
Et voilà, puntuale come la partenza delle rondini, la caduta delle foglie e la scadenza del pagamento dell’iva del terzo trimestre, anche quest’ anno vi beccate il vostro libro del cavolo edizione 2010. L’opera magna sarà in libreria mercoledì, fra due giorni, come dire quindi che era più che ora di mettere i puntini sugli i e di fare un po’ di avvertenze per l’uso, nonché raccontarvi due tre retroscene della lavorazione (e magari che a voi manco interessano tanto ma a noio qua racontare il backstage ha sempre un ché di catartico e, quindi, di necessario onde conservare un certo equilibrio mentale – già abbastanza fragile di suo, direi :-) Tanto per iniziare dall’inizio: il libro si intitola Regali golosi (delle volte che foste molto distratto :-), è pubblicato da Giunti editore, fa 192 pagine, contiene 150 – quasi! – ricette e come lo dice il sottotitolo – il quale giustamente non sta mica lì a caso – si tratta di ricette dolci e salate per tutto l’anno. L’oggetto costa la modica cifra di 25 euro e già che ci sono vi recito anche la quarta di copertina, rende l’idea e facciamo prima (e poi tanto l’ho scritta io, eheh)
150 ricette semplici e veloci per cucinare dei pensierini golosi prêt-à-manger adatti a tutte le occasioni: dolci o salati, morbidi o croccanti, spalmabili o da bere, ghiotti o leggerissimi, per la colazione o l’aperitivo, per la salutista o lo spavaldo gourmet, per la grigliata estiva o il tè del giorno di Natale, per l’amica del cuore neomamma o la dirimpettaia ficcanaso: dalla conserve salate al cioccolato degli innamorati fino ai biscotti della colazione o alle composte di frutta per il tagliere dei formaggi… Tante ricette per far piacere e farsi piacere e per riscoprire la soddisfazione di realizzare dei regalini davvero personali.
Per finire il tour guidato: le ricette stesse poi sono divise in 9 capitoli (biscotti quotidiani; cioccolato; un candido Natale; tuttifrutti; happy hour; barattoli dolci; barattoli salati; condimenti; bottiglie), ciascuna con una sua introduzione, appunti sparsi e ciascuna con 4 idee conclusive per confezionare le vostre creazioni o per realizzare dei regalini ultraveloci. Cos’altro dire? booooooh?? Ah, forse questo: che i miei regalini sono intesi come cosette più o meno piccine da sgranocchiare, per cui, niente torte e composizioni complesse quanto ingombranti anche se, certo, volendo, potreste preparare una torta nuziale e regalarla. Non mi sono spinta così oltre e ho preferito biscotti, tortine, vasetti e bottiglie, tutte cose che facilmente si trasportano in borsa, fra il cellulare, il moleskine e la pochette del trucco e che si lasciano discretamente sulla scrivania della collega che festeggia l’onomastico, per capirci :-)
FAQ
Ma questo sarebbe il seguito del libro del cavolo?
No. Questo qui è tutto ’studio’, non c’è nessuna foto fatta fuori, tranne qualle della copertina, nessun viaggio, nessuna foto che non fosse attinente a ricette o confezioni. Il che non mi ha impedito di scrivere le mie solite scemenze in giro per il libro, ciò detto, comunque, questo libro qui è molto diverso dal precedente.
Ma ci sarà un seguito al libro del cavolo?
Masssì!! Forse! Non so. (Comunque ci penso… :-)
Ma dove lo posso trovare questo nuovo libro?
Euhm, avete presente com’è andata l’anno scorso? Si?? Bravi, ecco, dimenticate tutto: stavolta si trova in libreria :-) Ovvero in principio, e da mercoledì, si dovrebbe trovare in tutte le librerie un po’ grandi e serie, tipo Feltrinelli, Mondadori ecc, e poi anch in tutte le librerie Giunti e Mel (non che quelle non siano serie e grandi :-P), e potrete anche ordinarlo sul webshop Giunti. Se il vostro libraio è invece del tipo indipendente, piccolo e cazzuto, intanto fategli i complimenti anche da parte mia, poi nel caso non lo avesse ordinato di suo potrete sempre chiedergli di farlo per voi, l’isbn è 978-88-09-75195-8…
Ma chi è quella ragazza sulla copertina??
