
Ogni santa volta è la stessa cosa: ogni volta mi sembra ieri l’ultima volta in cui ho pubblicato un post libri, e ogni volta, a vedree le date precise, sono passati 6 mesi, anche di più. Insomma, robe da veli pietosi… E daltronde ormai non potevo più aspettare, un po’ perché fra un po’ saremo tutti troppo impegnati con creme solari e amache, un po’ perché il comodino rischiava di crollare sotto il peso di ciò di cui ancora vi dovevo parlare… Eccociqua quindi, e intanto Buone vacanze! (anche se io per un po’ starò ancora da queste parti :-)
Miss Dahl’s voluptuous delights
Sophie Dahl
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Ho ’scoperto’ Sophie Dahl solo pochi mesi fa, inciampando casualmente in un pezzettino di video della sua trasmissione di cucina sulla BBC. ISono rimasta assolutamente sotto lo charme, nonostante il fatto che l’idea dell’ex-modella convertita in cuciniera mi faccia tanto da riciclaggio un po’ snob. Però: riprese splendide, banda sonora bella, location e props supercurati, un vocabolario molto scrumptious all’inglese e lei dopotutto deliziosa quanto il suo eton mess al rabarbaro profumato di rosa, insomma, un prodotto molto ma molto più raffinato della Nigella la quale en passant Sophie sembrava vocata a dover, un giorno, sostituire. Intanto ci siamo procurato il libro. Beh, in realtà, alla prima impressione e accanto alla superproduzione BBC-iana, il libro lascia un pochetto a desiderare: qualche idea carina c’è, il tutto ha quel quid di rustico-chic e un po’ contemporaneamente contaminato che piace a tutti, ciò detto, lato ricette ci sono davvero un po’ troppi classici e troppo poca interpretazione personale per fare di questo libro la pietra sulla quale costruire la catedrale del nuovo mito culinario del momento. Per cui in un primo momento, non sapevo troppo cosa pensarne, anzi, non ero proprio convinta. C’è poi da aggiungere che la Sophie, essendo la nipotina del celeberrimo Roald Dahl (che forse non conoscete ma con il quale sono cresciuti praticamente tutti i bambini del nord europa), si è anche sentita in obbligo di aggiungere un’aura letteraria al tutto, e infatti ognuno dei 4 capitoli/stagioni inizia con un testo lungo 10 e passa pagine (non si era mai visto cosi tanto testo in un libro di cucina). Bene, ho anche letto. La Dahl in sostanza ci racconta la sua infanzia e vita, racconta se stessa e la sua passione del cibo, con non poche disavventure dietetiche in mezzo. Certo, a noi importa tutto sommato poco di sapere che a 13 anni la nostra eroina già si depilava le gambe, ne veramente morivamo di voglia di leggere in un libro di cucina di come per la prima volta ha posato per Steven Meisel (si?) però, in realtà, quei testi sono anche la salvezza di tutto quanto il libro, perché ci veniamo a sapere che Sophie Dahl era appassionata di cibo da ben prima di diventare – per puro caso – modella, e che in sostanza quella di ora, contrariamente a quella di prima, è la sua occupazione prediletta. E questo già ce la rende davvero molto più simpatica :-) Lato foto però – le foto sono di Jan Baldwin mentre la stylist è Susie Theodorou, la quale ha fatto lavori migliori, entrambi sono rappresentati da Pearsonlyle – trovo il libro meno interessante dell’equivalente televisivo (che a immagini è semplicemente spattacolare e quindi difficile da uguagliare, certo). Anche qui le foto rendono l’ambiente cosy e british in chiave giovane e con style, però le foto di cibo sono veramente un po’ poche: ho contato, ci sono 4 capitoli con ognuno 21 ricette, per ogni capitolo di foto che rappresentino effettivamente il risultato della ricetta sono 10, mentre le foto di Sophie o di ingredienti crudi sono quasi altrettanto, insomma, traducendo dal fiammingo quello sarebbe, un mero trucchetto alla Carlo-il-pigrone (capire: è meno faticoso e costoso fotografare un cespo di insalata piuttosto che l’insalata cucinata, questa cosa può anche andar bene per l’ultimo editore sfigato ma visto che qua stavamo a lanciare il jamie oliver del 2010, beh, non so eh…). Inoltre le foto di Sophie in posa sono, sempre secondo meeeee, un po’ troppo numerose per sperare che il tutto dia nonostante tutto un’impressione naturale: not so. (Anche perché la Dahl perfettamente truccata che cammina, in stivali di plastica, su un vialetto del giardino abbracciando due piante di cavoletti appena tagliati, beh, mi spiace ma non ci crede proprio nes-su-no… :-). Giudizio complessivo: Staremo – ottimisticamente – a vede’ :-)
oh, definitely: Indian sweet potato pancakes; Lily’s stir fry with tofu; Buttermilk chicken with mashed sweet potatoes;…
c’est du déjà vu ça Madame : French onion soup; Eggplant parmigiana; Grilled figs with ricotta and thyme honey; Fava salad with pecorino and asparagus; Pea soup; Fish cakes; Ratatouille; Lemon capri torte; Flourless chocolate cake;…

