (quello che preferite voi, personalmente eviterei il miele di castagno). Versare, sulla spianatoia, 220g di farina mescolato con 1 cuccuhaino abbondante di lievito per dolci, una presa di chiodi di garofano in polvere e mezzo cucchiaino di cannella in polvere. Aggiungere, in mezzo, il miele tiepido e un’uovo (c’è anche chi usa solo il tuorlo), e mescolare delicatamente con una forchetta. Quando si è amalgamato il tutto, impastare velocemente con le mani, aggiungendo un po’ di farina se il composto dovesse risultare appiccicoso (io arrivo fino a circa 250g di farina complessivamente). Stendere infine l’impasto su una superficie leggermente infarinata, ritagliare i biscotti, deporli su una teglia da forno e infornare a 200° per 15 minuti o finché siano leggermente dorati. Sfornare e, quando saranno freddi, se volete, glassarli con un po’ di glassa reale (1 albume montato a neve + zucchero a velo in modo da ottenere un composto denso) e decorare con dei confetti colorati (qui l’ho fatto solo perché spesso i mostaccioli sono decorati, per me vanno persino meglio senza glassa). Per una ventina di mostaccioli.

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Categorie: biscotti, natural food, tradizioni d'italia
Scritto da Sigrid lunedì 10 settembre 2012