

From Season to Season
Sophie Dahl
Con la Dahl condivido alcune curiose coincidenze: tipo che abbiamo la stessa età, che ci piace scrivere, che ci piace cucinare, che abbiamo avuto a poche settimane di distanze una figlia il cui nome di 4 lettere inizia con L e finisce in A (dopodiché ci sono altrettani punti divergenti tipo che io non sono una modella, eheh, mio marito non fa il musicista, mio nonno non era un fantastico scrittore per l’infanzia. Ah, e sopratutto: io non sono bionda!). Bon, basta con le considerazioni inutili. Aspettavo questo libro e direi che mi è abbastanza piaciuto, in gran parte per merito dello style piuttosto shabby and so very chic dell’esetica cibesca qui dentro. Il cibo della Dahl sembra sempre un po’ buttato lì, a ricordare che ‘oh, noi qui mica siamo cuochi di ristorante’, o che ‘stamane mi sono messo i stivali di gomma, sono uscita nell’orto, ho raccolto dei ravanelli che ho poi buttati si ’sta insalata estemporanea’ (ve l’avevo detto, no?, che fra poco il nuovo lusso sarà la lentezza e, corollare, poter raccogliere i ravanelli nel proprio orto?), e ci sta tutta, anche se poi come al solito, non illudiamoci, il cibo di Sophie è come lo shawl buttato cn negligenza sulle spalle della modella nella sfilata Prada: sembra casuale ma qualcuno ci ha messo mezz’ora a farlo sembrare così. Anyway. Lasciateci sognare. L’altra cosa di cui mi sono accorta è che in realtà, piu che le ricette di Sophie, più delle deliziose foto shabby, quel che mi piace di Sophie Dahl e dei suoi libri è semplicemente il modo in cui scrive. Perché la prosa di Sophie si sbocconcella con compunto piacere al pari dei tramezzini dell’ora del tè in style Vecchia Inghilterra: è preziosa e deliziosa, colta e virtuosa, misurata e insieme eccessivamente romantica, e le sue pagine di deliziosa scrittura in inglese (non ho mai letto Dahl in italiano a sono certa che si perde tantissimo) sono semplicemente inavvicinabili. La nipote di suo nonno insomma. Quasi che la cucina sia un optional. Ma, in fondo, anche no.
What I would cook: Roasted tomato mascarpone soup with basil oil; Marbled rose petali ce cream; Chickpea mushroom burgers with tahini sauce; Apple cider omelette;…

A month in marrakesh
Andy Harris
A parte un vago momento di amarcord (sono stata in marocco ormai, toh, 7 anni fa, il tempo vola!) in realtà possiedo già un libro di cucina marcchina, la cuisine de Momo, che è molto carino e anche molto ben fatto. A questo qui però, fotografato da uno dei miei fotografi preferiti in assoluto (David Loftus il Magnifico, lol ), potevo difficilmente resistere… E infatti, questo libro traspira Marrakesh da ogni poro, o quasi: vedute, dettagli, visi, mani, scritte, ci sono mille fragranti briciole sparse lungo un sinuoso percorso fra le cose più buone che offre la città. E un libro di cucina, ma anche un diario di viaggio, con istantanee, appunti scritti a mano, disegnini, e collezioni di immagini di vario tipo, il tutto intrecciato alle ricette, una collezione di buoni basics marocchini da spolverare e che da soprattutto tanta voglia di tornare in Marocco. Nello specifico, i capitoli rimandano alle delizie della tavola marocchina: dal nutritissimo capitolo delle insalate (che risveglia souvenirs di cene in riad davanti a un tavolo pieno di ciotoline con insalate di ogni tipo), a quello sulla tagine, persino fantasiose e molto stuzzicanti, passando per le carni grigliate e le zuppe più tipiche. Delizioso dulcs in fundum, dolci a parte, una piccola sezione che spiega, a mo’ di glossario, tutte le spezie che si usano nella cucina di marrakesh, davvero ben fatto. ps. per farvi un’idea della progettazione grafica (mooolto impressionnante!!!), vedete qui.
Inch’Allah: Herb salad wih preserved lemon dressing; Egg & potatoe rolls; Stufed potato croquettes; Fish kefta; Snapper, green olives & preserved lemons tagine; Date ice cream,…