Beh ecco, è da quando mi è arrivata la mia prima copia stampata che me lo chiedo pure io… :-)
Ma dove li trovi quei nastrini colorati con le cuciture che ci sono nel libro?
Belli eh?! :-)) Se li volete pure voi, è semplice: avete presente, sul mercato di Nishiki, a Kyoto downtown, il venditore di ciambelline al latte di soia? Ecco, al secondo piano del 100yen shop li vicino! Però non posso garantire nulla, perché l’assortimento dei 100yen shop cambia di continuo… :-)
Ma chi le mangia tutte queste cose che hai cucinate per il libro?
Beh, vediamo: intanto, ovviamente, io assaggio tut-to, figuriamoci, però chiaramente quando di biscotti ne hai fatto 50 e te ne servivano 10, beh… Quindi, qualcosino lo abbiamo consumato a casa, poi un po’ di miei amici sparsi, il salumiere, il fratello del salumiere, la mamma del salumiere, e poi anche la moglie del fratello del salumiere, e il ragazzo che lavora al banco in salumeria, e poi la signora del casalinghi qui sotto, e sua figlia, e poi mia suocera, e la signora della pulizia e sua numerosa famiglia, e anche un numero non meglio precisato di colleghi di mio marito, e chissà chi altro sto dimenticando…
Ma dove l’hai trovato un barattolo della conserva con la guarnizione verde??
Da nessuna parte, l’abbiamo colorato con photoshop (e devo confessare che a me e a Chiara la cosa ci ha fatto molto ridere e per parecchio tempo… :-)
Ma non ti stufi mai di cucinare?
Euh… No :-) In compenso può capitare che dopo 4 capitoli di cose dolci mi venga il rifiuto categorico del burro e dello zucchero, anche solo l’odore, brrrr… :-)
Ma dove le trovi tutte le cose che usi nelle foto?
Molte cosette piccole in questo libro vengono dal Giappone, ma ci sono anche delle ciotoline e dei pelapatata dal Belgio, uno straccio e dei pirottini del negozio di Donna Hay a Sidney (grazie al Papero! :-), una marea di nastri e cartoncini ordinati su Etsy, delle posate d’argento di mia nonna e altre trovate alle pulci, in Belgio e in Inghilterra; stracci e bottiglie acquistate al mercato delle pulci di Fossano e a Budapest; barattoli Bonne Maman e di qualsiasi altro tipo, reciclati; bicchieri presi in prestito al bar sotto casa; bottiglie racimolate un po’ ovunque; bicchierini marocchini presi a Parigi; tegoline portoghesi e vasetti da yoghurt vintage del mercato delle pulci di Lisbona; bottigliette del latte portate dal Giappone; i pirottini di Claudia che solo lei lo sa dove li ha preso (Grazie Claudia!! :-); delle belllllissssime posate di plastica effetto argenteria che neanche ricordo da dove arrivano di preciso (se qualcuno lo sa ce lo segnali!!), e via dicendo… In ogni caso, trattasi di una raccolta lunga, paziente e di tipo ossessivo o quasi, che consiste nel reperire – specie all’estero – acquistare e portare a casa quelle cose precise di cui pensate che potranno servire un giorno futuro per il progetto che avete in mente…
Ma quanto tempo ci metti a scrivere un libro come questo?
Abbiamo delineato il progetto grafico e il sommario mentre stavo in Giappone, ho iniziato con la cucina e le foto al primo maggio, e avevamo finito di consegnare tutto poco dopo la metà di lugli. Però in tutto questo periodo non ho fatto molto altro che lavorare sul libro, temo, hum, per cui non sono sicura di consigliarvi un’esercizio del genere, perché è stata un pochino tosta… :-)
Ma ci racconteresti una tua giornata tipo di lavorazione al libro?