Everyday Harumi
simple japanese food for family & friends
Harumi Kurihara
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Harumi mi ero promessa di reincontrarla dopo aver diverse volte acquistato la sua rivista, in Giappone, senza ovviamente capirci un’hacca, tranne meravigliarmi sullo styling elegante ed terrrribilmente essenziale che caratterizza le sue cose (semo giaponesi o non semo…). E mentre la rivista sembrava più orientata sulla ‘casalinga moderna giapponese’ con idee per insalate veloci, bento per bambini, semplici cene infrasettimanali e picnic vari (è pazzesco la quantità di informazioni che si possono dedurre solo guardando le foto, non trovate? :-), qui invece, siamo al bel ricettario basic japanese per il resto del mondo. E ha fatto bene, Harumi (che fra parentesi di libri in inglese non so quanti millioni ne ha venduti) a far vedere al mondo che la cucina giapponese di casa non ha nulla a che vedere con il sushi :-P (perché tutto sommato questa cosa mi pare che la gente continui a non capirla, anzi, in realtà una spiegazione me la sono data: penso che semplicemente la gente, mediamente in media, se ne frega proprio di sapere com’è e non è la cucina giapponese, cosi come non tutti vogliono davvero sapere cosa c’è oltre alla pizza e i cannelloni in italia, vabbe, ognuno segua le mode superficiali che vuole, anche). Quindi, comunque, niente pesci crudi ma le basi di una normalissima cucina quotidiana del Giappone, con tante verdure e prodotti freschi e l’omnipresente umami elegante. Niente esasperata creatività o effetti speciali però ci sta, tutto sommato, questa è un’opera didattica. Lato foto – di Jason Lowe – lavoro molto bello (e non al risparmio: ogni ricetta ha il suo scatto, a volte anche più di uno), e le immagini dell’autrice sono naturali, spontanee, gradevoli (mi verrebbe quasi da dire che c’è chi può e chi non può :), il tutto decorato con delle piccole illustrazioni naif ed eleganti, tutto molto japanese insomma… Un giudizio? beh, doveste avere solo un libro di cucina giapponese, direi che questo qui sarebbe perfetto.
si, tutta la vita: Harumi’s barbecue sauce; Karaage chicken; Tonkatsu; Katsudon; Tofu steack; Mackerel cooked in miso; Green beans with sesame dressing; Aubergine in a spicy sauce;…

Mastering the art of French cooking
Julia Child, Louisette Bertholle e Simone Beck
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Tenendo conto del fatto che il libro mi è arrivato solo una settimana fa, che è tutto sommato ancora periodo di afa e di insalate e quindi non di stufati e bei piatti burrosi alla francese, capirete facilmente che non ho nessun giudizio empirico da dare su questo libro. Ma daltronde, questo non è mica un libro di cucina, è un pezzo di storia (o per lo meno lo è diventato grazie a Julie & Julia). Ciò detto, nonostante avevo non pochi dubbi sul tema ’si ma che senso ha prendermi un libro di cucina francese scritto per gli americani quando tutto sommato potrei andarmi a leggere tutto en français dans le texte? (anzi, togliamo pure il condizionale). Beh, me ne ero accorta con il famoso episodo del Boeuf bourguignon: qui il lavoro di raccolta, prova e scrittura delle ricette è stato fatto in un modo molto serio, molto scrupoloso, un modo insomma che ormai ce lo sogniamo proprio (anche a voi è capitato di buttare tutto perché la ricetta sulla rivista tale o untale palesemente – a posteriori – non funzionava? ecco, questa è una cosa che con la Child non succede mai, ne sono strasicuraconvinta..). In ogni caso, questo libro deliziosamente retro – commoventi le pagine dedicate agli ustensili e le illustrazioni delle techniche – dalle ricette inconfondibilmente classiche dal buon sapore di casa e dall’aria cosi intensamente affibadile me lo porterò insieme ai romanzi per l’estate, perché ho proprio l’intenzione di leggerlo.
ohh oui encore…: Soupe à l’ail aux pommes de terre; Sauce à l’estragon; Beurre au citron; Soufflé de crabe; Sole à la dieppoise; Homard à l’américaine; Poulet à l’estragon; Potée normande; Gigot de pré-salé roti; Navarin printanier, Petits pois à la française, Gratin dauphinois;…