Il pranzo in famiglia
Ferran Adrià
Vi avverto: questo libro è una genialata. Immaginate un libro di Ferran Adria. Ci siete? Spumine, gelatine, sfere e altre capriole al limite del commestibile? Ecco, ora, prendete l’esatto opposto: dei piatti fattibili, caldi, riconoscibili e finanché semplici da fare… ci siete? Ecco, questo è ‘il pranzo in famiglia’. Un libro che spiazza positivamente: intanto perché per la prima volta in assoluto la cucina di Ferran Adrià riesce a sembrare anche alla nostra portata (certo che sembrare innovativo perché fai cose normalissime è davvero un colpo di genio!) poi perché tuta questa semplicità è spiegata con estremo rigore, nella grammatura e soprattutto nel dettaglio del procedimento. Anche qui, il libro spiazza: niente foto finale leccata e monolitica ma una procedimento ‘a fumetto’ con le fotine di tutti i passaggi (e risulta utile si perché cosi almeno uno vede esattamente di che colore o consistenza dev’essere il risultato parziale) e il testo quasi come se fosse scritto in bolle… I piatti sono un po’ tradizionali e un po’ no, cioè sono tutti semplici ma provengono da diversi orizzonti, quindi ci sono pietanze spagnole piuttosto che giapponesi o italiane (fra parentesi, prima o poi qualcuno dovrò risolvere l’arduo compito di parlare della pasta ala carbonara di Adria che in sostana la fa come si faceva in Belgio all’università… con la panna…uh?) e hanno per comune denominatore che sano terribilmente di casa: dalla vichysseoise ai tartufi al cioccolato, passando per le mele al forno e i fagioli con le vongole, tute cose che uno vedrebbe in effetti perfettamente bene sul proprio tavolo all’ora di pranzo (o cena, vabbe’). Comunque nell’insieme, questi sono i piatti che la brigata preparava per il proprio pranza, prima di iniziare il turno serale al Bulli, ritrovarli tutti documentati in un libro è quasi commovente.
Ojala! Cheeseburger con patatine; Melanzane arroste al miso; Mandarini con Cointreau; Granchi in umido con riso; Flan di cocco; Zuppa di pane e aglio; Costine di maiale con salsa barbecue;…

Il mio libro di cucina
Anna Moroni
Qui siamo in palese conflitto di interesse poiché le foto di questo libro (tranne la copertina…), le ho fatte io. A parte questo dettaglio insignificante volevo comunque spezzare una lancia a favore della nonna televisiva più nota d’Italia, anzi, veramente l’avevo già fatto tempo fa in questo post. In sostanza: a me Anna piace, ma prima ancora di quello, io a casa di Anna ho sempre mangiato cose buonissime, ecco. Vale a dire che, nella vita vera, Anna cucina eccome, e lo fa con passione e generosità, qualcosa di genuino che non puoi non riconoscere. Qualcosa che stranamente nel panorama italiano degli autori culinari costituisce l’eccezione piuttosto che la regola. Per questo vi segnalo qui il suo libro, perché ritengo che le ricette siano ben scritte e affidabili – anche se ovviamente non le ho provate tutte – e perché mi sembrano utili per allietare la cucina di casa (non a caso ho regalato questo libro a mia mamma e a mia suocera, e non perché si guardassero le foto). E comunque, prima o poi le devo rubare la ricetta dell’arrosto morto (già solo il nome, eppure è na roooba!). Quindi, se permettete, lo ribadisco qui: Brava Anna!
Provato e amato: la zuppa di lenticchie con scarola e moscardini; i pomodori con il riso di Graziella; il filetto di maiale in crosta; i calamari farciti; lo strudel di erbe di campo; il bavarese all’arancia;…