Maccerto :-)
7h- 9h sveglia, cane, doccia, colazione, blog (buahaha), mail e qualsiasi altra comunicazione urgente, in questo ordine
9h spesa veloce al GS dietro l’angolo
9h30 – 13h cucina
10h30 scendo dal salumiere a prendere farina, o sale, o zucchero, o uova, burro o latte o qualsiasi cosa che sia riuscita a finire in quel momento senza averlo previsto al momento della spesa…
11h15 ariscendo che mi si è finita pure la carta forno, grmpf
13h-17h30 foto, con in mezzo ovviamente una o più pause di vario tipo (’mmo-mangio-qualcosa’, ‘mmo-mi-sfoglio-una-rivista, tié!’, ‘mmo-mi-leggo-un-po’-di-notizie-in-giro-per-internet’, ‘mmo-chiamo-tiziocaio-per-motivi-xy-e-questo-ignaro-dal-fatto-che-io-stia-lavorando-rimane-a-chiacchierare-per-45-minuti-cavoloooooo’; ‘mmo-rispondo-al-telefono-che-squilla-da-stamattina’ ecc)
16h-16h06 giro dell’isolato sindacale con olive-il-cane
17h30-20h scegliere le foto, sistemarle un attimo con lightroom, photoshop e quel che mi è rimasto di neuroni quel giorno, iniziare a metterli sul ftp per Chiara
19h30 cavolo si mangia qua per cena??
20h qualcosa si è rimediato… :-)
21h-23h computer, posta, chiacchiere e discussioni serali con Chiara sull’ordine delle foto nel capitolo sul quale stiamo lavorando in quel momento, ritocchi, testi da limare, nastrini da aggiustare con più o meno intensità cromatica, percentuale di azzurro dell’ombra sotto l’angolo destro di quel pirottino si-vedi-proprio-li-sotto, non è che lì c’è un peeeeeeeeelo troppo rosso???, mollichine microscopiche non percepibili all’occhio nudo da sterminare mediante cerotti photoshioppiani; lunghissime discussioni sulla trasparenza del vetro in controluce, le sbavature di ketchup e le macchioline bruciate in superficie delle marmellate e via dicendo. Ah, e ideare dei nuovi filtri photoshop fondamentali quanto deliranti, tipo ‘il filtro balsamo per ritoccare i capelli crespi’, ‘il filtro lucidante per oggetti in cioccolato’, ‘il filtro antirughe per patatine fritte ormai fredde in attesa di essere fotografate’ e via dicendo di strumenti che ci cambierebbero la vita ma di cui purtroppo lo stato attuale della scienza non ci permette di disporre…
0h30 Bed time… :-)
nb. dalle 19 alle 24h è possibile che ci siano al forno anche delle cose da fotografare il giorno dopo, si chiama multitasking…
nb2. considerate questa giornata come un lego, si possono tranquillamente smontare tutti quanti i blocchetti e rimontareli in un ordine diverso, anche non logico… :-)
nb3. questa è una giornata ‘foto & cucina’, poi ci sarebbero le ‘giornate in cui si scrivono i testi’ in cui tutti quanti i momenti relativi a foto, cibi e cucina vanno sostituiti da ’sigrid sta davanti a un foglio word con, sulla scrivania, un mucchio di appunti multicolor e cerca disperatamente di racapezzare per filo e per segno tutto ciò che ha cucinato negli ultimi 5 giorni’ :-)
Mappoi verrai nella mia città a fare una presentazione del libro?