Marchesi si nasce
Questa è la mia storia
Gualtiero Marchesi
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Devo confessare che il motivo principale per cui questo libro è finito sulla mia scrivania è che la foto di copertina è mia (d’altronde per puro caso, si tratta di una foto scattata a Roma, l’anno scorso, alla festa dei 79 anni del Maestro). Anche qui, mi sono appena fermata una decina di minuti a sfogliare, però credo che anche questo libro lo porterò con me per le vacanze, insomma, lo sappiamo, Marchesi è incontestabilmente l’uomo più importante di questi ultimi 50 anni di cucina italiana, e i percorsi atipici e geniali hanno sempre molto da insegnare, specie se riepologati in modo lineare e veloce, come sembra essere il caso qui… Vi saprò dire :-)

Maiale si nasce, salami si diventa
Gabriele Cremonini & Giovanni Tamburini
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E un piccolo libro atipico questo, anzi, vi cito la quarta di copertina che secondo me rende bene l’idea: Nel corso dei secoli, il maiale è stato bandito, vituperato, accusato d’ogni sorta di maleficio, considerato reo di essere portatore di sciagure e malattie, in odore costante di demoniaco. Ma lui, impreterrito, continua a grufolare e ad allietare i palati del mondo, pur globalizzato, con i suoi tanti sapori prelibati. Questo libro, tra il serio e il faceto, ricco di curiosità, anneddoti, storie, racconti e ricette, è un atto di giustizia e di riconoscenza nei confronti del porco. Un libretto appunto che non si prende sul serio e invece pieno di spunti e piccole o grandi cose da sapere circa un ‘compagno’ di sempre, devo dire molto ben documentato e insieme piacevole da leggere, e ogni pagina regala qualche piccola sorpresa, in sostanza, un libretto perfetto per l’hamaca estiva del goloso gourmet… :-)

Mela mangio io la mela, il giovedì
una scuola alla riscoperta della frutta
Scuola Elementare Italo Calvino di Fossano
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Per quelli che si chiedevano cosa ha fatto Cibele ed. dopo il libro del cavolo, eccoqua la risposta! Dutto & co hanno messo insieme, grazie ovviamente anche alla creatività e la voglia di fare di una manciata di maestre, questo delizioso libretto di ricette in cui non ci sono foto ma ricette illustrate dai bambini stessi. Ebbene, a parte che trovo meraviglioso lo sforzo, l’attenzione all’educazione alimentare che fosse nel contempo ludica (in realtà il punto di partenza del ricettario sta nel fatto che nella scuola in cui le ricette sono state raccolte, si organizzava, ogni giovedi, una giornata dedicata alla frutta bio), e mi scopro felicissima di trovare, in mezzo alle ricette – che sono quelle delle mamme dei bambini – di stampo italianisismo, anche qualche classico brasiliano o marocchino, ecco si, cose così davvero mi scaldano il cuore. Il tutto sotto forma di un quaderno infantile, con in mezzo le parole di alcuni grandi com Flavio Ghigo, Oscar Farinetti, ecc. Insomma, un libricino delizioso da sfogliare con i propri bimbi, e un’idea da fare propria e riproporre nelle vostre scuole :-)
prima o poi li provo: Polpette all’uvetta del Marocco; Riso banane e fagioli; Crostata di nocciole; Torta albanese;…