Cosa mangiamo
Allan Bay & Nicola Sorrentino
Recita il sottotitolo: la guida completa per conoscere segreti e proprietà di tutto gli alimenti. Ecco, il libro è esattamente questo: una specie di dizionario/enciclopedia di tutte le materie prime che sui nostri mercati si possono acquistare e consumare/cucinare, con una netta preferenza per i prodotti italiani (giustamente anche, direi). Devo dire che questo è un piccolo libro estremamente interessante, sia da sfogliare e leggere per curiosità e edificazione personale nei momenti di svago (e in questo caso imparerete un sacco di cosette che non sospettavate, almeno così per me), sia da consultare, li per li, quando si va ad acquistare un qualche ingredienti di cui non si ha magari tanta esperienza. In quel caso il libro aiuta spiegando le varietà, la stagione, i criteri sui quali basare la scelta e come conservare… Spesso e volentieri le singole voci vengono poi completate da qualche ricetta o suggerimento per l’uso. Nell’insieme, ottimo acquisto o regalo per qualsivoglia foodie in divenire (e mi viene il sospetto che visto il recente successo di un certo talent show cuciniero di foodies a cui fare regali di Natale ne conoscerete sempre di più… ). Ultima piccola nota: saranno i tempi, sarà che ormai le nuove technolohgie ce le abbiamo dentro, ecco, io penso che una versione App di questo specifico libro qui sarebbe davvero davvero utile (perché portarsi il libro al mercato magari anche no, invece ad avere tutto questo ben di ddio dentro al cellulare sarebbe proprio una gran gran cosa!)

Eat Parade
Bruno Gambacorta
Certe volte ci si auspica, come per il libro di Allan Bay, un’adattazione sui ‘nuovi media’, altre volte, come nel caso del libro di Bruno Gambacorta, fa proprio piacere trovare, dopo il celeberrimo appuntamento televisivo, una versione cartacea che offre, si vede, respiro e spazio. Insomma, la differenza di media a media è flagrante: la dove le puntate televisive sono sempre, per ovvi motivi, misurate e anche un pochino frettolose, qui invece ci sono storie e dettagli e evocazioni in cui uno si perde con delizia. Il giornalista Gambacorta propone una prosa decisamente piacevole e avvolgente e il libro è un vero viaggio in Italia, che tocca tutte le regioni, evoca climi, paesaggi, atmosfere ma sopratutto racconta di incontri con i veri appassionati del gusto, quelli che operano nell’anonimato o quasi per produrre o promuovere, ogni giorno, alcuni dei sapori più buoni e noti d’Italia. E questi incontri sono sempre particolari, umani, belli, interessanti (oltre che ben documentati) e sopratutto buoni. Il tutto corredato di 70 ricette che fanno da punteggiatura alle storie e agli incontri. Uno dei pochi libri di cucina che si possano anche leggere, decisamente una piacevolissima sorpresa.
Eat eat Hurra! gli spaghetti al profumo di gelsomino, ricotte e guanciale; Tagliolini doppio burro e culatello; Limoni di Sorrento con lo zucchero; Risotto agli asparagi e ragù di tinca;…