Ehh, magaaaari! Ecco, io sarei felicissima di rifare un tour simile a quello dell’anno scorso (anzi, è anche un anno che mi sento in colpa per tutti colloro che vivono da roma in giù…!! :-), solo che quest’anno gli elementi del puzzle sono un pochino diversi (se avrete un po’ di pazienza, venerdì vi racconterò un po’ di cosette :-), per cui, al momento, le presentazioni sono di meno, in ogni caso, trovate il riepilogo delle presentazioni e degli incontri sempre aggiornato nella colonnina in alto a destra, sotto la voce bloc-notes :-) Ciò detto, chiaramente, se doveste trovarvi a passare col libro sottobraccio dalle parti del gazometro romano, potete sempre scrivermi, se ci sono anch’io ve lo firmo con piacere :-)
La domanda che – stranamente – nessuno fa mai: Ma chi la pulisce la tua cucina?!
In principio: io. Cioè, il più delle volte, e possibilmente entro la fine della giornata in modo da trovarmela pulita e sgombra al mattino seguente (che se c’è una cosa non brrrrutta, di più, è di trovarti la mattina il casino che hai lasciato la sera, grmpff). Trattandosi di un principio (teorico), la cosa in realtà e in certi periodi rasenta proprio il sogno utopico… Ma sopratutto, ogni settimana, ci pensa Rita a eliminare quelle misteriose tracce appiccicose dal pavimento, a ripulire gli schizzi di olio dal muro, a lavare le teglie del forno sul quale si stanno fossilizando dei microframmenti di non si sa quale impasto, a far tornare candido il secchio dell’immondizia, a decidere di buttare quei tortini che poi non ho usati e che stanno li sullo scafale a compiere una lenta metamorfosi che le trasformerà in mattoncini, a verificare sistematicamente tuuuuutttte le farine, la frutta secca e tutto il resto (beh, io quant’anno di farfalline in giro non ne ho vista una :-P), e sopratutto, se non fosse per Rita-quella-santa-donna, col cavolo che i ripiani di acciaio della cucina brillerebbero (la mia scorta di pazienza mi consente soltanto di spruzzarli abbondantemente con l’ammuchina e rischiacquarli due tre volte, asciugarli con panno di microfibra e… non brilla niente, mavaff’… :-)

Miam…
Come già detto qui sopra, dopo averne finito con le foto ho preso l’abitudine di confezionare, ogni giorno, biscotti e tortini e tutto ciò che era più o meno commestibile, di metterli in un cesto in cucina in modo da avere a disposizione una serie di bustine da afferrare al volo e da mollare al malcapitato di turno, e di riempirci la borsa del marito quando andava in ufficio. Come al solito, siccome la gente che lavora sui libri di cucina non è mica normale, oltre al fatto di essere stata a lottare con cubetti di ghiaccio quando fuori c’erano 35 gradi e che le luci ne aggiungevano altri 5 abbondanti alla temperatura ambiente in casa, anche di sto giro sono stata a cucinare robe natalizie, tante, a maggio, ho anche regalato stollen, stelline di natale e biscotti da appendere nell’albero in quel mese (e fuori c’erano, non so, 30 gradi…?)… Non fa ‘na piega no? Poi ci sono gli scarti (le ricette che non sono venute come avresti sperate e che vengono molto crudelmente scartate nella vostra personalissima selezione darwiniana), e poi ci sono quelle cose che non andranno mai su nessun libro, nate per puro caso, come la crostata di fichi, pasta sfoglia pronta (eh bene si, ogni tanto, ma di rado, do sfogo alla benedettaparodi che c’è in me, una questione di igiene mentale più che altro.. :-) e crème de calissons (che ormai che l’avevo fatta e fotografata ero curiosa di capire cos’altro ci potevo fare… beh, niente male è, mescolata con un paio di uova e spalmata sotto i fichi prima di infornare tutto :-)), e poi ovviamente, ci sono le insalate di mozzarella e pomodoro, la pizza al taglio, la fettina di pollo alla piastra e qualsivoglia cibo semplice e veloce che vi permetta di non stare ai fornelli anche la sera. Unico periodo di miglioramento: quello dei barattoli salati che spesso e volentieri sono stati riciclati a cena :-)

Clic!