Tangy tart hot & sweet
A world of recipes for every day
Padma Lakshmi
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Tanto ne avevano parlato (in realtà più per l’aspetto sexy della signorina che per la sua cucina che sembrava decisamente un optionnal :-) che alla fine sono andata a cercarmi il libro per mera curiosità. Ancora un caso di una ex-modella, ex-moglie di un signore molto famoso, ex-attrice e presentatrice (cito da wikipedia e mi astengo dal commentare: She was also hostess of Domenica In, Italy’s top-rated television show), e che è finita a scrivere di cibo, il che, nell’insieme, lascia piuttosto perplessi se non addirittura scettici. Come per Sophie Dahl – anche se in moooolto meno esteso – anche qui c’è un introduzione piuttosto ‘umana’ che racconta delle origini supermultietniche di Padma, e del suo interesse di sempre per il cibo, che diventa, nella sua cucina, anche lui qualcosa di profondamente multietnico, un crocevia, un luogo di incontro, di aggregazione. E su queste cose perfettamente condivisibili io sono daccordissima (ha!), il cibo è il luogo dove ciascuno serba e coltiva le proprie origini, e incorpora man mano incontri, scoperte, amori e esperienze, cosi come è il luogo dove far conoscere ad altri il diverso da loro… Posto questo, però, uno rimane a indugiare un attimo: ma sarà Padma quindi una cuoca dentro per davvero? Beh, in ogni caso il dubbio mi pare legittimo e non c’è, in questo libro, nulla che permetta veramente di liquidarlo. Ma guardiamo piuttosto alla sostanza, come già dicevamo, quella di Padma è una cucina molto melting pot, con degli accenti molto indiani, e poi briciole di influenze raccolte lungo le strade dei suoi (numerosissimi) viaggi e spostamenti. La sua cucina oltretutto serba una caratteristica molto asiatica e insieme molto personale, ed è quella di condire sempre tutto in modo contrastato, aggiungendo per esempio del dolce e dell’acido sul salato, e via dicendo. Del resto è esattamente ciò che annuncia il titolo del libro, ed è una cosa questa che ci piace molto :-) Ma la vera cosa interessante, oltre alle foto di Ditte Isager (che è un maledetto genio, anzi le cose più belle da lei fotografate non sono in questo libro – vedete piùttosto sul suo sito :-), lo styling è di… Susie Theodorou. Hm… Dove avevamo già sentito quel nome?? Ahh, ecco, un paio di paragrafi più su, quando si parlava di Sophie Dahl. E non è finita qui perché la Susie fa anche lo styling dei libri di Bill Granger. E poi ha lavorato per Donna Hay, per il defunto Gourmet et per Martha Stewart. Una divinità del mondo del foodstyling quindi, ma oltre all’eclatante successo professionale, e oltre ai mensili dove tutto sommato di stylist ne lavorano tanti, mi viene un po’ da chiedere che senso abbia il fatto che tre autori culinari forti del momento abbiano tutti, dietro le quinte, le stesse manine che curano il loro cibo (e che probabilmente non fanno solo quello, sempre della serie che si fa male a pensar male ma che delle volte ci si azzecca, si potrebbe anche arrivare a pensare che forse forse la stylist mette lo zampino direttamente nella scelta delle ricette e degli abbinamenti, specie in quei casi di cuochi molto mediatici e molto poco.. cuochi… hum…). Insomma, il dubbio che mi viene è questo: mettiamo che tre grandi maison della moda avessero uno stesso e unico stilista a disegnare le loro collezioni, non ci sarebbe in ciò qualcosa di bizzarro?? Vabbe, fin qui le interrogazioni esistenziali, e via con le ricette multietniche, tangy, tart, hot & sweet
Decisamente seducenti: Keralan crab cakes; Basil & blood orange salad; Persian chicken soup with omani lemon and dill; Singapore noodles with shrimp and shitake mushrooms; Tamarind, ginger and honey-glazed cod; Chicken a la nueces de la India; Lamb meatballs in creamy spinach sauce; Clouds of cardamom and cashew cookies; Lytchee granita; Rose petal and pistacchio ice cream;…

Eataly, un’altro sguardo
a cura di Lidia Urani e Mauro Villone
Questo libro nasce dall’associazione ‘un altro sguardo‘, da un’idea di Mauro Villone e Lidia Urani, che, in poche parole, hanno fornito ai bambini in visita scolastica a Eataly, delle macchine fotografiche usa e getta, chiedendoli di fotografare liberamente ciò che gli intrigava, incuriosiva o emozionava. Il risultato è una curiosa raccolta in cui Eataly, i suoi prodotti, impiegati e clienti vengono vista da circa un metro e qulcosina di altezza, altezza bimbi insomma, con degli scatti di certo non perfetti technicamente ma, appunto, non è questo l’importante, quel che è importante è lo sguardo, spontaneo, un po’ naif e sopratutto divertito, di quei piccoli visitatori circolando per i reparti di Eataly. Anzi, quel che è ancora più importante: parte del ricavato delle vendite andrà in benificio, tramite l’ONG Para Ti di Rio de Janeiro, dei bambini della Favela di Vila Canoas, permettendo loro di proseguire gli studi.