Le dolci tentazioni
Luca Montersino
Il sottotitolo, come spesso, la dice tutta: viaggio goloso nella pasticceria sana e buona. E infatti, l’idea di Montrsino è di fare una pasticcieria sana, in cui sano non è sinomimo di dietetico o tristemente deprimente. Il libro inizia con un po’ di giro panoramico degli ingredienti che si usano in pasticcieria, poi parte una generosa sezione di ricette di stampo abbastanza italico di cui molte contengono ingredienti sostitutivi in modo da evitare, per chi non potesse consumarli, lievito, frumento, zucchero, uova e latticini. Il che è un’ottima cosa per chi, e ne conosco molti, si trova a dover o voler cucinare per mangiatori con allergie o intolleranze. Quindi: olio d’oliva al posto del burro e latti vegetali al posto di quello di mucca, lecitina di soia dove le uova sono vietate e bicarbonato come agente lievitante per celiaci, oltre poi a farine integrali e sostituti al frumento come farina di riso, mais, grano saraceno e quinoa; e infine zucchero d’uva, di mela, sciroppo di agave e di acero ecc al posto del saccarosio. Comunque, per il comune pasticcione senza problemi di alcun tipo non c’è da spaventarsi: ci sono anche ricette ‘classiche’ con ingredienti classici, e poi chissà magari viene pure voglia di provare un po’ le alternative salutiste…
Infine, chiudo dicendo che la cosa che più mi ha colpita in questo libro sono… i dolci. Cioè le foto dei dolci. Cioè, l’aspetto dei dolci. Guardate bene: sono perfetti. Sono quasi sempre piccoli capolavori di pignoleria e precisione. E questo ci piace molto…
Belli e buoni: Cantucci di riso e quinoa; Diamantini di cioccolato, riso e caffè; Piccoli caprese all’olio extravergine; Croissants al farro integrale e olio d’oliva extravergini (che sulla carta è assolutamente da applauso: finalmente una vera versione coraggiosamente italiana del croissant francese!),

La Patisserie maison
Marlette
Marlette sarebbe la contrazione di due nomi, Margot e Scarlette, due sorelle francesi con il pallino del bio che hanno messo su un brand di preparati bio per la pasticcieria casalinga e, a parte che non so fino a che punto mi piace l’idea dei preparati (saremo pure capaci di pesare farina e zucchero no?), il loro libro in ogni caso mi è piuttosto piacciuto. Per certi versi, dev’essere una tendenza, che ha un pochino a che vedere con alcune cose scritte a proposito di Sophie Dahl, e anche con le idee di Montersino, ovvero: la cucina ‘casalinga’ non deve essere o sembrare eccessivamente ‘leccata’, dev’essere inanzitutto genuina, composta da materie fresche e sane e più o meno integrali (o poco processate) e può anche sembrare un po’ grezza, non importa, anzi, meglio! Con il pasticciere piemontese poi le sorelle condividono un’idea di pasticcieria ’sana’ cosa che loro però traducono sopratutto nell’uso di farine alternative (ma propongono anche alcune ricette senza glutine, senza uova ecc). Inutile dirvi che è una tendenza che mi piace (anzi nel mio piccolo uso ormai spesso ormai farine integrali svariate, zuccheri alternativi ecc e mi auguro che non sia solo una moda). Insomma, il bio e l’integrale è il nuovo che avanza e se poi ci fa pure bene (e fa pure bene, non bisogna più dimostrare che meno i cibi sono processati meglio sono per la salute), beh, meglio! Questa nouvelle patisserie maison poi ha un titolo che sostituisce la vecchia ‘patisseries maison‘ che è rimasta sul coomdino per tanti anni, che fosse un segno del destino? :-)
Oui, j’adore: Moelleux aux flocons d’avoine; Bretzels; gateau aux carottes; Pain aux graines; Bliinis au sarrasin; barres aux céréales etc…
B O O K S F O R C O O K S B A B Y E D I T I O N

Recettes pour bébé
Blandine Vié
Questo titolo era stato, meeeesi fa, un apprezzatissimo regalino poiché mi permetteva di iniziare a farmi un’idea di un mondo culinario che ignoravo totalmente. Ecco, questo libro, corredato dalle stupende foto sempre pulite e zen dell’adorata Akiko Ida, scritto in collaborazione con un pediatra francese, è inanzitutto ottimo per… relativizzare. Infatti, qui ci sono ricette per bimbi da 3-4 mesi in su (si, lo so, l’oms…), e poi man mano mille piccole e grandi idee per emanciparsi dal terribile (e italianissimo) trio brodino + crema di riso + liofilizzato… Insomma, chiaramente, uno poi deve un po’ prendere quel che vuole, compatibilmente con i propri credo (io il ‘bouillon de haricots verts a tre mesi anche no ☺) però a parte che ciascuno decide cosa e quando, nell’insieme è un libro molto carino davvero pieno di ottimi spunti per una cucina da svezzamento sana, semplice, leggera ma anche gustosa…
Pappapappa! Blanc de poulet jardinière; Noisette d’agneau à la courgette à la menthe; Lapin à la polenta; Hachis parmentier de bébé; Brioche à la coque; Filet de limande à la purée d’avocat; Mont Blanc au petit suisse…