Anche noi ogni tanto qualcosina lo cambiamo: tutte le foto del libro sono state scattate nella mia stanzetta studio (che fra luci, scrivania ingombra di tegliette piene di cose dolci o cucchiaiate di cose sciruppose che ovviamente colavano sempre da tutte le parti ecc, accessori e scatole di accessori sparsi in giro, il panello riflettente argento sempre in mezzo fra i piedi, e tavolo sul quale di capitolo in capitolo sistemavo quei props che per quel capitolo potevano servire – cfr le bottiglie di qui sopra – quasi che non c’entravo più io), con luci artificiali (uso un kit Bowens Gemini 500W, di 3 monotorcia, un bank quadrato di 1m di lato e due ombrellini bianchi, anche se non li uso quasi mai tutti in contemporaneo) e in raw. Ringrazierei anche qui e ora il maledetto genio che si è inventato ‘l’acquisizione diretta sul computer’ (vi risparmiate una quantità di scatti allucinanteeeee, e vi fate delle incazziature monumentali quando per qualche motivo il tutto si pianta). Per tutto il resto c’è lightroom, photoshop e ovviamente Chiara Borda (la grafica, la stessa che aveva anche curato Il libro del cavolo…) che fra tutti è l’unico elemento che non abbia prezzo :-) Ah, dimenticavo, quasi tutte le foto sono state scattate con il solito Canon eos 5D mark II, e quasi altrettanto tutte con il 100mm f2.8 sempre Canon. Anzi, già che ci sono, ci pare doveroso di inserire qui un ringraziamento a Maurizio ‘Mau’ Camagna, autore della copertina del libro (cfr sopra) e superconsulente ès cavolifotografici svariati…

L’inizio della fine…
è stato un giorno dell’ultima settimana di luglio, quando io e Chiara abbiamo preso il frecciarosso direzione Firenze, per andare a vedere, discutere e sopratutto chiudere la nostra ‘opera’ che nel mentre era stata del tutto consegnata (visto i tempi stretti, mandavamo in casa editrice un capitolo chiuso per volta, in corso d’opera). E già lì era curioso trovarci tutto stampato ‘cosi come doveva essere’ (insomma, viviamo entrambe col nasino sul monitor del computer eh, quando finalmente arriva il momento della carta, è tutta un’altra cosa… :-), insomma, abbiamo passato una giornata intera a rileggere i testi (io), a esaminare le stampe (lei, nel giardino della Giunti-villa, anzi abbiamo apurato en passant che le condizioni migliori per guardare le foto di questo libro sono di luce naturale, quindi fuori, magari seduti su un prato in una giornata appena nuvolosa… :-), e poi la decisione sulla copertina, la sovracoperta, la fascetta, il titolo, il sottotitolo e via dicendo, insomma, siamo rientrate a casa che non ci credevamo: a parte due tre cosine piccine, non avevamo praticamente più niente da fare, era tutto finito… Quasi che non ci sembrava vero… Ed è un momento strano quello, ti senti incredibilmente sollevato, come se l’orizzonte si aprisse e che tu avessi la vita davanti, e nel contempo è l’inizio dell’angoscia quella vera, che non smetterà più di morsicarti da dentro (intanto perché non puoi più cambiare la minima virgola a quello che hai consegnato…) fino a quando i lettori non avranno il libro stampato fra le mani, ahiahi…. (io comunque ho risolto facendo astrazione mentale totale – sono brava a fare astrazione mentale, eheh – tipo ‘libro? quale libro?? boh, non saprei’… :-) Insomma, da qualche parte verso la fine di luglio è finalmente arrivato l’inizio delle vacanze…

sopra: un paio di passaggi della lavorazione grafica (creazione ex nihil di etichette per marmellate compresa :-), il giro di bozze sul prato Giunti a fine luglio ecc,… sotto: un paio delle solite contradizioni, tipo 40 gradi fuori e lo stufato di manzo al vino che bolle piano in cucina, le bibitone di tè e latte di soja ghiacciate giapponesi che mi hanno permesso di sopravivere al calore delle luci pilota, e qualche retrocena sanguinario (della serie ‘la cuisine c’est pas pour les mauviettes’ :-)