A visual history of cookery
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E abbastanza un librone e ha un soggetto abbastanza dififcile da circonscrivere, anche se in fondo il titolo rende piuttosto bene l’idea: questa è una storia visiva della cucina, una stori anchorata in 5 luoghi culinariamente pertinenti (pertinenti secondo gli autori immagino: la francia, l’inghilterra e gli stati uniti, la spagna e l’italia). Probabilmente altri luoghi sarebbero stati degni di interesse, ma già cosi il libro fa 350 pagine, per cui… Insomma, abbiamo detto che era una storia visuale e infatti le illustrazioni sono ricche e interessanti. In sostanza, e per le 5 cucine di cui abbiamo detto, si ritraccia il loro sviluppo nelle più o meno grandi linee, in modo da delineare ciò che di ogni cucina fa la specificità e la grandezza, soffermandosi su cuochi storici, manuscritti e gravure rinascimentali, piatti e prodotti tipici, locandine pubblicitarie e fotogrammi da film, per andare a finire con l’alta ristorazione, l’avanguardia e la contemporaneità, con delle pagine dedicate a Adria, o Bottura tanto per rimanere in Italia. Nell’insieme un libro decisamente interessante, molto ben documentato, serio e insieme divertente. Un ottimo strumento per formarsi una visione d’insieme sulla cucina di oggi (perché si sa, per capire le cose complesse bisogna avere chiare le basi e le radici), acquisto raccommandabile per colloro che vorrebbero preparasi a uno studio serio della cosa gastronomica, e ovviamente anche per tutti gli appassionati curiosi…

Movida Rustica
Spanish traditions and recipes
Frank Camorra and Richard Cornish
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Proprio come diceva Kristina Gill nel post con il quale ho scoperto questo libro: questo è probabilmente uno dei libri più belli usciti lo scorso anno… Devo dire che Movida Rustica (nome del ristorante spagnolo a Melbourne di cui l’autore è titolare), è proprio un bel lavoro. Come tipologia di libro di cucina questo è un po’ il classico road-cook-book, insomma, è un viaggio, in Spagna ovviamente, compiuto da Frank Camorra (sic), attraversando un po’ tutte le regioni, alla ricerca di memoria, atmosfere e prodotti, tutte cose che, insieme alle ricette e ai racconti, si mescolano e si confondono, per darci in finis oltre 370 pagine in cui credo non manchi proprio un piatto spagnolo tipico(anche se spesso con delle legerrime varianti) ne una veduta più o meno spagnoleggiantemente cliché (però resi con il talentuoso occhio fotografico dell’australiano Alan Benson e quindi va benissimo lo stesso), il tutto molto giustamente prodotto in collaborazione con l’ufficio spagnolo del turismo (dire che sono avanti è dire poco). I contenuti sono divisi per regioni e/o tematiche: madrid e le tapas, le tradizioni della catalogna, la cucina basca, i sapori dell’andalusia ma anche jerez, pesce, piatti rossi, piatti grigliati ecc. In mezzo poi alle sequenze di ricette, dei focus sui prodotti tipici, su incontri, persone, usi e costumi, pezzetti di vita e sapori. Proprio a voler trovare un – unico, piccolo – difetto, per me la grafica qui tende a essere un pelino troppo barocca, ecco :-) Ciò detto, nell’insieme, si ha davvero la limpida sensazione di trovarsi di fronte all’ultimate spanish cookbook, e risulta veramente difficile immaginare cosa volere di più dalla vita, o piuttosto dall’editoria gastronomica, di queste immagini leggermente ruvide, questa carta opaca, questi cibi colti in quell’attimo di toccante e voluta imperfezione, insomma, è tutto vicino, umano, commovente e baciato da quella luce dell’ora dell’aperitivo sulle piccole piazze dell’andalusia… In riassunto: un libro con una marea di piatti e sapori ispanici che non pensavate, e che vi darà irremediabilmente voglia di tornare li.
me gusta mucho: Croquetas de manos de cerdo; Tortillitas de calamarones; Alfajores; Milk soup with cinnamon bread dumplings and melon; Arroz con bogavante; Baked stuffed crab; Tortilla de ortigas y gambas;…