Il cucchiaino
Miralda Colombo & Cevi
Non fa una piega: Ci era piaciuto immensamente il blog, e ci è piaciuto immensamente il libro. Quello del cucchiaino di Alice è un progetto molto bello, finito ora su carta, e che combina cucina, sapori, qualità, educazione al gusto con racconti, fotografie, illustrazioni e una grafica leggera e divertita, insomma è un g(i)ustissimo mix fra l’utile, il gradevole e il divertente, molto come non sono solitamente i manuali a uso dei genitori alle prese con il loro piccolo pirana. Il libro poi me lo ero augurata, un po’ lo aspettavo, e devo dire che è venuto bello parecchio al di là di quello che avrei potuto immaginare: la grafica è leggera, fa pensare a un gioioso girotondo, i testi sono felici, carichi di emozioni, la lettura è gradevole, commovente e divertita, insomma, è un vero piacere…. Non solo un manuale per la pappa diviso per stagioni, ma un vero progetto di condivisione da sfogliare, leggere o utilizzare ‘insieme’, un libro che accompagna bambini e genitori per diversi anni, dallo svezzament fino alle manine in pasta, e in cui non di rado la pappa si trasforma anche in un cibo per adulti, o vice versa (ottimissima cosa questa). In breve, questo è uno dei più belli – e utili – libri sul tema cibo per l’infanzia, che mi sia capitato di vedere. Se avete in tiro dei neogenitori in odore di svezzamento, regalateglielo!
al cucchiaino: consommé color lampone; la pasta all’acqua pazza; i panini con l’impronta; il couscous d’agosto; la mia prima pasta all’italiana; la tempestina alla vecchia marinara;…

Compotes maison
Cathy Ytak
Non è esattamente un libro per bambini però, essendo io una di quelle mamme che ‘l’omogeneizzato anche no’ ecco, uno degli argomenti sui quali sono perennemente in cerca di ispirazione sono appunto le composte di frutta (di stagione). E visto che con le composte di frutta andremo avanti ancora per un pezzo, beh, benvenga quindi il librettino Marabout che propone, divisi per stagionalità, degli spunti carini e degli abbinamento anche un pochino fuori dal trito e ritrito, insomma, già lo so che, alla ricerca di ispirazione, lo sfoglierò spesso…
Mmio! Fraise à la fleur d’oranger et au sésame; pomme cerise amande et gingembre; abricot ananas bergamote; pomme carote cannelle;

Fanny at chez Panisse
Alice Waters
Un altro libro di un’altra mamma che cucina, stavolta però la mamma è niente meno di Alice Waters in persona e Fanny at Chez Panisse è semplicemente il racconto di uno dei ristoranti che più ha influenzato la ristorazione americana nel secolo scorso, proponendo una cucina, di ispirazione francese, che punta sulla freschezza degli ingredienti e la semplicità delle preparazioni, rifornendosi direttamente presso i piccoli produttori locali. Il tutto però tramite gli occhi di Fanny, la figlia di Alice. Non proprio recente, il libro è del 1992, vintage o quasi, eppure rimane davvero gustoso. Fanny/Alice racconta il ristorante così come lo vive e, accessoriamente, il lavoro della mamma un po’ pazoide, gli ingredienti, la stagionalità, i sapori, la technica, il mangiare, c’è tutto ciò che fa il mestiere della cucina e viene proposto in modo deliziosamente fresco. I racconti sono corredati di disegni, un po’ vecchio stile però molto gradevoli nella loro semplicità che a volte sconfina nel naif. La più grande sorpresa di questo libro, comunque, sta nel fatto che, da adulto, uno fa ‘mah, fammi leggere una pagina o due per vedree com’è…’ e finisce che, rapito dalla prosa fresca e ridente, da quello sguardo che riesce a meravigliarsi delle cose degli adulti, si ritrova 49 pagine più avanti, dispiaciuto che il racconto sia già finito… A seguire poi c’è una seconda parte ricettistica, una folta collezione di basics genuini e ad alto tasso di soddisfazione (che sono poi i piatti menzionati nel racconto della prima parte del libro), a portata di bambini in età di reggere un mestolo (o un coltello). Insomma, sempre della serie ‘semo previdenti’ anche questo sta già bello e pronto sullo scafale.
La citazione: Did you hear about the restaurant on the moon? Great food. No atmosphere.” (ndr. Buahahahahaa! ;-)
Yumm. Blackberry ice cream; Roast chicken with herbs; Lemon sole fried with bread crumbs; Gingersnaps; Chocolate kisses;…