in bonus: la playlist di Regali Golosi
Non si tratta di una banda sonore con la quale sfogliare il libro, bensì di quella musica che girava e rigirava infinitamente su itunes, preferibilmente a volume massimo incluso canticchiamenti, mentre scattavo le foto del libro. Un’avvertimento: questa non è una playlist melomana, la scelta dei brani qui sotto lo dimostra, o per lo meno dimostra che ci sono dei casi della vita in cui non ci si da alla beata contemplazione estetico-musicale. Quella va bene per altre circostanze, più rilassate. Qui la musica ha una funzione parecchio analoga a quella della caffeina (ma senza palpitazioni o altri sgradevoli effetti secondari): vi deve tirare su, darvi energia e sostenere in qualche modo lo sforzo di concentrazione, portarvi avanti per ore, al di là di voi stessi, ed è esattamente ciò che i brani qui sotto, ognuno a suo modo, facevano (nb. i 5 primi sono da fine mattinata/ primo pomeriggio, i 5 ultimi da fine pomeriggio)… Se la lista vi spaventa, rincuoratevi pensando che subito fuori dal top10 figurano anche delle cose di Madonna, Rihanna e, yess, the legendary miss Britney Spears… ;-)
Zazie – Je suis un homme
Assis devant ma television, je suis de l’homme la pure negation, pur produit de consommation, mais mon compte est bon, oui mon compte est bon…
Lady Gaga – Telephone
Sorry, I cannot hear you, I’m kinda busy / K-kinda busy / K-kinda busy…
Call when you want / but there’s no one home / and you’re not gonna reach my telephone!
Emily Loiseau – Femme à barbe
Je suis la femme à barbe / celle qui pisse dans ton caniveau / moi la femme à barbe / est-ce que tu veux de moi dans ton beau métro ?
Gaetan Roussel – Tokyo
(Move yourself!) Tokyo dis-moi Tokyo dis / Quand est ce qu’on y va?
Sia – the girl you lost to cocaine (Sander Van Doorn remix)
I’m just the girl that you I’m just the girl that you I’m just the girl that you I’m just the girl that you I’m just the girl that you I’m just the girl that you I’m just the girl that you I’m just the girl that you I’m just the girl that you I’m just the girl that you I’m just the girl that you…
Hindi Zahra – Imik simik
I will take the train / Leave the sun for the rain / And come downtown town town…
Camille – la demeure d’un ciel
Ote maintenant / Tes souliers / Et chausse à ton pied / Quelques pelotes de nuées / Car ici désormais / Est La Demeure D’un Ciel / La Demeure D’un Ciel…
Emily Loiseau – Voilà pourquoi
Le jour des élections / Un crapaud disait à sa guenon / Ce lion a quelques vices / Mais il a le sens de la justice / Voilà pourquoi un lion est roi des animaux.
Et voilà pourquoi chez nous c’est plutôt un blaireau. / Et voilà pourquoi les martins pécheurs s’appellent pas Robert.
Kings of Convenience – I’d rather dance with you
Getting into the swing. Getting into the swing. Getting into the swing. Getting into the swing. Getting into the swing. Getting into the swing. Getting into the swing.
Isabelle Adams – Hou je nog van mij
elke nacht / wanneer ik alleen op je wacht / het duurt me te lang / ik ben bang / dat ik ben dol gedacht / het duurt en het duurt / en ik tel elk uur / en ik wacht / en ik weet dat je warm ligt want/ je bent bij haar / zeg me maar…
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Categorie: regali golosi, the cavoletto show, umori
Scritto da Sigrid lunedì 11 ottobre 2010




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