Mai magyar konyha
Bereznay Tamas
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Bene, non parlando io una parola di ungherese capirete che questa qui rischia di diventare una recensione davvero azzardata :-) quoique… cosi a naso a me mi sembra che il titolo di questo libro sarebbe ‘la mia cucina ungherese’… no? (che c’è un ungherese nell’assistenza?? :-). In sostanza, questo libro mi è arrivato per una specie di scambio, anzi un doppio scambio: quando l’anno scorso lavoravo sul capitolo ungherese del Libro del cavolo a un certo punto mi sono fissata che volevo includerci anche la spettacolare-per-quanto-l’-è-bona torta Esterhazy. Solo che non ne trovavo la ricetta. Sicché alla fine, commosso dalla mia disperazione, il caro Giu è andato a scucire la famosa ricetta presso un suo amico, cuoco in un ristorante dove fra l’altro ho cenato l’anno scorso durante il breve soggiorno a Budapest. Il cuoco si chiama appunto Bereznay Tamas, e la sua ricetta è citata nel mio libro, che quindi gli ho regalato quando poi è uscito. Al che mi è poi arrivato, in cambio, questo libro qui, il suo, in ungherese… E io ve lo segnalo perché questa cosa del mondo che è – sempre più – paese, mi piace proprio troppo :-) La noia semmai è che mi servirebbe l’interprete per le ricette, anche se alcune foto, come quella del vargabeles erdei gyumolcsokkel (mi mangio gli accenti, scusate :-) o il mandulas kortetorta (ma kortetorta sarebbe per caso l’equivalente di ’shortcake’?? lol :-)) bastano a se per farci capire che gli oggetti sono interessanti – insomma sono almeno due cosette di cui gradirei la traduzione (Giu, se mi senti…. :-)))

Japanese hot pots
Comforting one-pot meals
di Tadashi Ono & Harris Salat
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Nonostante sia ormai completamente fuori stagione il tema (che sarebbe il nabe, tipica preparazione invernale giapponese, già), volevo e dovevo segnalarvi questo libro – chessò, appuntatevelo per il prossimo inverno – perché, causa oviamente la lunga permanenza dell’inizio dell’anno, sono davvero davvero fan del genere. Si, ma cos’è il nabe? Beh, il nabe sarebbe la pentola di terracotta o ceramica, bassa e larga, che serve a cuocere il nabe, la preparazione culinaria, a metà strada fra uno zuppone e una fonduta borguignona a base di brodo. In pratica, si prepara un brodo (che in genere è dashi con salsa di soia e sake, più a volte del miso) e si fanno cuocere o scottare li dentro una lunga serie di ingredienti, diversi di volta in volta e che spaziano dal tofu o altri derivati del tofu a diversi tipi di funghi, di erbe, di radici invernali, pesce e carne e via dicendo. Infine si scolano i bocconcini dal brodo, si intingono in una qualche salsina acida o salata o piccante e si mangiano… Ci sono poi due modi per preparare il nabe: o si fa cuocere tutto sul fuoco, in cucina, e si porta il pentolone a tavolo pronto per essere mangiato, o si porta a tavola il pentolone di brodo insieme agli ingredienti crudi, dopodiché ognuno ci butta dentro e fa cuocere quel che vuole (proprio come per la fonduta). Quando gli ingredienti sono finiti, ciò che rimane è un fondo di brodo decisamente aromatico (poiché dentro è stato cotto di tutto e di più) e si usa consumarlo a fine pasto faccendoci cuocere una qualche forma di pasta, o buttandoci del riso, che assordendo il brodo assomiglia un pochino, in finis, a… un risotto :-) Questo libro riepiloga davvero tutto tutto tutto ciò che c’è bisogno di sapere in materia di nabe, dai recipienti agli ingredienti, ai tagli delle verdure e delle carni passando per le salsine di accompagnamento, e propone un bel numero di ricette e di abbinamenti da sperimentare. Decisamente una delle più belle scoperte culinarie di quest’anno.
my absolute favorites: Kabocha pumpkin hotpot; Salmon hot pot; Black cod and soy milk hot pot; Kyoto mackerel-miso hot pot; Hakata chicken hot pot; Beef sukiyaki; Beef shabu-shabu;…
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Categorie: libri, recensioni
Scritto da Sigrid domenica 1 agosto 2010
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