Un libro che raccoglie l’esperienza maturata in più di 40 anni nelle cucina dei nidi d’infanzia del Comune di Bologna. Perché ecco – e io che sono ignorante non lo sapevo – si fa il caso che da ormai 40 anni i 50 nidi d’infanzia communiali sono gestiti direttamente, il che prevede, anche, che i piatti sono preparati direttamente nelle cucine interne. Da questa esperienza unica a livello nazionale è nato Bolli bolli pentolino, un ricettario per bambini da 1 a 3 anni. Un ricettario un po’ diversi dagli altri che menzioniamo qui, decisamente più classicamente italiano. Però, sfogliando e leggendo, mi sono accorta che è anche un librino che punta all’educazione alla cultura alimentare, e in fondo è esattamente questo che a noi interessa, giusto? A parte le introduzioni di nutrizionisti ecc, le ricette quindi sono di stampo decisamente classico, anzi ci sono tutti i grandi classici/capolavori di semplicità adatti ai bambini (dalla pasta al pesto al risotto con la zucca passando per il ciambelline allo yogurt o le polpettine di pollo e spinaci), e fa sempre bene rispolverarli. Sapori semplici quindi e procedimenti straight forward, che però offrono ai genitori molte idee per risolvere la cena, e ai cultori dell’originalità in cucina delle buone basi sulle quali lavorare di fantasia. Infine, dettaglio molto carino e apprezzabile, per ogni ricetta si danno le quantità per 1 bambino o per 4 adulti. Come dire: ispiratevi e modulate a piacere gente…
Per chi: Per la neomamma che fino all’altro giorno cucinava solo insalata e fettine ai ferri e per tutti i genitori che hanno il cervello più o meno intasato ma comunque della buona volontà e dei bimbi da nutrire.

La cucina degli scarabocchi
Hervé Tullet
Non saprei davvero come definire questo libro. Diciamo che è un libro atipico. Non esattamente un libro di ricette per bambini. Anzi, non lo è proprio. E piuttosto un libro di coloriages, un libro da colorare o, più esattamente, da scarabocchiare. Anzi, è un libro nel quale i bambini vengono presi per la mano e incitati, invitati a scarabocchiare da una vocina che gli accompagna e offre loro spunti per l’immaginaazione. Così, su ogni pagina c’è un piatto vuoto, con le posate, pronto a essere riempito con un delizioso capolavoro scarabocchioso. Le istruzioni sono semplici (‘disegnami un millefoglie’, o quasi) e invitano alla creatività, al gioco, stimolando l’astrazione, la libertà nel disegno e la fantasia. Cosi un millefoglie diventa una collezione di 500 trattini paralleli, le verdure si trasformano in puntimi colorati e al finale, beh, capace che ci si ritrovi con dei disegni molto interessanti (ma dovrete aspettare un paio di anni prima che io lo possa confermare :-)
State Buoni & A Domani! ;-)
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Categorie: aspettando Natale, libri
Scritto da Sigrid lunedì 5 dicembre 2011




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